Scommetto che hai già sentito parlare della famosa “Sindrome dell’Impostore”, quella sensazione di non essere davvero competenti in ciò che siamo stati chiamati a fare. Anche se magari lo facciamo da anni e altre persone ci dicono che siamo bravi, sotto sotto pensiamo che prima o poi qualcuno scoprirà che in realtà, siamo solo degli impostori. Ecco oggi voglio raccontarti qualcosa di scomodo su quella faccenda… buon ascolto:

La giustificazione dell’impostore

Quando Robert Cialdini racconta della sua convinzione di essere diventato davvero bravo a “leggere i le carte”, la cosa fa sorridere ma nasconde alcune verità inquietanti. La prima è che se indugiamo in un qualche comportamento molto a lungo, inizieremo a costruire delle convinzioni su di esso e sulla nostra abilità nel compierlo. La seconda è che sia davvero possibile che Cialdini abbia sviluppato alcune abilità, di osservazione e linguistiche, per riuscire a dare come l’impressione di leggere l’altra persona. Diversi anni fa avevo pubblicato e commentato un video di un collega proprio su questo tema, episodio 280 del nostro podcast.

Gli psicologi penseranno che si tratti dell’effetto “come se”, spesso illustrato dal prof. Giorgio Nardone attraverso la famosa scommessa di Pascal. La quale invitava anche le persone non credenti ad agire come se lo fossero, in questo modo la fede non tarderà a presentarsi. Ed è esattamente ciò che sembra raccontare Cialdini, agendo come se fosse davvero capace di leggere nel futuro dei suoi clienti, si è convinto di esserne davvero capace. Qui su psinel abbiamo analizzato il meccanismo e sappiamo che di certo agire come se può essere utile, ma solo se si hanno in nuce specifiche abilità…

Se io non so suonare la chitarra e mi convinco di saperlo fare, agisco come se sapessi suonare, probabilmente se suonerò di fronte ad un pubblico farò una pessima figura. Al contrario, se so suonare ma mi sento insicuro ad esibirmi, convincermi di poter suonare “come se fossi davvero bravo” mi aiuterà. Ora il tema di fondo è, fino a che punto devo avere quella abilità? E qui scatta un’altra diatriba che recita più o meno così: in quale momento smetto di essere un chitarrista neofita e mi trasformo in un vero musicista? Come puoi immaginare la risposta a questa domanda non esiste, o per lo meno non ne esiste una pienamente esaustiva.

Quando so suonare tutti i generi musicali? Oppure quando so suonare i miei brani composti da me? Oppure entrambe queste evenienze? Tra i vari effetti presentati quello della illusione della conoscenza è probabilmente il peggiore ed il più presente. Peggiore non nel senso che ci faccia molto più male ma nel senso che è uno dei più presenti, è uno dei più utilizzati dalle persone. Soprattutto oggi che viviamo in un mondo altamente complesso, dove tutti sentiamo parlare di cose come intelligenza artificiale, buchi neri e meccanica quantistica… guardiamo un video, leggiamo una nota online, chiediamo a chat-gpt, e poco dopo pensiamo di aver realmente compreso certi concetti.

Dunque tutti possiamo sentirci degli impostori perché in fondo sappiamo sempre meno di ciò che ci piacerebbe sapere e dall’altro lato, ci basta poco per sentire di padroneggiare alcune cose. Tutti ad esempio pensiamo di essere molto bravi nella guida dell’automobile, soprattutto noi maschietti ma la verità è che per forza di cosa, se prendessimo 100 persone, 50 sarebbero sopra la media e 50 sotto la media. Ti ricordi, si chiama effetto Wobegon ecco, quel fenomeno è un altro indice del fatto che non solo non ci piace pensare di non sapere, ma quando sappiamo pensiamo di saperla più lunga della maggior parte della gente che ci ciroconda… e questo non solo è poco probabile, è statisticamente impossibile!

Quell’Impostore di Dunning-Kruger

Nell’episodio 314 del nostro podcast abbiamo messo insieme due effetti psicologici, quello della sindrome dell’impostore con il famoso effetto Dunning-Kruger. Cioè del fatto che se da un lato tendiamo a temere che la gente possa pensare che non siamo davvero competenti (impostore) allo stesso tempo, abbiamo la tendenza a credere di esserlo anche quando non lo siamo (Dunning-Kruger). Piccola nota per i nerd: in realtà oggi sappiamo che il famoso Dunning-Kruger potrebbe essere dato da un effetto statistico di regressione, per questo d’ora in poi lo chiamerò “illusione della conoscenza” (effetto ben documentato e precedente al nostro più noto Dunning-Kruger).

Non ci piace ammetterlo ma raramente facciamo le cose con il 100% delle conoscenze necessarie per farlo. Non lo facciamo solo quando stiamo imparando ma tendiamo a farlo anche a vari livelli dell’apprendimento. Questo nasce da varie condizioni umane, la prima è quella che per muoverci in un ambiente poco conosciuto dobbiamo necessariamente farlo attraverso conoscenze raffazzonate. Voglio imparare a suonare uno strumento che non conosco, per prima cosa cercherò di applicare ciò che capisco degli altri strumenti, se so suonare la chitarra cercherò di applicarci una logica simile.

