Se gli occhi siano o meno lo specchio dell’anima ce o chiediamo praticamente dalla notte dei tempi, anche qui su PsiNel, si tratta di uno degli argomenti che abbiamo trattato maggiormente nel corso degli anni.

Oggi facciamo una piccola sintesi dei consigli più importanti per gestire lo sugardo… buon ascolto:

E’ il cervello che vede

Una delle cose più banali ma allo stesso tempo fondamentali da tenere a mente quando parliamo di sguardo è capire che è il cervello a vedere e non l’occhio. Può sembrare una questione di lana caprina ma in realtà fa una grossa differenza, perché questo ci consente di capire che ciò che vediamo è una ricostruzione che ha molto a che fare con cosa sappiamo e come ci sentiamo.

Il fenomeno delle persone nella risonanza magnetica, che si rendono conto quando l’immagine non è più dal vivo, descritto in puntata è solo uno dei molti fenomeni del genere. Ad esempio: hai mai visto il film Shining? Uno dei capolavori di Stanley Kubrik?

Prima di quel film le azioni in lungo sequenza, come quando una persona scappa e la telecamera la insegue, venivano fatte con cineprese su carrelli che scorrevano o su automobili fisse. Kubrik usa per la prima volta le stadicam, telecamere indossate da una persona che corre dietro al soggetto da inquadrare.

Ora, farai fatica a crederci ma il tuo cervello reagisce in modo completamente diverso quando vede una ripresa fatta con i carrelli rispetto a quella fatta da con la stadicam. Perchè? Perché il cervello riconosce come maggiormente veritiera la visione ottenuta dalla seconda rispetto alla prima.

Tu non lo sai e se non sei un grande regista non te ne accorgi ma il cervello se ne rende conto eccome. Alcuni studi dimostrano che con la stadicam ti attivi molto di più, è come se fossi realmente inseguito o come se inseguissi, rispetto ad un carrello che mantiene una stabilità innaturale durante le azioni più concitate.

Cosa c’entra con la vista?

Tantissimo dato che il nostro cervello, attraverso gli occhi, sembra accorgersi di cose di cui noi non siamo assolutamente consapevoli. Ed è una cosa straordinaria, così come la maggior parte della gente che non ha grossi problemi relazionali non si accorge se tende a guardare negli occhi la gente o meno. Ed è questo l’aspetto che ci interessa maggiormente.

La ricerca indica che quando siamo molto emozionati tendiamo ad evitare lo sguardo ed ammiccare (sbattere le palpebre) molto di più rispetto a quando siamo a nostro agio. Banale? Assolutamente si ma non ci accorgiamo che questa differenza fa “la differenza”, nel senso che è proprio in quei contesti che dovremmo guardarci di più negli occhi.

Non ho bisogno di guardare fissa negli occhi una persona che conosco bene, un mio collaboratore per fargli capire che quella cosa è importante per me. Basterà il mio tono di voce ed il nostro legame emotivo, ma una persona che conosco meno o che mi emoziona tanto invece avrà come bisogno di maggiori indizi per costruirsi un’idea sulle nostre intenzioni.

Per capire questo effetto ci basta immaginare che qualcuno sia arrabbiato con noi ma invece di offenderci guardandoci lo fa girato da un’altra parte, che sensazione vi da. Certo un tizio che ci offende non è mai bello da immaginare ma se guarda altrove, quanta forza perdono le sue offese? Tantissima, a meno che non sia una persona che conosci molto bene allora lo sguardo non c’entra più.

Se è tua moglie o tuo cugino ad offenderti guardando altrove la cosa ti da fastidio come se ti fissasse, ma uno sconosciuto no, perché lo sguardo indica anche con quanta intensità stiamo proferendo certe parole. Senza contare che uno che ti offende senza guardarti non riesce a farci capire se realmente sia rivolga a noi.

