
Chi nasce rotondo non può morire quadrato. Una mela non cade lontano dall’albero. Queste affermazioni tipiche della nostra cultura ci dicono più o meno la stessa cosa: se nasci in un modo difficilmente puoi cambiare la tua vera essenza. Questi proverbi contengono una buona percentuale di saggezza, soprattutto in un mondo dove la gente doveva creare rapide categorie per poter sopravvivere. Dove non avevi il tempo di comprendere se quel tizio, che tutti considerano come un poco di buono, potesse in realtà avere un animo candido, era meglio stargli alla larga. Eppure sotto sotto lo sappiamo tutti, la letteratura è zeppa di queste narrazioni, dal tentativo di trasformare una serva in dama a cercare di capire se Soul Goodman è ancora “Sleepy Jimmy” (citazioni colte come vedi).
***In occasione dell’uscita del mio nuovo libro ho creato un breve Test gratuito per conoscerci meglio… non chiede l’email, non raccoglie dati***
Carattere, temperamento e personalità: l’altra metà della luna
Nonostante sia ormai noto, non tutti sanno che la personalità è per definizione qualcosa di influenzabile, dato che deriva dalla interazione del temperamento con la vita e la cultura. Tecnicamente si dice che il temperamento è la parte genetica, quella fissa che tutti ereditiamo. La quale ovviamente deve fare i conti con la vita, che genera il nostro carattere e l’interazione tra temperamento e carattere forgia la nostra personalità. Ora facciamo un piccolo esperimento mentale: immaginiamo di poter cambiare qualcosa ma solo per metà. Detto così sembra poco ma prendiamo qualche esemppio concreto, come ad esempio poter decidere la metà di un viaggio, di un pasto, di qualità di vita, metà della nostra stessa altezza… le cose cambiano un po’.
Se prendiamo metà di qualcosa di piccolo, è chiaro che sarà ancora più piccolo, ma se pensiamo a qualcosa di molto più vasto le cose cambiano molto. Come forse già saprai si dice che la genetica conti per circa il 50%, ora in realtà non abbiamo stime precise però possiamo immaginare qualcosa del genere. Quindi per metà la tua personalità è già decisa: se i tuoi genitori erano introversi è probabile che lo sia anche tu… ma solo per metà. Ormai conosciamo molto bene il termine epigenetica, e la metafora della pistola: la genetica carica l’arma e l’ambiente tira il grilletto. Non amo le metafore belliche ma questa ci becca particolarmente soprattutto quando pensiamo alle patologie: una persona con una predisposizione ad una patologia può curare il proprio stile di vita e monitorarsi… cercando di far scattare o non scattare certi “grilletti”.
Ora se ci fermiamo per un istante a pensare alle traiettorie di vita dei nostri conoscenti, forse le cose diventano ancora più interessanti. Scommetto che anche tu hai avuto amici che magari erano un po’ turbolenti, magari pensavano tutti che avrebbero fatto una brutta fine, e magari con qualcuno ci hanno azzeccato, non con tutti. Qualcuno ha messo su una splendida famiglia e non si è mai lamentato più nessuno di quegli atteggiamenti che preoccupavano i vicini di casa quando era adolescente. O cosa ancora più frequente: quel tuo compagno di classe delle medie che ti sembrava completamente stordito e che oggi insegna ingegneria spaziale in una prestigiosa università americana. Sono cose che abbiamo visto tutti in un qualche modo.
Ora è possibile che qualcuno stia pensando che la prestazione possa c’entrare poco con la personalità, ed in parte potrebbe avere ragione. Il figlio di un riccone potrebbe diventare molto ricco anche se resta quello stesso bulletto delle superiori. Ma dato che la vera personalità non è ciò che noi vediamo in una persona, non è una fotografia ma è un film, andrebbe sempre osservata come tale, nella sua complessità. E questo è anti economico per il nostro cervellino, come abbiamo visto non solo ama risparmiare ma tende a vedere le cose sempre nello stesso modo. Quando qualcosa rovina le facili previsioni non sempre questo aggiorna le conoscenze ma più facilmente, si cercano giustificazioni a tali errori.
