Ciao,

sai “usare il tuo sguardo”? Sei in grado di sostenere lo sguardo di un’altra persona?

Su Psinel si  parla di “sguardi” dal lontano 2009, si perché da che mondo è mondo gli occhi sono considerati una parte speciale del corpo, quella più esposta alla realtà esterna. E’ fra i sensi più utilizzati è per questo che “allenarsi” può dare grandi vantaggi psicologici…ascolta l’audio prima di fare l’esercizio…

 

Sei riuscito ad ascoltarlo? Molto diverso dal vecchio post dedicato alla “rieducazione dello sguardo”. Qui il focus non è semplicemente sulla capacità di sostenere lo sguardo altrui, ma sulla abilità di gestire tutta quella gamma di emozioni che si possono “trasmettere” attraverso lo sguardo.

Avendo soprattutto un focus rivolto al contatto che si crea attraverso i nostri occhi. Fisicamente un “contatto” è quando due materie si toccano. Questo “toccarsi” è il congiungere due confini solitamente provi “contatto” quando qualcuno ti tocca fisicamente, ma non solo.

Di fatti anche lo sguardo può dare una sensazione del tutto simile a quella del contatto fisico se non più intensa in determinate situazioni. Oggi è facile fare una metafora del genere sul contatto perché se in questo momento stai leggendo queste parole ciò è dovuto al “contatto” fra cose che non riesci a vedere…onde, frequenze ecc. che pur invisibili agli occhi, “entrano in contatto” fra di loro e permettono questa “connessione”.

No non è una metafora esagerata, anzi, perché le manca ancora un pezzettino, quello della reciproca influenzabilità. Così come i nostri computer stanno comunicando inviando e ricevendo dati l’uno con l’altro, allo stesso modo facciamo quando entriamo davvero in contatto con il prossimo.

Questo è ormai un concetto neuro-scientifico, legato a quei famosi neuroni specchio e alla simulazione incarnata. Cioè quel fenomeno per cui simuli mentalmente le azioni che vedi compiere dagli altri.

Come afferma Vittorio Gallese, quando guardi una persona dipingere stai simulando quelle azioni dentro di te. Ma non solo, anche quando guardi un’opera d’arte (o un qualsiasi artefatto) stai in un qualche modo simulando la sua costruzione.

E’ un sistema utile per apprendere le cose dai e attraverso i nostri occhi non solo ma soprattutto attraverso gli occhi!Il “contatto oculare” è particolare anche perché inostri occhi “non si possono fisicamente toccare”o sarebbe meglio non farlo.

Infatti se qualcosa ci “tocca gli occhi” lo sentiamo immediatamente, questo fa parte della sua anatomo-fisiologia, cioè di come è fatto e come funziona. Dovendo, per così dire, catturare fasci di fotoni, l’occhio deve essere ultra sensibile, anche in senso tattile.

E quando “organi del genere” entrano in contatto non è difficile che questo “si senta” con una certa intensità, che a volte può superare l’intensità di un reale contatto fisico. Ecco perché molta gente ha difficoltà nella gestione di questi scambi di sguardi che avvengono quotidianamente, che losi voglia o meno.

Tutto questo però non è solo legato ad una “abitudine da acquisire” è anche e soprattutto legato alle tue emozioni e alla tua psicologia. Infatti, anche se sei perfettamente in grado di sostenere lo sguardo altrui, questo non significa che sarai in grado di sostenere tutte e emozioni che si scatenano da questo incontro.

In altre parole non dipende solo da “come ti senti tu” ma anche da come si sente il tuo interlocutore. Questo aspetto dialogico è spesso sottovalutato nei corsi dove si rieduca “comportamentalmente” lo sguardo delle persone. Non c’è quindi solo il desensibilizzarti a guardare gli altri ma anche la gestione dello scambio emotivo.

In proposito tempo fa ho registrato un podcast dove ti parlavo proprio della “gestione emotiva sociale. Cioè di come gli altri entrino a far parte del processo di regolazione delle tue emozioni, anche se non lo sai consapevolmente! Strano vero?

Eppure succede tutti i giorni e non solo attraverso gli sguardi, ma attraverso tutti i canali di comunicazione. Anche il tono della mia voce nel podcast influenza il tuo umore, che tu lo sappia o meno. Spesso si pensa che la gestione delle emozioni sia una “gestione esclusiva di ciò che arriva da dentro di noi” ed invece spesso sono le cose che ci capitano ad attivare le emozioni.

Anzi nel campo della crescita personale questo inside-out è ormai un must. Cioè il credere di riuscire a diventare “come una roccia” che si basa solo su se stessa questo è di certo un pensiero potenziante ma poco realistico, infatti gli eventi che ci capitano ci influenzano, che noi lo vogliamo o meno.

Ciò che si può fare non è diventare immuni agli sguardi e alle emozioni altrui, ma invece diventarne consapevoli e fargli “s p a z i o” è la chiave per gestirle. Non puoi diventare come Dexter, quella anaffettività è in realtàuna psicopatologia.

No, non sto dicendo che siamo semplicemente e solo influenzati dagli altri, ma che questo accade e che dobbiamo tenerne conto. Anche quando ci prendiamo la responsabilità delle nostre azioni e diventiamo “protagonisti della nostra mente e delle nostre emozioni”. Il pensiero da dentro a fuori è ovviamente il migliore da tenere a mente…

…è come ti senti che influenza le tue azioni ma fingere di vivere in un mondo autonomo da“monadi” è irrealistico. Infatti guarda caso i problemi che la gente ha nella vita sono quasi sempre legati alle relazioni interpersonali. Ed è per questo che allenarti con il “contatto”oculare può addestrarti nella pratica più difficoltosa in psicologia, la gestione delle tue emozioni!

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A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.