
Quando un tuo collega o conoscente ti sminuisce, ti prende in giro o fa qualsiasi altra cosa per abbassare il tuo status, non state solo discutendo state combattendo per la posizione. Lo so, sembra esagerato immaginare che quando quel tizio fa le sue battutine al bar, in realtà stia cercando di abbassare la mia posizione. Si, ma posizione in che cosa? Nella gerarchia contestuale nella quale avvengono questi scambi, perché la ricerca è molto chiara: più in alto ti senti nella gerarchia e meglio ti senti (e viceversa).
Perché combattere?
Quando vediamo una persona che cerca di avere sempre ragione, che giudica negativamente gli altri e cerca costantemente di sentirsi superiore, pensiamo: ma sicuramente avrà qualche problema irrisolto. Eppure la psicologia evoluzionista ci racconta un’altra storia, il fatto che, dolenti o nolenti, siamo spesso ingaggiati in una lotta per la posizione sociale. E attenzione, non intendo solo la posizione che ricopriamo nella società. Come quelle che abbiamo ereditato dalla nostra famiglia o che siamo riusciti a costruirci noi in anni di studio e lavoro. Ma intendo in ogni contesto!
I primi studi su questa faccenda sono avvenuti prima negli animali, dove gli etologi hanno scoperto che quelli in fondo alle gerarchie tendevano ad avere livelli più elevati di stress. Ma non solo, che erano proprio gli animali scalzati dalle posizioni più alte a provare stress. Ma che, come è facile intuire in quei contesti, essere scalzati aumenta questo effetto negativo: chi è appena stato battuto in una disputa prova molte più reazioni di stress di chi ha vinto. Questo sistema di lotta e protezione del territorio è ancora dentro di noi (per fortuna) e qualcuno lo chiama “sistema di rango” come abbiamo visto nell’episodio dedicato ai sistemi motivazionali interpersonali.
Ma non succede solo questo: quando qualcuno prova a scalzarci dalla nostra posizione non temiamo solo di avere poco cibo a disposizione ma di poter essere addirittura ostracizzati, esclusi dal nostro gruppo. E come probabilmente hai già sentito un sacco di volte, essere esclusi dal gruppo poteva (e in alcuni casi può ancora) portare anche alla morte. Insomma ragazzi la natura sembra averci dato dei validissimi motivi per tirare fuori le zanne quando è necessario. Pensare che il genere umano si sia ormai emancipato da questo sistema non è solo sbagliato ma è anche pericoloso… purtroppo lo stiamo vedendo in questi giorni.
Chiunque abbia un’occhio per la geopolitica degli ultimi mesi (se mi stai leggendo nella data di pubblicazione) si sarà accorto che la dottrina del “più forte” sta tornando in modo molto intenso. Attenzione, non sto assolutamente giustificando cosa stanno facendo alcuni personaggi politici internazionali (tipo Trump, giusto per citarne uno) ma sto dicendo che questi sistemi sono ancora dentro di noi, continuano a presentarsi in varie forme e probabilmente, il modo peggiore di trattarli è facendo finta che non ci siano o che, per assurdo, si sia riusciti ad addomesticarli negli ultimi anni. Le cose non sono andate così e aggiungerei: per fortuna!
Non ci piace pensare ma il mondo è un posto pericoloso. Se mi segui da anni sai che sono ottimista per quanto riguarda il progresso e sono anche convinto che, se proprio dovessi scegliere un’epoca dove nascere sceglierei la nostra. Tuttavia il mondo è da sempre un posto pericoloso per la nostra sopravvivenza, l’animale per noi più letale non è il leone e neanche un virus sconosciuto ma siamo noi stessi. Non è un caso che dentro di noi vi siano segnali di riconoscimento immediato di altre figure simili alle nostre, da un lato è un meccanismo di ricerca di aiuto (i bambini preferiscono volti simil-umani) ma è anche un modo per rionoscerci.
Volti nelle nuvole (paraeidolie)
Ti è mai capitato di notare, magari guardando le nuvole, volti umani? Oppure osservando tra le foglie di un albero? Quando ero ragazzo io e miei amici andavamo spesso al “muro delle facce”. Un muro, situato tra le colline liguri che la sera, illuminato da un lampione, sembrava essere composto da migliaia di facce! Siamo bravi a riconoscerle, come detto per far si che i nostri cuccioli siano capaci di farsi accudire ma anche perché, eravamo (e siamo) pericolosi per la nostra stessa specie. E’ pericoloso incontrare un serpente nel bosco, un leone o un altro animale feroce, tuttavia la natura ci ha dotato di un detector per umani… non per i leoni!
Questa doppia valenza di accudimento e protezione sta alla base di questo sistema biologico. Secondo chi lo ha studiato per anni (psicologi, etologi e antropologi) riuscire a gestire questa tendenza sta alla base della nostra capacità di cooperazione. Se ci scanniamo non possiamo cooperare, se ci ammazziamo a vicenda non possiamo sopravvivere a sufficienza per poter prosperare, fare figli, crescere ecc. Ora forse suonerò un po’ blasfemo ma le storie bibliche di fratelli che si uccidono, padri che fanno secchi i figli e stragi di intere progenie, forse non erano semplici metafore ma cose che accadevano davvero.
