
Sei finito su questo post a caso oppure hai scelto di iniziare a leggerlo? Lo so la risposta non è facile, se ami la filosofia probabilmente starai pensando al tema del libero arbitrio e cose del genere… sì c’entrano anche quelle. Oggi scopriremo insieme perché scegliere (o averne l’illusione) può fare une differenza enorme su come affrontiamo la vita. Sentirci protagonisti di ciò che stiamo vivendo non è un modo infantile ed egocentrico ma è il modo naturale che ci aiuta ad evolvere (e a volte sì, è anche un modo infantile di vedere le cose)… Buon ascolto:
L’elefante nella stanza
L’elefante nella stanza di questo episodio è il tema del libero arbitrio. Una roba filosoficamente mastodontica che possiamo riassumere in 3 posizioni: chi crede che tutto sia determinato, dato che il mondo segue le leggi della fisica ogni evento che accade è stato preparato da ciò che è avvenuto prima. Gli scienziati amano questa posizione, tra loro c’era anche Einstein, giusto per citarne uno. I deterministi pensano che essendo tutto già deciso il nostro decidere sia solo una sorta di illusione. In realtà non possiamo decidere perché tutto è determinato da ciò che ci ha preceduto.
Poi c’è chi dice: assolutamente no, queste persone credono fermamente nel libero arbitrio. E poi c’è una via di mezzo, i compatibilisti i quali non credono che determinismo e possibilità di scelta si escludano vicendevolmente. Esistono tante altre posizioni nel dibattito filosofico ma io propendo per questa. Non solo perché la ricerca, come spero di averti esposto chiaramente nell’episodio, ci dice che “ci fa bene”, ma anche per altri motivi. In particolare io sono amante del pensiero di Dennet, il quale da compatibilista pensava che si potesse avere una qualche forma di scelta.
Questo tema può apparire come pura filosofia astratta ma ha delle ripercussioni pesantissime. Infatti il problema di fondo sta nel cercare di stabilire colpe e meriti, diritti e doveri. Perché se tutto è determinato allora nessuno merita nulla, sia in termini di punizione e sia in termini di premi e riconoscimenti. A me piace una via di mezzo, di certo dove siamo nati, come siamo cresciti, il nostro status socio-economico, la nostra genetica e anche la fortuna hanno un peso sulla nostra vita. Ma allo stesso tempo guarda caso tutte le sfide della vita implicano questo aspetto: cosa scegli?
Le scelte sono certamente condizionate ma non al 100%, almeno non sempre. Ed è proprio un quello spazio di possibilità che secondo me diventiamo e possiamo dimostrare di essere umani, non automi decisi del caso. Quando decidiamo di intervenire di fronte ad un sopruso anche se sappiamo che è pericoloso. Quando alziamo la mano per dare un feedback negativo al capo ma lo facciamo con gentilezza senza aggredirlo perché scegliamo di essere umani. Insomma è in quella possibilità di scelta che possiamo migliorare.
Se tutto fosse determinato non avrebbe senso nessun tipo di realizzazione personale. Tanto è tutto deciso, cosa leggi, studi, ti alleni a fare? Vedi secondo me la situazione sta davvero nel mezzo, il nostro cervello è programmato per agire per così dire “in automatico”, per acquisire schemi e nell’eseguirli ciecamente. Lo facciamo per risparmiare energia, per usare una metafora potremmo dire che questo è il nostro modo antico di funzionare, senza consapevolezza o per usare un termine migliore senza meta-consapevolezza.
Dai vermi alle scimmie
Questo titolo salta fuori dagli studi del prof. Giorgio Vallortigara e del prof. Michael Tomasello. Il primo molto noto in Italia e non solo, ha studiato per anni il comportamento degli animali arrivano a formulare ipotesi interessanti sulla coscienza a partire dall’organizzazione del movimento negli animali. Il famoso verme che se solleticato ha una reazione locale ma che, riconosce quando è egli a strisciare volontariamente, viene utilizzato per spiegare questa prima differenziazione tra dentro e fuori, tra io e mondo.
Michael Tomasello ci racconta di come, la formazione del sistema nervoso nelle diverse specie abbia dovuto fare dei salti di meta-controllo. Passare dal semplice stop-and-go di certi insetti ad uno più complesso dei rettili ha richiesto un sistema nervoso con un organo di controllo, di attivazione e/o inibizione. Questo ha fatto un salto ancora più grande nei mammiferi, i quali hanno processi molto più evoluti di quella che potremmo definire, in termini concettuali, capacità di scelta. Fino a giungere a noi, abbiamo tutte quelle cose con una capacità di “scelta” molto più ampia (spesso troppo ampia).
Per semplificare ancora di più è come se, tra noi e i nostri cugini esseri viventi ci sia un gradiente di agentività sempre maggiore. La qual cosa è una figata pazzesca, perché ci consente di essere molto più flessibili e allo stesso tempo è una croce. Eh si, la croce della libertà di scelta, se tutto fosse determinato da istinti sarebbe molto comodo: vedo ciò che mi interessa (cibo, partner, ecc.) e qualcosa dentro di me si accende e mi guida automaticamente all’obiettivo… senza pensieri, potremmo poeticamente chiosare.
