Tutti sappiamo cosa è l’inconscio, più o meno tutti lo abbiamo sentito a scuola, lo abbiamo forse letto su alcuni libri ed in alcuni casi lo abbiamo studiato approfonditamente. Non tutti però sanno che questo concetto è radicalmente cambiato da quando è emerso prima nella filosofia e poi nella psicoanalisi, e tali differenze possono cambiare per sempre il modo con il quale guardiamo noi stessi e le nostre potenzialità nascoste. Perché sì, non è una sparata, tu sei molto di più di ciò che pensi di essere e oggi vedremo insieme come raggiungere tale consapevolezza… buon ascolto:

L’inconscio

Chiunque si metta a studiare un pizzico di psicologia del profondo scopre ben presto che le concezioni di inconscio sono state molte e decisamente diverse tra loro. Per Freud l’inconscio era un iceberg, solido e stabile con la sua parte sotto il livello dell’acqua ben nascosta, ed era rappresentato da due cose: gli istinti primordiali di sopravvivenza (sessualità e aggressività) e dalle esperienze rimosse. Esperienze non tollerabili dalla coscienza, come traumi infantili, pensieri incestuosi di vario genere che per qualche motivo nascondiamo a noi stessi e che, nel tempo, possono nuovamente bussare alla porta della coscienza sotto forma di sintomi.

Allo stesso tempo, letteralmente nello stesso periodo, Jung aveva una concezione profondamente diversa da quella di Freud. Anche per lui esisteva un inconscio personale, fatto di istinti e di rimosso, solo che tali movimenti non riguardavano solo gli aspetti negativi della vita ma ogni aspetto, anche delle risorse personali. Jung era allievo di PIerre Janet, il quale vedeva la nosra psiche come una sorta di arcipelago di contenuti tenuti assieme dalla energia psichica (libidica o di altro genere) e dal processo associativo. Ma non solo, per Jung, ognuno di noi ha delle forme a priori che riguardano ciò che abbiamo ereditato dai nostri antenati: gli archetipi.

Questi sono solo due esempi di quanto possa essere diversa la concezione di inconscio, ma per chi magari come te è interessato al tema della crescita personale è possibile che si sia imbattuto in una versione completamente diversa dell’inconscio che suona più o meno così: è il magazzino nel quale conservi tutti i tuoi apprendimenti, tutte le tue risorse personali, utilizzate e non utilizzate. Come forse mi hai già sentito dire mi piace pensare che l’inconscio sia un insieme di tutte queste cose: di certo tendiamo a dimenticare e mettere da parte i traumi (Freud), di certo tendiamo a vedere la realtà con categorie a priori (Jung e Kant) e di certo abbiamo memorie implicite che guidano i nostri comportamenti (Milton Erickson).

Fu proprio Milton Erickson a rendere nota l’idea di inconscio non più come coacervo di cose brutte e dimenticate ma come il luogo dal quale traiamo, intuizioni, creatività, forza personale, motivazione e tutte le meraviglie dell’essere umano. Ora so che se per caso non hai mai sentito queste cose starai pensando: “che barba il solito psicologo che parla di teorie che sono scollegate dalla realtà”, ed invece questo episodio serve proprio a farti toccare con mano che tale concezioni, idee e credenze che abbiamo su questa nostra parte della mente sono in grado di migliorare o peggiorare come viviamo la vita quotidiana.

Se ad esempio sei convinto che dentro di te ci siano solo “cose brutte” starai particolarmente attento a cosa ti passa per la testa, cercherai di non pensare a certe cose e di pensarne altre. Cercherai insomma o di scappare o di mettere al vaglio tutto ciò che ti passa per la testa, la qual cose posso assicurarti non è positiva né in un senso e né nell’altro. Se pensi di avere dentro di te dei demoni dormienti cercherai in ogni modo di non svegliarli, tenderai ad interpretare ogni minimo scricchiolio mentale come se fosse il segnale di una catastrofe imminente ecc.

La mente tra biologia e previsione

Ora, non tutti sanno che l’importanza di questo tema deriva dal fatto che la maggior parte della nostra vita psichica è inconscia, c’è chi dice sia addirittura il 98%. E’ un dato a dir poco sconvolgente se uno ci pensa con attenzione, tuttavia è anche normale arrivare ad un calcolo del genere: basti solo pensare che la maggior parte delle funzioni del nostro corpo sono inconscie, accadono senza bisogno del nostro controllo cognitivo. Ma non solo, anche comportamenti molto più evidenti hanno enormi componenti inconsce: in questo momento stai leggendo delle parole, come fai a sapere di riuscire a capirle?

