E’ raro ma capita, di tanto in tanto, in questi oltre 15 anni di divulgazione online qualcuno mi scrive: “Ma smettila sei come tutti i fuffa guru”. Non è piacevole ricevere commenti del genere, all’inizio mi irritavo parecchio poi ho capito una cosa: al netto dei soliti hater (persone che offendono senza alcuna reale motivazione) per qualcuno potrei apparire tranquillamente come un Fuffa Guru. Oggi voglio parlarti di questo ed era tempo che desideravo farlo e tra poco capirai anche perché… Buon ascolto:

I livelli della conoscenza

Prima di scrivere la puntata di oggi ho voluto presentarti accuratamente l’idea dei nostri “livelli di rappresentazione”, un episodio di qualche settimana fa. Nel quale ti racconto che esistono diversi livelli di rappresentazione della realtà. L’analogia più semplice è quella sulla tecnologia: in questo momento mi stai leggendo da un device, che usa un software per mostrarti queste parole. Tuttavia sappiamo che tali segni hanno un’architettura che non conosciamo così bene, lo stesso programma per generare queste lettere è spesso poco decifrabile da chi non mastica il codice. Poi abbiamo altri livelli software (sistema operativo, bios, ecc) e poi abbiamo tutta la parte hardwere.

C’è chi diventa molto bravo a smanettare con il software di primo livello (le interfacce) nonostante sappia poco degli altri livelli e viceversa. Anche uno appassionato di computer assemblati, che dunque adora la parte hardwere, potrebbe conoscere benissimo le componenti, conoscerne gli aspetti tecnici, saperli mettere insieme fisicamente… ma non saprebbe ricostruire un processore. Insomma esistono vari livelli, anche molto più sottili che spesso non prendiamo (e a volte non dobbiamo) prendere in considerazione. Dal punto di vista di chi conosce quei livelli che tendiamo ad omettere, possiamo essere “fuffa guru”.

Ad esempio posso fare un bel video dove spiego come funziona un certo software e qualcuno potrebbe dirmi che non ho considerato il sistema operativo, il tipo di macchina, il tipo di scheda, ecc. Non è solo una questione di illusione della conoscenza è qualcosa che può accadere anche se abbiamo contezza di qualcosa ma, per motivi di tempo o di semplificazione non la spieghiamo adeguatamente per un certo tipo di pubblico. Chi fa divulgazione come me lo sa bene, tuttavia ci sono persone che come me hanno il piede in diverse scarpe, io non faccio solo il divlugatore, io faccio anche e soprattutto lo psicologo.

Il che implica che quando parlo, spesso dall’altra parte ci sono colleghi e appassionati della materia che vorrebbero quel tipo di approfondimento. E nel caso non lo ricevessero potrebbero storcere il naso. Io sono il primo a fare qualcosa del genere, o per lo meno mi sono reso conto di farlo. Ti faccio un esempio, diversi anni fa un mio amico ha scritto un libro su un tema psicologico. Non è solo un amico è anche un collega. Mi ha anche regalato una copia del libro e mi ha chiesto di dargli un parere onesto, al che lì per lì gli ho detto di aver apprezzato molto lo stile e anche la scelta dei temi tuttavia…

…gli ho anche detto di aver omesso una delle teorie più forti e recenti su quel tema. In quel momento, diversi anni fa, è stato brutto non trovare ciò che mi aspettavo di trovare nel suo testo. Ma poi, negli anni, ho capito che il suo intento non era quello di spiegare ogni dettaglio di quell’ambito, ma di renderlo digeribile per il grande pubblico. Non so se mi spiego, in quel momento pensavo proprio che quel testo non fosse all’altezza di un collega così bravo e preparato. Ma poi ho capito, il suo pubblico ed il suo livello di rappresentazione era adeguato ai suoi obiettivi divulgativi.

L’identikit del fuffa guru

Diversi anni fa ho fatto una puntata, bella frizzantina che aveva proprio questo titolo: l’identikit del fuffa guru (e in quel caso mi pare fuffa coach). Ne è passata di acqua sotto i ponti ma diversi aspetti sono gli stessi, in particolare lo scopo per il quale si tende a volte a diventarlo: vendere qualcosa. Che si tratti di una consulenza, di prodotto, di un corso, di un libro o di qualsiasi altra cosa, lo scopo è la promozione. Questo però è un criterio troppo generico, perché in realtà possiamo dire che il mercato italiano del lavoro si divide essenzialmente in due: privato e pubblico.

