
Ognuno di noi ha dei punti di forza. In una recente puntata abbiamo parlato dell’anello debole della catena, cioè di occuparci delle nostre fragilità e oggi facciamo l’opposto, ci occupiamo delle nostre risorse, virtù e predisposizioni. Un tema tanto amato nella crescita personale ma davvero poco conosciuto e riconosciuto. Oggi scoprirai come prenderti davvero cura dei tuoi veri punti di forza, mi raccomando ascolta l’episodio prima di proseguire con la lettura…
Le risorse interiori
Chiunque segua il mio lavoro da tempo sa che qui abbiamo parlato per anni di risorse x. La motivazione è molto semplice, io mi sono innamorato in giovane età del lavoro di Milton Erickson ed ho seguito una scuola di psicoterapia con il suo approccio. Detta in modo super semplice e breve: Erickson è stato uno psichiatra americano dello scorso secolo con una storia pazzesca alle spalle. Divenuto famoso per aver recuperato il tema dell’ipnosi e averla resa realmente uno strumento di psicoterapia. Ma al contrario di molti approcci del tuo tempo, invece di concentrarsi sul passato si concentrava sulle risorse del presente.
Ecco un esempio grossolano ma credo chiaro: immagina di avere un compagno di squadra che gioca con te, non corre veloce anzi quello è uno dei suoi difetti, però ha un tiro straordinario. Quindi cosa fare? Migliorare la corsa o concentrarsi sul tiro? Secondo questo approccio partendo dal tiro, migliorandolo, di conseguenza avremo effetti positivi anche sulla corsa. Lo so che non succede così con un atleta ma dentro di noi le cose sono leggermente diverse. A volte è vero che aprire la strada ai nostri punti di forza è un modo straordinario per occuparci anche delle nostre ferite.
In realtà, come abbiamo già analizzato in molte salse x, occuparci delle nostre ferite libera punti di forza… ma succede anche il contrario. Il problema avviene quando queste qualità vengono usate eccessivamente o troppo poco. Cioè quando il tuo compagno di squadra vuole sempre tirare, ma magari non arriva alla porta o al canestro sufficientemente bene per poterlo fare e non si accorge che ciò che gli manca è concentrarsi di più sulla corsa. Ora il punto nodale per chi segue Psinel: per questo motivo abbiamo parlato sempre meno di punti di forza e di risorse, perché la tendenza umana è cercare sempre di stare bene senza soffrire.
E il tema delle risorse è perfetto, ma in questo caso diventa una iper compensazione. E’ un po’ come se il tuo compagno ti dicesse che lui non ha bisogno di correre più velocemente tanto tira bene o peggio, che non è proprio vero che corra così piano ed inoltre è anche il migliore nel tiro. Insomma queste sono fughe comuni dalla realtà che possiamo fare proprio quando ci sentiamo forti e forse non lo siamo. Ora mi auguro che tu abbia ascoltato l’episodio altrimenti sembra che stia dicendo l’esatto opposto di ciò che dichiara il titolo di questo post. Assicurato di questo proseguo con l’ultimo aspetto delicato… “lo stato risorsa”.
Quando noi entriamo a contatto con i nostri punti di forza anche solo a livello mentale, accediamo a (leggeri) stati risorsa che si attivano. Quando ripensi a quando sei stato coraggioso, diventi per qualche istante davvero più coraggioso, aumenta la probabilità che tu possa compiere azioni di quel genere. Lo sappiamo tutti ogni volta che usciamo da un film che ci ha davvero esaltato, hai presente? Ecco quella sensazione possiamo usarla per lavorare su noi stessi ma non dovremmo ricercarla in modo estemporaneo, cioè in quel momento preciso. Altrimenti cadiamo nella trappola dell’aspettativa… o peggio nella paralisi dell’analisi (fino a quando non sento di essere nello stato risorsa allora non agisco).
Coltivare vs attivazione magica
Negli ultimi decenni molte persone hanno visto nella crescita personale una sorta di rifugio del pensiero positivo, cioè un luogo dove non si soffre ma si lavora sulla forza, dove non si guarda al passato ma solo al futuro, un luogo dove si pensa bene e mai male (anzi pensare male ci fa comportare male). Tutta questa narrazione ha spaccato questo mondo in 2, da un lato i miei colleghi più coriacei intenti a dire che quelle sono generalizzazioni stupide da pensiero ingenuo e dall’altra chi invece addita la mia categoria come di persone che pensano solo in termini “patologici”.
Attenzione, nessuno dei due gruppi ha davvero ragione ma entrambi ne hanno un pizzico. La ricerca negli ultimi anni ha dato molta ragione al tema delle risorse e dei punti di forza, in parte quelli che ti ho raccontato nella puntata ed in parte per altre motivazioni (molto più tecniche). Dall’altro lato anche chi si occupava solo di “positività” ha compreso che la vita è fatta anche (e a volte soprattutto) di ferite, con le quali tutti prima o poi dobbiamo fare i conti. Insomma nella posizione matura abbiamo capito una cosa semplice: mentre le cose negative non vanno negate o insabbiate, quelle positive vanno rivalutate ma in un modo specifico.