Facciamo una prova, guarda questa frase: anche se tu in questo momento ti sforzassi al massimo non potresti fare a meno di comprendere questi segni grafici. Lo so sembra un giochetto ma non è così, anche se tu non vuoi, una volta appreso qualcosa in modo associativo ed automatico, non puoi fare a meno di farlo. Certo ci sono ovvie eccezioni a questa frase, tuttavia abbiamo un sacco di apprendimenti impliciti che usiamo ogni giorno senza pensarci e tra questi c’è l’apprendimento della nostra lingua. C’è la capacità di intuire al volo che la situazione sta diventando pericolosa quando entri in un posto che non consci ecc.

C’è una conoscenza implicita, in parte appresa e in parte biologica, che guida le nostre azioni. E spesso lo fa benissimo, molto meglio di quanto ci piaccia pensare. Riusciamo a muoverci in ambienti che non abbiamo mai visto prima solo rifacendoci alle nostre esperienze passate, riusciamo prevedere dove sarà una pallina da tennis durante uno scambio, anche se va oltre la capacità fisica del nostro occhio di vederla. Come facciamo? Perché in realtà non la vediamo, prevediamo dove arriverà, questo è un altro super potere della nostra mente, che avviene, indovina… a livello inconscio!

Tali capacità previsionali sono sempre accese, anche in questo momento mentre leggi (e se hai letto il mio primo libro “Facci Caso” probabilmente ricorderai tutti i giochini che lo dimostrano) ed è per questo che è non solo pericoloso ma anche controproducente pensare che, ogni cosa che ci passa per la testa sia un segnale profondo. Lascia che ti faccia alcuni esempi: stai guidando l’automobile a 130 Km/h in autostrada, di colpo inizi a pensare: “cavolo, sto andando così forte che basterebbe un semplice movimento sbagliato del volante per lasciarci le penne, e se adesso sterzassi di colpo? Se una parte di me lo facesse contro la mia volontà?”.

Ovviamente ragazzi non sto parlando di pensieri intrusivi che emergono dopo un trauma, dopo che magari abbiamo davvero fatto un brutto incidente (in quel caso sono davvero sbuffi del passato) ma sto parlando del fatto che sia del tutto normale ciò che ti ho appena raccontato. Si hai capito bene, non sei pazzo se per caso ti è mai venuto qualcosa del genere in mente, sai perché? Perché dato che sei una macchina previsionale, se devi mantenenere una rotta per diverso tempo, senza mai spostarti, la tua macchina inzierà a chiedersi cosa accadrebbe se facessi il contrario. Cioè sbandare, ed è normale che se lo chieda… anche se può a volte essere spaventoso.

Sono previsioni sul mondo non messaggi da un oracolo

Vedi se pensiamo alla nostra mente come una sorta di oracolo che dice verità profonde su noi stessi e sul mondo iniziamo a vedere ogni sua manifestazione poco chiara come un rebus da risolvere. “Chissà perché mi vengono in mente certe cose” ma in realtà la nostra psiche non è qualcosa da interpretare ma da imparare ad ascoltare e gestire, non è un animale feroce da non disturbare ma è un essere curioso da accogliere e osservare… non puoi controllare ciò che ti salta in mente e neanche ciò che provi dentro di te, puoi gestire attivamente solo una cosa: i tuoi comportamenti (e non al 100%).

Se inizi a credere che il sorgere di messaggi contrastanti dentro di te sia il segnale di conflitti inconsci, rischi di generarli davvero! Se ogni volta che la tua mente previsionale pensa qualcosa di strano inizi a pensare che qualcosa non vada tenderai ad attivare comportamenti complementari di difesa. Cioè inizierai a non voler pensare certe cose, ascoltare certe cose o stare in certi luoghi perché ti fanno venire in mente certi pensieri. Ecco ciò che sappiamo oggi, dato che la mente prevede tutto e il contrario di tutto è naturale avere pensieri contrastanti, incoerenti e a volte anche spaventosi… la cosa diventa preoccupante quando reagiamo ed iniziamo dei comportamenti in risposta.

Ecco perché amo la versione orientale della mente saggia e dell’inconscio come magazzino di risorse di Erickson, non perché gli altri siano totalmente sbagliati ma perché nascondono dentro un presupposto pericoloso: non dovresti pensare certe cose. E questo presupposto che ci portiamo dietro dalle religioni e da altre credenze del genere, può generare comportamenti che rischiano di incastrarci davvero nella nostra mente. Magari nel tentativo di esorcizzare proprio pensieri e sentimenti che proviamo. Attenzione a volte non è sbagliato farlo ma è sbagliato farlo spesso credendo di poter ammaestrare la nostra mente inconscia, trasformandola in un nemico.

