
Non è di molto tempo fa un episodio di questo podcast in cui ti invitavo a mettere la vita “in primo piano”. Oggi torniamo a parlare dello stesso concetto ma da un punto di vista differente, quello della ricerca scientifica e della consapevolezza. Infatti partiremo analizzando un recente testo scritto da due esponenti della psicologia internazionale. Prenderemo alcuni spunti per tornare a parlare di quanto e come, allenarsi a sentire i propri sensi, allenare l’intelligenza sensoriale possa cambiare (in meglio) le nostre vite…come sempre, prima di proseguire con la lettura ascolta con attenzione l’episodio del Podcastà:
L’Intelligenza sensoriale
Come abbiamo già accennato nell’episodio 626 del nostro podcast, via via che cresciamo tendiamo a mettere in secondo piano il nostro mondo sensoriale per affidarci ai nostri concetti. Lo so, questo è il passaggio principale da afferrare: esiste una sorta di competizione dentro di noi tra la capacità di percepire il mondo attraverso i nostri sensi, come quando guardiamo un colore, sentiamo un sapore, un profumo in quel preciso momento. Ed i concetti: idee, ricordi, ipotesi, immagini e previsioni sul mondo. L’esperimento è semplice, prova a fare un calcolo complesso a mente mentre cerchi di distinguere più suoni possibili che ti circondano e scoprirai che i due compiti tendono a competere.
In altre parole più sei dentro la tua testa a fare i conti e meno sei fuori a percepire il mondo attraverso i sensi. In realtà le cose sono più complesse di così ma per semplicità questa distinzione dovrebbe aiutarci ad afferrare al meglio tutto il resto del discorso. Lo facciamo per due motivi principali (i quali sono legati tra di loro): il primo è per la tendenza umana (e della vita) a cercare di risparmiare energia. Se agisci attraverso abitudini, schemi già conosciuti e concetti già visitati, non hai necessità di aggiornare le tue conoscenze, è come se potessi farlo “a occhi chiusi”, cioè senza dover adeguare la tua mappa (ciò che sai, i tuoi concetti) al territorio (il mondo in continuo mutamento attorno a te).
Il secondo motivo è legato al fatto che, via via che cresciamo ed invecchiamo i sensi diventano sempre meno sensibili. Sì purtroppo capita a tutti, gli occhi vedono meno, le orecchie sentono meno e tutti i sensi sembrano via via depotenziarsi. Se ci aggiungi che siamo anche pigri nel loro utilizzo puoi immaginare che il depotenziamento sia, purtroppo molto rapido. Siamo tutti abituati a questi fenomeni, dopo una certa età, che tu abbia avuto un occhio da falco o meno in gioventù, inizierai a vederci sempre meno. Dopo una certa età, chi più e chi meno, iniziamo a perdere l’udito, per non parlare di sistemi più raffinati come l’olfatto o il tatto.
Per secoli i musicisti si sono arrabbiati con i propri allievi o con chi accordava i loro strumenti, fino a capire che si, anche i più grandi compositori della storia dopo una certa età tendevano a perdere l’udito. Ma non solo, perdevano proprio la capacità di percepire e riconoscere l’altezza delle note, il famoso orecchio assoluto. Insomma, con l’andare del tempo tendiamo a perdere un sacco di cose. Ma per fortuna le neuroscienze sono molto chiare: tendiamo a perdere, soprattutto ciò che smettiamo di utilizzare o che utilizziamo male. Così in questo episodio abbiamo visto, ad esempio, che è possibile ricostruire e recuperare l’olfatto ma non solo la ricerca ci dice qualcosa di ancora più incredibile.
Che diverse malattie neurodegenerative della tarda età sono spesso alimentate dalla mancanza di udito. Sentire meno non è semplicemente qualcosa che ci fa ascoltare meno ciò che ci circonda ma stimola meno il cervello in generale, facendolo invecchiare più rapidamente del normale. Dunque quando parlo di intelligenza sensoriale non intendo solo il cercare di mantenere in forma i sensi ma anche di renderli più sensibili e abiutati a sentire piuttosto che pensare. Abituati a restare nella sensazione anche se la mente tende a fuggire nei concetti. Questo tipo di addestramento travalica il semplice cercare di mantenerli in forma e più un cercare di usarli in modo nuovo e potente.
