Ciao,

abbiamo da poco visto quanto siano potenti lenostre convinzioni nel determinare se ciò cheaffrontiamo nella vita sarà una fonte di stresso una fonte di resilienza. Gli studi che da annici parlano del potere delle convinzioni sono dicerto quelli legati all’effetto placebo. È forsepossibile che anche la qualità del sonno possa essere influenzata dal placebo?

Non nel senso di dare una pillola contro la notainsonnia ma nel senso di fare credere ad alcunisoggetti di aver avuto un “buon sonno”. Questoè ciò che hanno fatto Christina Draganich e KristiErdal in un recentissimo studio del 2014. In praticale ricercatrici hanno arruolato 50 persone tutte sonostate sottoposte a diverse misurazioni fisiologiche(EEG, ECG, ecc.).

In realtà le misure erano finte, a 25 soggetti, lametà del campione, è stato detto che avevanotrascorso una buona nottata vista la percentualedi sonno REM calcolato dalle macchine, mentreall’altra metà è stato detto che avevano avuto unsonno di qualità inferiore alla media. Ebbenequesti soggetti sono stati tutti sottoposti adalcuni test matematici e di memoria…

…e chi ha ricevuto la notizia di aver dormito beneha nettamente superato (nei test) chi invece eraconvinto di aver dormito “peggio”. Ora si potrebbepensare che basti credere di aver dormito beneper avere migliori risultati nella quotidianità main realtà il primo gruppo ha ottenuto un risultato”medio nei test” mentre è stato il secondo adavere pessimi risultati…

…quindi più che parlare di effetto placebo delprimo gruppo dobbiamo parlare di “effetto nocebo”del secondo gruppo. Che cosa è l’effetto nocebo?L’esatto contrario del placebo, cioè quando lenostre convinzioni invece di farci bene cidanneggiano. Un campo di studi sempre piùimportante in medicina, visto gli enormi danniche è in grado di fare (danno iatrogeno).

Gli stessi autori in secondo esperimento hannomigliorato la procedura. Come prima cautela iricercatori stessi non sapevano a quale gruppoi soggetti erano assegnati. L’esperimento eraquasi identico con alcuni test in più ma adalcuni soggetti è stato chiesto prima di fareuna auto valutazione della qualità del lorosonno

…chi aveva fatto questa auto-valutazione nonmigliorava le proprie prestazioni anche se poii ricercatori cercavano di convincerlo che il suosonno era buono o cattivo. Viceversa i soggettia cui veniva attribuita una misura sulla qualitàdel sonno (senza la possibilità di valutarsi dasoli) avevano una forte correlazione fra questavalutazione e le loro performance.

In pratica, se i soggetti dovevano esplicitare laloro convinzione di base su come avevanodormito questa fungeva da “baseline reale”mentre se non facevano questo i ricercatori,attraverso l’esposizione di falsi dati, erano ingrado di influenzare le loro performance. E lacosa più sorprendente era che questi studentinon sapevano della correlazione sonno equalità dei test.

Infatti se mi segui da un po’ sai che esiste unacorrelazione fra qualità del sonno e diverse nostre performance mentali e fisiche. Mentreai soggetti questo non è stato spiegato (almenoda ciò che ho capito della ricerca:)) questo studiodimostra ancora una volta l’estrema importanzadella psicologia per la nostra salute ed il tuttopassa attraverso una buona comunicazione.

Pensa se tutti i medici fossero a conoscenzadi ricerche simili e sapessero utilizzare beneil loro linguaggio. Di certo gli informatorifarmaceutici che affollano le loro sale nonsarebbero troppo felici di questo, a meno chenon si utilizzi il placebo per far finta che alcunimedicinali funzionino davvero e purtroppopenso che questo venga già fatto:(

Quindi se per lo meno ci troviamo di fronte aduna questione quasi più politica ed economicache non di “benessere pubblico” che per lomeno i medici apprendano queste cose per evitare di attivare gli “effetti nocebo“. Nonsolo gli studiosi si stanno attrezzando per capirequali sono i metodi verbali e visivi per potercomunicare al meglio queste informazioni.

Dopotutto si tratta di questo, di saper dare legiuste informazioni o meglio “quelle buone” ecomunicare in modo diverso quelle “cattive”.Come vedi a volte è solo questo e di timing,cioè se ti dico prima di assumere qualsiasicosa che ti farà male molto probabilmenteci beccherò e lo stesso vale per le cose cheti fanno bene…

…per cui come accorgimento basterebbe chesi facesse un piccolo sforzo comunicativo perdire le cose belle prima e quelle brutte dopo.Ovviamente nei limiti del buon senso…e tu,alla luce di questi studi come pensi che sipossa migliorare questo “effetto placebo”ed evitare il “nocebo”?

Nel delirio di venerdì ti parlerò di questo spinosoproblema soprattutto nei confronti di questotipo di comunicazione dannosa negli spotsui medicinali. Se hai  qualche domanda nonesitare a farmela. Lascia un commento qui sottoe fammi sapere che cosa ne pensi.

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A PrestoGenna

Ps. Leggere i post di PsiNeL fa benissimo:)


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.