Un recente studio ha cercato di fare chiarezza su una questione molto importante: aiutare gli altri ci fa bene o ci fa male? Non intendo aiutare una persona ad attraversare la strada o fare atti di gentilezza, quella roba li ci fa stare bene eccome.

Intendo restare ad ascoltare un amico che si è appena lasciato con la ragazza o che ha appena perso il lavoro, ascoltare la sua sofferenza può essere molto positivo ma solo se… buon ascolto:

Il cuore della gente

“Non si può giocare con il cuore della gente se non sei un professionista” recita così uno splendido brano degli Afterhours, ci ho sempre letto in parte l’argomento di oggi e mi chiedo è davvero così? La risposta è no, tutti ci troviamo a doverlo fare prima o poi.

Che sia ascoltare un amico in difficoltà, il partner, i figli o il vicino di casa in preda ad una crisi notturna. Questo non fa di noi degli “psicoterapeuti naturali”, puoi aiutare un amico ma non puoi curarlo o per lo meno sarebbe molto controindicato (come ti racconterò nel qde).

Tuttavia è bene stare attenti, una cosa è cercare di aiutare un’altra persona ed un’altra è farlo perché non riusciamo a sopportare il suo dolore (la sindrome della crocerossina) poi c’è il caso ancora più contorto di chi cerca di auto-procurarsi un sollievo “pescando nel torbido” (la sindrome di Fight Club).

Ci tengo a sottolineare che chi cade “nel torbido” non lo fa appositamente, almeno solitamente è così. Cioè chi si occupa delle sofferenze altrui per non pensare alle proprie non lo fa perché “si sente superiore” o perché, come nel film menzionato prova un sordido piacere (anche se in Fight Club potrebbe essere visto come un sintomo).

Perché insisto con queste categorie di atteggiamenti (non persone ma modi di comportarsi) perché caso strano sono proprio le persone che hanno queste tendenze ad improvvisarsi psicologhe. Persone con un’alta sensibilità e che, consapevoli di questo si mettono a studiare queste cose.

La psicologia ingenua

Per me chiunque si metta a studiare un po’ di psicologia per migliorare se stesso e per capire gli altri merita solo un applauso. Tuttavia si tratta di una materia scivolosa, giovane e capricciosa che va affrontata con le giuste misure.

Tuttavia devi sapere che questo problema di alta sensibilità o di tentativo di curare gli altri per curare se stessi fa parte delle professioni di aiuto. Per questo motivo sono quelle che hanno anche il più alto tasso di burnout, perché a volte non si riesce a creare la distanza giusta per lavorare con la sofferenza.

Il burnout delle professioni sanitarie deriva proprio da questo (e anche da molte falle organizzative, come la mancanza di personale, la poca protezione legale, ecc.) ma per fortuna la ricerca di oggi ci dice anche che se siamo preparati aiutare gli altri può farci davvero bene.

Perché in parte è vero che aiutando gli altri aiutiamo anche noi stessi, tuttavia dobbiamo stare molto attenti a come lo facciamo e soprattutto perché vogliamo farlo. Se questa è la tua spinta, se senti che questa cosa ti piace e vuoi continuare a farla, non come professione ma come essere umano allora…

Devi stare attento alla psicologia ingenua x, cioè al fatto di pensare di poter aiutare un’altra persona solo perché anche tu ti senti così o perché pensi di sapere come si faccia ad aiutarla. Purtroppo le cose non funzionano così e la ricerca lo ha provato numerose volte, aiutare gli altri richiede preparazione!

La ricerca

La ricerca dunque conferma quanto si può già immaginare, cioè il fatto che se non siamo preparati o non abbiamo mai lavorato su una certa area di noi stessi, aiutare un’altra persona in quel dominio specifico potrebbe farci più male che bene.

Quindi aiuta a confermare quanto si sa ingenuamente, ma solo fino ad un certo punto anche perché la gente non sa quanto possa fare male non essere preparati. Gli unici a saperlo sono coloro i quali ci sono passati a fondo e i miei colleghi.

Infatti quando qualcuno mi parla di qualche mio “finto collega” che esercita senza arte ne parte io ho già una bella risposta: “vedrai che il tempo è galantuomo”. Cioè se quella persona non è davvero preparata potrà giocare a fare lo psicologo per qualche mese, se gli va bene qualche anno.

“Se gli va bene, in che senso?”, nel senso fino a quando non incontra una persona particolarmente sofferente o una persona con un problema che risuona con lei/lui. Allora a quel punto questi improvvisati cambiano lavoro o iniziano percorsi più approfonditi.

Questa faccenda vale anche per chi ha condotto lo studio, infatti la domanda vera di fondo è: “Ok se aiuto una persona che soffre io mi sento meglio, soprattutto se ho già affrontato quello stress prima, ma per quanto tempo?”.

Il bicchiere d’acqua

Se mi segui mi avrai sentito raccontare la storiella “del bicchiere d’acqua” centinaia di volte, te la risparmio e vado subito al dunque: non conta se una cosa ti piace adesso, conta se riuscirai a resistere nel tempo.

A tutti piace l’idea di fare una certa cosa, mettiamo sciare o nuotare, un’altra cosa è farlo per mestiere. Ogni giorno sciare per ore, nuotare per ore, è tutt’altra esperienza di una discesa con gli amici o di una nuotata in piena estate.

Aiutare un tuo amico dandogli qualche consiglio può essere rinfrancane, ma farlo intenzionalmente con tutti i tuoi amici e sempre ti assicuro che è deleterio. Non fa male solo al tuo amico, al quale stai comunicando che non è capace di gestirsi le emozioni da solo ma fa male anche a te.

Infatti quel lato negativo della faccenda, che è presente in ogni azione umana, può diventare pericoloso perché potremmo confondere quella sofferenza con il fatto che non andiamo d’accordo con il nostro amico. O potrebbe pensarlo lui, anche per questo noi psicologi non prendiamo conoscenti in terapia.

Insomma il tizzone incandescente brucia solo se lo tieni troppo in mano, se gli dai il tempo di trasmettere il calore. Se fai “toccata e fuga” non succede niente, ma a furia di farlo potresti illuderti di essere diventato immune al calore, ma basta trattenerlo per qualche istante in più tra le mani per capire che non è così!

Guarda il video per approfondire (e scarica il Qde dalla nostra Newsletter):

A presto
Genna