
L’ASMR (Autonomus Sensory Meridian Response) è una sorta di paradosso moderno, in grado però di mostrarci come funziona davvero il processo di scoperta e ricerca nel campo della conoscenza. Siamo infatti abituati a pensare che le diverse conoscenze ci arrivino dall’alto, come se esistesse un laboratorio in cui vengono testate e poi rilasciate al pubblico. La verità è più complessa di così e a volte può fare giri davvero strani. Per questo nell’episodio parto da una mia piccola intervista del 2014… nella quale non colgo assolutamente il valore empirico della faccenda. Buon ascolto…
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La mia intervista

(In questa immagine c’è un pezzo dell’intervista citata… mi accorgo solo ora che era già stata travisata)
Sono in vacanza al mare con mia moglie, ad un tratto arriva una telefonata: “Salve, sono una giornalista della famosa testata “bla bla bla” e vorremmo chiederle cosa ne pensa dell’ASMR”. La chiamata non era improvvisata, mi avevano avvisato qualche giorno prima e come mio solito, ho fatto un po’ di ricerca ed ho scoperto che, si trattava di una semplice moda. Qualcuno sul web aveva iniziato ad ascoltare questi audio particolari e a raccontare la propria esperienza di rilassamento. Da esperto di ipnosi e meditazione avevo semplicemente detto che, con tutta probabilità si trattava di una moda che aveva ben pochi collegamenti con la psicologia e non sembravano esserci studi a supporto.
Insomma avevo stroncato una cosa che, qualche anno dopo sarebbe diventata famosissima. Infatti non so se lo sai ma i canali che fanno questi video (e audio) hanno milioni di iscritti. Ok, è importante ricordare che moda non significa scienza, una cosa può essere utilizzata da tutti senza alcuna conferma scientifica, e a volte, quando viene confutata, continua comunque ad essere utilizzata. Gli esempi sarebbero fin troppi, ma il punto è un altro: come hai sentito dalla puntata di oggi, ad un certo punto i miei colleghi hanno iniziato realmente ad interessarsi al fenomeno.
La cosa davvero interessante è che il fenomeno descritto sembri avere una sorta di impronta neurale, cioè una sorta di attivazione tipica nel cervello. Così come oggi un esperto potrebbe capire se sei in trance ipnotica oppure se sei presente, perché si attivano circuiti simili ma diversi, pare che si possa fare la stessa cosa con lo stato generato dalla ASMR. Anche se in realtà le sovapposizioni sono ancora così grandi che probabilmente servirebbe un algoritmo per fare le giuste discriminazioni. Tuttavia il fatto che abbia la sua “impronta” e che, sembri incidere sull’attivita della famosa Rete di default (la DMN), ecco che la cosa ha attirato l’attenzione della ricerca.
Lascia che ti dica che questo andamento non è nuovo, nel campo della clinica succede più spesso di quanto non si creda. E non sto parlando solo della clinica in psicologia e psichiatria, che come puoi immaginare è molto meno chiara di quella di altre discipline legate alla salute. La storia ci ha abituati al medico o allo studioso che, facendo ricerca si imbatte in una strana ipotesi, poi la mette sotto il vaglio della ricerca e sforna l’ultimo ritrovato. Ma le cose sono più complesse di così, ed è normale che storicamente fossero solo alcune persone ad avere accesso a determinate conoscenze.
Ma la storia ci racconta anche di persone che lavorano in altri ambiti e che si inventano rimedi caserecci, che poi, una volta vagliati risultano essere efficaci. E non mi riferisco all’enorme bacino di conoscenze tradizionali, anche lì la questione è particolarmente arzigogolata, ma intendo anche cose molto più semplici, come il lavarsi le mani. Il famoso medico dannato che lo ha scoperto lo ha fatto quasi al di fuori del proprio ambito, certo era un sanitario ed aveva un punto di vista privilegiato ma esistono anche casi di non specialisti che hanno risolto e scoperto cose importanti.
Questo tema è per me troppo importante
Se fossi un abile narratore (o un bravo copywriter) lascerei questa parte per la fine del post, ma secondo me è più importante dello spiegarti con altre parole ciò che ti ho già detto nell’episodio (se non l’hai ancora fatto, ascoltalo!). Vedi, ciò che ti ho appena raccontato su come le conoscenze vengano scoperte e studiate, non significa che tutto sia valido, che ogni intuizione sia valida, ma significa che tutti possiamo avere intuizioni interessanti. E allo stesso tempo, significa che per verificarle sia necessario metterle al vaglio della ricerca sperimentale. Questo vale anche se l’ipotesi che abbiamo formulato sembra auto evidente, il che vale sia se sembra non aver bisogno di prove e sia che possa essere così banale da non aver bisogno di alcuna conferma.