E’ impossibile “non guardare”

Con questa frase parafrasiamo il buon vecchio assioma “non è possibile non comunicare”, nel senso che quando una persona ci parla è impossibile celarle la quantità di sguardo che le diamo. Ti è mai capitato che una persona ti guardasse ma di sentire che sotto sotto stesse pensando ad altro? E’ un fenomeno molto particolare ma è come se sentissimo che quella persona è distratta anche se ci guarda.

Di certo qui c’entrano un sacco di cose, neuroni specchio e molte altre dinamiche ma il punto è che non possiamo sfuggire allo sguardo di chi cerca di capire se lo stiamo “ascoltando e guardando”. Non è un caso che i maestri e professori spesso dicano una cosa del genere: “guardami quando ti parlo”, e i ragazzi pensano: “ma io mica ascolto con gli occhi”.

E invece il fatto che una persona guardi altrove sottolinea il suo grado di interesse, ed ecco perché tra i trucchi più comuni usati dai prestigiatori c’è proprio la capacità di decidere a priori dove lo sguardo dello spettatore andrà. Ed indovina dove va lo sguardo dello spettatore? Va esattamente dove il mago guarda a sua volta.

Se il mago guarda la sua mano che va verso l’alto si assicura che la maggior parte del pubblico fisserà proprio quell’arto mentre con l’altro farà “il prestigio”. Anche se il pubblico cerca di cogliere i trucchi del prestigiatore, egli proprio attraverso la manipolazione dello sguardo riuscirà nel proprio intento.

Il fatto che tu ti metta a guardare il suo movimento seguendo i suoi occhi non accade perché lui ti indica di farlo ma perché usa movimenti che ti portano spontaneamente a seguirlo. Se stai parlando con una persona e questa di colpo fissa la propria mano portandola verso l’alto, tu non potrai fare a meno di guardare cosa stia facendo. Ne va della tua incolumità personale!

Gli occhi sono un’amplificatore

Come abbiamo visto nella puntata di oggi e in molte altre del passato, gli occhi sono una specie di evidenziatore non verbale. Se vuoi che un tuo amico tenga a mente certe informazioni mentre gliele dici lo guardi negli occhi, non lo fai solo per assicurati che abbia capito mentre gli parli ma anche per dare più forza alle tue parole.

Noi psicoterapeuti lo sappiamo bene, una cosa è dire al paziente di fare certi compiti a casa guardando a caso ed un’altra è fissandoli dritti negli occhi in quel momento. Non c’è bisogno di dire: “Ehi questa è una cosa molto importante” basta cambiare l’intensità dello sguardo per veicolare qualcosa del genere.

Certo, lo sguardo non è l’unico modo, c’è il tono di voce, la prossemica e la scelta oculata delle parole ma lo sguardo ricopre un ruolo particolare. Infatti sono le ricerche a dirci che esso ha come la capacità di evidenziare, nel bene e nel male, i messaggi che inviamo e che riceviamo.

Il nostro capo che ci dice che siamo bravi guardandoci negli occhi è diverso da un capo che fa altrettanto ma per redarguirci. E in entrambi i casi se ci inviasse un feedback (positivo o negativo) senza guardarci negli occhi il suo effetto sarebbe molto meno potente.

Insomma da tutto ciò emerge chiaramente che lo sguardo è una di quelle cose che dovremmo allenare con maggiore consapevolezza, soprattutto in quei contesti nei quali abbiamo bisogno di lavorare sulla nostra comunicazione per renderla più efficace.

Ma non solo, la ricerca ci dice anche che allenarci a guardare una persona mentre ci parla e gli parliamo è un ottimo esercizio di gestione delle relazioni, ci rende più empatici, maggiormente in grado di cogliere aspetti sottili della comunicazione…e potrei andare avanti a lungo, ma spero di averti già convinto a migliorare questo aspetto.

Ti invito a cliccare sui link che trovi qui in giro perché sono le nostre vecchie puntate, sempre attuali su questo tema e guardare il video approfondimento.

A presto
Genna