Quando ho iniziato a scrivere la puntata di oggi ero davvero molto confuso, sono anni che cerco di esprimere questa idea dal punto di vista applicativo. Sono partito dal concetto di ipnosi e sono arrivato a quello di meditazione, che come sai per me sono due cose molto diverse, insomma la puntata di oggi è il coronamento di anni di riflessione.

No, tranquillo non c’è niente di sconvolgente però se segui il mio lavoro o semplicemente sei appassionato di temi come quelli appena menzionati (stati modificati di coscienza meditazione e ipnosi) credo che troverai un sacco di buon cibo per la mente…

Ultimo post?

Come forse saprete questo sito è rimasto “down” (inutilizzabile) per circa 3 settimane e nel frattempo ho capito un sacco di cose: 1) La gente che ascolta il podcast non corrisponde a quella che legge il post. Nonostante vi abbia chiesto per anni se fosse il caso continuare a scrivere i dati mi dicono esattamente questo.

2) Le mie attività non si sono fermate, anzi per i primi 10 giorni sembra quasi che abbiate assaltato il nostro carrello delle vendite, che ti ricordo è il modo con il quale si sostiene questo progetto. 3) Le visite al podcast, ai social e ad altre iniziative sono calate forse dello 0,0000001 %.

Se mi segui sai che ogni mio post ha come minimo 1500 parole, è una riflessione sulla puntata che di conseguenza mi richiede impegno e attenzione. Non lo faccio per motivi di marketing e di numeri, altrimenti mi sarei reso conto prima del fatto che attirasse così poco, ma lo faccio perché mi piace argomentare ciò che ho appena detto nel podcast.

Tuttavia vedo il tempo necessario per scrivere una puntata troppo esteso: ci metto circa 2 o 3 ore per scrivere queste cose. Certo a volte ci metto 20 minuti, dipende un po’ dall’ispirazione ma mediamente non meno di 1 oretta e mezza. Non solo, mantenere questo sito aggiornato costa molto, diciamo come un nuovo scooter 125 tutti gli anni.

Alla luce di tutte queste riflessioni è possibile che tra qualche settimana smetterò di editare il post come mio solito, le discussioni resteranno per chi è iscritto alla mailing list nel nostro QdE. In caso la cosa non ti andasse scrivimi qui sotto e più sarete e più saprò come orientarmi.

Il blog resterà, si rinnoverà e conterrà nel tempo dei riassunti delle puntate. Ma devi sapere che io sono il primo a non volerlo abbandonare, ho fondato Psinel come blog nel Luglio del 2007, il primo post è di Gennaio 2008, sono molti anni che ci facciamo compagnia e forse è giunto il momento di fare un cambio radicale! Fammi sapere.

La mente stocastica

Partiamo dal principio, il primo a parlare di “mente come evento probabilistico”, in termini

moderni, è stato sicuramente Gragory Bateson che nei suoi scritti (Sia in “Mente e natura” e sia in “Verso un’ecologia della mente”) ci racconta del processo “evolutivo delle idee”.

Di come il pensiero segua per così dire un percorso basato sulla casualità delle variabili che incontra. Che alla larga assomiglia molto all’idea di questa puntata, l’intuizione di Bateson è preziosa perché in realtà lui non sapeva molte cose che sappiamo oggi. Come ad esempio il fatto che realmente il cervello sia un simulatore.

Certo lui lo aveva ipotizzato ma oggi abbiamo solide prove di questa cosa. Diversi anni fa raccontavo che tra i vari misteri del cervello c’era proprio la velocità di trasmissione dei segnali, di certo sono rapidissimi (come notato da Von Helmhotz diversi anni fa) ma non così tanto da giustificare prodezze sportive e non.

Da musicista mi sono sempre chiesto come fosse possibile “andare a tempo” cioè come lo si potesse spiegare attraverso la dimostrazione classica. Qualche tempo fa, parlandoti di “mente retrograda” ti ho detto che noi viviamo un come se fossimo in differita.

Certo abbiamo l’impressione di vivere in un tempo continuo ma in realtà ciò che arriva ai nostri sensi ci arriva con un leggero ritardo rispetto alla presentazione dello stimolo. Lo sappiamo con certezza, eppure la nostra mente vede tutto come se fosse completo, fluido e a tempo.

