
Quando ero un fervente praticante dell’ipnosi avevo assistito a diversi esperimenti davvero incredibili: si metteva una persona nello stato di trance e le si diceva che, da lì a pochi istanti, le avremmo messo una moneta bollente sul dorso della mano. Alcune di esse dicevano di sentire un leggero calore, ma altre reagivano come se fosse stata realmente bollente. In alcune, apparivano piccoli segnali di rossore nella zona della moneta, come se si fossero leggermente ustionate. Ma come diavolo era possibile? L’ipnosi viene da tempo utilizzata per testare il profondo legame tra mente e corpo ed una recente ricerca, ci è riuscita in modo davvero straordinario, senza alcune trance ipnotica. Dimostrando quanto, già la semplice attenzione, possa modificare il nostro modo di rispondere fisiologicamente.
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Attenzione e dolore
Una delle cose davvero controintuitive dello studio presentato e, in generale, di come funziona il nostro modo di gestire il dolore, riguarda proprio l’attenzione. Quando ci fa male una parte del corpo se riusciamo a distrarci momentaneamente ci sentiamo meglio. Tuttavia quel sollievo non dura per sempre, non appena la nostra attenzione è libera, ritorna ad essere catturata da quella parte del corpo. Quando ci distraiamo stiamo facendo qualcosa di molto particolare, stiamo togliendo sensibilità a quella parte del nostro corpo, in psicologia diciamo che ci stiamo dissociando. Se lo facciamo con abbastanza forza siamo addirittura in grado di generare una sorta di anestesia, come si fa ad esempio attraverso l’ipnosi. Tuttavia quel modo di staccarci da ciò che ci fa del male ha in realtà diverse controindicazioni.
La prima è che il nostro corpo smette di ricevere informazioni da quella parte, il che gli impedisce di aggiornare le proprie mappe interne. Se il dolore diminuisce o aumenta, lo senti meno in entrambi i casi. La ricerca incredibile che mi ha fatto davvero piacere, perché ha confermato ciò che abbiamo già visto con gli studi sulla meditazione. Ti ricordi i monaci con le piastre calde? In pratica ci sono dei monaci super allenati alla meditazione, viene chiesto loro di tenere una piastra metallica in mano e gli viene detto che avrebbe gradualmente aumentato la sua temperatura. I monaci non erano gli unici, c’era anche un grazioso gruppo di controllo di persone che non avevano mai meditato. Entrambi con le piastre che diventano talmente calde da bruciare intensamente.
Entrambi i gruppi erano collegati a macchinari che misuravano lo stato di stress e di allerta e di dolore. Ora se non hai mai sentito parlare di questo studio probabilmente ti aspetterai che i monaci non provassero dolore, ed invece le cose sono andate in modo diverso. Entrambi i gruppi hanno provato la stessa intensità di dolore, solo che i monaci l’hanno provato per molto meno tempo e con molto meno stress. I non praticanti cecavano di distrarsi dal dolore ma allo stesso tempo ne erano spaventati, i macchinari hanno mostrato uno stress durante tutto l’arco dell’esperimento, da quando la piastra era spenta a quando diventava rovente. Al contrario i monaci erano in stato di tranquillità fino al raggiungimento dello stato rovente e poi, terminato, smettevano anche di provare stress.
I monaci invece di distrarsi erano allenati a sentire, a non scappare dal dolore ma ad osservarlo con curiosità. Questo, dopo anni di pratica, li ha allenati a restare aperti a qualsiasi sensazione, bella o brutta che fosse. E nella meditazione, quando sorgono dolori molto intensi (cosa che può capitare restando fermi per lunghi periodi) si insegna proprio ad osservare quelle sensazioni ed, eventualmente (quando troppo forti) trasformarle in un oggetto di pratica. La stessa cosa che i ricercatori hanno fatto fare durante l’esperimento dello studio che ha dato vita all’episodio di oggi. Come spero tu abbia ascoltato, erano proprio i soggetti addestrati a portare attenzione alla parte del corpo ad avere una migliore risposta immunitaria.
