Ciao,

sapevi che l’industria farmaceutica non sta piùinvestendo nella ricerca sugli psicofarmaci dacinquanta anni a questa parte? Così inizia un bell’articolo di Giovanni Sabato apparso su mente ecervello. Nonostante la richiesta di trattamenti peransia, depressione e in generale tutti quelli chevanno sotto il nome di “disturbi dell’umore” sianoin aumento esponenziale le aziende non investonopiù soldi…come mai???

Secondo l’articolo di Sabato l’impasse nella ricercaè data da vari fattori di natura procedurale, comeil fatto di essersi concentrati troppo “sui bersaglimolecolari” cercando non tanto il funzionamentodella “patologia” quanto la molecola…riducendoqualcosa di estremamente complesso ad una”formula chimica”. Un secondo motivo vienedai limiti della sperimentazione sugli animali…

…per prima cosa bisogna notare che gli animalinon hanno le strutture corticali che sono coinvoltenei disturbi psichiatrici. Ma non solo, sono moltigli studi che dimostrano che il paragone fra ilcomportamento animale e quello umano èprofondamente diverso. I modelli animali “nonsono un realtà i modelli di una malattia ma diun funzionamento molecolare”.

I bersagli molecolari di oggi sono gli stessi di 50 anni fa, non è cambiato nulla. In uno studiodel Tufts Center for the study Of drug developementnel 2010 ha dimostrato che gli psicofarmaci cheiniziano la sperimentazione solo l’8% ottiene unavalidazione contro il 24% degli anti infettivi ed il19% degli antitumorali. Secondo l’autore delloarticolo si tratta di errori nella ricerca ma…

…ma non serve essere dei cospirazionisti persapere che le industrie più potenti e ricche almondo sono proprio le industrie farmaceutiche.Come mai abbandonano il campo i una nicchia di business così profittevole? Secondo me ilmotivo mai accennato nell’articolo, che percome la vedo io è il principale ma può anchesolo essere visto come con causa di quelleesposte da Giovanni Sabato…

I disordini psicologici non si possono trattarecon la farmaco terapia o meglio, nel caso in cuiuna persona ristabilisca il suo equilibrio questonon è dovuto al farmaco, ma alle sue risorseinteriori. Il farmaco può essere una valida (incasi estremi) stampella, ma quando le gambehanno ripreso forza la persona deve continuarea camminare da sola.

I farmaci, così come esistono oggi, non possonocurare nulla. Ma solo dare quella forza necessariae se il paziente è fortunato, quando si sente bene,avrà delle ripetute esperienze emozionali che glipermetteranno di guarire…ti faccio un esempio:Immagina una persona che fa un piccolo mainsidioso incidente in auto, il fatto lo spaventaa tal punto da non riuscire più a prendere lasua auto.

Dopo poco inizia a farsi accompagnare ovunquee a sviluppare la convinzione che ormai non è piùin grado di fare nulla da solo. Va dal suo medicoche, se è fortunato lo manda da uno psichiatra ilquale (solitamente) gli somministra un farmaco.Se questo funziona la persona può gradualmenteriappropriarsi della propria “forza” e magaritornare alla guida.

Ma se questa persona non viene seguita da unaconcomitante psicoterapia (come dimostrano glistudi) avrà il 50% di possibilità di ricadere nei suoifallimenti. Perché? Perché in realtà è lui che devere-imparare ad avere “fiducia di se stesso” e nonè la mancanza di un neurotrasmettitore a farlorimanere in impasse. Sarebbe come cercare diaggiustare un auto cambiando il carburante.

Ora ti sembrerà assurdo ma la maggior parte deglipsichiatri conosce poco la psicoterapia, anzi di solitosono contrari…proprio perché stregati dalla teoriadel bersaglio molecolare, di una visione meccanicisticache non può essere applicata all’uomo…non essendouna macchina non ha bisogno di benzina ma di unaesperienza che lo cambi…

…questa esperienza può essere somministrata daun qualsiasi approccio psicoterapico, che comeormai dimostrato, è a volte anche più efficace dasolo che con l’aiuto farmacologico. Quando le duecose si fondono insieme raggiungono il massimorisultato. Ma solo perché il farmaco riesce a darequella marcia in più, se il terapeuta non è in gradodi “dare quel l’esperienza” il cambiamento raramenteaccade…

…o meglio se il terapeuta non ha preparato il terrenodi quella esperienza allora le radici faranno moltapiù fatica ad attecchire…anche se il loro fertilizzanteè il migliore al mondo. Spesso il terreno è ancora piùimportante di un buon seme ed è decisamente piùimportante di qualsiasi fertilizzante.

Concludendo: penso che l’arresto della ricerca suglipsicofarmaci sia dovuta non solo ad un errore dimetodologia, ma che sotto ci sia un tornaconto anon proseguire con gli studi. Quasi spaventati dalfatto che i “disordini mentali” non sono delle comunimalattie…non c’é nessun virus che ci attacca ma èil nostro cervello che, detto in modo semplicistico”ragiona male”…

o meglio “funziona in modo poco adattativo a quellespecifiche situazioni. Ad esempio un fobico per glisquali nuoterà tranquillamente nelle nostre acquema non in quelle oceaniche dove la probabilità diavvisare uno squalo è molto più alta…essendo ilcervello una macchina formidabile per apprenderepotrebbe anche generalizzare fino a non entrareneanche nel nostro bel Mediterraneo.

Ciò che serve qui non è un farmaco che faccia inmodo di “annestetizzarci dalla paura” ma unprocesso di ri-apprendimento che può avvenireconsciamente o inconsciamente…ecco perché,secondo me, l’industria farmaceutica, nonostantel’enorme business in crescita non spende piùdenaro in questo campo…

…se il vero interesse non fosse solo economicoma orientato al benessere, allora forse chi hail loro potere economico (mi riferisco alle aziendefarmaceutiche) dovrebbero investire di più nellaricerca in psicologia unita alla ricerca chimica…E tu cosa pensi? Lascia un commento qui sotto,sono certo che questo argomento farà parlaremolto 😉

A prestoGenna

Ps. Se in più ci metti che l’effetto placebo è unavariabile fondamentale nel funzionamento di unfarmaco, quanto resta di effetto “terapeutico”? 😉