Questo se ci pensi è un altro bel problema per un musicista, come diavolo fa ad andare a tempo con un metronomo (che non ha alcuna latenza) e il nostro orecchio? La risposta più plausibile è che non senta realmente “il tempo” ma che lo simuli così bene da prevederlo, anzi a quanto pare facciamo proprio così!

Se non puoi prevederlo non puoi neanche “vederlo”

Alcuni racconti fantasiosi immaginano la reazione dei popoli indigeni quando arrivarono le caravelle di Colombo, secondo molti antropologi è possibile che fossero invisibili ai loro occhi. Lo so che può sembrare un’assurdità come è possibile che una persona non veda una barca grande quanto 10 capanne o come mezzo villaggio?

Il punto è che se non hai mai visto una nave così grande potresti non riconoscerla e se non hai mai visto un galeone ancora meno, e se non hai mai visto 3 galeoni giganti pieni di gente vestita in modo strano, di certo li vedi ma non pensi: “Oh ma guarda un po’ che nave grande grande”… ma probabilmente avranno pensato “ecco gli dei”.

Se hai letto il mio libro “Facci Caso” sicuramente ti ricorderai l’orsetto che scala l’albero, non solo lo ricorderai ma se vedessi una figura simile ti verrebbe immediatamente in mente un orsetto, perché? Perché la tua percezione avendo già visto quella figura non faticherà a costruire una nuova interpretazione ma si servirà della più disponibile: l’orsetto.

Questo principio vale per tutto: se ascolti tutto il giorno un certo tipo di musica, la quale racconta storie di un certo tipo, le parole che ti verranno in mente mentre parli con le persone potrebbero essere tratte proprio da quel repertorio. E’ una questione di disponibilità statistica, se è lì a portata di mano perché scavare? E’ sempre il cervello ligure!

Molti criticano il fatto che spesso utilizzi termini inglesi, questo succede per due motivi: il primo è perché ci sono termini intraducibili che rendono meglio in lingua originale (questa è la scusa) il secondo è che studiando queste cose in Inglese quelle parole sono maggiormente disponibili nella mia mente.

Non siamo “computer inerti”

Per fortuna però noi esseri umani non siamo come dei computer inerti, cioè anche se guardo un film violento di 4 ore non è che dopo vado in giro a picchiare la gente. Lo stesso vale per i videogiochi violenti, a volte queste cose possono addirittura aiutarmi a sfogare una parte di me piuttosto che esacerbarla.

Tuttavia è chiaro che se ho già quell’indole, guardare un film del genere o giocare ad alcuni videogiochi potrebbe spingermi a reagire più rapidamente. Quindi non è che ogni cosa con cui entriamo in contatto può hakerare il nostro cervello, tuttavia se siamo predispositi verso quella cosa ecco che ci accende molto molto di più.

Non è un caso che in palestra ci siano spesso video di persone che si allenano, che le persone che vogliono motivarsi si guardino video motivanti ecc. Quando facevo il musicista da ragazzo, io e la mia giovanissima band, guardavamo ore di concerti prima delle nostre piccole esibizioni nei locali liguri, ci gasava e ci motivava!

Avere quella predisposizione significa che “statisticamente” emergeranno risposte di quel tipo, per tanto se vuoi aumentare un tuo modo positivo di comportarti ora sai come fare: aumenta la tua esposizione a quei contenuti. E al contrario, se invece hai delle tendenze “controproducenti” dovresti fare l’esatto opposto, cioè evitare quel genere di contenuti.

Ovviamente non è così facile perché non sempre sappiamo per cosa siamo predisposti o tendenti, in linea di massima cerca tra le risorse che già pensi di possedere e che desideri aumentare e lavora partendo da quelle. Evita invece di cercare di installare cose che non senti ti appartengano, non perché possa farti male ma perché non avrebbe proprio lo stesso effetto.

Come al solito approfondiremo questo argomento nel nostro meraviglioso QDE o quaderno degli esercizi che puoi scaricare iscrivendoti alla nostra mailing list che trovi qui in alto a destra (versione desktop) o a fondo pagina (nella versione mobile).

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.