Ti piacerebbe saper “programmare i sogni”? metterti li, come se fossi un regista a scegliere che cosa goderti durante il sogno? Bene, alcuni ricercatori pensano di aver trovato la formula per poterlo fare…e non è neanche così difficile come sembra. Con me ha funzionato alla prima prova, forse è stata tutta fortuna:) nella ANL di oggi scoprirai come programmare i sogni e trasformare gli incubi in esperienze piacevoli.

 

 

 

Come hai sentito l’esercizio è talmente semplice che sembra fasullo e invece ci sono un bel po’ di riferimenti a riprova della sua efficacia. Innanzi tutto è utile ricordare che questo strumento nasce dalla pratica clinica di persone che, oltre a soffrire per altri motivi, soffriva doppiamente attraverso gli incubi.

Verrebbe da pensare ora che sia normale che una persona “disturbata” faccia sogni “disturbati” e invece la ricerca smentisce anche questo luogo comune. Non esistono (almeno per ora) relazioni dirette fra i contenuti dei sogni ed i malesseri.

Oggi sappiamo un sacco di cose sui sogni, sulla loro fisiologia (funzionamento meccanico) ed anche su alcune sue funzioni specifiche.   Sappiamo che durante la fase REM i ricordi vengono stoccati e “zippati”. Recenti studi, che non ho avuto il tempo di citare nell’audio, dimostrano addirittura che i sogni aiutino ad elaborare i traumi.

I ricercatori hanno trovato una relazione diretta fra presenza delle onde gamma (onde ad alta frequenza tipiche degli stati di integrazione) e la rielaborazione di ricordi traumatici. Sicuramente in un post futuro ti parlerò di come le onde gamma siano tipiche degli stati modificati di coscienza come quelli generati durante la pratica nelle meditazione…ma questa è un’altra storia:)

Adesso concentriamoci su come modificare o meglio programmare i sogni. Innanzi tutto perché è utile farlo?   Queste ricerche derivano dalla clinica e dal tentativo di aiutare persone sofferenti a sopire la loro attività onirica quando, per diversi motivi, inizia a generare solo incubi.

In Italia se ne è occupato il professor Lucio Sibilia psichiatra che ha pubblicato l’articolo su Psicologia Contemporanea di questo mese su questo argomento (da cui ho tratto la ANL). Per approfondire ti consiglio di dare una occhiata a questo pdf che contiene i due casi clinici di Sibilia tratti dalla rivista del Centro per la Ricerca in Psicoterapia di Roma di cui Sibilia è il presidente.

Un’altro documento interessante è “Indurre sogni terapeutici” (2006) sempre del professore ma che purtroppo non posso linkare perché non ho ancora trovato gli atti di quel convegno (che non sono riuscito a trovare)

Ecco quindi come programmare i sogni:

1) Quaderno: procurati un bel quaderno dei sogni, come quello che ti chiedo di acquistare per PsiNeL (un semplice quaderno “degli esercizi)…tranquillo se lo hai già fatto altre volte per segnare i sogni al risveglio ecco non si tratta proprio della stessa cosa perché qui non ti mostrerò come interpretarlo ma come programmarli.

2) Soggetto/Obiettivo: scegli un obiettivo barra soggetto del  tuo sogno e chiediti: “che cosa voglio sognare?” All’ inizio sperimenta questo esercizio senza obiettivi precisi, nel tempo puoi provare a darti degli obiettivi più precisi, come quelli legati all’apprendimento. Ad esempio sognare di ripassare alcune materie piuttosto che alcuni comportamenti che desideriamo rinforzare.

3) Scrivi il tuo sogno: scrivilo esattamente come lo vorresti vedere e vivere…prima di andare a dormire. Devi fare quello che fanno gli sceneggiatori, cioè scrivere tenendo presente ciò che dovrebbe poi trasformarsi in un film. Non esagerare con la lunghezza, descrivi scene che potrebbero avere un durata di 3 minuti come di 3 ore…tanto nel tuo inconscio il tempo non esiste!

4) Vivi il tuo sogno: quello che hai appena scritto, puoi aiutarti  rileggendolo ed immaginando le scene come se fossi li in quel momento. Anche qui, evita di rovinarti i dettagli, guarda il filmato come se fosse il trailer di un film che desidereresti  vedere. Se conosci la PNL puoi aiutarti con la manipolazione delle sottomodalità per rendere il tutto “migliore” e più “oniricamente realistico”.

5) Dormi: e al mattino verifica se sei riuscito a programmare il tuo sogno. Se hai dei sogni brutti ricorrenti, puoi immaginare dei finali differenti, delle varianti positive al tuo vecchio incubo e verificare attraverso il quaderno quanto ciò che hai scritto ed immaginato sei riuscito a sognare.

Una procedura semplice non trovi? se ci pensi è ciò che fai normalmente quando hai qualcosa su cui devi pensare molto. Ci pensi prima di andare a dormire e spesso cosa accade? esatto lo sogni. A me è capitato un sacco di volte, soprattutto in vista di esami ed eventi importanti.

E’ come se il cervello non solo sia intento a rafforzare i suoi apprendimenti, ma è come se stesse “facendo delle prove mentali”.  Così mi ricordo che da adolescente, quando dovevo baciare ancora la mia prima ragazza (verso i 14 anni) sognavo continuamente di farlo 🙂 Freud avrebbe detto che era perché si trattava di un mio desiderio inconscio e che il sogno non faceva altro che operare una “compensazione psichica”.

Della serie “i sogni son desideri”… Freud se ne accorse ascoltando i sogni dei bambini, quando un bambino non poteva andare al parco per qualche motivo “lo sognava”.  Oggi sappiamo solo che i sogni ci servono per apprendere, ma sappiamo anche che possono essere fonte d’ispirazione e di creatività.

Oltre che fonte di messaggi dal nostro inconscio a noi stessi. Nel 2011 Victor Spoormaker ha provato che la fase REM è utile per “elaborare la paura“. Prima ha fatto in modo che alcuni soggetti sviluppassaro un paura condizionata, poi con lo stesso procedimento “stimolo-risposta” li ha decondizionati.

Ma ad alcuni soggetti è stato permesso di dormire mentre ad altri no. In poche parole, i soggetti che sono potuti entrare in fase REM hanno elaborato più facilmente la paura condizionata mentre gli altri hanno mantenuto, per quando fossero stati decondizionati, un pizzico di timore.

Quindi la fase REM sembra essenziale per l’elaborazione delle emozioni negative e traumatiche.  Insomma sognare di certo “non è inutile” ma serve a diverse cose e mi è talmente piaciuto molto come Sibilia ha concluso  il suo articolo su Psicologia Contemporanea che ho deciso di concludere il post con la stessa riflessione… “teologicamente un po’ provocatori”:

Accantonato il significato soprannaturale o profetico o semplicemente rivelatore dei sogni, ecco che si apre la strada alla loro programmazione. Forse questa si rivelerà  un altro strumento che – alla pari del biofeedback o altre  procedure efficaci in psicoterapia – ci può mettere al  posto di guida di noi stessi, laddove la guida era prima affidata ai sacerdoti, antichi o moderni“.

Ora esci di casa, compra un quaderno ed inizia a fare una cosa pazzesca… “programmare i tuoi sogni“. Poi torna su PsiNeL e facci sapere se sei riuscito a farlo. Sono certo che fra i miei straordinari lettori c’è già chi ha avuto esperienze simili. Lascia qui sotto un commento e condividi con noi le tue esperienze e le tue perplessità.

A presto
Genna