Fino a pochi secoli fa la gente, durante una semplice scazzottata, si uccideva serenamente. Non tutti sanno che il grande pittore Caravaggio, nel 1606, ha ucciso un uomo durante una rissa. Certo non era una cosa bella da fare, ed infatti è dovuto scappare da Roma (anche perché l’altro era un noto nobile) ma è per dire che, non era del tutto implausibile morire per cause violente fino a pochissimo tempo fa. Oggi ci siamo dimenticati di questo aspetto (e menomale!) ma dentro di noi queste spinte esistono ancora, lascia che lo ripeta: il problema non è la loro esistenza ma il fatto che tendiamo a dimenticare che la nostra società è fondata anche sulla loro gestione.
Gestione che nasce prima a livello sociale, con delle leggi che ci dicono che non possiamo aggredire una persona (se non per legittima difesa) e poi a livello morale. Un livello che esiste da sempre, nei confronti delle persone vicine (parenti ecc.) e poi verso il prossimo. Oggi le diamo per scontate queste cose, diamo per scontato il poter uscire di casa serenamente. Certo c’è chi ci dice che un tempo poteva lasciare le chiavi fuori di casa, certo magari i furti sono aumentati ma i dati ci dicono che, nella zona occidentale del mondo, viviamo un periodo relativamente sicuro. Perché è importante ricordarlo? Perché senza questo passaggio ci sembra strano dover ammettere che dentro ognuno di noi c’è un animale pronto a difendersi nel modo più estremo possibile.
Non solo difendersi ma anche attaccare se necessario. Ora forse non serviva tutto questo discorso per dire che quando discutiamo stiamo lottando per la posizione sociale, forse non serve neanche scomodare nomi come Freud o Darwin per capire che tutto ciò è comune ad ogni specie animale. Tuttavia sono convinto che serva evidenziarlo per spiegare come mai, alcune volte, tutti noi, durante una semplice chiacchierata tra amici possiamo trasformarci in iene. Alcuni di noi possono addirittura rompere amicizie per cavolate come una lite durante una partita a Risiko.
Giochi di ruolo e aggressività ritualizzata
Per alcuni studiosi quando noi giochiamo a calcio, a basket o anche ad un semplice viedogame, non stiamo solo decretando chi è più forte in quel contesto ma stiamo decidendo chi è più in alto nella gerarchia. E non solo, stiamo anche competendo senza ucciderci, il che se ci pensi ha un vantaggio evolutivo importante. Lascia che mi spieghi meglio, se ogni disputa o discorso finisse con la morte di uno dei contendenti non vi sarebbe una migliore selezione naturale. Perché non sappiamo se quel membro morto avrebbe potuto apportare miglioramenti evolutivi in altri ambiti. Cioè magari non era forte come chi lo ha ucciso fisicamente ma magari era intelligente da creare un sistema di irrigazione per il proprio villaggio… ucciderlo non era poi così vantaggioso!
Non solo i giochi di ruolo, le simulazioni che facciamo da sempre e che, se guardi con attenzione potrai notare anche negli animali che hai a casa, servono per prepararci a questo. Non solo, anche quella che viene chiamata aggressività ritualizzata è probabilmente l’aspetto fondamentale per capire questa faccenda: si tratta di comportamenti (innati), tipici di molte specie animali comprese l’uomo, che regolano l’aggressività tra conspecifici senza creare troppi danni. Potremmo dire che anche manifestazioni come gli sport da combattimento sono qualcosa di simile…
Piccola nota, io amo gli sport da combattimento, so che in molti li odiano e ho anche discusso con alcuni colleghi convinti che se non ci fossero sarebbe meglio. Ma la verità è che questa tendenza aggressiva non possiamo cancellarla, dobbiamo riconoscerla per poterla gestire al meglio. Immaginiamo un mondo dove cancelliamo la violenza da qualsiasi situazione: dai media, dagli sport, dai giochi per bambini, dalla letteratura… ecco sono convinto che un mondo così non solo non possa reggere ma che, prima o poi ritornerebbe la violenza con ancora più forza distruttiva, proprio perché non gestita. Ragazzi non è una questione di morale o di etica, quelle le costruiamo proprio quando sappiamo di poter cadere in tentazione… è una questione razionale.
So che può sembrare assurdo parlare di razionalità quando si parla di istanze plusionale, istintuali, insomma chiamale come vuoi che arrivano da dentro di noi. Noi possiamo fare molto, la meta-cognizione, il fatto di accorgerti che quel sistema si è attivato è già un piccolo passo che aiuta a renderlo più flessibile. Non lo spegne! Tranquillo non diventi una “pappa molla” perché di colpo sei consapevole del tuo “guerriero interiore”, ne diventi il capitano. Non sei più guidato da lui ma diventi tu a guidare lui… certo non al 100%, certo non con lo schioccare delle dita, ma con il tempo la pratica ed il sacrosanto e intramontabile: conosci te stesso!
Se sei arrivato fino a qui posso dirtelo: questo sarà uno dei temi che inserirò nel mio nuovo libro. Sarà dedicato alla comunicazione ma come puoi immaginre questi sistemi si attivano anche in quel contesto. Al bar quando qualcuno ti parla sopra, oppure quando fa sempre battute per farti sentire stupido (in realtà è lui a volersi garantire un posto in gerarchia), ecco in quel libro scoprirai come rispondere a queste richieste relazionali… perché nessuna comunicazione attecchisce se non c’è una relazione… questo è un altro tema magari ne parliamo più avanti…
A presto
Genna



