Ciao,

ti ricordi l’ultimo post dedicato alle differenze fra ipnosie meditazione? li abbiamo parlato della “nuova tecnica”del Mindfulness…ovvero una pratica meditativa millenaria portata ai giorni nostri.

La pratica mindfulness è la capacità di portare la propria attenzione in modo volontario su qualcosa…osservarla arrestando il giudizio e osservandola come se fossi uno”spettatore esterno”. Qualcosa di molto simile alla dissociazione visiva della PNL…ma fatta con ogni pensiero e sensazione…

Il ricercatore che ha portato questa pratica in auge è sicuramente il Prof. Jon Kabat-Zinn…che puoi vedereall’opera qui sotto in un video di oltre 1 ora :-O

Quando apprendi come “fermare” il pensiero attraverso l’assorbimento in una qualche attività, si ricevono diversi benefici. Fra questi i più rilevanti a livello psicologico sonotutti legati alla prevenzione e alla riabilitazioni di”psicopatologie” (ansia, depressione, compulsione).

Negli ultimi 5/6 anni l’interesse per le forme di meditazionenella pratica clinica hanno portato l’attenzione un sentimentomolto poco considerato nella letteratura occidentale:”la compassione”.

Gilbert e Irons (2005) hanno sperimentato questa formadi Mindfullness nella depressione. Arrivando alla, semplice ma efficace conclusione, che la depressione derivi da un”deficit di compassione”. Questo “deficit” renderebbe le persone esageratamente autocritiche…

Nella tradizione buddhista la compassione nasce dallameditazione “metta” (gentilezza amorevole)…questapermette l’emergere di uno stato di coscienza di pacee gentilezza…di amore incondizionato verso tutto.

Visto così il ragionamento “terapeutico” è semplicissimo:con una sensazione di amore e pace nel cuore, come è possibile essere angosciati dalle proprie “seghe mentali”?(mi perdoni il pubblico del Prof. Giacobbe se prendo inprestito il suo termine tecnico ;-))

La risposta è semplice: entrambi i sentimenti faticano acoesistere. Per questo motivo praticare la meditazione permette “desensibilizzarsi” verso i “pensieri negativi”,per riuscirli a vedere in modo distaccato e non giudicante.

Lo stesso Goleman, il professore che ha reso famosa e soprattutto utilizzabile…l’intelligenza emotiva, ha detto:

” Sebbene sia stata per lo più ignorata dalla psicologia clinica occidentale, nella tradizione orientale la nozione di compassione è stata invece intesa come meccanismo centrale nel processo di liberazione della mente dal potere distruttivo di emozioni quali rabbia, paura, invidia e vendetta (Goleman 2003). ”

Il Mindfulness, dal mio punto di vista non è altro che una tecnica orientale per creare uno stato di coscienza modificato che permetta il distacco dal proprio sè…una dissociazione. Gli studi sulla meditazione vipassana hanno attratto un gran numero di ricerche che hanno provato che “mescolandola”con la terapia cognitivo-comportamentale e in generale con ogni forma di intervento, può portare grossi vantaggi.

Se l’argomento ti piace…mi riprometto di approfondirlo.
Fammi sapere la tua scrivendomi un commento qui sotto.

Aggiornamento 2015: 

Sono passati già 6 anni da questo post, ed è da qui che è iniziata la scoperta della mindfulness e della pratica di consapevolezza. Clicca qui per saperne di più. Da questo post, dopo anni di pratiche differenti, ho iniziato la mia pratica quotidiana di consapevolezza ed oggi penso sia uno degli strumenti di crescita personale più importanti in assoluto!

A presto
Genna