Hai mai sentito parlare della tecnica del “come se”? Si tratta di una metodologia che viene utilizzata dai miei colleghi psicoterapeuti per ottenere cambiamenti in terapia.

Purtroppo per anni è stata vista come una forma di “Make it until you make it” me le cose sono molto più semplici di così e allo stesso tempo, ancora più efficaci. Buon ascolto:

Fingi sino a quando non diventa vero

Per molti anni mi sono scagliato contro questa frase, perché lascia quasi intendere che per riuscire a fare una certa cosa sia solo richiesto il crederci. Io posso credere quanto voglio e fingere quanto voglio di essere un bravo cardio chirurgo ma se non lo sono, tu verresti a farti operare al cuore da me?

Lo so è una provocazione ma è davvero così che stanno le cose. Se la persona è già un vero chirurgo e desidera sentirsi più sicuro può invece immaginare di essere tra i migliori, questo lo aiuterà, ma anche in questo caso dovrà stare particolarmente accorto.

Perché come si comporta chi pensa di essere il migliore? Lo dice anche un vecchio proverbio che “chi si loda si imbroda” e penso che sotto sotto avesse a che fare con qualcosa del genere. Se pensi di essere bravissimo e non lo sei eviterai di vedere i tuoi errori o li minimizzerai.

Non riuscirai ad apprendere dall’esperienza e chiunque ti mostri feedback contrari alla tua convinzione verrà allontanato e non ascoltato. Insomma credere di essere “il più bravo” può essere utile ma solo se viene utilizzato come una sorta di “priming”, come una sorta di attivatore di azioni.

Cioè quella credenza deve portarti a fare una certa cosa non a pensare di essere quella cosa senza fare niente, altrimenti diventi come una sorta di “re del Dunning-Kruger” cioè ti convinci di una cosa che in realtà non sai fare.

Il lato pericoloso dell’auto-suggestione

Diversi studi dimostrano che noi siamo bravissimi ad auto-suggestionarci e che, se passa del tempo senza che tale suggestione venga messa in discussione, invece di affievolirsi tende a diventare sempre più forte. Cioè se ti convinci di essere un amante straordinario e non ricevi mai feedback da questa tua convinzione rischi di crederci per davvero.

Anni fa un prestigiatore piegò una chiave e la lanciò su un tavolo grindando: “guardate continua a piegarsi”, agli spettatori fu chiesto di valutare se fosse vero che la chiave continuava a piegarsi. Una piccola percentuale ci credette, mentre il restante rimase con il dubbio.

Dopo 3 mesi furono ricontattati e gli fu chiesto se avessero visto la chiave continuare a piegarsi, ebbene la percentuale di persone aumentò drasticamente. Soprattutto gli indecisi, quelli che non erano sicuri di aver visto il fenomeno si convinsero maggiormente e chi era già convinto rafforzò la propria opinione.

Questo è solo uno degli esempi di come funziona il nostro “auto-convincerci” ed ecco perché quando parliamo di “come se” non stiamo esattamente parlando di un fenomeno del genere. Perché il nostro paziente/cliente/persona non deve convincersi ma deve agire e attraverso l’azione cambiare.

Cioè non basta credere di poter fare quella cosa è necessario avere un feedback dall’esperienza, e non solo tale feedback non deve essere di “pensiero” (cognitivo) ma deve avere la caratteristica di una vera esperienza per dare potenza al nuovo apprendimento.

Ma senza convinzione non si agisce

Questa è la critica principale che mi viene mossa quando tratto questi argomenti, e oggi ti mostrerò che le cose non stanno proprio così. Pensa ad una cosa importante che hai fatto negli ultimi anni, io ne ho una in mente, il fatto di aver scritto un libro.

Ora ti chiedo: quanto hai dovuto credere di poter fare quella cosa per farla? Cioè quanto eri convinto di poter fare quella cosa prima di farla? Sembra una domanda strana ma se ci pensi bene la risposta non sarà: “ci credevo al 100%” ma sarà qualcosa del tipo: “si, credevo fosse possibile”.

Quando mi hanno chiesto di scrivere “Facci Caso” non ho minimamente pensato se sarei stato in grado di scriverlo, mi sono messo d’impegno e l’ho scritto. Il motivo è semplice: su questo blog ho scritto migliaia di articoli e anche per altre riviste, scrivo da una vita… non ho bisogno di crederci! Lo so!

