Non è la prima volta che su PsiNel parliamo della forza del gioco, ce ne siamo occupati parlando di gammification cioè di come possiamo usare il gioco per migliorare l’apprendimento e anche come “stato mentale”.

Ma mai prima d’ora avevamo associato la psicologia del gioco alla neuro plasticità, infatti sembra proprio che il promotore essenziale di questa peculiarità del sistema nervoso sia proprio il gioco. La cosa straordinaria è che funziona ad ogni età… buon ascolto:

Il Flusso

Riascoltando la puntata la prima cosa che mi sembra mancare è il concetto di “flow” o “stato di flusso”. Che come abbiamo visto moltissime volte è uno stato particolare che ha effetti benefici sul corpo e sulla mente. Ebbene quel bilanciamento tra sistemi descritto mi ricorda proprio il bilanciamento del Flow.

Il flow è uno stato di bilanciamento tra “sfida e abilità” di chi svolge quella certa attività. La sfida non deve essere troppo elevata rispetto alle abilità che mettiamo in campo, ma non deve essere neanche troppo bassa, deve essere nel giusto equilibrio.

Equilibrio che creiamo attraverso la competenza che sviluppiamo mentre pratichiamo quella certa azione. Tutto questo ricorda un po’ il dettame che hai ascoltato: affinché il gioco possa “aprire la mente” è fondamentale che la posta in gioco sia bassa.

Una delle caratteristiche del flow è che la posta in gioco non ci sia proprio o meglio, che l’attività in se sia “autotelica” cioè che sia fatta per il puro gusto di farla e non per raggiungere un qualche risultato. Cosa identica all’attività di gioco.

E se ci pensiamo bene, ogni attività che ci conduce nel flow può essere vista “come un gioco” anche se non è un vero e proprio gioco. Infatti anche gli atleti in competizioni molto importanti sono in grado di entrare in questo stato, e questa è una differenza di non poco conto.

La simulazione

Come abbiamo visto fin troppe volte la nostra mente è una sorta di simulatore, una macchina che fa continuamente previsioni su ciò che sta per accadere. Lo fa perché in questo modo può cercare di massimizzare la propria sopravvivenza, niente di strano e/o anomalo.

Se ci fermiamo a penare ad una qualsiasi attività ludica che fanno cuccioli di ogni specie (compresa la nostra) è evidente che il loro comportamento è una simulazione. Una sorta di palestra, qualcosa a cui si stanno allenando: dai bambini che giocano a fare i cuochi o gli operai ai gatti che si fanno gli agguati.

Cosa significa diventare bravi in questa simulazione? Significa diventare capaci di prevedere, nel modo migliore possibile, le azioni da compiere. Tale previsione diventa via via più accurata perché la nostra mente è una abilissima analista di “pattern”, cioè di schemi ripetuti nel tempo.

Diventi più bravo del tuo amico quando ti accorgi che fa sempre una stessa mossa e anticipandola riesci a rubargli la palla. Diventi più bravo in un gioco da tavola quando puoi prefigurare le mosse dei tuoi avversari (es: il Risiko) e agendo di strategia lo anticipi.

Diventi più bravo in un videogame perché a furia di giocarci capisci come muoverti nel modo più efficace ed impari i movimenti dei tuoi avversari in base ai livelli nei quali stai avanzando. Potrei continuare con qualsiasi altra attività umana, diventi più bravo quanto diventi più bravo a simulare e prevedere.

Risposte rigide e flessibili

Come abbiamo visto qui e anche su “Facci Caso” una volta che abbiamo acquisito schemi che ci sembrano sufficientemente buoni per prevedere ciò che ci circonda, tendiamo spesso a sederci sugli allori. In pratica continuiamo ad usare quella strategia perché in passato ha funzionato un po’ di volte.

Nel mio libro ho parlato esplicitamente di questa situazione nella quale tutti rientriamo prima o poi. Tutti prima o poi pensiamo di “aver capito abbastanza” di una certa faccenda da consentirci di non dover più apprendere nuove risposte a specifiche situazioni.

Questa situazione crea sicurezza personale da un lato e rigidità dall’altro. Sicurezza perché ci sentiamo sereni perché pensiamo di conoscere ogni eventuale risposta da dare, rigidi perché se per caso qualcosa ci costringe a cambiare reazione facciamo molta fatica.

La risposta a questo meccanismo è quasi sempre la consapevolezza. E’ la consapevolezza che ti costringe ad usare una mente da principiante e quindi ad osservare i tuoi schemi, in poche parole la meditazione. Tuttavia da sola la meditazione non basta è necessario anche apprendere nuovi modi di risopondere.

