Ciao,

sai che cosa è il “nuovo codice” di John Grinder? la scorsa settimana ho pubblicato un articolo scritto da Francesco Fiorello che però non ti ho ancora presentato.

Francesco è un collega che è entrato in questo mondo da molto giovane, nel 1999… quando aveva ancora 20 anni (ho fatto bene i calcoli visto che siamo coetanei). Ci tengo adirti che ho pubblicato l’articolo di Francesco non per il suo curriculum (che ho conosciuto solo in seguito) ma perché i suoi commenti sul blog mi erano piaciuti molto, articolo compreso.

Bhe…ora che ne sai qualcosina in più sull’autore di questi articoli ti auguro una buona lettura 🙂

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In Pnl, generalmente si tende a partire dal presupposto chela performance, il comportamento, dipendono dallo stato in cui si è. Così nel New Code non ci si concentra troppo su quali comportamenti specifici si potrà attuare in futuro.

Il focus è invece sull’essere in uno stato produttivo. In altri termini l’attenzione è posta maggiormente sul concetto di stato e quello di intenzione.

Sottraendola invece dal livello del comportamento (Ricorda niente? Già, infatti nei primi anni 80 Grinder collaborava con Anthony Robbins). L’idea è che se c’è ecologia (congruenza con l’intenzione) e si accede ad uno stato di qualità, il comportamento sarà una naturale conseguenza e sarà naturalmente appropriato.

Chiaramente la preparazione, ad es. in vista di una prestazione, sarà importantissima, ma l’idea è che, se c’è una buona preparazione alle spalle, nel momento della prestazione l’unica cosa che conta è essere nel giusto stato:

il resto verrà da sé. Per contrasto possiamo pensare aduna situazione in cui eravamo preparatissimi ma continuavamo a badare (consciamente) a come ci muovevamo, a come parlavamo, a ciò che poteva succedere ecc…

…e questo ha reso la nostra prestazione meno di quello che poteva essere (chiunque abbia fatto un esame all’università o una gara sportiva o un colloquio di lavoro sa bene di che parlo).

E questo ci riporta dritti dritti agli esempi iniziali. Miyagi si assicura che la mente cosciente di Daniel non interferisca. Io conoscevo bene le procedure da seguire per completare il cubo, ma sforzandomi di ricordare coscientemente, impedivo a questa conoscenza (preparazione) di emergere.

E come skater, i movimenti che mi proponevo di fare erano troppo complessi per essere portati a termine mentre contemporaneamente pensavo a non farmi male (ovviamente un utopia per chi ama lo skate) ed a ricordarmi di tutte le correzioni che mi ero proposto di apportare all’esecuzione.

Ma quando la mente inconscia è libera di lavorare, senza interferenze, l’eccellenza emerge senza sforzo. Avevo trascorso lunghe ore, giorni, mesi ad osservare video di campioni di skate, i loro movimenti, le loro espressioni, compiendo un’azione di modellamento inconscio.

Grinder sottolinea in “Whispering in the wind” l’importanza di accostarsi al modellamento sospendendo la necessità ed i tentativi di comprendere consciamente cosa stiamo facendo o come faccia il nostro modello ad ottenere simili risultati.

Ancora una volta l’inconscio e le sue capacità creative e di apprendimento sono messe al centro. Nel New Code c’è un’insistenza continua, uno sprone a non accontentarsi dei modelli proposti dalla pnl, ma piuttosto uscire là fuori e dedicarsi al modellamento, il vero cuore della Pnl.

Anche in termini di training ed insegnamento, nel New Code si privilegia l’approccio Miyagi: lo scopo è predisporre contesti, situazioni, attività che presuppongano i patterns, i modelli, le tecniche. In modo che le distinzioni e le abilità possano emergere come risultato di tali attività, piuttosto che essere insegnate direttamente (e coscientemente).

Ho letto un’intervista in cui Grinder dice che senza questa attenzione alla mente inconscia, senza coinvolgerla attivamente e senza lasciarle lo spazio che merita, la Pnl ha perso interamente il contributo di Erickson. I Pnlisti di prima generazione avevano acquisito implicitamente la capacità di coinvolgere l’inconscio, di attivare le risorse inconsce, di comunicare con la parte inconscia dei clienti ecc.ma – continua Grinder – sembra che questa capacità si sia

persa via via che le generazioni di trainers si succedevano, e questo è dovuto proprio al non aver codificato esplicitamente questo aspetto.

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Bello no? è interessante vedere come i lettori siano arrivati più o meno spontaneamente a questo punto senza aver letto il resto dell’articolo. Cioè a notare che la nuova PNL, in parte, si sia staccata dall’ipnosi ericksoniana o meglio dagli insegnamenti di Erickson.

E di aver riconosciuto innel “New Code” una “ripresa ericksoniana”. In realtà Bandler ha continuato a coltivare l’ipnosi ma dandogli altri nomi come: DHE o NHR – due discipline che dovrebbero essere il miglioramento del modello “PNL”.

Se ti sono piaciuti questi due articoli non stari più nella pelle nel leggere il terzo che è ancora più interssante è denso di concetti importanti che possono allargare il tuo “modello personale di miglioramento” 😉 Il dibattito è aperto…aspetto i tuoi commenti.

A presto
Genna