
Scommetto che hai sentito dire mille volte che: tendiamo a sopravvalutare cosa riusciamo a fare nel breve periodo e tendiamo a sottovalutare cosa potremmo fare nel lungo periodo. Ecco sembra una massima da biscotto della fortuna ma in realtà nasconde alcuni meccanismi psicologici profondi che oggi esploreremo insieme. Conoscere queste dinamiche della nostra percezione può avere effetti molto potenti su come prendiamo le nostre decisioni, su come gestire le nostre risorse e molto molto altro ancora…
La doppia dinamica
La dinamica biforcuta del nostro tema quotidiano è la cosa più complessa da tenere a mente e riconoscere: se da un lato è vero che tendiamo a mollare prima di vedere i risultati dall’altro lato abbiamo un bias dei costi sommersi. Cioè tendiamo a non mollare progetti fallimentari proprio perché ci abbiamo investito del tempo. Ora tale dinamica ha senso quasi sempre, ed è spesso poco chiaro quanto sia necessario, nella nostra vita psico-biologica, cercare quell’omeostasi, quell’equilibrio sano. E’ chiaro che persistere fino allo sfinimento è assurdo, così come è chiaro che mollare le lezioni di chitarra dopo 2 mesi non darà grossi risultati.
Ma in generale esistono alcune cose, che riguardano la nostra preparazione, il nostro allenamento, il nostro equilibrio, sulle quali non è quasi mai sbagliato investire tempo e a volte denaro (anche se spesso sono la stessa cosa). Non sto parlando solo di quelle cose che tutti sappiamo che ci fanno bene: allenarci, mangiare bene, meditare ecc. Ma sto parlando del coltivare alcune nostre risorse personali che spesso diamo per scontate perché pensiamo siano frutto di doti innate: se non riesco a gestire le mie emozioni è perché sono fatto così, se non riesco a portare avanti i progetti è perché sono fatto cosà.
Ora è vero che in alcune circostanze possiamo fare più fatica, l’esempio oggi più rilevante riguarda le neurodivergenze, sappiamo che l’ADHD ci crea parecchie difficoltà nella gestione degli impegni, nella procrastinazione, nel vivere di entusiasmi passeggeri. E’ tutto vero, ma sappiamo anche che con un lavoro fatto su se stessi, accompagnato da un professionista, con una buona psicoeducazione si possono fare grandi miglioramenti. Questo non significa che le problematiche svaniscano nel nulla, che di colpo si diventi neurotipici (chi ne soffre lo sa bene) ma significa che possiamo sempre fare qualche passo in più.
Questi passi in più non riguardano il diventare iper produttivi come ci vuole la società moderna, ma riguarda il trovare serenità e pace nella propria vita. E a volte tale condizione passa dal costruire abilità personali, abilità che già abbiamo ma che tendiamo a dare per scontate o pensiamo essere variabili fisse del nostro comportamento. Ed invece, le cose sono molto diverse, noi cambiamo, cambiamo sempre senza neanche accorgercene, il cambiamento è l’unica variabile stabile della realtà che ci circonda. Lo so che questi discorsi suonano come “motivazionali” ma ti assicuro il mio intento non è motivarti ma farti osservare come funzioni.
La consapevolezza sta alla base del nostro modo di scegliere se eventualmente ottimizzare oppure no. Se sai di avere poca benzina nel serbatoio potrai scegliere a che velocità proseguire per non sprecarla tutta. Se al contrario pensi di avere carburante infinito rischi grosso, ecco con le nostre intenzioni e motivazioni succede qualcosa del genere: quando siamo presi dall’entusiasmo iniziale tendiamo a dimenticare quanta energia stiamo utilizzando, ci comportiamo come una specie di razzo lanciato oltre l’atmosfera, se usa tutto il suo carburante per farcela, non riuscirà a tornare indietro.
La motivazione tossica
In questi ultimi tempi si parla tanto di motivazione tossica, cioè della tendenza a doverci motivare continuamente, a dover performare, a vedere gli stress della vita come se dipendessero solo da noi, a concentrarci solo sul crescere e migliorare. Quando mi metto a parlare del fatto che il cervello è pigro, che la gente sottovaluta quello che potrebbe fare impegnandosi, di mindset di crescita, alcuni mi additano come uno dei sostenitori di questa motivazione tossica. Ma purtroppo il fatto che tendiamo a ricercare scorciatoie è un assodato dalla ricerca, non significa che tu sia pigro o che se non riesci è perché non ti impegni abbastanza…
Ma significa che il nostro modo di percepire gli sforzi, i disagi che a volte sono necessari per migliorare è spinto al risparmio. Ci sono prove inconfutabili del fatto che sono proprio le persone che riescono ad abbracciare questo disagio che riescono a migliorare. Sono quelli, come abbiamo visto nell’episodio sulla sicurezza psicologica, che fanno domande scomode, che non hanno paura di dire al prossimo che si sono impegnate. Vedi se da un lato ci sono una manciata di esaltati che dicono che per motivarti devi svegliarti alle 4 del mattino e fare tutto perfettamente dall’altro lato c’è un sacco di gente che crede che la vita debba essere tutta piacevole e senza alcun disagio.
