“Certo che quel ragazzo avrebbe bisogno di lavorare su se stesso“. Hai mai sentito frasi del genere? Si tratta di affermazioni oggi molto chiare, tutti sappiamo più o meno che cosa si intenda con queste parole. Significa che quel tizio ha bisogno di migliorare qualche aspetto di se stesso, che sia esterno come il proprio fisico o interno, come la sua psicologia. Oggi vedremo insieme perché si parla di “lavoro personale” e quali sono i suoi capisaldi…

Se non lo usi lo perdi

C’è una legge della fisiologia che chiunque abbia studiato un pizzico di queste cose (biologia, fisiologia, ecc.) sicuramente avrà incontrato: se non lo usi lo perdi! E’ un tema di cui parliamo spesso e, per quanto mi riguarda comprenderlo bene può essere già un modo per modificare il nostro atteggiamento mentale in tal senso. Per quanto riguarda il nostro fisico e le nostre abilità motorie questo assunto è auto-evidente: tutti sappiamo che se smettiamo di fare determinati movimenti prima o poi avremo un decadimento di quelle abilità.

Tutti lo sospettiamo ma non tutti sanno che è qualcosa di costantemente presente nelle nostre vite. Se si tratta di qualcosa di molto intenso la cosa diventa chiara: ci facciamo male ad una gamba e non possiamo muoverla per qualche settimana, diventa subito evidente che bastino pochi giorni (qualche settimana appunto) per avere già un effetto intenso sulla nostra fisiologia. Per non parlare di quelle persone costrette a non muovere alcune parti del corpo per mesi se non per anni, in questi casi la perdita della funzione può anche essere permanente o semi-permanente.

Quando dico alle persone che se non stanno “andando avanti non restano ferme ma vanno indietro” vengo spesso tacciato per un uccello del malaugurio o peggio, come un invasato “turbo capitalista del fare”, dell’essere sempre performanti ecc. No, purtroppo si tratta di una legge della natura, ciò che smette di essere curato, allenato, coltivato, tende a sfiorire. E questa faccenda vale davvero per tutto ma per fortuna vale anche il contrario: tutto ciò che viene coltivato, conservato, allenato, curato, tende a crescere e migliorare e a preservarsi nel tempo. Non solo tende anche ad acquisire un certo valore intrinseco!

Ora oltre a tutte le eventuali ideologie che potrebbero inficiare quanto affermato, la cosa interessante da notare è che alla base di tale tendenza c’è sempre la nostra attitudine a risparmiare energia. Il nostro corpo come sappiamo cerca costantemente di andare al risparmio, perché è ancora il corpo di un essere che per millenni ha fatto la fame, ha cercato di massimizzare le proprie possibilità di sopravvivenza. Ricordo che Homo Sapiens è apparso circa 200000 anni fa ma che abbiamo iniziato a stanziarci, a creare società, circa 10000 anni fa, quindi è come se la storia di noi esseri umani, così come la conosciamo oggi, sia meno di un 10% della nostra evoluzione.

Quindi per chi abbraccia un punto di vista evoluzionistico (per quanto mi riguarda il modo migliore attuale per capire l’essere umano) il fatto che abbiamo ancora tendenze al “risparmio” è del tutto normale. Perché abbiamo passato solo una piccolissima porzione di tempo in una situazione nella quale non è più così indispensabile risparmiare energia. Dunque se allenarti, studiare, fare sforzi volontari per restare in forma ti sembra una stupida perdita di tempo, ti sembra che non ti porti a nulla di concreto, ti sembra che tu non ne abbia bisogno… è perché (come tutti noi) sei ancora un essere di 200000 anni fa.

Investimento o responsabilità?

Così come in passato ho sentito dire molte volte cose del tipo: “ascolta io preferisco non conoscere a fondo le cose, mi spaventa, diventiamo resposabili quando conosciamo” della serie “meglio ignoranti perché la conoscenza rende troppo sensibili”. Ho sentito dire anche cose del tipo: è inutile allenare il corpo se poi non appena mi fermo regredisco. Insomma è come se fossimo chiusi in una dicotomia tra la logica di una responsabilità vista come peso da portarsi dietro ed un’altra legata all’investimento. Ecco il lavoro personale va sempre visto come un investimento.

Se da domani decidi di fare 6 mesi di allenamento fisico e di studio, anche se decidessi di fermarti per altri 2 mesi, sicuramente ciò che avresti appreso resterebbe con te. Certo non per sempre, perché questa è una legge della natura, tutto scorre, tutto è impermanente, il che non significa che non si debba fare niente ma il contrario. Qualcuno quando parlo in questi termini mi tira fuori tutte le varie forme di interpretazione del buddismo: ma non credi che in questo modo si creino aspettative e attaccamento? Si certo, se non vuoi sviluppare attaccamento però la soluzione non è non fare nulla ma è sviluppare una certa mentalità.

Mentalità che si sviluppa… con l’allenamento della mente. Come abbiamo visto in puntata anche il restare fermi a meditare è un fare qualcosa, è un esercizio (tema che approfondiremo nel prossimo episodio). La dicotomia “responsabilità ed investimento” è qualcosa di sottile che ci influenza senza rendercene conto: come al solito lo zampino sta nella economia cognitiva ma possono entrare in gioco numerose variabili tra le quali alcune visione socio-economiche (anche condivisibili) legate al tema della crescita e del progresso. “Mica si può crescere per sempre” ma la verità della nostra fisiologia è che quando smettiamo di “migliorare” non restiamo dove siamo ma (ripeto) andiamo indietro. Questo sfida la nostra naturale pigrizia.