Sensi, cervello e realtà
I sensi non sono solo la porta di entrata di nuove informazioni e dunque il luogo attraverso il quale aggiorniamo le nostre mappe. Ma sono anche ciò che ci connette con il momento presente e, facendolo, mette in connessione diverse parti del nostro cervello come, altrimenti, sarebbe praticamente impossibile. E’ come portare il corpo a fare una specie di esercizio in grado di attivare tutti i muscoli principali in un colpo solo, non si tratta solo di preservare una funziona ma addirittura di potenziarla. Attenzione però, non sto dicendo che se ti alleni puoi allargare la gamma di onde elettromagnetiche che percepisci ma che, se ti connetti più spesso ed intenzionalmente ai sensi puoi avere un sacco di benefici con un esercizio unico.
Connettersi ai sensi con regolarità cosa fa? Tiene allenato l’apparato sensoriale specifico; Allena il cervello a non pensare e basta; aumenta la possibilità di apprendimento sia per l’aumentata neuroplasticità e sia per la capacità di restare attento che aumenta la qualità delle cose che impari. Ti allena a restare nel presente e quindi a lasciar andare con più facilità pensieri ed emozioni non legate a quel momento. Ti addestra a godere di più di ogni singolo istante della vita. Smonta la naturale tendenza del corpo ad adattarsi agli eventi piacevoli della vita. E non sono tutti i benefici possibili… non so se mi spiego quanto sia estesa questo tipo di intelligenza.
So che mi segui conosci già queste cose ma secondo me siamo in un punto di svolta. Non sono solo gli autori, neuroscienziati di fama mondiale ad occuparsi di questi temi ma ci sono una valanga di ricerche in corso su queste tematiche. Chi si occupa da anni di aiutare il prossimo in percorsi di psicoterapia ormai lo sa, non esiste un approccio moderno che non consideri in parte alcune di queste cose. Per gli appassionati sto facendo riferimento a tutte le psicoterapie somatiche che lavorano con e sul corpo facendo sempre riferimento a cose come: presenza, capacità propriocettiva, abilità sensoriali nel sentire senza fuggire nella mente, ecc. Ne ho parlato in questa live.
Chiunque approcci il campo delle neuroscienze arriva a studiare il nostro sistema sensoriale. Non è un caso, lo sappiamo da sempre che è da lì che ci connettiamo con il mondo che ci circonda ma dobbiamo stare attenti solo ad una questione, la più profonda, quella filosofica. In altre parole, il fatto di affidarsi ai sensi non significa che da lì si percepisca una realtà più reale ma che da lì è possibile fare tutte le cose che ho elencato qui sopra. Come amo ripeterti praticamente da sempre: le cose sono più complesse di come appaiono e noi, non sappiamo così tanto del mondo che ci circonda (e di noi stessi) così come ci piace pensare. Cioè sappiamo tanto ma più sappiamo e più ci accorgiamo che sappiamo poco (Socrate docet).
Infatti chi pratica la meditazione da anni non pensa di vedere la realtà meglio degli altri, anzi tutti i maestri ci dicono che non vediamo davvero ciò che vediamo. Lo so, probabilmente non ci avevi neanche pensato al tema filosofico, è una mia inclinazione che mi porta a mostrare aspetti più complessi di ciò che stiamo indagando. Perché lascia che lo ripeta per l’ennesima volta: tutto è più complicato di come appare. Allenare i sensi ci serve anche per accogliere questa enorme complessità senza doverla necessariamente comprendere in modo concettuale (anche perché per ora, è impossibile).
A presto
Genna
Ps. Potrei parlare di questa tematica per ore e forse giorni… probabilmente recupererò nel futuro questo tema. Mi piace pensare che sotto sotto sia l’anallo di collegamento di tutto il mio lavoro, se mi segui da tanto probabilmente avrai intuito.



