Scommetto che questa l’hai già sentita: “segui la tua passione e non lavorerai un giorno”. E scommetto che hai sentito dire anche l’esatto contrario: “lavora con le tue passioni e, morirai di fame e inoltre distruggerai il piacere di fare quella cosa”. Perché il termine passione deriva da patire. Ecco vengono già le vertigini: chi ha ragione in questo dibattito? Nell’episodio di oggi analizziamo la tematica dal punto di vista della psicologia e cerchiamo di comprendere quelle sfumature che rendono davvero meraviglioso e complesso questa tematica.

Ossessione o passione?

Quando ho letto gli studi sui due tipi di passione, quella armoniosa e quella ossessiva, ho subito pensato ad una cosa che si dice spesso nel campo dell’imprenditoria: se vuoi avere successo devi essere ossessionato. Il che è inquietante e a tratti anche verosimile, tuttavia come abbiamo visto (o meglio sentito) nella puntata sta proprio lì il vero confine. Chiunque ami qualcosa lo sa bene, purtroppo tutto ciò può sconfinare molto facilmente. Spesso ti racconto di chi mi ha chiesto in studio di “liberarlo dal tifo”, non dalla malattia ma dall’ossessione nei confronti della propria squadra del cuore. La passione, per quanto armoniosa da un lato da forza e vigore alle nostre azioni e dall’altro tende a distorcere le nostre percezioni, a renderci meno flessibili. No, la soluzione non è fregarsene e non avere alcuna passione!

La soluzione (se così possiamo chiamarla) è la capacità di renderci conto di quando siamo noi a scegliere o di quando siamo invece imprigionati dalle nostre cose. Eh no, non è facile ma è possibile. Innanzi tutto come sempre diamo spazio alla consapevolezza, cioè cerchiamo di renderci conto di quanto ci sentiamo schiavi o meno delle nostre passioni. Questo passo, il primo è sempre il più complesso perché non consiste solo nel sapere di avere certe tendenze, consiste nel coglierle mentre sono in atto. Devi osservare quando la passione si trasforma in ossessione, quando gli amici ti chiedono di uscire ed invece di accogliere la richiesta resti a casa incollato alla tua passione. Devi cogliere quando trascuri relazioni e famiglia per la tua passione ecc.

Il punto è questo, non basta ancora cogliersi in fallo, è necessario anche essere gentili quando succede. Insomma se mi segui lo sai, quando notiamo di fare qualcosa di negativo la prima risposta è trattarci male. Tale modalità ci sembra utile, se ci trattiamo male ci becchiamo ciò che meritiamo e soprattutto cercheremo di non rifarlo. La ricerca è molto chiara: peggio ti tratti e più diventa probabile che tu ricompia quel gesto. Inoltre la gentilezza serve anche ad aumentare la probabilità che la volta successiva tu riesca a cogliere più rapidamente cosa sta accadendo (e anche viceversa, se ti tratti male sarai più lento a notarlo).

Tutto questo processo va ripetuto ancora e ancora con pazienza, non basta farlo una volta. Ma potrai chiaramente notare che ogni volta che ci riuscirai sarà come tirare “piccoli sospiri di sollievo” trasformando il nostro modo di vivere le passioni in modo più consapevole. Questo ti darà modo di toccare con mano quel confine sottile, perché per quanto flessibli ed equilibrati possiamo essere o diventare, quando qualcosa ci piace tanto, quando ci appassiona davvero ecco che diventa facilmente anche una dipendenza. Che come ogni dipendenza ci irrigidisce, ci impedisce di attingere pienamente al nostro potenziale, ci rende meno capaci di adattarci alle situazioni (e più è forte è la dipendenza e più tendiamo a negare questo meccanismo).

Gli autori fanno spesso distinzione tra “passione e vocazione”, forse perché la prima assomiglia più a qualcosa di transitorio. Potrei essere stato molto appassionato di pesca da ragazzo ma oggi non mi interessa più. Se invece dico che aiutare le persone è per me una vocazione, difficilmente ti dirò che è una sorta di situazione passeggera nella mia vita. Probabilmente se ci rincontreremo tra 10 anni avrò ancora una spunta ad aiutare il prossimo. Ovviamente dipende anche dall’età che stiamo considerando e in questi casi che sto facendo parlo sempre di persone adulte. Perché è chiaro che un giovane possa cambiare rapidamente passioni, inclinazioni e vocazioni di vario genere.

