
Tra le varie distorsioni cognitive, i bias e molti altri errori che fa la nostra mente ne esiste uno molto conosciuto, sotto gli occhi di tutti e proprio per tale motivo spesso invisibile. E’ una tendenza naturale che appartiene ad tutti gli esseri viventi ma nel nostro caso può trasformarsi nella principale trappola mentale…
Identità ed evitamento
Partiamo dalla fine passando dal problema semplice a quello difficile: noi tendiamo ad evitare tutte le situazioni che possono mettere in discussione la nostra identità e a ricercare tutte quelle che possono confermarla. Semplice e diretto, ma cosa intendo per identità? Questa domanda non è facile, ma potremmo dire con una tautologia che l’identità è tutto l’insieme di identificazioni che abbiamo compiuto nella nostra vita. E cosa intendo per identificazione? Ecco questo è il problema difficile.
Mentre spero sia stato facile comprendere dall’episodio il tema odierno: se qualcosa mette in discussione il fatto che io mi senta uno “psicologo” tendo a difendermi. Non è altrettanto semplice capire come una persona possa iniziare a sentirsi “psicologo”, “sportivo”, ecc. Si tratta solo dei ruoli che ricopriamo durante la nostra vita? In parte i ruoli c’entrano sicuramente ma è qualcosa di ancora più profondo, cioè della tendenza umana a dover sempre cercare una identificazione di se stessi in determinate situazioni.
Si hai capito bene, non voglio sentirmi psicologo solo perché le nostre regole culturali ci portano a dare particolare importanza al nostro ruolo professionale. Così come forse tu non ti senti padre, madre o figlio, perché la cultura te lo impone. Proverò, senza esagerare con gli approfondimenti a spiegare questi passaggi complessi: partiamo da un dal meccanismo di base di ogni essere vivente di cui abbiamo parlato tantissime volte, la mente che prevede.
Come abbiamo visto molte volte la nostra mente è una macchina previsionale, continua a fare previsioni su ciò che le accade, le è accaduto e le accadrà. Lo fa perché tale meccanismo le consente di massimizzare la propria sopravvivenza, esattamente come se dovessimo progettare una auto che guida da sola, più è brava a prevedere cosa accadrà e più la guida risulterà sicura e fluida. Cos’è la cosa più complessa da prevedere? Potremmo immaginare terremoti, crolli dei mercati finanziari ecc.
Si di certo questi fenomeni sono complessi da prevedere ma nella nostra esistenza la cosa più complessa è il comportamento umano… altrui e nostro! Si hai capito bene, non solo quello delle persone che ti circondano ma anche il tuo. Partiamo dal comportamento altrui per capire meglio: immagina di essere invitato ad una cena con persone sconosciute, quali sarebbero le informazioni più preziosa da conoscere sui tuoi commensali? Molte ma se potessi riceverne solo una a parte il genere quale sarebbe?
Professioni, passioni e fedi
Dunque immaginando di poter ricevere solo una informazione o poche, sicuramente sapere che lavoro svolge o quali passioni hanno potrebbe aiutarti parecchio. Sapere che accanto a te hai due persone alte e more, non ti dice molto, sapere che arrivano dal centro Italia non ti dice molto (se non attivare qualche pregiudizio) sapere che hanno una passione? Be questo ti dice già qualcosa di più soprattutto se tale passione è grande e articolata.
Se sai che accanto a te avrai appassionati di serie Tv saprai più o meno di cosa parlare. Lo stesso vale se scoprissi che avete delle passioni in comune: serie Tv, libri, sport ecc. Ma forse ancora più informativo risulta essere il loro lavoro o il loro ruolo sociale. Anche in questo caso dipende da molte cose, di certo ci sono persone che svolgono un lavoro senza passione e coinvolgimento ma se fai una certa cosa da 20 anni è impossibile che tu non ti ci sia identificato neanche un po’. Magari provi amore e odio per quella professione ma qualche identificazione c’è di certo.
Dunque tra gli aspetti più salienti da tenere a mente ci sono ruolo e lavoro e magari sapere anche se queste persone amano ciò che fanno. ATTENZIONE non sto dicendo che il lavoro che una persona svolge o il corrispettivo ruolo sociale siano la cosa più rilevante nella vita ma sto dicendo che per molti è così. Anzi che inevitabilmente dato che tendiamo ad identificarci (per prevedere e preverderci) è facile che avere questo dato possa darci informazioni rilevanti sul comportamento di chi abbiamo di fronte aiutandoci a prevedere le sue azioni.
