Cosa può insegnarci l’Intelligenza Artificiale? Sembra una domanda scontata, la maggior parte della gente penserà: “non può insegnarci proprio niente, siamo noi a programmarla”.

Come scoprirai nella puntata odierna ci sono un sacco di cose che possiamo imparare dalle IA; oggi per gioco le chiediamo come “non guadagnare peso durante le festività natalizie”. Lo chiediamo a GPT-3 (Generative Pre-trained Transformer 3) Buon ascolto:

Partiamo dalla fine

So che molte persone che leggeranno questo post saranno state attratte dai consigli per non prendere peso ma come hai sentito non sono farina del mio sacco, ma sono stati generati da Gpt3 un chat bot di ultima generazione che sta facendo impazzire il web. Ma prima di tuffarci nei meandri spettacolari della interazione uomo-macchina parliamo per qualche istante del collegamento tra “dieta e mente”.

Come affermano la maggior parte degli esperti di nutrizione le diete, cioè gli stili alimentari salutari, falliscono quasi sempre per motivi psicologici. Ed è anche per questo che negli ultimi anni abbiamo parlato tanto di consigli su come perdere peso, seguire una dieta e restare in forma con tecniche squisitamente psicologiche.

Qui puoi trovare l’episodio nel quale affrontiamo questo tema da diversi punti di vista, devo ammettere che tra tutti gli ambiti della psicologia di cui mi sono occupato quello della nutrizione è tra i più aperti e consapevoli. Mentre ci sono ancora troppi medici e operatori della salute che snobbano con serenità gli aspetti emotivi e cognitivi, chi si occupa di nutrizione li conosce fin troppo bene, soprattutto chi svolge attività clinica.

Non è un caso che in tutte le trasmissioni in cui si parla di dieta ad un certo punto venga fuori “lo psicologo”. Quindi se vuoi approfondire questi temi ti invito ad ascoltare le puntate menzionate, partendo dalla più recente e andando a ritroso (così dovresti ascoltare tutti i temi di PsiNel) ma oggi la nutrizione è solo una scusa per poter parlare dell’incredibile chat bot GPT.

Che è poi uno dei miei temi preferiti: la relazione tra uomo e macchina o tra umani e tecnologia. Si, perché il tuo smartwatch quando ti dice che “dovresti alzarti” o ti indica quanti passi hai fatto e ti invita a farne a ancora… sta modificando le tue abitudini sulla base di ricerche sul nostro benessere. Probabilmente per un uomo del futuro sarà normale camminare e alzarsi più di oggi.

L’intelligenza artificiale influenzerà la nostra mente?

La risposta a questa domanda sembra difficilissima ma per me è molto semplice: ovviamente si. Così come il fuoco ha modificato le nostre abitudini e di conseguenza il nostro modo di vedere il mondo credo proprio che qualsiasi tecnologia faccia altrettanto. E basta guardare alla storia delle rivoluzioni tecniche per capirlo al volo. Spero che l’esempio dello smartwatch che cambia in meglio le abitudini salutari sia stato chiaro, perché molte persone fanno fatica a coglierlo.

Anzi, quando parlo in questi termini, svelando il trucco magico della tecnica, ecco che molte persone affermano cose del tipo: “vedi che ci stanno influenzando? Dovremmo tornare ai buoni vecchi metodi, quelli naturali”. Ma la verità è che non c’è niente di realmente “naturale”, cioè incontaminato dall’uomo e dalla sua tecnica e se proprio vogliamo dirla tutta, se tutto ciò che ci circonda è naturale allora anche la tecnica è natura.

Per approfondire meglio dobbiamo parlare delle intuizioni del grandissimo Carletto Darwin il quale, come sanno tutti, ha costruito le proprie teorie osservando le differenze tra vari animali nel suo famoso viaggio in nave. In pratica Darwin si rese conto che se una famiglia di uccelli era leggermente diversa su un’isola rispetto ad un’altra c’era un qualche motivo: trovò che gli stessi uccelli evoluti in luoghi dove il cibo aveva certe caratteristiche rispetto ad un altro, erano diversi.

In pratica se dovevano mangiare da posti impervi e angusti sviluppavano un certo tipo di becco, se invece non dovevano, perché magari si erano evoluti (senza contatti tra di essi) in luoghi dove mangiare era più semplice, anche i loro becchi erano diversi. Insomma c’è una relazione diretta tra ambiente ed adattamenti ad esso, che sicuramente influenzano anche i nostri abiti mentali e non solo fisici.

Ora so che le persone penseranno che quegli adattamenti di cui si accorse Darwin “erano naturali” ma se pensiamo alla storia dell’homo Sapiens mi sembra evidente che le cose siano andate in modo diverso. Per quanto possa sembrare un abominio noi esseri umani abbiamo da sempre adattato l’ambiente a noi e non il contrario, i motivi sono molti ma principalmente il fatto che non siamo progettati per sopravvivere senza tali modifiche intenzionali.

La neuroplasticità

Come probabilmente alcuni di voi avranno intuito il meccanismo di base che guida il nostro adattamento all’ambiente è quello della neuroplasticità. A volte ho sentito dire “la teoria neuroplastica”, no no è una evidenza più volte confermata da quasi un secolo ed osservata ancora prima, sappiamo in modo preciso che se una persona svolge una certa attività rinforzerà specifici circuiti cerebrali. Lo sappiamo ovviamente anche dall’esperienza.