Se sei nel pubblico non hai bisogno di promuovere e vendere alcunché (fino ad un certo punto chiaramente) mentre se sei nel privato le cose sono molto diverse. Nel mio campo e in generale nella salute, viene poco digerito dalle persone il fatto che si possa promuovere un’attività a pagamento, si ha costantemente l’idea che il benessere debba essere pubblico. E ragazzi, sono pienamente d’accordo, sono per un Sistema Sanitario Nazionale pienamente funzionante. Tuttavia come sappiamo le cose non stanno affatto in questo modo e non è una sorpresa trovare sempre più professionisti del settore che si promuovono online.

L’altro punto dell’identikit è quello legato al digitale. Non so se lo ricordi ma prima della pandemia dire di fare: consulenza, terapia, formazione online era quasi un tabù. Eppure ci siamo resi tutti quanti conto, nel bene o nel male, che diverse attività si possono svolgere a distanza. Che un corso di formazione digitale, quando ben progettato, possa dare una preparazione spesso molto simile a quelli in presenza (sempre ricordando che questa modalità è la migliore). Insomma tutto ciò che assomiglia al tema del marketing sa anche di fuffa gurismo.

Offerte, e-mail con titoli accattivanti, sono tutte cose che fanno alzare il sopracciglio e ci fanno dire: “Sta roba mi puzza”. Purtroppo è del tutto naturale che le cose stiano così, la gente viene costantemente martellata da pubblicità di come vivere per sempre, di come risolvere la depressione in 5 mosse, di come diventare sicuri di sé in una giornata. Insomma, la psicologia è ormai un mercato enorme che fa gola a moltissimi. Non tutti sanno che, tra i libri più venduti su amazon dal titolo “psicologia qualcosa”, sono veri e propri progetti di business.

Cioè qualcuno che ha fatto una ricerca di mercato, ha capito che i libri sul tale tema vendevano, ha preso ghost writer (o l’intelligenza artificiale) ed ha iniziato a sfornare vari testi su questo tema. Ci sono addirittura collante intere, vengo ogni giorno targhettizzato da cose del tipo: “Albert Ellis ha visto migliaia di pazienti… Jung conosceva il vero motivo di…” acquista la nostra collana di libri sulla psicologia segreta a soli 29 euri. Ecco quei libri sono la prova del fatto che il mercato è ghiotto, purtroppo oggi è sempre più facile produrre materiale fasullo, anche se sembra molto molto vero (e a volte lo è!).

Ignoranza e conoscenza

Certo che esistono i truffatori tuttavia non è detto che chi faccia campagne del genere lo sia. Una persona appassionata di editoria o un editore stesso, potrebbe puntare su quel mercato e farsi produrre collane di libri del genere. Dipende sempre a chi stiamo parlando… più o meno! La diluizione della conoscenza è sicuramente pericolosa, ma in alcune situazioni è fondamentale. So che questo è un dibattito gigantesco ma io tifo per una conoscenza condivisa, non credo nel fatto che debbano esistere sistemi chiusi di conoscenza, dove solo alcuni individui riescono a comprendere quel certo ambito… anche se spesso è così!

Si dice spesso che la legge non accetta l’ignoranza, cioè anche se tu non conosci una certa legge ne sei comunque soggetto (se vivi nel luogo dove vige). Lo stesso vale per la conoscenza del mondo che ci circonda. Facciamo un esempio molto attuale come quello legato alla intelligenza artificiale. Oggi siamo in molti a giocare con questi LLM ma in realtà a comprenderne il funzionamento (per davvero) non siamo in tanti. Tutti sappiamo che in questi giorni siamo ripartiti verso la Luna, tutti potremmo immaginare come funzioni un razzo ma saremmo davvero in pochi a descriverlo per davvero (io non saprei fare né la prima né la seconda cosa appena descritta).

Eppure ho una mia opinione sull’importanza delle scoperte spaziali, ho una mia opinione sulla intelligenza artificiale. Il punto vero è che, anche se a te non te ne frega niente di questi due ambiti, anche tu hai la tua opinione in merito. Anche se nessuno te l’ha mai chiesta, anche se tu stesso non ti sei mai posto queste domande. Il nostro cervello non può fare a meno di costruire una opinione su ciò che lo circonda. Lo abbiamo visto un sacco di volte, questa tendenza genera l’illusione della conoscenza, il famoso effetto Dunnig-Kruger (che a quanto pare è più una regressione verso la media) ma insomma è sempre la stessa cosa.