Ovviamente ciò che con più forza ci aiuta a prevedere non sono solo professioni, ruoli e passioni ma soprattutto le fedi e le convinzioni forti, e sono anche il modo migliore per creare sintonia. Immagina di dover trascorrere qualche giorno con 2 persone che non si conoscono tra loro, sono entrambi tuoi amici, però sai che entrambi tifano per la stessa squadra. Ecco che probabilmente, anche avessero altri aspetti in comune (stesso lavoro, stessa città, ecc.) questo sarebbe l’elemento più caratterizzanti in un certo senso.
Quale senso? Quando entrambi sono fortemente identificati con quella squadra e con i suoi valori. Inutile che inizi a parlare di fede, anche se in fondo si tratta dello stesso identico meccanismo, sappiamo tutti cosa la gente è disposta a fare per la propria fede. In questo ambito abbiamo un termine specifico: fondamentalismo. E’ un fenomeno talmente noto che ha anche altri nomi in situazioni laiche, come l’ideologia. Lo so qualcuno potrebbe offendersi vedendo l’accostamento tra fondamentalismo ed ideologia ma in fondo sono entrambe frutto di una forte identificazione (nel bene e nel male).
La dell’Auto-verifica (self-verification theory)
Nel 1981 lo psicologo sociale William Swan (sulle spalle di molti che lo hanno preceduto) formula una teoria affascinante: noi tendiamo a cercare conferma sulle credenze che abbiamo su noi stessi, anche quando sono negative. Per chi conosce questi ambiti non è affatto una sorpresa che le convinzioni abbiano un effetto su di noi e questo ha fatto nascere tante modalità per migliorare se stessi. Tuttavia come probabilmente sai se mi segui, il lavoro sulle convinzioni (così come proposto dalla maggior parte della gente) non è davvero così efficace.
Ne abbiamo discusso molto qui su Psinel e ti lascio a questo episodio datato ma spero esaustivo x, perché la soluzione sembra essere: dato che se tendo a confermare il mio modo di vedermi, ad esempio mi sento sfigato e tendo a fare azioni che lo confermano, mi basta semplicemente iniziare a convincermi del contrario. No, non sono uno sfigato, e di come per magia inizierò a notare invece le cose che mi fanno sentire figo. Ecco le cose non funzionano proprio in questo modo, molte volte questa tendenza si trasforma in una sorta di auto-inganno deleterio, nel quale creiamo aspettative che poi vengono disattese dalla dura realtà.
Allora perché parlare di questa faccenda dell’auto-verifica se non possiamo farci niente? No, possiamo invece iniziare a gettare pizzichi di luce di consapevolezza sulla faccenda. Invece di pretendere di poter cambiare i nostri pensieri come se fossero dei software da riprogrammare, iniziamo a vederci come esseri biologici che necessitano di tempo ed esperienza per migliorare. Pensaci, se ti vedi come un computer potresti credere che basti il semplice “pensare positivo” per iniziare ad invertire le tue auto-verifiche disfunzionali. Se invece inizi a vederti come un essere biologico e complesso sai che per attuare cambiamenti è necessario intervenire su molti fronti, e non solo sui pensieri.
Anzi, come abbiamo visto molte volte è molto più facile (la maggior parte delle volte) passare all’azione piuttosto che soffermarci sul cercare di cambiare i nostri stati interiori prima di agire. Fino a quando non mi sentirò pronto non farò quella chiamata, certo una cosa è soppesare le nostre decisioni importanti (prenderci il nostro tempo) ed un’altra è aspettare di sentirci, pronti e carichi emotivamente. Questo diventa spesso una trappola che ci fa sentire paradossalmente sempre “non davvero pronti” per fare quella certa cosa; chiamala come vuoi, scusa, procrastinazione, paralisi dell’analisi… è sempre la stessa cosa.
Diventare consapevoli anche un pizzico di questi meccanismi di verifica ed evitamento legati alla nostra personalità è già un mega esercizio di crescita personale. Se mi segui lo sai, i passaggi sono sempre gli stessi: prima la consapevolezza, poi la capacità di osservarci attraverso essa, la conoscenza e lo studio dei meccanismi e le azioni da trasformare gradualmente in piccole e sane abitudini. Insomma sono sempre le stesse cose, quelle che funzionano!
A presto
Genna