Ti ricordi la prima volta che hai usato un mouse? Io si, era il mio Amiga 500 ed io avevo 11 anni, ma ovviamente non ricordo quanto è stato difficile imparare ad usarlo. Tendiamo a dimenticare il fatto che un certo tipo di apprendimento, che oggi può apparirci quasi come se fosse naturale, sia stato appreso. Un esempio meraviglioso (che faccio sempre) è ciò che stai facendo in questo preciso momento: la lettura e più in generale la comprensione del linguaggio.

Non hai bisogno di pensare per capire queste parole, cioè la sensazione che hai è quella che sia del tutto naturale comprenderle. Ovviamente questo varia in base alla tua abitudine alla lettura e ancora più nello specifico, alla tua abitudine a leggere il mio modo di scrivere! Ci adattiamo costantemente a ciò che ci circonda, questo può a volte rappresentare un male: quando tendiamo a perdere una certa abilità poiché è divenuta inutile. Oppure nel bene, quando accade il contrario.

Doveri forse dedicare un’altra puntata a questo tema, ma il senso di tutto questo girare di parole è ancora rivolto all’inevitabile cambiamento che avviene dentro di noi in base agli ambienti con cui interagiamo. Non solo ad un livello evolutivo, quindi genetico e macro (come quello descritto citando Darwin poco fa) ma anche ad un livello molto più semplice e diretto: quello delle cose che impariamo ogni giorno o che abbiamo appreso 20 o 30 anni fa, come la lettura.

GPT-3

Ma che roba è sto Generative Pre-trained Transformer 3? E’ un chat bot con il quale è possibile interagire, probabilmente hai già chattato diverse volte con queste diavolerie. Guarda la definizione su Wikipedia per i dettagli tecnici ma sappi che si tratta in pratica di una chat super intelligente a cui puoi porre domande e fare una sorta di conversazione. Solo che questa volta è davvero strabiliante!

E’ molto probabile che queste tecnologie possano addirittura scalzare gli attuali motori di ricerca, provare per credere! Anche se l’amico Google ragazzi non è di certo un novellino in questo campo e nei prossimi anni ne vedremo delle belle, ma se questo è il livello sono certo che prima o poi avremo davvero una sorta di psicologo/consulente totalmente digitale, molto più bravo di un professionista in carne ed ossa.

Se c’è una cosa che queste macchine non potranno MAI davvero sostituire è la relazione, intesa come la piccola magia che si instaura tra le persone, quella che oggi viene anche chiamata intersoggettività. Nonostante ciò sarà la IA a fare le considerazioni più importanti e nel tempo, anche di questo ne sono più che convinto, aiutare chi si occupa di relazioni (di aiuto e non) a fare sempre meglio il proprio mestiere.

Faccio un semplice esempio, uno dei miei preferiti: immagina di fare il mio mestiere, entra il paziente e si siede davanti a te. Nello studio ci siete, tu, il paziente ed una piccola telecamera che vi inquadra la qualea rimanda dati preziosi sul tuo tablet o al tuo smartwatch con piccoli stimoli aptici. Ora potremmo immaginare che la telecamera sia in grado di rilevare migliaia di dati interessanti: fisiologici (frequenza cardiaca, respirazione, movimenti oculari, ecc.) e psico-fisiologici (aurasal, micro-espressioni, carichi cognitivi, ecc).

Non solo, registra il tutto usando una sorta di GPT3 che analizza il linguaggio e valuta se state andando bene o male e può darvi consigli su cosa dire e quando dirlo. Secondo te questa cosa migliorerebbe o peggiorerebbe le abilità del consulente nel lungo andare?

Interazione uomo macchina

Siamo talmente abituati a vedere l’avvento della tecnologia come qualcosa che ci priva delle nostre abilità che non riusciamo immaginare che possa accadere il contrario, eppure è sotto i nostri occhi quasi da sempre. Immaginiamo un uomo preistorico che decida che usare il fuoco è troppo pericoloso, egli di certo manterrà le capacità di sopportare il freddo, di vedere al buio e di difendersi contro i predatori molto di più del suo “vicino di caverna” che invece si avvaleva del fuoco.

E’ un tema molto antico, ne abbiamo parlato diverse volte, quello di un Socrate che ammonisce le persone invitandole a non imparare a leggere e a scrivere, perché la scrittura ci avrebbe reso tutti quanti immemori (senza memoria). Se ci pensi è vero, ogni acquisizione tecnica ha determinato la perdita di una qualche abilità sviluppata in precedenza, ma per quanto mi riguarda ha in questo modo aperto alla possibilità di nuovi apprendimenti.

Chi poteva stare più sereno, al caldo e al sicuro grazie al fuoco ha potuto conversare con più facilità, creare così migliori legami tra le persone e non solo, ha potuto anche migliorare con l’utilizzo stesso del fuoco. Inizialmente indomabile e via via sempre più semplice da gestire, ti invito seriamente a pensare a queste cose, la mia non è solo retorica o un tentativo di stupirti, è ciò che credo realmente e di cui, per quanto mi riguarda, si dovrebbe discutere maggiormente.

Sono realmente convinto che l’essere umano senza tecnica non esisterebbe, la tal cosa mi fa pensare che sia il nostro destino quello di rapportarci con gli artefatti e di conseguenza modificare noi stessi attraverso essi. Siamo essenzialmente già dei Cyborg dal primo giorno in cui iniziamo a parlare e ad utilizzare i vari strumenti che ci circondano, senza i quali NON è che la nostra vita sarebbe meno comoda ma senza i quali spariremmo tutti dalla faccia della terra!

Insomma un tema leggero per questo Natale 2023… mi fermo qui e ti invito a guardare anche il nostro video non appena uscirà.

Buon Natale da tutto
il nostro splendido Staff

Genna