Ecco cosa fa quel modo di vedere la mente, la vede come qualcosa di pericoloso, come un nemico e non come una alleato che, praticamente fa la maggior parte delle cose durante la giornata. Tutto ciò non significa tornare al tema della scatola nera, cioè dato che non possiamo sapere cosa accade là dentro allora ce ne disinteressiamo, ma significa che durante la nostra vita quotidiana è più comodo trattarlo in questo modo. Come una macchina predittiva, tenendo a mente che non possiamo gestire direttamente pensieri ed emozioni ma che abbiamo una forte influenza sulle azioni che facciamo.

Prendiamo le due istanze che Freud ha tratto dal pensiero di Darwin: aggressività e sessualità. Se il cassiere di un negozio mi tratta male potrei pensare di dargli uno schiaffo o un pugno, magari me lo immagino proprio mentre gli faccio saltare i denti. Sono anormale se lo penso? No, diventa pericoloso se lo faccio! Non sto parlando ovviamente di auto difesa, sto parlando di tirare un pugno ad un tizio perché è stato maleducato. Se vedo una bella donna e faccio dei pensieri libidinosi, significa che non amo più mia moglie e che voglio lasciarla per saltare addosso a quella tipa? No, è normale attivarmi ma diventa meno normale se le salto addosso per davvero (tra l’altro entrambi questi comportamenti sono giustamente perseguiti dalla legge).

Sperimentare l’auto regolazione spontanea dei contenuti interiori

Una delle esperienze più potenti che possiamo avere è quella di osservare i nostri contenuti mentali mentre si auto regolano, cioè senza che si debba fare nulla. Per molti, convinti di dover interpretare ogni segnale interno questo aspetto appare come un mettere la polvere sotto al tappeto o peggio, come una cosa folle. In altre parole per alcuni, non andare dal tizio che ci ha trattati male e fargli passare un brutto quarto d’ora (che sia a sberle o a parole) è sbagliato di per se, perché segnala che siamo spaventati dal confronto e che siamo più deboli. Per altri significa che stiamo sopprimendo le nostre pulsioni che prima o poi ci faranno pagare il conto.

Sì esistono situazioni in cui reprimere i nostri sentimenti fa male, ma una cosa è reprimerli un’altra è invece diventarne consapevoli e cercare di non reagirvi. Non è la stessa cosa! Questa faccenda è stata compresa da diversi praticanti di meditazione lungo l’arco della storia di queste pratiche, tutti in un qualche modo sono giunti a trattare la mente e le associazioni mentali in questo modo. Come hanno fatto? Osservando la mente attraverso la mente, attraverso la pratica della consapevolezza. Da amante della nostra cara cultura occidentale e psicologica devo ammettere che la profondità di osservazione di questi maestri è stata gigantesca.

Per quanto anche le nostre teorie siano state meravigliose (e non intendo solo quelle psicologiche ma anche dei filosofi e di molti altri pensatori) le analisi orientali dei movimenti della mente sono incredibili. In alcuni contesti anche lì ci sono rappresentazioni spaventose di cosa vi si possa trovare dentro ma il modo in cui la si gestisce, è profondamente diverso. Ed è da lì, attraverso l’introduzione della mindfulness che l’approccio più scientifico al cambiamento della mente ha iniziato a rivoluzionare tutto, sto parlando degli approcci cognitivo comportamentali di terza generazione.

No, non hanno inventato nulla, c’erano già geniali terapeuti che avevano unito i puntini, tra questi il nostro Roberto Assaggioli, lo stra citato (almeno da me) Milton Erickson e molti altri. Quindi quando seguendo ciò che ti racconto ti dico che puoi fidarti del tuo inconscio, puoi fidarti di quella tua parte interna, non mi sto affidando a racconti orientaleggianti o ad atteggiamenti di fede in una qualche entità immortale dentro di noi (anche se uno può pure vederla così se vuole) ma a dati empirici di chi cerca da tempo di aiutare le persone a vivere una vita migliore proprio attraverso un uso migliore di questa benedetta mente.

Una delle cose più semplici che possiamo fare è imparare a riconoscere i nostri stati interni, notare se ci servono in quel momento ed eventualmente metterli da parte, ma non per generarne altri migiori, pensieri migliori ecc. Ma semplicemente per continuare a muoverci verso ciò che per noi è rilevante in una data situazione. Agire nonostante, come abbiamo visto diverse volte non è un modo per dire “sopporta la polvere che hai sotto al tappeto” ma indica piuttosto un: “agisci nonostante perché in realtà tu sei di più di quelle cose che ti passano per la testa, sei luogo sconfinato dove queste previsioni sorgono e tramontano”…

…e quando riesci a toccare con mano questa auto regolazione della mente o dell’inconscio o chiamala come vuoi… allora vivi una profonda esperienza emozionale correttiva positiva. Ok mi fermo qui altrimenti scrivo un trattato e non è detto che un giorno non mi ci cimenti… ma per ora ho ancora molto da esplorare.

A presto e buona fiducia nell’inconscio
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.