Il che non fa di me un grande scrittore, anzi! Tuttavia è davvero pericoloso il pensare che per fare una certa cosa sia necessario avere una potente convinzione di base, questa è una leggenda della quale ci siamo occupati decine e decine di volte, giusto per avere un piccolo assaggio ascolta questo episodio (sullo stato).

In realtà basta una certa dose di intenzione per dare avvio alle azioni necessarie affinché si possa AGIRE sul mondo e di conseguenza ricevere un bel feedback che riesca a darti una direzione, cioè aggiornare le tue mappe, come succede ogni volta che agisci nel mondo.

Fake it Until You make it (fingi fino a quando non diventa vero)

Questa frase serve per darci quella spinta all’azione non serve per dire: “se fingi abbastanza bene qualcosa lo diventi” perché non è vero o almeno è molto pericoloso. Ammettiamo che tu ti finga un chirurgo, un po’ come nel bel film “Prova a prendermi”, hai presente?

Ecco se tutto va bene non metterai mai le mani su un paziente ma seguendo il motto appena dichiarato potrebbe venirti la malsana idea di “fingere fino a quando ci riesci” il che significa uccidere diverse decine di persone prima di riuscire a salvarne una.

Lo stesso potremmo immaginare per un pilota d’aerei (proprio come nel film) anche qui se sei un vero truffatore sei consapevole di non saper pilotare, non volendo morire lasci la guida a chi lo sa fare. Ma se ti venisse lo sghiribizzo di “fake it until you make it” ecco che dovresti mettere a rischio te stesso e l’equipaggio più e più volte.

Ora penserai che tutto questo funziona con le abilità pratiche, quelle che o le sai fare o non puoi farle. Ma in realtà capita anche in altre cose, immagina di voler migliorare la gestione delle tue emozioni, come ad esempio la mia preferita: la rabbia.

Allora “fingi di non arrabbiarti” ma in realtà ti arrabbi, se ti convinci abbastanza TU penserai di non essere arrabbiato ma gli altri vedranno che lo sei. Per tanto l’unica cosa che impari è allontanare le persone intorno a te, reprimendo una delle emozioni più pericolose da reprimere.

Pensare di essere X non significa agire come se fossi X

Pensare di essere “calmo e tranquillo” non fa di te una persona calma e tranquilla. Pensare di essere un grande pilota non fa di te un grande pilota, anche nel caso tu lo fossi per davvero. E potrei continuare all’infinito con ogni tipologia di competenza, professione o abilità psicologica.

Il pensiero è una sorta di simulatore di ciò che accade intorno a noi, per migliorare non devi affidarti a lui ma devi fare proprio il contrario. Se ad esempio sei già un grande chirurgo ma vuoi migliorare una certa tua competenza, come prima cosa dovrai uscire dai tuoi automatismi ed agire intenzionalmente.

Nel documentario con Federica Pellegrini si vede molto bene questo passaggio: ad un certo punto inizia un allenamento molto duro, al che l’allenatore chiede agli atleti di svolgere la virata (manovra per tornare indietro in una vasca) senza prendere fiato.

Farlo in questo modo è molto più difficile, allora alcuni atleti prendono fiato, al che l’allenatore si arrabbia e dice una cosa del genere: “ma cosa ci alleniamo a fare se poi respirate? L’allenamento serve per creare nuovi automatismi e per farlo dovete sforzarvi con intenzione”.

Ciò che sta dicendo è “esci fuori dalle tue abitudini e lentamente acquisiscine una nuova” per farlo serve consapevolezza e sforzo. Non basta sapere che se non respiri guadagni qualche centesimo di secondo, devi anche farlo prima della gara, altrimenti non riuscirai nel momento del bisogno.

Potrà forse sembrarti strano ma è esattamente ciò che stiamo dicendo: “pensare di fare una buona virata non è come fare una buona virata”, è l’esecuzione che migliora quella prestazione non è il fatto di saperlo.

Approfondiremo questo tema nel nostro Qde e nel nostro Video Youtube, che ora trovi qui sotto:

A presto
Genna