Nel campo della psicologia è successo e succede ogni giorno negli ambulatori e negli studi privati. Dove il professionista si trova faccia a faccia con la persona, la quale anche se sembra avere un profilo riconoscibile è sempre diversa. Questo è il miracolo della vita, noi siamo estremamente uguali ma allo stesso tempo così unici, ed è uno dei problemi principali di tutta la medicina. La quale, proprio grazie all’IA diventerà sempre più personalizzata. Ecco quando però sei davanti ad una persona che soffre e, le cose che conosci non funzionano, inizi ad improvvisare e a volte, da quell’improvvisazione emergono cose davvero portentose. Come nuovi metodi di terapia mai visti in precedenza.
Ovviamente queste improvvisazioni sono competenti, sono informate e sono fatte da clinici esperti. Magari non esperti proprio in quel campo ma esperti comunque nella cura. Può capitare che qualcuno scopra qualcosa senza saperne niente ma è più facile che accada negli studi. Quindi è del tutto normale che le innovazioni avvengano nelle officine, succede praticamente per ogni pratica, ti basta pensare solo al mito del garage da cui sono partite tutte le aziende tech. Poi però, quando riguardano qualcosa di rilevante per il pubblico (come per la salute) ecco che devono essere vagliate prima di poter essere per così dire, insegnate come buone pratiche anche ad altri professionisti.
Il paradosso dell’ASMR da cui siamo partiti non nasce dal fatto che arrivi dal basso ma nasce dal fatto che non arrivi da clinici ma da “esperienze personali sul web”. Il che, ti assicuro non è così semplice, perché la suggestione su queste faccende è gigantesca e potrei parlarti per ore di cose che, sembravano essere super rivelazioni in psicologia e poi sono state semplicemente viste come mode passeggere. Non tutto ciò che non è provato dalla ricerca è una cavolata ma questo non significa che ogni strumento sia utile solo perché ci sembra utile. Tuttavia non è il caso dell’ASMR che sembra avere una forte utilità, soprattutto in quelle persone che le ricerche definiscono “responder”, cioè che rispondono bene a quel trattamento.
Sarei curioso di capire se i responder possano o meno avere una alta suggestionabilità, se vi siano concordanze con gli stati diversi misurati durante i vari tipi di meditazione ecc. Insomma avrei una valanga di domande e anche di ipotesi, ad esempio mi pare di aver intuito che esiste una sorta di simulazione incarnata (Vedi V. Gallesi) mentre si ascoltano quei suoni. Non ascoltiamo soltanto ma abbiamo risposte fisiche, come se fossimo toccati dice lo studio, che è poi quello che afferma Gallesi nei suoi studi, mentre osservi un artefatto non lo stai solo guardando ma stai anche simulando come possa funzionare e come possa essere stato costruito. E non intendo in senso solo tecnico ma in senso pratico, come si è mosso il corpo di chi lo ha fatto? Lo capisci dal tuo corpo, meraviglia!
Il transfer delle abilità e l’evitamento
Come abbiamo visto tante volte, il problema delle pratiche è quando vengono usate per evitare le emozioni spiacevoli dentro di noi. Quando iniziamo ad usare qualsiasi cosa per non sentire le nostre emozioni, dalle sostanze alle serie tv, ecco che i rimedi iniziano a diventare complici dei problemi. Su psinel risolviamo questa situazione immaginando le cose in questo modo: utilizza l’auto aiuto, in qualsiasi sua forma, come un allenamento e non come un rimedio! Medita come allenamento non per smetterla di avere brutti pensieri, anche perchè appena inizi i pensieri aumentano. Questo non significa che non possa farti bene quando sei giù, ma significa che è decisamente più sicuro farlo prima come allenamento e poi eventualmente, come rimedio.
Ora portiamo tutto ciò sull’AMSR, la quale non promette di certo di curare ma stanno comunque iniziando a fare alcune ipotesi di questo genere. Ecco, per ora, come ti raccontavo nella puntata non sembra esserci transfer di abilità, cioè non è che più fai ASMR e più impari a rilassarti, si impari a farlo mentre ascolti e vedi i contenuti ma non autonomamente. Questo dato non serve per dire: “non fare quelle cose perché non servono a niente” ma per sottolineare un aspetto che forse, un giorno capiremo meglio e riusciremo meglio anche a sfruttare. Non so, mi viene in mente che, attraverso pratiche di consapevolezza informali si possa riprodurre qualcosa del genere.
Esistono pratiche di consapvolezza semplici come lo strofinare delicatamente indice e pollice focalizzandoci sulle sensazioni. Oppure rivolgendo il nostro sguardo ai colori, alle forme intorno a noi. Oppure concentrandoci su certi suoni di cui un attimo prima non eravamo consapevoli. Tutte queste aperture sensoriali, tipiche delle pratiche informali della meditazione, potrebbero forse diventare un modo per “far tesoro di queste esperienze”. Quindi di creare transfert anche con l’ASMR. Ora è chiaro che in quelle persone che provano piacere nel farlo esista un beneficio, magari anche solo temporaneo e che questo possa avere nel tempo un effetto positivo cumulativo.