Quando a scuola ci danno una “cultura generale” è proprio questo a cui si punta: far si che le persone possano costruirsi in modo (più o meno) autonomo un proprio punto di vista, per allenare il famoso “pensiero critico”. Per questo sono ancora qui a rilanciare la mia vetusta (secondo gli standard di Psinel) idea dell’ora di psicologia. La psicologia, i meccanismi della mente, anche le ormai note neuroscienze andarebbero introdotte in ogni percorso di studi. Così come facciamo geografia e storia, così come studiamo la filosofia e la chimica, per conoscere meglio il mondo intorno a noi. Dovremmo anche approfondire il tema psicologico.

Dal mio punto di vista tale tentativo è sempre esistito. A partire dalla filosofia e arrivando alla letteratura. Quando ci fanno leggere certi romanzi non lo fanno solo per insegnarci l’Italiano o il contesto storico, lo fanno per farci entrare in dinamiche psicologiche. Le quali possono riguardare l’autore stesso o le tematiche che l’autore solleva tra le sue righe. Alla fine dell’800 i tedeschi hanno introdotto il tema di “romanzo di formazione”, il quale indicava un tipo di narrativa in cui si sottolineava proprio lo sviluppo personale, psicologico e sociale dei protagonisti.

Torniamo ai livelli

I livelli sono moltissimi, facciamo un rapido esempio: studiamo la felicità o il suo opposto la depressione. Per farlo possiamo scegliere tra tre marco livelli: quello biologico (la genetica, la fisiologia, le neuroscienze più strette), quello psicologico (i nostri meravigliosi meccanismi mentali) e quello sociale (come funziona la cultura, lo stato, l’ambiente intorno a noi). A loro volta questi livelli hanno ulteriori sotto livelli. Ci sono biologi che passano la vita a studiare un singolo meccanismo biologico, diventano super esperti in quell’ambito, se parli con loro resti a bocca aperta di quante cose ci sono “là fuori o là dentro”.

Quando parlo di neuroni qui su Psinel, agli occhi di un ricercatore che si occupa di quei meccanismi sono un fuffa guru. Sto riducendo troppo, creando troppe analogie, usando troppi connettori linguistici di causazione quando non ci sono ancora cause ed effetti chiari ecc. Quando parlo con un esperto dell’aspetto sociale, sono ancora un fuffa guru: non prendo in considerazione la storia, la cultura, gli effetti dello status socio economico ecc. Quando qualcuno mi parla delle sue teorie ingenue sulla psicologia (o di qualche strana ipotesi da libretto di crescita personale) con forza e convinzione, anche io penso che abbia una deriva da fuffa guru.

Insomma tutti possiamo essere il fuffa-guru di qualcun altro. E’ sicuramente qualcosa di difficile da evitare, ma sono convinto che un pizzico in più di cultura generale psicologica, si possa ridurre il gap tra le persone. Io l’ho visto accadere molte volte dalla mia veneranda età 😉 Ho conosciuto persone durante alcuni corsi dal vivo nei primi anni del 2000 che, seguendo il nostro lavoro hanno deciso di mettersi a studiare. A quel punto la maggior parte di questi, ogni volta che mi incontra mi dice qualcosa del genere: “pazzesco, ero convinto di aver capito tutto. Non che ora abbia capito tutto ma almeno ho capito che non sapevo niente”.

Lo so è il classico “so di non sapere” proprio perché so. Ma la cosa pazzesca è che può succedere a tutti. Succede a me quando approfondisco un tema (anche tra quelli che penso di conoscere bene) e succede alle persone che si rendono conto di avere spesso opinioni a partire da conoscenze superficiali. Il nostro cervello come sappiamo è un taccagno, se può risparmiare energia lo fa molto volentieri. Tuttavia penso che un piccolo sforzo in più, partendo dall’idea che tutti siamo un po’ fuffa guru quando parliamo e diamo consigli, potrebbe essere un buon punto di partenza. Senza dimenticare la nostra “ora di psicologia” (ascolta l’episodio per approfondire, trovi il link qui in alto).

A presto
Genna

Il fuffa-guru


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.