Ciao,

Inserisci linkti è mai capitato durante la guida della auto o mentre stavi leggendo un libro che la mente si distraesse ed iniziasse a”fantasticare”? Sicuramente Si 🙂

Secondo alcuni psicologi trascorriamo il 30% della giornata a fantasticare.

Nonostante questi studi siano recenti lo stesso tipo di osservazione è stata fatta da Erickson e Rossi nella loro“comune trance quotidiana”.

In pratica si sono accorti chele persone scivolano regolarmente durante la giornata in uno stato di “trance ipnotica naturale” (caratterizzato da un’alta presenza di onde alfa e theta) utile a far riposare la mente e a creare un ordine mentale.

Un recente articolo apparso su “Mente e Cervello” studia il “fantasticare” che a mio modesto parere non è altro chela nota “Everyday common trance”…. e ci spiegano perché accade, come poterla migliorare e in quali campi può esserci utile o inutile.

 

La prima domanda a cui dare una risposta è: “ma questa modalità di funzionamento del cervello è sempre utile?”.

Jerome L. Singer professore emerito di Yale distingue fra due modalità di costruzione di “castelli in aria”, la prima positiva-costruttiva che comprende pensieri positivi e costruttivo/creativi (attenzione non progettazione diretta altrimenti sarebbe “pensiero cosciente”) e la secondapensieri “disforici”.

Per cui la risposta è un chiaro “no” e lo sanno bene le persone che “ruminano”: termine tecnico degli psicologi per indicare un’ attività di pensiero continua,automatica e soprattutto fastidiosa.

Come è tipico degli “psicologi orientati alla patologia”gli studi fino ad oggi si sono orientati alla ricerca di quei”day dreaming” (termine anglosassone per descrivere il fantasticare “sogno ad occhi aperti”) negativi… o per dirla nel linguaggio comune “le paranoie”.

Nel 2009 Michael Kanee Jennifer McVay hanno registrato i “pensieri negativi” di 72 studenti chiedendogli di annotarli ogni volta che un piccolo palmare (dato loro in dotazione) emettesse una sorta di beep…ed hanno osservato che, questo genere di”fantasie” fossero associate ed aumentassero quando i soggetti erano:

Maggiormente sotto stress, quando erano annoiati e sonnolenti, quando di trovavano in ambienti caotici. E diminuivano durante lo svolgimento di compiti piacevoli.

Questo studio ci da già qualche dritta su come iniziare a gestire le “fantasie pericolose”: diminuendo lo stress, sia controllando il proprio ambiente e sia attraverso pratiche di rilassamento.

Aumentando la propria energia personale che ci permetta di evitare quei momenti “sonnolenti della giornata” e svolgendo compiti piacevoli.

Anche l’evitare ambienti caotici, anche se qui per il tuo sviluppo personale ti consiglio sempre di “evitare” ma di affrontare. E un buon modo è quello di “allenarti in posti tranquilli” per poi spostare il tutto sul “campo”.

Studiando questo genere di attività gli scienziati si sono accorti che essa era associata ad alcune reti di neuroni che hanno battezzato “rete di default”, perché si attiva quandola persona “non sta facendo nulla di particolare”.

Ma come hanno fatto a scoprirla? si sono concentrati su quelle retiche tengono in piedi la nostra memoria autobiografica cioè quell’archivio mentale dove conserviamo i ricordi dedicati a noi stessi.

La rete infatti sembra essere molto  importante per il nostro senso di sé “e ciò suggerisce che i sogni ad occhi aperti detengano un ruolo fondamentale perla nostra identità e per il nostro modo di integrare il mondo esterno nella nostra vita interiore.

Questa definizione ci porta lontano dalla “psicopatologia” cioè di quel modo di vedere le fantasticherie come “negative”.E ci porta più a pensarla come una “trance quotidiana” che ha degli scopi precisi.

A questo punto si potrebbe azzardare un’ipotesi, che la “rete di default” sia utile per metterci in”stand by” per cui riposare (e come hai già visto per lasciare che l’inconscio dia risposte maggiormente creative…tema che approfondiremo in un prossimo post) ma soprattutto per darci un’identità co-costruita con l’ambiente. “Mica pizza e fichi” 😉

E dato che praticamente ogni psicopatologia” è il risultato mancato di questo genere d’interazioni, viene spontaneo pensare alla ipnosi e ancora meglio alla psicoterapia ipnotica come la “chiave di volta” per andare ad agire su questo “senso di identità” e con la sua interazione con il mondo esterno.

Questo punto di vista non è nuovo e credo che lo si possa ricondurre alla teoria neo-dissociazionista di Higlard che vede la mente come “tanti moduli che lavorano in parallelo che sono gestiti da un organo superiore”.

In pratica secondo Hilgard l’ipnosi permetterebbe a questi moduli di trovare una nuova organizzazione mentale.

E sarebbe quindi questo lo scopo principale della “Everyday common trance”quello di fare ordine nelle idee e, come ti ho mostrato in questo post probabilmente nel rivedere come “la tua identità si relaziona con te stesso e con il mondo”.

Prima di concludere ci tengo a farti notare che anche questo post è in stile “Psinel“.

Se infatti sei fra quelle persone che leggendo si stanno chiedendo che bisogno c’era di fare un blog sullo “sviluppo personale” (visto che ce ne sono una marea) tieni a mente che il mio obiettivo non è quello di insegnare una “nuova super tecnica ninja per resuscitare i morti” 😉

Ma è quello di prendere la ricerca scientifica (il metodo scientifico per me resta il migliore che abbiamo fino ad oggi a disposizione per studiare i fenomeni che ci circondano, leggi questo post sulla epistemologia se non sei d’accordo con me) della psicologia e unirla a quella visione positiva dell’essere umano tipica dello sviluppo personale.

Validando o meno vecchie teorie e rendendole pratiche… “mi sento un po’ come Prometeo che ruba la conoscenza agli psicologi per portarla a tutti” 🙂

In pratica se leggendo un libro di Pnl o di qualsiasi altra pratica psicologica “spicciola” e ti sei chiesto “ma sta roba funziona davvero? e se si perché con me non funziona?”qui trovi tutte le risposte a queste domande.

E trovi anche le soluzioni ai piccoli e grandi problemi psicologici che oggi ci affliggono. Ricordandoti che, se c’è una cosa che lo sviluppo personale ha detto di buono è che, “in ogni nostro comportamento (lavoro, relazioni, ecc.) il metodo e la tecnica valgono il 20% ed il restante 80% è sempre la psicologia di come fai le cose.

A presto
Genna

NB. a distanza di qualche anno da questo post sono giunto alla conclusione che la cosa migliore è allenarsi sia a lasciarsi andare completamente ai propri pensieri e sia allenarsi a portare la consapevolezza in modo presente ed intenzionale, come nella mindfulness.