Il nostro mondo è bizzarro o meglio il nostro modo di vedere il mondo è bizzarro, il motivo è ancora una volta il più semplice e rinomato nel campo della psicologia e della crescita personale: “la mappa non è il territorio”.

Frase abusata che di tanto in tanto qualcuno cerca di sfidare ma senza rendersi conto di farlo dall’alto delle sue mappe! Tali confusioni sono ciò che può generare problemi psicologici di vario genere, da quelli più comuni e condivisi a quelli più rigidi e stravaganti.

Scopri quanto sei “ambivalente” e diventa una persona “completa”… buon ascolto:

Diventare “completi”

Ovviamente l’idea di “completo” è una metafora perché in quanto esseri umani siamo intimamente incompleti e questo non è sempre un male, anzi! Tuttavia è facile afferrare questo concetto quando si inizia ad osservare come funziona l’evoluzione di un essere umano dalla sua nascita alla sua morte.

Dopo un lungo periodo di gestazione (9 mesi, solo pochi animali hanno una gestazione più lunga) il bambino viene al mondo assolutamente incompleto: non vede, non sente e non percepisce adegutamente il mondo. E per adeguatamente intendo che non potrebbe mai sopravvivere da solo.

Via via che il tempo passa si appropria prima dei sensi, poi del corpo e alla fine della propria mente. E tutto questo percorso dura un bel po’, diciamo indicativamente 25 anni. Si perché a quanto pare la nostra corteccia prefrontale (CP) termina il proprio sviluppo definitivo verso quell’età.

E da quel momento l’essere umano diventa in grado di osservare se stesso in modo più acuto, non è un caso che gli adolescenti sembrino avere meno paure e meno scrupoli, semplicemente gli manca un freno biologico che si sta formando nel tempo (sempre la CP).

Non è affatto un caso che durante l’adolescenza, quando è tutto quasi formato, gli ormoni sono a palla, i ragazzi tendano a vedere il mondo in bianco e nero. Cioè il massimo della unilateralità di cui abbiamo parlato nella puntata. Cosa che accade anche agli adulti ovviamente in base al grado di integrazione delle parti della personalità.

Un percorso infinito

Quindi da quando nasciamo a quando moriamo il percorso è una continua scuola di apprendimento su noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. Una scuola che non ha mai fine, che tu lo voglia o meno sei costretto a farci i conti per tutta la vita, e per quanto mi riguarda è una cosa meravigliosa!

E’ meravigliosa per un motivo molto semplice: non è una gara ed ognuno ha la propria velocità. Chi si sente troppo indietro sbaglia, chi si sente più avanti degli altri, sbaglia a sua volta. Ognuno di noi è chiamato dolente o nolente a fare i conti con questa continua scoperta di se stessi.

E’ un processo per tanto non possiamo semplicemente dire che si tratta di un “conoscersi” è qualcosa di più è la capacità di accogliere tutti i nostri modi di essere. Per questo c’entra tantissimo con il tema di oggi, perché le ambivalenze che proviamo nei confronti del mondo sono segnali di questo processo evolutivo di auto scoperta.

Per anni si è parlato di questo tema solo in forma “clinica” come se fosse sbagliato avere sentimenti ambivalenti verso qualcosa, quando in realtà li proviamo costantemente, anche quando ci sentiamo molto sicuri delle nostre scelte. Oppure se ne è parlato come processo di formazione dell’arte ma non come meccanismo naturale della mente.

Ed eccomi qui, come il solito guasta feste, a dirti che per quanto mi riguarda ogni processo conoscitivo umano deve fare i conti con l’ambivalenza e la polisemia. Certo non sono mica un genio, altri pensatori ci erano arrivati prima ma è solo un modo per sottolineare quanto queste faccende siano importanti per tutti, non solo per chi soffre o per chi desidera crescere e migliorarsi.

Flessibilità mentale

La chiave di tutto ciò è il livello di flessibilità mentale delle persone. Chi ha molta flessibilità si renderà facilmente conto che il mondo non può essere “in bianco e nero” e che quei sentimenti che proviamo sono solo uno dei tanti modi che esprimiamo a noi stessi e agli altri per conoscere e muoverci agili nel mondo.

Per cercare un modo tecnico e snello di descrivere la cosa direi che: la flessibilità mentale è la capacità di accorgerci delle nostre identificazioni, convinzioni e tendenze e attraverso tale presa di coscienza riuscire a notare quando siamo troppo o troppo poco “identificati” con esse.

E’ sia la capacità di accorgerti di esserti incastrato tra i pensieri e sia quella che ti fa accorgere che non sei più sul pezzo, la nostra cara meta cognizione. Che però non sta solo ad indicare quanto siamo bravi ad accorgerci di ciò che ci passa per la testa ma anche quanto siamo bravi a “lasciarla andare”.

Come sai queste super abilità le troviamo nella pratica della meditazione all’interno della quale ci accorgiamo di ciò che ci passa per la testa. Ed è proprio in quel movimento di perdersi e ritrovarsi continuamente che ci rendiamo conto che è normale avere ambivalenze e pensieri multipli su di una singola questione.

Ma non hai bisogno di meditare per capirlo. Per Ellen Langer e per la nostra esperienza, ogni volta che analizzi accuratamente un certo concetto ti rendi conto che è più complesso di quanto lo immaginassi prima di avvicinarlo. In altre parole, basta osservare da vicino ed avere la mente aperta per capire che il mondo è di più quello che immagini che sia.

Ed è questa continua presa di consapevolezza a farti rendere conto che puoi avere più modi di vedere il mondo che ti circonda. Che il tuo non è l’unico e giusto in assoluto e che la tua mente tende costantemente a saltellare da una parte e dall’altra. In quel momento tu sei più delle tue identificazioni e puoi accorgerti che sono solo processi che passano per la tua testa.

Proseguiamo questo affascinante discorso nel nostro Qde

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.