Apprendere nuovi schemi uscendo da quelli vecchi. Sembra che la natura si sia accorta di tale meccanismo ed abbia inventato il “gioco”, come modalità per ampliare le nostre riposte che, in un contesto dove la posta in gioco è bassa diventano più flessibili.

Emotività

Cosa fa la posta in gioco bassa? Ci consente di liberarci dalla emotività “eccessiva” che spesso conduce ad una rigidità nelle risposte. Facciamo un esempio molto concreto, immagina di essere davvero di fretta e di dover entrare in un edificio per svolgere alcune faccende entro pochi minuti.

Ti avvicini trafelato alla porta di entrata, suoni il citofono e provi ad aprire. Tuttavia quella maniglia è particolare, invece di funzionare con il 99% delle maniglie funziona al contrario: se vuoi aprire devi sollevarla invece di abbassarla.

Più sarai di fretta e più quella maniglia potrebbe diventare un incubo, non solo, ti arrabbierai o ti rattristerai molto velocemente scoprendo di non riuscire ad aprire. E se la situazione fosse particolare potresti addirittura abbandonare il tuo proposito iniziale senza mai scoprire come si apre quella porta.

Ora immagina invece di avere tutto il tempo del mondo e che, ciò che stai per andare a fare in quel luogo non è poi così importante. Come la vivi la maniglia strana? In modo completamente diverso, pensa poi se invece di essere un semplice appuntamento fosse un gioco, una sorta di caccia al tesoro.

Ecco, se fosse un gioco, con una posta bassa in palio, sicuramente la risposta sarebbe ancora diversa, ti divertiresti nello scoprire che quella maniglia si apre al contrario. Non solo, se durante il gioco trovassi altre maniglie simili probabilmente capiresti subito che si aprono in modo “non convenzionale”.

La reazione e le conseguenze

Come sappiamo dagli studi di Seligman sull’impotenza appresa se continui a non riuscire ad aprire quella porta non solo abbandoni ma ad un certo punto potresti diventare maggiormente incline ad abbandonare sfide simili in futuro.

Quindi, la prossima volta che ti trovi di fronte ad una porta che non si apre, invece di fare tesoro di ciò che hai vissuto (magari prendendotela con maggiore calma) potresti abbandonare ancora prima di provare. Questo è il fenomeno della impotenza (o incapacità) appresa.

Al contrario, nel nostro secondo caso: quando sei tranquillo ed hai il tempo di sperimentare, è possibile che tu possa aver imparato che alcune porte si aprono in quel modo ma solo se sei stato colpito da quel meccanismo o se ne sei diventato particolarmente consapevole.

Nel secondo caso infatti, il fatto di avere molto tempo, può condurre una persona a “smancciare fino a quando non ci riesce”. Ma se la questione non è davvero importante e se c’è poca consapevolezza è possibile che anche in questo caso ci sia poco apprendimento per il futuro.

Al contrario, se stai giocando, se trovi diverse porte nel gioco fatte in questo modo creerai subito una regola che dice: “se voglio vincere la caccia al tesoro devo ricordarmi che alcune porte si aprono in modo particolare” ed è in questo terzo caso che stai davvero ampliando i tuoi schemi mentali.

Ecco il Video di Huberman da cui ho tratto la puntata di oggi:

Gioco, sicurezza e esplorazione

Se sei riuscito a vedere o ascoltare la puntata di Huberman avrai sicuramente sentito ancora una volta le scoperte di Jaak Panksepp , di cui ci siamo occupati anche noi in passato, tuttavia ho deciso di metterle qui in fondo al post perché ci sono ancora molte cose che devo approfondire.

Panksepp ha scoperto una serie di circuiti neurali che tutti gli animali e in particolare i mammiferi possiedono. Ultimamente la sua ipotesi su tali circuiti ed il collegamento con le emozioni è stato messo in discussione dalla Lisa Feldman Barret.

Ma tutto sommato alcuni di questi circuiti ed il loro funzionamento è inconfutabile anche a livello di esperienza personale: tutti sappiamo che durante un momento di pericolo l’ultima cosa che ci viene in mente è giocare (a meno che non sia usata come difesa psicologica) o ancor meno esplorare.

Sensazione di sicurezza, istinto di esplorazione e gioco sembrano legati tra di loro. Siccome sia in fisiologia e ancora di più in psicologia, spesso le cose sono “circolari” ecco che agendo su una di queste 3 variabili possiamo influenzare tutte le altre.

Se ci sentiamo sicuri possiamo giocare ed esplorare. Se stiamo esplorando ci viene più facile giocare e, cosa che interessa a noi oggi: se giochiamo accediamo sia ai circuiti della esplorazione che a quelli della sicurezza.

Esploreremo con gioco e sicurezza l’interazione tra questi fattori nel nostro QDE quaderno degli esercizi.

A presto
Genna