E invece no! Siamo costretti a scegliere e, a quanto pare, quando ci lasciamo andare ai nostri istinti non funzioniamo meglio ma spesso peggio. Certo ci sono situazioni in cui agire di istinto è fondamentale, quelle in cui è a repentaglio la nostra vita sembrano perfette ma non sempre. Spesso scappare a gambe levate durante un terremoto non è la cosa più giusta da fare, lo stesso vale di fronte ad un orso in un bosco, ecc. Insomma lo sappiamo, serve un equilibrio da cuore e cervello, come dicono da sempre filosofi e poeti.
Lo stesso vale per le intenzioni, di certo è vero che se ci sentiamo protagonisti funzioniamo meglio, se sentiamo di scegliere e di decidere siamo molto più bravi a gestire le situazioni. Ma questo non significa che si debba esserlo sempre e che osservare le cose in modo sistemico faccia male. Quando dico “sistemico” intendo cercare di osservare il sistema in modo più ampio, ad esempio immaginando azioni e reazioni degli agenti in causa in modo circolare. Non più A che agisce su B, ma A e B che agiscono insieme creando appunto un sistema di interazioni.
Il film della vita
Io adoro questa metafora: noi nasciamo in un film che è già iniziato prima di noi e che non finirà con noi. Questa non è solo una bella analogia è anche la verità dei fatti. Noi nasciamo da una famiglia con pregi e difetti che, non abbiamo scelto noi direttamente. Cresciamo in uno status socio-economico che ci precede e anche dove abbiamo la fortuna di proseguire la nostra esistenza spesso non dipende direttamente da noi. Ora cosa succede durante la nostra crescita in una situazione simile? Diamo un rapido sguardo alla psicologia dello svilupp.
Quando nasciamo, non appena abbiamo un briciolo di consapevolezza si sviluppa dentro al bambino una sorta di egoriferimento. Per questo i bambini hanno la fase “mio, mio è tutto mio” e hanno la sensazione che tutto giri intorno a se… e non si sbagliano. Infatti se non dai attenzioni ad un bambino cosa succede? Scoppia a piangere, fa i capricci, distrugge casa, fino a quando non lo badi. Perché? Evolutivamente sappiamo che un bambino non sa badare a se stesso, la natura ci ha fornito di caratteristiche fisiche in grado di attirare l’attenzione e le cure di chi ci sta accanto (tecnicamente si chiama neotenia e molti animali l’hanno… non è un caso che trattiamo i nostri gatti e cani come se fossero bambini).
Via via che cresciamo ci rendiamo sempre più conto che non tutto gira intorno a noi. Questa faccenda però va di pari passo con qualcosa che sembra remare contro: il fatto che più cresciamo e più dobbiamo diventare responsabili di ciò che facciamo. Non a caso esiste anche un’età in cui diventiamo legalmente responsabili di ciò che compiamo. Quindi se da un lato perdiamo l’illusione che tutto dipenda da noi dall’altro lato dobbiamo renderci conto che, in fondo, molte cose sono nostra responsabilità. Questa doppia forza può creare situazioni paradossali.
Ad esempio, quando facciamo una grossa cavolata da adulti tendiamo a difenderci, puntare il dito e cercare di non sentirci davvero responsabili per evitare le sensazioni negative di colpa e vergogna. Ciò non significa che si debba sempre fare gli adulti, puoi anche fare l’adolescente nei contesti giusti e con le persone giuste, anche se hai 50 anni. Ma se lo fai nel contesto sbagliato e con le persone sbagliate, sembri un bambino e hai lo stesso potere di un bambino. Potere, inteso come capacità di azione e di influenza sul mondo che ti circonda.
Vedi noi non possiamo controllare direttamente il film in cui siamo inseriti ma possiamo influenzarlo tantissimo. Non abbiamo potere sulla nostra genetica, sulla nostra famiglia e sul nostro status socio-economico ma possiamo influenzarlo attraverso le nostre scelte. Lo so, se mi segui hai sentito queste cose centinaia di volte ma … non è mai abbastanza! La forza di gravità della non responsabilità è fortissima, la sensazione di immaginare che il film vada avanti senza un nostro intervento è comodamente meravigliosa ma anche pericolosa.
Ormai alla luce delle moderne tecnologie, della intelligenza artificiale, ci sono davvero poche informazioni nascoste e preziose là fuori. La maggior parte delle cose che ci possono aiutare sono sotto i nostri occhi, solo che tendiamo a dimenticarle. I motivi sono molti ma essenzialmente a tutti piace farci guidare dal film e non è detto che sia sempre sbagliato. Ogni tanto fa bene farci prendere dallo scorrere degli eventi e viverli passivamente. Non dobbiamo neanche pensare di diventare i registi, questo forse è troppo, ma possiamo scrivere giorno dopo giorno il nostro copione.
Possiamo nel tempo scoprire di essere dei testimoni in grado di intervenire se è necessario. Non per cambiare la sceneggiatura ma per decidere come interpretarla e chissà, ogni tanto, anche per diventare gli attori protagonisti.
A presto
Genna