Cioè senza usare il positivo per scappare dal negativo, e come facciamo? Un modo potentissimo è quello di diventare più presenti come ti ho raccontato molte volte con il gioco delle sensazioni, ma non è una strada facile e non è una strada per tutti. Quindi il principio precauzionale è questo: le cose negative vanno affrontate, ognuno con i propri tempi e modalità (dunque non bisogna solo puntare alla forza) e allo stesso tempo vanno coltivati i punti di forza. Dove per coltivati si intende esattamente l’idea di allenare, annaffiare, prenderci cura, giorno dopo giorno, senza aspettarci che la pianta fiorisca di colpo.
Vedi una delle tendenze che abbiamo è di scappare dal dolore, tutti anche chi come me pratica da 20 anni la meditazione. Quindi è del tutto normale cercare di rifugiarci nelle risorse, anzi a tratti è assolutamente sano. Diventa invece pericoloso farlo quando ci servono per scappare via dagli aspetti negativi, ed è per questo che ho iniziato questa serie di podcast del 2026 a partire dalle nostre fragilità. Quindi devi usare i tuoi punti di forza in modo consapevole, cioè attraverso gli esercizi mostrati oggi e tutti quelli che riguardano le risorse del passato (vedi i link qui sopra) non quando stai male ma come un esercizio.
E’ il solito tema ma lascia che lo ripeta: se ti fai male alla schiena per un qualche motivo e leggi che, se rafforzi alcuni gruppi muscolari starai meglio, non potrai correre di corsa in palestra per farlo. Dovrai attendere che il dolore diminuisca, magari fare un salto da un ortopedico per approfondire il dolore ed una volta, tornato in forma, andare in palestra a rafforzare quei muscoli in modo da evitare lo stesso dolore in futuro. In questa analogia il dolore sono le nostre fragilità, la palestra sono le risorse, non puoi usare subito le risorse per tamponare il dolore… eppure, eppure… in parte tendiamo a farlo tutti!
Le risorse sono fondamentali
Dopo aver fatto questo lungo discorso per spiegare (forse fin troppo) dettagliatamente come funziona questa bilancia tra “bene e male” dentro di noi, passiamo a definire l’importanza assoluta delle risorse. Cosa sono queste benedette risorse? Tecnicamente sono cose che hai imparato, sono apprendimenti del tuo passato. Che vanno da cose molto semplici, come l’aver appreso come fare degli accordi su una chitarra a cose più complesse, come l’aver imparato a gestire le tue emozioni in situazioni delicate sul lavoro o in altri contesti.
Quindi di per se, la risorse non nasce necessariamente da una esperienza positiva, ma può anche nascere da una esperienza negativa che però, viene rielaborata ed integrata correttamente. Il ricordo di essere riuscito a resistere ad un terremoto, di essere sopravvissuti e di essercela cavata non è necessariamente traumatico per tutti. Esiste infatti un fenomeno che si chiama crescita post-traumatica e che può avvenire anche ogni giorno silenziosamente. Esempio personale: il fatto di aver perso mia madre mi ha fatto rivalutare le connessioni familiari anche quelle difficili.
Questo non significa che le risorse emergano solo dalle difficoltà della vita ma è bene tenerlo a mente. Perché la fuori c’è chi ti dice che invece devi solo pensare alle cose positive, ed invece se hai provato a fare gli esercizi descritti nella puntata di certo avrai avuto accesso anche a ricordi, non proprio positivi. Eppure magari in quei momenti hai tirato fuori una forza inaspettata, un coraggio che non credevi di possedere o una determinazione sorprendente. Dunque queste risorse sono delle memorie che riguardano aspetti in cui abbiamo fatto emergere i nostri punti di forza.
ATTENZIONE, perché qui arriva il bello (non è un caso il maiuscolo): il nostro cervello è una macchina che apprende di continuo e oltre a cercare di risparmiare energia ha anche la tendenza a tenere maggiormente a mente le cose negative rispetto a quelle positive. Ed ecco perché lavorare sui punti di forza fa bene, non tanto come compensazione delle situazioni difficili ma perché sono più complesse da mobilizzare rispetto alle esperienze negative. Se ti stai chiedendo perché, la risposta più plausibile è che per sopravvivere non serve essere felici ma serve essere pronti alle minacce intorno (e dentro) di noi.
Ciò non significa però che tu debba costantemente pensare positivo o cercare di trovare il buono in ogni cosa che ti capita. Non è questo il senso, ma significa invece fare una sorta di “analisi dell’archivio delle esperienze significative della vita”. E il VIAs di Seligman e colleghi è un modo perfetto per farlo, perché quelle parole non sono semplici parole, ma sono il frutto di una sintesi di significati che sono incarnati nella specie. Sono archetipi della mente che abbiamo dentro e che possiamo usare come ponti per aumentare la sensazione di padronanza dei nostri punti di forza… sensazione di agency dentro di noi!
Ci sarebbero ancora un sacco di cose interessanti da dire… fammi sapere se desideri che approfondisca uno di questi argomenti.
A presto
Genna



