Ciao,

ti è mai capitato di perdere il filo del discorsomentre stavi parlando con qualcuno? È unaesperienza comune, così come è frequenteche ci si prepari un certo discorso e poi perun qualche motivo non si riesca a formulareprecisamente ciò che si ha in testa. In moltocasi si tratta di timidezza o di mancanza diassertività. Eppure recentemente uno studioci mostra che siamo tutti inclini a questotipo di “errore della comunicazione“.

Anthony Jack ed i suoi collaboratori hannochiesto a 45 soggetti di osservare 20 diversesituazioni (in video e scritte). Metà dei soggettivedeva un video in cui era esposto un problemadi fisica elementare (es. Quanto peso può portarequesta macchina?) mentre l’altra metà aveva unproblema sociale ed emotivo (es. Cosa provaun uomo mentre  litiga con la moglie?).

I soggetti erano monitorati con una risonanza magnetica funzionale (fRMI) per vedere quali areedel cervello fossero coinvolte in quel momento. Connon grande sorpresa da parte dei ricercatori la fRMIha messo in evidenza come per assolvere ai due tipidi compito (fisico/analitico e sociale/empatico)fossero due zone differenti del cervello. Se seguiPsiNeL conosci queste due zone:

Una è la DMN (default mode network) quella serie diaree che si attivano quando siamo sovrappensiero eche penso correlate alla comune trance quotidiana.I ricercatori hanno trovato la sua antagonista cheper semplicità chiameremo TPN (Task positivenetwork). Queste due hanno una relazione asimmetrica,quando una si attiva l’altra si spegne e viceversa.Incuriositi da questo i ricercatori hanno volutoosservare il loro comportamento nelle duesituazioni:

Attivazione della “rete sociale” o come diremmosu PsiNeL del “sistema 1” attraverso scene di vitasociale. O guardando dei video in cui sono  riprodotti alcuni esperimenti di fisica classica. Con le parole di Kahneman (al quale m’ispiro;)) le abilità sociali fanno parte del sistema 1 (il nostro inconscio ericksoniano o mente saggia) mentre la risoluzione dei problemi fisici è fatta dal sistema 2 (il conscio, l’emissarioper dirla alla Mcgilchirst).

Per verificarlo i ricercatori hanno creato un tipo disituazione simile a quella descritta sopra ma neutra,cioè dove non fosse attivata ne l’area analitica mequella sociale. Ed hanno visto che le due zone prima evidenziate si alternavano di continuo. E’ statoquesto ha portare i ricercatori verso questo tipodi ipotesi duale sul funzionamento della DMNe della TPN.

Ecco quindi perchè secondo i ricercatori è facile perdereil filo del discorso quando  si sta cercando di entrare in relazione con il nostro interlocutore. Se infatti per crearequella giusta dose di rapport devi identificarti con quelloche ti viene detto, a quel punto si deattiva l’area analiticain favore di quella sociale.

Secondo i ricercatori questo è il motivo per cui nonguardiamo le persone negli occhi o inventiamodegli escamotage per farlo. Ad esempio chi parlain pubblico finge di guardare tutti ma in realtà nonsta guardando nessuno. Se consideriamo glistudi di Mcgilchrist, con cui ti sto rompendo lepalle da un bel po’ di tempo:) ci sembra tuttocosì naturale…

…se è l’emisfero destro ad occuparsi dell’empatiae di quella attenzione generalizzata, il sinistroinvece (l’emissario nella metafora di Mcgilchrist)è quello analitico che si occupa di manipolare leinformazioni e di tenerne traccia. Così se seitroppo intento a tenere “traccia” è possibileperdere l’empatia e viceversa. Probabilmentesono queste due strutture (DMN e PNT) più chela vera lateralizzazione.

Quindi come fare per utilizzare al meglio questo tipo di informazioni? La prima cosa da tenere a menteè che bisogna allenarsi a saltare da un sistema alloaltro. Come farlo? Con la tecnica e la pratica…lasciache ti faccia un esempio per me lampante: se suoniuno strumento sai che per poterti abbandonare alsentimento del brano è necessario che tu loconosca o per lo meno che tu sappia muoversiagilmente in quel contesto musicale…

…allo stesso modo se non hai mai giocato a tennis saràdifficile divertirsi giocando contro qualcuno che invecesa giocare. Magari tu ti divertì, ma lui si rompe le scatole.È necessario che prima si sia acquisita un po’ di tecnicae un po’ di quegli automatismi che ti permettano digodere del gioco. Ti permettano di entrare in quelfamoso flow che presuppone che tu abbia tutte lebasi tecniche del gioco.

Lo stesso secondo me vale per la comunicazione.Se vuoi entrare bene in rapport con una personaper poter arrivare da qualche parte (definizione diun obiettivo, stesura di un piano terapeutico oaddirittura proporgli il tuo prodotto) è necessarioche tu sappia cosa stai facendo senza lasciare tutto all’emozione del momento. In altre paroledevi avere una mappa collaudata in cui sapertimuovere con agilità.

Ovviamente tutto questo non “ha senso” se invecesi tratta di una chiacchierata fra amici e partner.Tenendo sempre a mente che se si perde il filo del discorso non è perché l’altro non ci sta ascoltando ma perché forse è entrato molto inempatia nei nostri confronti o viceversa. È chiaroche se come me ti occupi di relazioni d’aiutoNON puoi permetterti questa situazione…

…devi saper gestire la comunicazione e in modo ancora più specifico la relazione. Forse oltre tuttele “seghe mentali” Freud si era accorto di questofenomeno e l’aveva chiamato transfert, notandoforse che si rischiava di restare invischiati nellarelazione…magari proprio a partire dal senso diaver perso il “filo del discorso”…ma vabbe questaè una storia molto più complessa che lascioad un eventuale delirio;)

Fammi sapere cosa ne pensi del post lasciando uncommento qui sotto. Ho davanti a me il paperdello studio ed è fenomenale, per cui sono certodi dedicargli un’altro post di approfondimento.Fammi sapere se ti è piaciuto così saprò che”direzione dargli”. Se mi hai letto sino a qui,in un caldo mercoledì di Luglio consideratiun eroe (mandami una mail ti farò unpiccolo regalo 🙂

A prestoGenna