Ad esempio: vedi dai social che quel tuo compagno di classe, che a mala pena parlava con gli sconosciuti, mentre tiene una lezione davanti a migliaia di persone. E pensi: “Guarda che bravo… probabilmente ha fatto qualche corso di teatro o qualcosa del genere, a scuola parlava così poco che a malapena ne ricordo la voce”. Questo quando siamo buoni ma è possibile anche pensare: “guardalo, probabilmente sta leggendo, non era capace neanche di dire una parola. Chissà cosa si è messo in testa, forse ha seguito uno di quei corsi da invasati”. Difficilmente pensiamo: guarda la vita come ha cambiato questa persona. Più facilmente pensiamo: questa persona finge, si forza a dimostrare di essere quello che non è. Come se noi sapessimo chi è per davvero!
L’illusione della profondità della conoscenza
Abbiamo visto tantissime volte questo tema negli anni ma quando si tratta di personalità le cose diventano ancora più interessanti. Questo famoso bias ci dice che tutti quanti (me compreso) abbiamo la tendenza a sopravvalutare quanto comprendiamo l’uso di oggetti e meccanismi quotidiani. Il fatto di averli sempre a portata di mano ci porta a credere di conoscerli. Abbiamo fatto una valanga di test su questa roba e, se per caso stai pensando di esserne immune, non voglio perdere tempo a convincerti del contrario. Tutti ci caschiamo e per un validissimo motivo: perché conoscere troppo, in certi casi, rischia di abbassare le nostre probabilità di sopravvivenza.
Il nostro cervello non serve per capire come stanno le cose, per capire come funziona davvero una cosa ma serve per capire come usarle al meglio per la nostra sopravvivenza. Capiamo le cose quel tanto che basta per poterle usare (più o meno) in sicurezza. Le categorie sulla nostra e altrui personalità che formuliamo, non ci servono per avere una reale descrizione della persona, ma per capire come comportarci con lei. Per questo siamo terribilmente attratti dal gossip (si anche tu che stai dicendo “no, io no“), perché sapere che Luigi è “un ladro” può aiutarmi. Sapere che Giovanna racconta a tutti tutto, mi aiuta a sapere cosa dirle e cosa non dirle ecc.
In altre parole, avere delle scorciatoie mentali per capire velocemente il prossimo è qualcosa di molto vantaggioso. Funziona bene quando abbiamo poco tempo per pensare, quando siamo realmente in pericolo ma funziona molto male quando invece non sussitono tali presupposti. Esattamente come per gli oggetti quotidiani che utilizzi, anche le persone che frequenti molto creano un effetto di profondità della conoscenza. Così un giorno ti dicono: “ma lo sai che Marco si è comportato proprio male l’altro giorno?” e tu rispondi qualcosa del genere: “non so cosa sia successo, ma io conosco Marco da 20 anni e ti assicuro che non può essersi comportato in quel modo”. In realtà, anche se davvero conoscessi quella persona da tutta una vita, non significa che tu la conosca per davvero in tutte le sue sfumature.
Ti faccio un esempio: tanti anni fa avevo un compagno di studi che vedevo sempre a scuola, timido, riservato e mingherlino. Se ne stava sempre per i fatti propri e dentro di me pensavo che fosse “uno sfigato” (ero uno stupido adolescente). Poi mi iscrivo in una palestra di Kick Boxing e chi ci trovo? Proprio il ragazzetto mingherlino che, si allenava per affrontare il suo 5 avversario in lizza con l’intento di diventare campione europeo. Ci ho combattuto un sacco di volte, nonostante lui pesasse 20 kg meno di me e mi ha sempre riempito di botte. Lo so, non c’entra tanto con la personalità ma ci fa capire quanto le persone siano multi strato, siano universi che noi pensiamo di conoscere… ma in realtà ne vediamo solo una parte e di solito è la più piccola.
