
Le parole che usiamo e come le usiamo hanno un potere incredibile, lo sappiamo da tempo immemore, attraverso le parole si compivano incantesimi, attraverso “il verbo” abbiamo aperto le porte alla Civiltà moderna ecc. Tuttavia la comunicazione e il nostro modo di relazionarci, sia a livello evolutivo che personale, si sono sviluppate prima in modo pre-verbale e poi attraverso la parola stessa. Scommetto che anche tu conosci persone, non particolarmente brillanti nel proprio eloquio ma in grado di farsi comprendere benissimo… oggi parliamo proprio di questo:
La relazione prima di tutto
A molte persone sembra banale ma le cose stanno esattamente così: la relazione vince su qualsiasi altro aspetto della nostra interazione umana. Il nostro modo di relazionarci non dipende solo da noi ma dalla nostra storia personale e da un sacco di altre cose, insomma nasciamo in una relazione che è frutto di relazioni e passiamo il tempo immersi in tipi di relazione. Crescendo queste relazioni si trasformano in parole e sgnificati complessi ma alla base, c’è sempre il modo di relazionarci. Imparare a parlare meglio, formulare bene le nostre frasi, comprendere il funzionamento di metafore ecc. è qualcosa di molto importante per chi desidera migliorarsi in questo ambito… ma non basta.
Non basta sapere come si dovrebbe comunicare è necessario svolgere un lavoro più esteso e purtroppo anche più faticoso. Stare in relazione, gestire come ci sentiamo, le nostre reazioni, il nostro mondo emotivo, sono queste le abilità più faticose da migliorare. Come avevano intuito magistralmente i cervelloni del M.R.I. di Palo Alto, ogni comunicazione è meta-comunicazione. La comunicazione non è fatta solo del suo contenuto, le parole che diciamo ma anche e soprattutto dal tipo di relazione che intercorre tra i parlanti. Posso capire dal tuo tono di voce, e dalle parole che usi, che tipo di rapporto hai con una persona anche se non conosco nessuno dei due.
Se sono al bar e sento un tizio che dice ad un altro: “certo che voi della tal squadra, siete tutti dei cretini”, capisco che i due si conoscono, che forse hanno preferenze calcistiche diverse, che c’è un certo grado di confidenza. E se il tono è particolarmente duro si capisce anche come stanno le cose tra di voi, soprattutto se noto reazioni di fastidio nell’altra persona. Oppure se al contrario lo vedo ridere, scherzare e ribattere, potrei costruire un profilo completamente diverso. Non sono le parole o come le stanno dicendo la cornice che muove quell’interazione, è il tipo di relazione che si è co-costruita.
L’unico modo per capire dove sta andando una interazione non è tanto il tipo di parole utilizzate ma come si posizionano i parlanti tra di loro in quel contesto. Lo so sembra un concetto complesso (e lo è) ma si può spiegare davvero facilmente facendo ricorso ad esempi davvero semplici. Scommetto che quando eri adolescente o bambino sapevi benissimo a chi chiedere cosa. Sapevi che quei soldi per uscire dovevi chiederli a mamma e non a papà (o viceversa). Sapevi anche che, se ci avesse provato tua sorella avrebbe forse dovuto fare il contrario… perché?
Perché è la relazione baby! Scommetto che anche tu conosci storie del genere: un tizio, chiamiamolo Mario, va dal proprio capo a chiedergli se può uscire prima da lavoro perché ha il compleanno della figlia, il capo però lo guarda e gli dice “dovevi chiederlo prima, dai su, per qualche ora di ritardo non succede niente”. Poi un altro tizio, Francesco, va a fare la stessa identica cosa, magari nello stesso identico giorno ed invece riceve il permesso… perché? E’ nuovamente la relazione, il tipo di interazione che intercorre tra le due persone. Attenzione non è detto che siano semplici preferenze a volte è questione di “investimento personale”.
Investimento personale
Anni fa si sentiva spesso parlare di salvadanaio emotivo, per spiegare in modo semplice che, quando abbiamo a che fare con le altre persone ci scambiamo monete di attenzione e co-regolazione. Il capo dell’esempio di prima può apparire iniquo, a meno che non si sappia che Mario ha chiesto già diversi favori. Quello stesso mese ha già chiesto 3 volte di uscire prima mentre Francesco non l’ha mai fatto. Oppure Mario non chiede di uscire prima ma è emotivamente impegnativo, si lamenta sempre, non è proattivo e richiede al capo diverse energie. Ecco sono queste sottili dinamiche che determinano il tipo di relazione.
Investire nelle relazioni significa saper collaborare, saper ascoltare, saper dare consigli e fornire aiuto e attenzione verso il prossimo. Tutte cose non sempre facili, che richiedono dispendio energetico e che troppo spesso, tendiamo a dare per scontate, soprattutto quando ci si frequenta in contesti come il lavoro, il bar e a volte purtroppo, anche tra le mura domestiche. Come ormai dovrebbero sapere anche le pietre, noi tendiamo al risparmio energetico, le relazioni richiedono una valanga di energia. E spesso tale energia non ha feedback diretti sulla nostra vita… anzi spesso diamo e non riceviamo.