Poi cercherò di costruire varie ipotesi sul suo funzionamento: quando schiaccio quel pulsante lì fa quella nota là. Poi una volta che inizio a padroneggiare certe cose ecco che si creeranno dentro di me delle convinzioni, più o meno corrette sul funzionamento dello strumento. Non conta che siano davvero corrette, conta che mi facciano suonare come immagino si debba suonare. Eppure sotto sotto sappiamo che probabilmente ci sono molte altre cose che non sappiamo ancora suonare. Uno strumento sembra una cosa lontana dall’esperienza di tutti, prendiamo la guida dell’automobile (abilità molto più presente).

Ancora oggi, la maggior parte delle cose che sappiamo su ciò che ci circonda non è una conoscenza assoluta e perfetta, anzi. La cosa divertente è che per arrivare a questo punto è stato necessario inventare un metodo, quello scientifico. Lo so che a molti non piace quando parlo di scienza ma dobbiamo ricordare che non si tratta di “una cosa” ma di un metodo, un processo per conoscere. Un processo controintuitivo, che assomiglia un po’ al nostro modo di ragionare ma lo fa proprio andando contro le trappole logiche a cui siamo abituati.

Noi ci comportiamo come scienziati incompleti: vediamo un fenomeno, ammettiamo di trovare il prato davanti a casa bagnato ed iniziamo a fare delle ipotesi. Questa notte deve aver piovuto. Questa forma di ragionamento (uno dei molti) è semplice e ci aiuta a comprendere il mondo. Tuttavia per sapere davvero se ha piovuto dovremmo fare anche altro, cioè assicurarci che anche altre cose siano bagnate, che non possa essere stato un irrigatore automatico ecc. Noi, tendiamo a fidarci della prima cosa che ci viene in mente, perché spesso ci aiuta a comportarci adeguatamente di conseguenza… non sederci per un picknik ad esempio.

Un ambito delicato

Fino a quando una persona utilizza il “come se” per migliorare nel suonare uno strumento, performare in uno sport o imparare a cantare meglio, va tutto benissimo. Può anche fare l’errore descritto, cioè partire da zero convincendosi di saper già fare molto, di certo questo non lo aiuterà (come abbiamo visto serve una base di abilità seppur minima) ma non procurerà grandi danni. Al contrario, se ti occupi di salute e benessere agire “come se” fossi capace, come se fossi un bravo psicologo ma senza averne i titoli e/o l’esperienza, non solo non ti aiutarà ad apprendere quelle abilità ma ti farà fare del male alle persone intorno a te, cioè a chi si rivolgerà a te professionalmente.

Lo so cosa stai pensando: “è abuso della professione”, si è vero, ma ci sono un sacco di professioni di aiuto come i counselor, i coach, i formatori, i pedagogisti, i maestri di vita e/o di discipline olistiche che, sotto sotto fanno qualcosa di molto simile al mestiere dello psicologo e dello psicoterapeuta. Attenzione non sto andando contro le altre discipline ma solo dire che, in quegli ambiti è molto facile che si sviluppino gli effetti che abbiamo appena descritto. Cioè pensare di saperne di più, di essere più competenti di quanto non si sia, attribuirsi abilità ed effetti non propri ecc. Succede anche a noi psicologi ovviamente.

Non sai quante volte sono stati gli eventi a curare i miei pazienti. Cioè, di certo io spero di aver preparato per bene il terreno ma la moltissime volte sono gli eventi della vita che cambiano le persone non i professionisti. Questo accade nel bene, come quando un mio paziente di colpo si innamora e abbandona il suo timore di guidare per andare a trovare la sua nuova fiamma. E può accadere anche nel male, come quel mio paziente che, tutto sommato non stava poi così male ma di colpo scopre che la moglie lo tradisce (durante la terapia) ed il mondo gli crolla addosso. Perché ti racconto questo? Perché sembra quasi, da quello che si vede in giro, che per aiutare gli altri sia solo importante “crederci fino in fondo e vedrai che ce la fai”.

Ma questa è una pia illusione, che di certo ha un qualche fondo di verità. Cioè se non pensi di poter aiutare nessuno difficilmente potrai davvero aiutare qualcuno ma, nel momento in cui un qualsiasi professionista inizia ad illudersi di essere “magico” ecco che può creare un problema del tutto simile a quello di Cialdini. Ora non me ne vorranno coloro i quali sono convinti che si possa davvero leggere il futuro della gente, fate finta come me (facciamo un come se) che non sia possibile per capire il senso di questo post. In realtà sono convinto che chi crede in quelle cose in modo intenso abbia già abbandonato la lettura di questo post, tuttavia se per caso sei tra i più coriacei lettori, tieni a mente questo aspetto.

Anche i professionisti più accreditati possono essere vittime di questi effetti. E come ci ha mostrato il fenomeno della illusione della consocenza, tale probabilità è più alta in due momenti specifici della carriera: all’inizio e alla fine. All’inizio perché passare da non sapere niente a sapere qualcosa ci da la sensazione di sapere molto. Alla fine perché pensiamo di aver già capito tutto e smettiamo di allenarci per migliorare e di formarci per restare al passo con i tempi. Insomma non è facile ma già conoscere questi concetti vi aiuterà a rendervi conto meglio di fenomeno a cui tutti siamo sottoposti.

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.