Questo dato è straordinario perché dimostra ancora una volta che, la nostra attenzione non è semplicemente una funzione passiva della nostra mente, ma è una sorta di meccanismo di base del nostro organismo (e probabilmente di tutti gli organismi). Quando porti l’attenzione al tuo piede, sentendolo e non pensandolo, non stai solo sentendo il tuo piede ma stai leggermente aggiornando le mappe sensoriali che ti collegano alla realtà esterna. Se vuoi fare una prova del genere, alzati in piedi e prova a stare in equilibrio su un piede con gli occhi chiusi. Se non l’hai mai fatto e hai più di 50 anni stai attento perché non è facile per niente (neanche per i più giovani) ecco se porti l’attenzione alla pianta del tuo piede il compito diventa immediatamente più semplice (non per tutti, prima bisogna cercare di restare un po’ in equilibrio).
Mente e corpo
Cosa succede quando porti attenzione al piede che ti regge, invece che al corpo che oscilla. Che il tuo piede diventa più rapido ad aggiornare le sue mappe e a mantenerti in equilibrio. Lascia che te lo ripeta, se non riesci a stare neanche 2 secondi con gli occhi chiusi non riuscirai neanche a sentire questo effetto di aggiornamento. Allenati in sicurezza, anche perchè allenare l’equilibrio ti fa bene (a qualsiasi età) e poi prova a migliorare portando l’attenzione alla pianta del piede. Ti avviso, questa prova è una mia idea, non ci sono studi che confermano ciò che sto dicendo ma è plausibile che questo ti aiuti. Un altro esempio più noto è il tenere in equilibrio un ombrello sulla punta di un dito.
In questo caso l’attenzione non va riposta nel dito ma sulla punta in alto dell’oggetto, per una questione di fisica. Dato che è quella parte la più sensibile (meglio la più visibile) l’occhio impara ad osservare e a calibrare il feedback con il braccio. Ecco, noi non ci rendiamo conto ma facciamo queste cose continuamente. Per fortuna le facciamo in automatico, tuttavia di tanto in tanto, quando il corpo richiede la nostra attenzione, iniziare a dargliela può già aiutarci. Il che non significa che portare attenzione al corpo lo guarisca magicamente, ma che può intanto aumentare i processi di auto-guarigione (come provato nella ricerca) e allo stesso tempo aiutarci a capire. Magari è il caso di andare a fare un giro dal medico se è troppo intenso, oppure se vediamo che osservandolo non ci da più così tanta noia possiamo lasciar perdere ecc.
La connessione mente-corpo è nota da moltissimo tempo, non a caso ti ho parlato di ipnosi. Tanti anni fa, agli albori di questo blog, abbiamo sviscerato in lungo e in largo studi e pratiche di questo genere. Una delle più note è quella legata ai così detti: movimenti ideo motori. Cioè movimenti minimi del corpo generati dall’immaginazione. Uno degli esempi più noti si può fare a casa con un pendolo, puoi costruirlo facilmente con un filo ed una gomma da cancellare, crea un filo di massimo 15 cm e mettici una gomma all’estremità. Poi appoggia il gomito su un tavolo e tieni l’estremità del filo con indice e pollice lasciando che il pendolo (la gomma) resti sul fondo a penzolare. Poi chiudi gli occhi ed immagina una giostra che gira all’impazzata, fallo con tutto te stesso, guarda i colori, immagina che giri ecc.
Non muovere le mani… apri gli occhi e dovresti notare che il pendolo ha iniziato a girare da solo. Senza alcun tuo movimento intenzionale. Non tutti ci riescono velocemente ma in caso ti venisse facile, prova ora a chiudere gli occhi ed immaginare di essere sopra ad una altalena. Immagina con tutti i sensi, guardati sulla altalena, senti la sensazione di essere lì seduto ecc. Poi riapri gli occhi e indovina? Ora il pendolo fa avanti e indietro come un’altalena. Ma come diavolo è possibile? Semplice, l’immaginazione intesa attiva i tuoi muscoli in modo sottile, preparandoti a fare quelle azioni e, molte volte, trasferisce una minima spinta alle tue dita che iniziano a fare muovere il pendolo. Raccontata così sembra una roba molto banale ma in realtà mostra molto bene la forza di connessione tra mente e corpo.
