Gli psicologi studiano l’influenza sociale da un sacco di anni, le loro idee e teorie hanno attraversato gli ultimi due secoli. Per molte persone che hanno studiato queste cose magari con leggerezza, si tratta solo di tanti esperimenti interessanti, per chi progetta i social si tratta di una manna dal cielo.

La puntata di oggi è abbastanza dissidente, una voce fuori dal coro per iniziare ad usare questi ambienti virtuali in modo più sano, per noi stessi e per il benessere del web.

L’avvento dei social

Per quanto mi riguarda i social non sono arrivati per caso, ma sono una delle espressioni della tendenza umana ad unirsi in gruppi. Cioè chi ha creato i social lo ha fatto sfruttando questa innata curiosità di sapere e capire cosa fanno le altre persone, come abbiamo visto in questo episodio il gossip non è inutile.

E come tristemente sanno in molti le riviste che si occupano di gossip sono tra le più vendute al mondo! Dunque non si tratta di una malata curiosità italiana ma di qualcosa che è in un qualche modo presente dentro di noi, una tendenza alla aggregazione e alla conoscenza reciproca.

Entrambe queste spinte massimizzano la nostra sopravvivenza, stare insieme a gruppi e conoscerci meglio, sapere come gli altri si comportano è da sempre uno degli argomenti preferiti della gente. Queste sono solo alcune delle spinte che hanno portato al successo dei social.

Ci sono anche gli interessi comuni, la situazione paradossale di benessere e malessere portato dalle “camere dell’eco” all’interno delle quali “diciamo tutti le stesse cose” però, proprio a causa di tale convergenza di interessi, si discute di cose difficilmente comunicabili altrove.

Prova a parlare con i tuoi amici e famigliari di psicologia, se mi segui e sei appassionato di questi temi, sai bene che agli altri potrebbe importare davvero poco. Quindi trovarci su questo blog, che è uno degli antenati dei social in un certo senso, è qualcosa di straordinario ma anche pericoloso.

Il pericolo dell’influenza dei social media

Il pericolo nel seguire il mio lavoro è quello di pensare che io sia una specie di guru, che dice solo cose giuste e che dovresti seguire ogni singola cosa che dico. So che i miei cari Psinellini sono avanzati e non cascano in certi tranelli, ma può capitare che si creino culti dietro alle nicchie di interesse, soprattutto legati al potere della riprova sociale.

Il semplice: se tante persone seguono quel tizio, se tanti dicono che quel tizio è bravo, allora sicuramente è vero, anche io devo seguire esattamente tutto ciò che dice. Questo è forse ancora più pericoloso delle temibili eco chambers, che per quanto mi riguarda, chi conosce il funzionamento del web è abbastanza (o dovrebbe essere) consapevole di come funzioni.

Non mi soffermo sugli aspetti politici, perché è certo che gli algoritmi debbano essere controllati in un qualche modo, per capire in che modo ci propongono altri argomenti. Tuttavia chiunque abbia abbastanza dimestichezza con internet sa di essere tracciato, sa che ciò che gli viene suggerito è lì perché lui ha cercato cose simili.

Forse però non tutti pensano a cosa accade a livello della formazione di opinioni e atteggiamenti in caso di scelte importanti, come il voto. Cioè certe tematiche possono realmente influenzarci anche pesantemente, anche solo cliccando sul profilo social di un politico potresti vedere cosa particolari e molto infide.

Ne abbiamo parlato spesso, qui trovi una puntata, ma credo recupererò questo tema in vista delle prossime elezioni. Insomma ti sembrerà assurdo ma basta che io ti faccia vedere o leggere alcuni tipi di notizie per poter spostare gradualmente la tua opinione da “sinistra a destra” (il contrario è più difficile a quanto afferma George Lakoff.

Il pericolo tecnologico che diventa opportunità

Circa 2 milioni e mezzo di anni fa l’Homo Erectus iniziava ad addomesticare il fuoco, una prima tecnologia molto pericolosa ancora oggi ma assolutamente indispensabile per la nostra evoluzione. No tranquillo so che il vero “fuoco” è internet non i social, ma essi sono uno dei modi per usare questo fuoco, così come ci cuciniamo e ci facciamo tantissime cose.

Tuttavia l’analogia non è così lontana, ci sono un sacco di persone pronte a scommettere che un mondo senza di essi sarebbe un mondo migliore. Cosa credi, l’ho pensato anche io per un sacco di tempo, ti racconto tutta la storia nel Qde, per quanto mi riguarda sono semplicemente mezzi di comunicazione.

I social sono “media” nel vero senso della parola, non sono perfetti e le piattaforme usano subdoli trucchetti per renderci dipendenti, ma se il nostro scopo è seguire argomenti di nicchia o comunicare, possono essere strumenti davvero potenti per la nostra realizzazione personale.

Non mi credi? Vuoi sapere qual è uno dei migliori training per imparare a parlare in pubblico? Fare le Live! Fare una live seguendo un argomento è emozionante quasi quanto (se non di più per alcuni) del parlare in pubblico. Penserai: “ma se ho 50 follower non mi serve a niente”, invece non è vero, anche accogliere la frustrazione di non vedere nessuno presentarsi è un allenamento.

Questo è un piccolissimo esempio nel nostro campo ma ce ne sono davvero tantissimi, dalle ricerche psico-sociali che si possono compiere con campioni mai visti prima, alle campagne di beneficenza che aiutano un sacco di persone ecc.