Il primo investimento personale però è sempre su noi stessi, sulla nostra capacità di gestire noi stessi. Non so se tutto questo ti suona ma se ci pensi bene qui dentro ci sono tutte le famose basi della comunicazione efficace. Quando senti dire che non è importante ciò che dici ma come viene capito, e che sei responsabile del feedback che ricevi, si tratta esattamente di questo. Cioè di stare attenti alla relazione e non solo a come dici le cose. Tecnicamente è questo che si fa per migliorare la comunicazione, si diventa più bravi a gestire i feedback che si ricevono e ci si adatta in base ad essi.
E se non c’è alcuna relazione? In realtà la relazione c’è sempre, questa può essere presente e rapidissima: come quando incontri uno sconosciuto e questo inizia a porti una domanda. Dal contesto in cui ti trovi (è una strada affollata o sei da solo in vicolo buio?), in base al suo abbigliamento (è vestito bene o male), in base al suo atteggiamento, tu rispondi e crei un inizio di interazione. Tutte queste variabili contribuiscono a costruire la cornice relazionale, la quale può anche esistere solo nella nostra mente: come quando ci aspettiamo che una persona sia scorbutica e poi non la è affatto.
Questo tipo di cornice batte tutte le altre, lascia che mi ripeta ancora con un esempio più che evidente della questione. Certo che se due persone identiche chiedono la stessa cosa la probabilità di riceverla dipenderà dal modo con il quale hanno formulato quella domanda. Ma la verità è che la relazione che creiamo è unica per ogni individuo e cambia radicalmente. E no, non è solo il tono di voce è proprio la relazione co-creata. Se non hai mai letto un mio post, se sei atterrato qui per sbaglio ed hai deciso di leggere queste parole, probabilmente la qualità con la quale sono state scritte farà una grossa differenza. Se mi segui da tanto tempo non ci sarà lo stesso peso, perché la nostra “relazione” sarà già stata co-creata im precedenza.
Un esempio davvero potente
Ci troviamo in un monastero, un giovane monaco si reca dal suo superiore e gli chiede: “Maestro, posso fumare mentre prego?” al che l’abate lo guarda e gli risponde: “assolutamente no, la preghiera è un momento sacro e devi rispettarlo”. Poi il giorno dopo si reca dallo stesso Abate un’altro monaco che chiede: “Maestro, posso pregare mentre fumo?” al che l’abate risponde: “Si certo, è molto bello se ricordi di rivolgerti al signore anche mentre fumi”. Questa storiella viene spesso raccontata per mostrare che come diciamo le cose fa una differenza rilevante. E in effetti la modalità di formulare questa domanda sembra proprio chiarire pienamente l’importanza dell’ordine delle cose che diciamo.
La verità però è molto diversa. Se fosse accaduto per davvero avremmo avuto due reazioni diverse in base al rapporto che Abate e monaco avevano già costruito in precedenza. Infatti i due non stanno chiedendo proprio la stessa cosa, il primo sta dicendo se può violare una specie di norma, mentre il secondo sta dicendo se può inserire pizzichi di saggezza in un comportamento poco virtuoso. Diciamo che il secondo, più che incorniciare diversamente la cosa, sta un po’ ingannando l’abate, figendosi più santo di quello che è. In realtà, se il secondo avesse avuto un cattivo rapporto con l’abate questo gli avrebbe risposto: “Interessante tenere a mente il signore mentre fumi, ma sarebbe bene che tu pregassi anche in altri momenti, quando non fumi”.
Sembrano dettagli ma non li sono, incorniciare in modo diverso ciò che facciamo è potente e funziona. Ma incorniciare in modo diverso non significa ingannare o fare i furbi, come è evidente nel caso del secondo monaco. Inoltre, se l’abate avesse avuto un buon rapporto con il primo e non con il secondo, probabilmente sarebbe stato lui a dire: “no non puoi fumare mentre preghi, ma se mentre fumi di tanto in tanto ti ricordi del Signore, non c’è alcun male”. Non so se riesci a cogliere questa differenza, il punto è che tale rapporto, tale relazione, esiste sempre, anche quando hai avuto poche interazioni con quella persona. Anche solo dal tuo abbigliamento e da come ti muovi… e queste cose, purtroppo o per fortuna, travalicano la sintassi.
Sì, se vuoi massimizzare l’efficacia della tua comunicazione puoi scegliere accuratamente ogni parole e ogni posizione delle parole. Ma la verità è che questo sarà sempre sottoposto al tipo di relazione che intercorre, ti basta tornare bambino o adolescente per ricordarlo: se andavi più d’accordo con tua madre, perché lei ti lasciava uscire quando volevi e con gli amici che desideravi (mentre tuo padre tendenzialmente no) avresti potuto usare tutte le tecniche del mondo ma sarebbe sempre stato meglio chiedere prima a lei che a tuo padre. E’ una cosa che sappiamo da sempre, ma con tutti questi espertoni di comunicazione efficace tendiamo a perderci in dettagli, spesso inutili.
Io lo chiamo il bias degli specchietti, ne abbiamo parlato in questa puntata. E’ come se volessi rendere la tua auto più veloce cambiando gli specchietti e il loro colore. Certo abbasseresti un po’ il Cx aereodinamico dell’auto cambiandoli ma sarebbe davvero irrisorio rispetto a cambiare cose più rilevanti, come il motore, la trasmissione ecc. Ecco, cercare di imparare solo gli aspetti linguistici è come cercare di cambiare solo gli specchietti, è decisamente più facile che lavorare su se stessi per gestire e creare relazioni migliori. Questa è la dura verità… che a nessuno piace, per questo continuiamo ad osannare chi ci cambia gli specchietti!
A presto
Genna