Come sappiamo la distinzione menta-corpo attuale deriva da Cartesio, prima di quel periodo sembra che l’essere umano si sia da sempre visto come una cosa sola. Anche se non è davvero così, giusto per fare un esempio per i Cristiani (e non solo) il corpo è solo un involucro (putrido) che conserva qualcosa di puro, l’anima. Insomma la sensazione che dentro di noi ci siano più parti non è nuova ma non è mai stata così forte come dopo le affermazioni di Cartesio. Ma che le due cose fossero collegate (anche tanto) era già noto, tutti si accorgevano che se avevano un grave problema fisico non potevano pensare bene. E tutti si rendevano conto che se avevano un grave problema emotivo, non riuscivano a muoversi con la quotidiana efficacia.
L’attenzione come super potere
Se hai letto il mio primo libro (Facci Caso) già conoscevi tantissimi di questi temi, l’attenzione non è soltanto una sorta di accompagnamento della cognizione ma è la sua funzione di base. Se non riesci a porre la tua attenzione al corpo o ad un concetto non puoi neanche esplorarlo o comprenderlo. La ricerca ci ha dimostrato più volte che si tratta di una funzione di base, in quanto tale può essere allenata e addestrata. Proprio come la tua forza, la tua flessibilità fisica, sono di base, tutti le possediamo in una qualche misura ma possiamo allenarle. E come tutte le abilità, se non le alleniamo rischiamo di deteriorarle o addirittura perderle nel tempo.
Oggi sappiamo quindi che si tratta anche del modo migliore per aggiornare nel nostre mappe somatosensoriali (e non solo quelle mentali, come descritto nel mio testo) e che, fare il bodyscan non è solo un osservare il corpo ma è anche un riaccendere queste proprietà. Devo ammettere che tanti anni fa andai ad un corso di una tizia famosa per il “pensiero positivo”, uno di quei filoni che non mi è mai piaciuto anche perché dice un sacco di cavolate. Ad un certo punto ci fa fare una sorta di bodyscan ed afferma: in questo momento, quando pensate al vostro piede state informando il cervello della sua presenza e lui può aggirnarsi. Srembrava una cavolata grossa come una casa, ma a quanto pare aveva ragione. (Ps. la tizia è una mia famosa collega americana).
Quindi le tradizioni, gli interventi clinici e oggi anche la ricerca continuano a dirci che l’allenamento della nostra attenzione non è un semplice vezzo per diventare più bravi negli scacchi, è una necessità per vivere meglio. Proprio come oggi sappiamo che continuare a coltivare forza, flessiblità ed equilibrio non è un vezzo per giovani atleti ma è un modo per mantenere in forma il corpo, evitare le cadute ed essere fisicamente competenti a tutte le età. Ecco l’addestramento attentivo fa esattamente la stessa cosa e, nello stesso modo, è addirittura visibile dentro una risonanza magnetica, aumentando sia la sostanza grigia (come hanno dimostrato i molti esperimenti sui praticanti di lungo corso di meditazione) e sia su quella bianca (la parte che connette, nutre e pulisce il cervello).
Se sei arrivato fino a questo punto complimenti, hai già allenato la tua attenzione in modo concettuale. Ora, se vuoi migliorare e continuare il tuo training, fallo anche in modo non concetuale attraverso la pratica della meditazione. Puoi farlo in tanti modi diversi, noi abbiamo una meravigliosa applicazione per farlo. Si chiama Clarity Meditazione e puoi trovarla in tutti gli store ufficiali.
Genna