Quando ero giovane questa mentalità era ancora più diffusa e distorta. Per anni ho fatto sport da combattimento, uno dei miei maestri ogni tanto mi beccava in palestra a fare pesi e mi diceva: “Obelix (si mi chiamavano così in palestra) smetti di fare pesi che poi ti vengono i muscoli e non sai che fatica mantenerli”. In realtà lui era preoccupato che aumentassi di peso e dovessi entrare in un’altra categoria per gli incontri ma in fondo questa mentalità era presente: se accumuli muscoli poi devi mantenerli, allora tanto vale evitare di accumularli. Oggi sappiamo che questo pensiero è una grossa cavolata… è come dire “smettila di guadagnare tanto perché poi dovrai mantenere quello stile di vita, perché poi ci pagherai tante tasse” (Si i commercialisti lo fanno ancora).

Happy problems

Così ho scelto la mia commercialista, dopo anni a sentirmi dire di tenere basso il fatturato ho trovato qualcuno che mi dicesse: “Grande quest’anno hai guadagnato il 26% in più dell’anno precedente, bravo”. Mentre per anni ho avuto commercialisti che mi invitavano in modo più o meno diretto a lavorare meno! (e sotto sotto sappiamo tutti cosa s’intende). Se sei un lavoratore autonomo di certo avrai sentito queste cose, che per quanto mi riguarda sono deleterie ad ogni livello di analisi. So che non tutte le persone saranno d’accordo con me (e capisco anche il motivo) ma per me dover pagare più tasse è indice del fatto che ho lavorato bene, è quello che alcuni chiamano “happy problem“.

I problemi felici sono quelli che emergono da risultati conseguiti. Inizio a guadagnare un sacco di soldi e mi ritroverò ad avere problemi per gestirli, mantenerli e pagarci le imposte. Ma di certo è un problema felice rispetto al non avere soldi e/o risorse. Se mi alleno regolarmente di colpo avrò il problema di dovermi alimentare meglio, è un problema felice, diverso dal non essere in forma ed avere tutt’altro genere di problemi. Insomma questa cosa possiamo praticamente immaginarla per qualsiasi meta che possiamo raggiungere nella nostra vita, per qualsiasi progetto personale o meno, ecc.

Non sai quante volte mi è capitato proprio di lavorare su questi temi nel mio studio (e anche su me stesso). Ad esempio il manager che crescendo deve iniziare a fare un sacco di presentazioni in pubblico, cosa che da un lato lo inorgoglisce e dall’altro lo fa sentire in ansia. Come abbiamo visto nella recente puntata sullo Stress, solo le cose che ci stanno a cure ci stressano, di conseguenza solo le cose a cui teniamo possono davvero attivarci. Quindi la soluzione è non fare più nulla che ci faccia battere il cuore? Assolutamente no, la soluzione è capire che nella vita gli eventuali problemi non finiranno mai ma se miglioriamo questi possono diventare “happy problems”.

Lavorando da anni con gli sportivi non sai quante volte mi sono trovato di fronte a campioni che covavano pensieri simili proprio quando erano in cima alle classifiche. “Ora sono primo, cavolo mi tocca continuare a difendere quella posizione, che stress!”, ma secondo te è meglio lo stress di essere primi o quello di essere ultimi? Attenzione questo non è un discorso socio-politico, ci tengo a ricordarlo, anche perché uno sportivo fonda la propria carriera sul cercare di conseguire risultati, migliorare e superare altre persone. Non significa che per vivere bene tu debba sentirti come in una gara dove devi essere sempre primo… sempre in competizione con tutti.

Una responsabilità personale

Credo che il lavoro personale sia oggi una responsabilità personale. Ognuno di noi può migliorare se stesso sotto moltissimi punti di vista, farlo è un piccolo atto di sano egoismo che porta ad un miglioramento generale. Immagina se ognuno oggi migliorasse se stesso dello 0,001% ogni mese, di certo tutti ne beneficerebbero in un qualche senso. E’ un tema che abbiamo affrontato molte volte, talmente semplice da risultare invisibile: se semplicemente sei tu che inizi a migliorare in un qualche aspetto della tua vita questa faccenda avrebbe un effetto su tutte le persone intorno a te.

Migliori il tuo modo di gestire le emozioni? Di conseguenza sarai più bravo a gestire quelle degli altri, darai un esempio positivo ecc. Questo vale praticamente per tutto e purtroppo vale anche il contrario: non ti curi del tuo stato emotivo? Allora con tutta probabilità gli altri faranno fatica a gestirti ecc. Diventa dunque una responsabilità prendersi cura di se stessi, prendersi cura delle cose che ci stanno a cure, non si tratta del semplice: vai spacca tutto, diventa più bravo e più forte degli altri, cresci sempre e cavolate motivazionali. Si tratta del prenderci cura, del diventare più responsabili, di diventare esseri umani.

Credo che la vita sia tutto un percorso di auto-conoscenza e anche auto-miglioramento, smetterla di vederla in questo modo conduce ad un nichilismo esistenziale di cui siamo fin troppo imbevuti. Il nostro cervello ama le affermazioni pessimiste che parlano solo di cose che non potrebbero andare, di chi punta il dito e mostra le brutture del mondo, ci sta, siamo evolutivamente cablati in questo modo. Per questo serve intenzionalità per migliorarci, ciò che sappiamo è che proprio attraverso tale impegno riusciamo a creare le varie esperienze che danno significato alle nostre vite.

Per millenni siamo cresciuti per necessità, era necessario migliorare le condizioni (personali e sociali) per sopravvivere. Oggi questa necessità si è ridotta notevolmente, dunque il tema della responsabilità individuale sta diventando sempre più rilevante. Lo so è un discorso gigantesco, sicuramente ci sono 1000 cose che non ho considerato ma è bene parlarne.

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.