Se a questo ci mettiamo che difficilmente aggiorniamo le nostre convinzioni su ciò che pensiamo di sapere, allora la frittata è fatta. Se non avessi mai visto quel ragazzo combattere non avrei mai conosciuto quel suo lato specifico. E, molto probabilmente, se qualcuno mi avesse raccontato che era in lizza per diventare il campione europeo, non ci avrei creduto. O forse mi sarebbe entrato da un orecchio ed uscito dall’altro. La fissità che ci caratterizza, sempre per risparmiare energia da un lato ci aiuta (non dobbiamo tutte le volte reimparare ad usare gli oggetti che conosciamo) e dall’altro lato ci fa pensare che le cose e le persone restino sempre identiche… quando non è così, se esiste una regola assoluta del nostro mondo è che tutto… TUTTO, cambia! Anche noi!
I 3 livelli di personalità
Come forse avrai capito ascoltando l’episodio, i 3 livelli di personalità sono una scusa per continuare a parlare di uno dei temi centrali di Psinel: è davvero possibile cambiare? E’ davvero possibile migliorarsi? Se mi segui conosci la risposta e non si tratta di un semplice “si tutti possiamo fare tutto”, ma si tratta di un inevitabile: se non cerchi di migliorare (ciò che ami) non solo difficilmente accadrà spontaneamente ma rischi anche di perderlo. Questo è un discorso enorme, quando oggi viene fatto in pubblico la gente tende a pensare che si tratti delle frasi da motivatore. Che in questa società della prestazione ci mancano solo coloro i quali credono di poter aumentare ancora di più la loro funzionalità, cadendo nel tecno-capitalismo psicologico.
Ora questi argomenti sono affascinanti, così come è bello filosofeggiare sul fatto se sia possibile o meno agire nel mondo o se tutto è già agito. Cioè se tutto è predeterminato da con cause infinite e noi non possiamo farci niente, il famoso tema del libero arbitrio. Ciò che so per certo è che sentirsi in parte protagonisti della propria vita ci fa bene ed è anche correlato a migliori risultati. Non ho mai sentito uno sportivo che porta a casa risultati dire: si sai sono nato così, fortunato, non mi alleno, faccio la vita che mi pare eppure vinco sempre io. Certo che la genetica conta, non sto dicendo che tutti possiamo diventare Messi allenandoci, ma sto dicendo che tutti possiamo coltivare meglio i nostri talenti.
Ed uno dei talenti più rilevanti consiste nel lavorare sulla nostra personalità. Su come gestiamo le nostre emozioni, su come comunichiamo con gli altri, quanto siamo bravi a gestire gruppi, amici e parenti. Non sono favolette da psicologo che viene in azienda e cerca di convincervi che dovete “andare d’accordo”, sono i risultati di anni di ricerche ed è bello sapere che, possiamo in una qualche misura lavorare su noi stessi. Il che significa anche lavorare sulla smania attuale di prestazione, con cose semplici come l’evitare di paragonarci agli altri, evitare di sentirci fuori posto se non abbiamo l’ultimo telefono alla moda o l’auto che fa girare le persone. Anche questo è miglioramento personale.
Sai quando si parla di “soft skills”? Se ci pensi bene si tratta di abilità che riguardano proprio la personalità. Anche se le chiamiamo abilità, che sembrano sempre disposte per un lavoro, in realtà ci servono per la vita in generale. Saper comunicare bene non è una abilità che apprendi per fare solo speech aziendali, l’apprendi per parlare meglio in famiglia, con gli amici e per aumentare la tua capacità di esprimerti in generale. Lo stesso vale per la gestione delle emozioni: posso assicurarti che farlo in famiglia risulta più complesso (di farlo in azienda) ma anche più remunerativo nel lungo andare.
La personalità è un film in divenire che i nostri sistemi cognitivi non riescono a cogliere pienamente (così come non colgono la maggior parte delle cose che ci circondano). Possiamo influenzarla e anzi, sono convinto che sia proprio questo uno degli obiettivi della vita adulta, quello di cercare il modo migliore di influenzare in modo positivo la propria personalità. Il che non significa dover sempre meditare, essere buoni con tutti o fare chissà quali corsi, ma significa semplicemente sapere che il miglioramento richiede sempre sforzi intenzionali. Si ecco la cosa che non ci piace, sforzaci intenzionalmente è una delle cose che odiamo maggiormente… ma è anche una di quelle che cosa che, ormai ne siamo abbastanza convinti, fanno davvero la differenza!
A presto
Genna