Scopo e vocazione

Avere uno scopo ed una vocazione non è solo una fortuna per il proprio lavoro lo è anche a livello di salute. Le ricerche anche qui sono abbastanza chiare, avere uno scopo nella vita è correlato con una maggiore soddisfazione personale ed una vita più lunga. Questa è una cosa che mi ha sempre affascinato, lascia che ti faccia una strana analogia. Ultimamente tutti sanno che per vivere a lungo e in modo sano è necessario allenarsi, cioè fare del movimento in modo programmatico tutti i giorni e a tutte le età. Oltre alla forza, elasticità ed estetica, cosa succede al nostro corpo? Beh, gli stiamo dicendo: “ehi guarda che tu mi servi, vedi che ti sto usando? Quindi fino a quando mi servi devi mantenere queste abilità intatte e soprattutto devi sopravvivere”.

Ecco con scopi e vocazioni, secondo me, facciamo qualcosa di molto simile. Segnaliamo al nostro sistema mente-corpo che dobbiamo portare a termine delle cose, che c’è una spinta che ci porta avanti. Ok, tutto questo non è scientifico, sono mie ipotesi anche abbastanza banali ma ci tenevo a condividerle. Siamo zeppi di aneddoti del genere: il mio maestro Milton Erickson era stato destinato a morire giovane, i medici continuavano a dirglielo e lui, anno dopo anno rispondeva di avere troppe cose da fare per morire. Così invece di spegnersi in adolescenza ha portato avanti il proprio mestiere fino a 80 anni, una longevità incredibile per un uomo che ha subito due volte la poliomelite negli anni 50.

Pochi giorni fa un amico mi ha girato un video della barista più anziana di Italia, una graziosa signora di 102 anni. Durante l’intervista ha dichiarato qualcosa del genere: “dato che amo il mio lavoro, lo faccio senza fatica da anni, tutti i giorni senza nessuna interruzione”. Quando l’intervistatore le chiede se durante le feste chiuda, lei risponde: “assolutamente no”. Certo questo non può essere messo come criterio di longevità, la nonnina infatti ribadisce di non bere e non fumare. E’ solo leggermente ossessionata con il suo bar 😉 (spero si capisca l’ironia). Ecco la signora è esagerata ma credo che in fondo quando riusciamo a trovare qualcosa che ci piace e portarlo avanti, stiamo segnalando a noi stessi e al mondo messaggi simili a questi.

Scopo e vocazione hanno, non solo secondo me, diversi effetti positivi sulla longevità. Tuttavia è bene ricordare che questo non significa affatto che chi ha una vocazione svolga alla grande il proprio mestiere, di certo è più probabile ma non è una garanzia. Sentire che ciò che facciamo è una chiamata aumenta di certo la possibilità che ci si impegni intensamente in ciò che si sta svolgendo. Ma questo non significa necessariamente essere i più bravi in quel contesto. L’esempio più lampante (sempre aneddotico ma rilevante) è quello dell’ex tennista Andrè Agassi che nel suo libro (Open) ha raccontato di odiare il tennis ma di non aver scelta. Anche se lo odiava era molto forte ed ha battuto sportivi che invece lo amavano profondamente.

Ovviamente ciò di cui stiamo parlando è una qualità dimensionale non categoriale. Il che implica che esistano varie gradazioni di vocazione e passione (così come di ossessione), ad esempio nel mio caso la distinzione è molto sottile. Come ti dico spesso anche se fossi ricchissimo e non dovessi lavorare per sopravvivere, comunque porterei avanti i miei progetti, scriverei questo blog e registrerei i miei podcast e i miei video. Non mi credi? Guarda cosa faccio tutti i sabati, dato che adoro fare le live e adoro parlare di psicologia, faccio video tutte le settimane. E si, cerco di fare promozione alle mie cose ma ti assicuro che è più un mio piacere che un lavoro.

(Infatti quando devo fare live di lancio dei miei percorsi, quelle che faccio di tanto in tanto il pomeriggio di sabato non ho lo stesso entusiasmo. E questo ci porta all’altro grande argomento di oggi… i soldi).

Il denaro uccide la passione?