Una descrizione molto bella e l’influenza dei social

Una delle descrizioni più vicine alla mia esperienza che abbia mai incontrato è quella che fa Alessandro Baricco nel suo saggio “The game”, nel quale racconta la storia di internet come se si trattasse di una sorta di geografia.

Personalmente ho sempre amato questa analogia, come leggerai ampiamente nel Qde (questa volta ho esagerato con la lunghezza) perché il web si è comportato davvero come una landa desolata nella quale gradualmente sono sorte delle cose. Pian pianino sono arrivati aggregatori di interessi sempre più potenti.

Ancora oggi possiamo fare delle semplici analogie del genere, paragonando la quantità di follower che una persona riesce a raggiungere con le dimensioni di una Città. Ora la cosa è assolutamente inventata e non ha alcuno studio alla base, inoltre la quantità di persone raggiunte non è la stessa di quelle che ti seguono e bla bla bla.

Le Città più grandi in Italia, Roma e Milano, insieme non superano i 4 milioni di persone. Una bella fetta della popolazione italiana che può essere raggiunta molto facilmente da alcuni influencer, baseterebbe un’azione congiunta di una decina di loro per mandare messaggi virali con effetti concreti sulla popolazione.

Tutto ciò è abbastanza spaventoso, non è vero? Infatti si tratta di mezzi assolutamente potentissimi così come lo erano (e lo sono ancora) i media in mano a poche persone, attraverso i quali sono in grado di manipolare l’opinione pubblica.

La dipendenza comportamentale

La cosa che spaventa maggiormente del digitale in generale e dei social in particolare è la quantità di tempo che ci spendiamo sopra, la nota dipendenza comportamentale, la quale è realmente intenzionale! Le app che utilizziamo vivono del tempo che ci spendiamo sopra, ogni sito fatto come si deve è progettato per fare altrettanto.

Insomma il digitale è progettato per trattenerci e questo può creare una vera e propria dipendenza che per alcune persone può essere molto pericolosa. Così come possiamo sviluppare dipendenza comportamentale rispetto a molte altre cose che ci danno piacere.

Io difendo da anni la tecnologia, quando qualche anno fa, prima che i social fossero così imperanti, la gente mi chiedeva spesso se non fosse sbagliato trascorrere molto tempo davanti ai nostri smartphone. Spesso rispondevo dicendo che effettivamente potevano esserci dei problemi ma non così importanti.

Dopotutto se ci pensi quelli lì non sono telefoni, sono computer nei quali oggi c’è dentro il 70% della nostra vita: messaggi, email, chat, video e foto, audio, agenda, dati sulla salute, contenitore di documenti, intrattenimento ecc. Mi sembra più che naturale trascorrerci molto tempo sopra.

Ed è grazie a questa cosa che possiamo migliorare il nostro rapporto con questi strumenti, se come me li usi molto per la tua produttività personale (agenda ecc.) allora cerca di notare quando stai “facendo qualcosa del genere” con quale frequenza tendi ad andare sui social e perché.

Poni la tua consapevolezza su questi momenti, evita di giudicarti duramente, se ci vai spesso è normale che tu abbia sviluppato un’abitudine, sappiamo che questa però ci ruba tempo e può farci male a livello psicologico.

I problemi psicologici

A livello psicologico i problemi principali sono sicuramente di tipo secondario, nel senso che magari una persona che già non si sente troppo bene, a furia di confrontarsi con la vita perfetta di altri può peggiorare il proprio stato mentale.

Ci sono studi che affermano che faccia male a tutti, credo che il motivo principale sia legato agli aspetti di condizionamento costruiti dalle applicazioni e dal fatto di continuare a confrontarci continuamente. Cosa che facciamo già dentro di noi ma questi mezzi ci permettono di amplificare tale continuo giudicare e giudicarci.

In quanto media mondiali, tra l’altro di una portata mai vista in precedenza nella storia, c’è sicuramente molto da fare per migliorarli. Tuttavia io resto ancora convinto che cercare di essere consapevoli quando li utilizziamo, utilizzarli per i nostri scopi e non per quelli che ci suggerisce l’algoritmo possa avere molti vantaggi.

E’ pleonastico ma i feedback che ho ricevuto (e credo molti altri miei colleghi) durante il lookdown per le nostre live, per i consigli ed i messaggi, sono stati davvero meravigliosi. Così come questo mezzo può isolare e magari portare una persona già tendente all’isolamento a peggiorare le cose, sono convinto che possa fare il contrario.

Possa mettere in contatto le persone, creare vere relazioni, chiunque abbia conosciuto qualcuno online e poi sia passato dal vivo sa quanto quella relazione sia vera. Alla faccia dei veri boomer convinti che sia assurdo cercare di entrare in relazione attraverso questi mezzi, senza contare che ci sono anche studi a favore, non solo contro l’utilizzo di questi strumenti.

Che dire, io per ora mi assumo la mia dose di rischio e li utilizzo, sono convinto che tutto possa essere migliorato e sono altrettanto convinto che i social non siano una moda ma la naturale prosecuzione di un mondo virtuale che è sempre più presente nelle nostre vite.

L’ignoranza non porta mai da nessuna parte, conoscerli davvero è l’unico modo per comprenderli, modificarli e sfruttarli per il nostro bene.

A presto
Genna