Come sempre la verità sta nel mezzo, non è vero che tutto dipende da te e non è vero che l’impegno duro e crudo sia l’unica via per vivere una vita appagante. Dall’altro lato non è neanche vero che tu non ci possa fare nulla, che tu non abbia la responsabilità di prendere in mano le cose che puoi gestire e cercare di migliorarle per quanto possibile. Senza entrare in discorsi esageratamente filosofici o sociologici lascia che ti dica come la vedo in modo molto semplice: tutti noi nasciamo con alcune carte, non le abbiamo tutte in mano, ma possiamo scegliere se lasciare che tutto dipenda da quella mano o pensare ad un modo per utilizzarle nel modo migliore possibile.
Come ti ho detti molte volte la nostra umanità si fonda su quel piccolo pezzetto di scelta che abbiamo, che non è così grande e sono d’accordo ma è sempre qualcosa che possiamo fare. E c’è un altro aspetto interessante di questo discorso: guarda caso quando ti occupi di qualcosa che per te è importante, profondi in esso impegno e amore, di certo rischi di finire nel lato del bias dei costi sommersi, ma è anche uno dei modi per sentirsi soddisfatti di ciò che abbiamo fatto. E poco conta se quella cosa avrà avuto successo o meno, la cosa che da significato è la sensazione di aver profuso impegno e dedizione in ciò che ci stava a cuore.
Il problema di parlare di motivazione tossica è di gettare via il bambino con l’acqua sporca. In altre parole di finire dal lato di chi pensa che tutto sia già scritto, che tanto è inutile cercare di migliorare qualsiasi parte della propria vita e non mi riferisco al lavoro o alla salute (anche se sono importanti) ma mi riferisco a qualsiasi cosa. Che sia il rapporto con il tuo partner, con i tuoi figli, con i tuoi amici, con te stesso o te stessa. Insomma ogni volta che si parla di rimboccarsi le maniche il cervello cerca subito una qualsiasi scusa per smontare questa roba… ma in fondo lo sappiamo tutti al di là dei nostri obiettivi e valori personali.
La fallacia del talento
Se mi segui lo sai, per me esiste una specie di stigma che mi ha colpito da vicino. Come mi auguro tu abbia ascoltato in questo episodio sulla mia personale Odissea all’università , sono stato per gran parte della mia vita visto (giustamente) come una capra pigra ed ignorante. Nelle scuole dell’obbligo sono andato malissimo e mi sono salvato all’ultimo istante, così approdato a Psicologia mi sono detto: “sai che c’è, devi lavorare sodo, sei qui per questo” e così mi sono messo a studiare seriamente. Non sapevo come fare ma alla fine l’ho fatto… ascolta l’episodio per sapere come.
Il problema è che di colpo mi sono trovato additato, per fortuna da poche persone, come una specie di secchione. “Ehi ragazzi ma siete sicuri? Io sono Genna la capra ignorante che non ama studiare”, volevo urlare ma sarebbe stato inutile. Il problema nasceva tutto da una cosa che mi ha letteralmente salvato, le aule studio. Dato che la gente era nella casa dello studente per fare quello, queste aule si riempivano di persone motivate, che invece di starsene chiuse in camera preferivano avere accanto altre persone. Per me è stata una vera magia e mi ha aiutato tantissimo.
Ed è proprio perché passavo tutto il giorno in aula studio che qualcuno mi ha detto: “ci credo che prendi 30, passi tutto il giorno a studiare”. Vedi il punto è che la persona che mi diceva queste cose studiava in camera, lontano dagli occhi di tutti, si vantava addirittura di leggere i libri una sola volta, di non fare schemi e riassunti, insomma un piccolo genio. Peccato che prendesse sempre voti inferiori ai miei… ma il motivo era semplice: “io ero sempre in aula studio”. Ora, dato che metà della mia vita sono stato una capra, capisco benissimo il suo ragionamento ma alla luce della mia amata psicologia so che è un inganno percettivo.
Non ci piace vedere gli sforzi ci piace osservare i risultati. Non ci piace vedere un chitarrista che passa ore e ore a ripetere le stesse scale e frasi musicali, magari in modo impacciato. Ci piace vedere un virtuoso che durante i suoi assoli sembra poter contemporaneamente fare altro, le dita che volano sulla tastiera come se fosse facile. Ed è questo l’inganno, il come se fosse facile! Chi è davvero figo non ha bisogno di impegnarsi, ed è proprio questa la trappola principale della fallacia del talento. Non significa che il talento non esista ma significa che tendiamo ad evitare di osservare il disagio perché non ci piace…
Questo genera una sorta di vergogna dell’impegno, perché se sei davvero intelligente non hai bisogno di studiare così tanto. Se sei davvero portato non dovrai passare ore e ore a fare le scale. Se sei un genio non dovrai neanche studiare per ottenere ciò che vuoi nella vita. Giusto? No cavolo, non è giusto per niente! Vediamo cosa ne pensi…
A presto
Genna