Secondo la ricerca la risposta è NO! Ma ovviamente dipende. Per moltissimi anni, soprattutto a causa di una delle teorie che ci piacciono di più (la self-determination theory, qui trovi l’episodio) sembrava quasi che remunerare qualcuno togliesse motivazione. Erano proprio questi i risultati degli studi. Davano delle caramelle ai bambini se facevano dei disegni, ma non a tutti e quelli che non le avevano ricevute (non sapevano che gli altri le ricevevano) disegnavano per più tempo. Questi studi hanno fatto sorgere dubbi sul tema della ricompensa in denaro, che sembrava quasi ridurre sia la motivazione ma soprattutto la passione. In realtà ciò che riduce la passione non è tanto il denaro ma come viviamo “la passione stessa”.

Infatti ciò che chiamiamo “passione armoniosa” è molto simile a ciò che negli studi viene chiamata “vocazione”. Se la mansione viene vista come una vocazione allora il denaro non modifica la motivazione stessa e se ci pensiamo non dovrebbe farlo neanche in positivo. Ma in realtà le cose non stanno così, gli incentivi funzionano se sono in linea con i nostri valori. Io amo la psicologia, come sai faccio questo podcast da anni, non ho alcun incentivo diretto. Certo promuovo le mie iniziative e i miei servizi, ma non è che per ogni puntata mi viene promessa una certa somma di denaro. Oltre a percepire una sorta di esigenza personale nel divulgare la psicologia la cosa che mi da più soddisfazione non sono i soldi (che direttamente o indirettamente) che guadagno da questo ma sapere che funziona.

E’ leggere le vostre testimonianze, incontrarvi ai corsi e alle presentazioni dei libri. Sapere che ciò che vi racconto può aver avuto un effetto positivo sulla vostra vita. No, questa non è ruffianeria, se non ricevessi neanche un feedback positivo ma guadagnassi dieci volte di più sono certo che ad un certo punto smetterei. Anche una profonda vocazione (come quella che sento nei confronti della psicologia) davanti alla mancanza totale di rinforzi esterni, cioè incentivi di un qualche genere, potrebbe perdere vigore. Ti racconto tutto questo per farti calare in una situazione tipica, che ci mostra ancora una volta quanto queste cose siano sempre più complesse di come appaiono.

Il nostro cervello ama la semplicità, quando qualcuno ci mette di fronte anche all’idea: incentivi sì o incentivi no, si aspetta che esista una risposta netta. Per quanto mi riguarda la passione si coltiva e, come tutte le cose che ci attirano e a cui teniamo, a loro volta ci tengono. Questo ci invita a cercare di essere flessibili in questa cura, cercando sempre una buona modalità per stare dentro quella relazione. Tra noi e la nostra passione. Se ami fare giardinaggio puoi dedicargli tantissimo tempo, ma non puoi passare tutto il giorno nel giardino o preoccuparti sempre del giardino, diventare depresso se piove o se non ci sono le condizioni giuste per le tue piante sempre e comunque. Anche questo è un pensiero tutto o niente, che spesso ci prende quando abbiamo a che fare con le cose a cui teniamo.

Saper trovare la giusta distanza e modalità di interazione è la sfida che ognuno di noi affronta quotidianamente nei confronti delle proprie passioni ed inclinazioni. Più qualcosa ti attira più ci investi e più ci investi e più ci resti impigliato. Saper gestire questa distanza e questa cura è qualcosa di simile a curare un figlio. Dobbiamo aiutarlo, dargli attenzioni soprattutto nei primi tempi, poi via via che cresce dobbiamo lasciarlo andare sempre di più. Se gli diamo “troppe attenzioni” farà più fatica a crescere, farà più fatica a staccarsi da noi e diventare grande. Ecco, il rapporto con le nostre passioni è qualcosa di molto simile, dobbiamo coltivarle ma allo stesso tempo saper gestire quella giusta distanza.

Perché sì, non è vero che incentivi e impegno rovinano la passione, ma se questa si rovina per eccessivo impegno o incentivo, ecco che la cosa diventa un vero peccato. Forse è addirittura peggio fare qualcosa che si amava un tempo ma per varie ed eventuali abbiamo perso l’amore, rispetto a fare qualcosa che non si è mai amato affatto? Non lo so… sarà una domanda per un prossimo episodio.

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.