Per fortuna non solo le cose brutte cumulate ci fanno male, come ad esempio un piccolo stress quotidiano che nel tempo ci ferisce in profondità (la famosa goccia che scava la roccia) ma succede anche in positivo. Avere ripetute esperienze positive, magari volontarie, magari non rivolte alla fuga (il problema dell’evitamento) può farci bene, molto bene nel lungo andare. Ora non posso nascondere che io sia fan delle pratiche con un transfert diretto delle abilità, le quali implicano quasi sempre uno sfrozo di implementazione. Ma non lo sono da sempre, prima ero un appassionato anche dell’aspetto più edonico e sensoriale delle pratiche.
Chi mi segue da molti anni sa che il mio primo vero libro non è stato “Facci Caso” ma è stato un testo dedicato al rilassamento e alla meditazione. Testo che non ho più promosso dato che non sono riuscito ad aggiornarlo con la mia formazione. E’ stato pubblicato nel 2008 e da quel giorno ne sono cambiate di cose. L’anno dopo scopro ed inizio a praticare la mindfulness, ho chiesto di poterlo aggiornare ma la casa editrice era in una tormenta editoriale. Così l’ho lasciato lì in una sorta di versione di me 1.0. Ti racconto questo per dirti che non demonizzo le pratiche più passive come i rilassamenti guidati (ci ho scritto un libro) ma negli anni mi sono sposato più verso pratiche con un “dividendo più alto”.
Un “dividendo” più alto
Tutto ciò che ti allena, che ti procura esperienza si trasforma in qualcosa di utile per la via. Attenzione, non ti sto invitando a cercare di essere sempre produttivo e performante, ma a seguire un pizzico di quella famosa regola dell’80/20. Noi cerchiamo sempre di capire dove allocare le nostre risorse per non perdere tempo, facciamo un’analogia sul fisico. Ammettiamo che tu sia parecchio fuori forma ed abbia parecchi soldi da parte. Potresti scegliere 2 strade: la prima è quella che potremmo vedere come la via dello sforzo, ti iscrivi in palestra, cerchi un personal trainer, poi un nutrizionista e ti fai seguire. La seconda è quella della comodità tecnologica: ti fai fare una liposuzione, trovi il medico compiacente che ti da i peptidi (le famose punturine che fanno dimagrire).
Immaginiamo che entrambe le vie ti portino lo stesso identico risultato (anche se ovviamente non è così). In realtà, a parità di tempo sarà sempre la prima via a pagare di più e non è una questione etica, perché “devi sforzarti” ma perché è la via del processo. Quella via che ti insegna, mentre, mi sembra abbastanza evidente che la seconda non ti insegni un bel niente, se non che con il giusto numero di soldi puoi restare in forma. Ora, la verità è che la prima via non solo è migliore per quanto già detto ma è anche migliore per motivi di salute. Tuttavia non voglio insistere troppo perché sì, la tua forma fisica non è determinata solo dalla tua forza di volontà ma da altre 1000 variabili, spesso al di fuori del tuo controllo.
Ad oggi l’ASMR assomiglia di più alla seconda via che non alla prima. Per imparare a rilassarti o restare centrato devi passare settimane e a volte mesi a praticare, è molto più simile alla prima via, ed infatti si imparano un sacco di cose durante il percorso. Mentre, sdraiarsi o mettersi comodi, posizionare degli auricolari o delle casse e godersi la risposta autonomica, non è proprio la stessa cosa. Qualcuno potrebbe dire: sì ma c’è una differenza tipo fra farsi massaggiare e fare esercizio fisico. La prima è utile se non sostituisce la seconda. Ed avrebbe perfettamente ragione, infatti non voglio dirti che l’ASMR non serve a niente, ma solo di non confonderla con altre pratiche.
Già ogni giorno devo rispondere a domande del tipo: “scusi dottore, io amo guardare fuori dalla finestra tutti i giorni e perdermi nel verde davanti a casa, non ho bisogno di mediare, vero?” ecco, cose di questo tipo mi arrivano ogni giorno. C’è chi mi dice che pratica una forma artistica: “suono la chitarra, è come meditare, vero?” e c’è chi mi dice: “mentre nuoto sono totalmente presente, non ho bisogno di meditare”. Ecco come vedi, anche se sicuramente sono forme di allenamento, che magari possono anche fare bene, non sono la stessa cosa della meditazione. E come abbiamo visto di recente, non si tratta neanche di un rilassamento o di una forma di respirazione particolare.
E’ un vero esercizio della mente, per questo è faticoso. Il che non significa che debba essere una tortura, non significa che debba essere per forza difficile ma significa che implica necessariamente un impegno, spesso prolungato nel tempo, prima che dia dei risultati visibili. Ecco per me queste cose generano “dividenti” cioè qualcosa che ci portiamo dietro, qualcosa che ci fa guadagnare dalla pratica. Guadagnare cosa? Specifiche abilità che poi si trasferiscono ad altre aree della vita… infatti mentre la meditazione ha praticamente un transfer su qualsiasi cosa facciamo, l’ASMR, no…
Chissà, forse non sono stato poi così stupido ad affermare quelle cose tanti anni fa. Tuttavia, sono sempre pronto a ricredermi, perché sono convinto che la ricerca in questi ambiti, sia ancora in stati molto precosi.
Genna



