Una delle domande più frequenti in assoluto negli ultimi anni suona più o meno così: “ma se faccio quella meditazione riesco ad eliminare l’ansia?”. La mia risposta è solitamente scoraggiante, perché in realtà la pratica meditativa non “toglie l’ansia” ma fa qualcosa di molto più importante e oggi lo scopriremo insieme…

Perché meditare NON risolve davvero l’Ansia? Alcuni consigli per affrontare ansia e altre problematiche con la nostra amata meditazione… nell’episodio 448 del Podcast, ascoltalo subito!

Ansia e meditazione

Da anni ripeto queste cose ma a quanto pare non è ancora abbastanza dato che, qualche giorno fa, alcuni utenti mi hanno inviato ben 3 diversi “professionisti della meditazione” che non solo promettono di eliminare l’ansia attraverso essa ma addirittura offrono percorsi completi per farlo.

Ora, non ho acquistato i loro percorsi per cui non so esattamente di cosa si tratta, ma a giudicare da ciò che scrivono sul legame tra meditazione e ansia, dubito che sia qualcosa che possa funzionare davvero. I motivi li ho spiegati in questo episodio ed anche in quello più datato “la meditazione come cura“.

Con questo non voglio assolutamente dire che la meditazione non possa aiutare nella gestione dell’ansia, dato che essa è una normalissima emozione (che come tutte può disregolarsi fino a dare problemi anche importanti) ma che se utilizzata male, cioè come “tentata soluzione” può peggiorare il problema.

Quindi non si tratta solo di dire: “Ehi stai attento perché quelle tecniche non funzionano” ma è anche un problema legato alla iatrogenicità di queste metodiche. Si, perché per quanto la meditazione sia innocua essa può anche nuocere se utilizzata male, perché è uno strumento sicuro ma potente.

Come una sorta di sega elettrica molto potente, sicura e piena di sensori che impediscano di ferirsi ma se uno ci si mette di impegno è possibile farsi male comunque. Non voglio spaventare ma se hai ascoltato la puntata hai capito che molti di questi esperti ti aiutano a tenere “la palla sott’acqua”!

Teoria e pratica

Molte volte quando sento attacchi alla mia professione sento cose del genere: “gli psicologi parlano tanto ma sono solo dei teorici” questa cosa è vera, chi studia psicologia deve imparare un sacco di teorie ma ha poi la fortuna di poterle mettere in pratica con persone vere, in contesti veri, con supervisioni vere.

Cosa significa? Che chi propone quei percorsi può anche aver fatto un training con il Dalai Lama in persona, può anche aver meditato per 50 anni, può anche aver conosciuto ogni tipo di maestro spirituale esistente, ma non può aver lavorato direttamente con i disturbi di ansia, ed è per questo che si sviluppa molta confusione.

Questo tema è attivo soprattutto nelle professioni limitrofe più aggressive nei confronti della psicologia, perché di solito i maestri di meditazione (quelli veri) sanno bene che le loro pratiche sono molto potenti ma sanno anche che per risolvere un “problema” come quello legato all’ansia, servono dei professionisti.

Dunque le mie parole su pratica e teoria sono rivolte a tutte quelle persone che hanno false convinzioni sulla mia professione. Certo che se prendi un neo-laureato è zeppo di teoria e poca pratica, ma se prendi una persona con 10 o 20 anni di esperienza avrà sia l’una che l’altra!

Quindi, qualsiasi maestro di meditazione te la proponga per risolvere l’ansia o non è davvero un “maestro” cioè non pratica da abbastanza tempo da aver compreso il verso senso della meditazione, oppure è un piccolo truffatore, perché sa che quelle pratiche non funzioneranno ma le propone lo stesso.

Ma a te cosa te ne frega?

Ad una persona fuori da questi giochi verrebbe da pensare cosa possa fregare ad una persona che come me si occupa di psicologia. Mi sembra di sentire alcuni amici che ripetono spesso: “non è reato rubare i soldi ai polli”, ma in questo caso il problema è molto più grave perché non si tratta SOLO di nuocere in piccolo.

Si tratta invece di mettere in cattiva luce sia la meditazione e sia le pratiche per gestire l’ansia, una persona che ha un problema del genere, frequenta uno di quei corsi e magari invece di migliorare peggiora, inizierà a fare di tutta l’erba un fascio: “ecco vedi, ogni cosa che imparo non serve a niente!”.

Ma non solo lavorerà contro un percorso serio! Questa faccenda l’ho raccontata diverse volte ma molti anni fa lavoravo in un poliambulatorio con diversi colleghi, uno di questi era una sorta di appassionato di naturopatia (anche se era un medico) e casualmente i miei pazienti quando andavano da lui peggioravano.

Ci ho messo un sacco a capire cosa facesse ma essenzialmente dava consigli psicologici opposti ai miei: io invitavo i miei pazienti a non temere l’ansia, a viverla, a sentirla e farla scorrere e lui faceva esattamente il contrario. Li invitava a distrarsi, a pensare ad altro e a fare strane visualizzazioni positive sul futuro.

Ci ho messo circa un anno a scoprirlo, grazie ad una mia paziente che aveva capito molto bene come lavoravo, non ti dico quanto è stato difficile far capire al mio collega che stava facendo del male alle persone con le migliori intenzioni. Ecco perché a me, me ne frega eccome!!!

Dunque la meditazione aiuta per l’ansia?

Assolutamente sì se la utilizzi come descritto, cioè come un metodo per rafforzare la tua mente e non come un rimedio per quando ti senti “attivato”. Non come un modo per controllare i tuoi stati interni ma per osservarli ed accoglierli così come sono, senza reagirvi e allo stesso tempo vivendoli pienamente.

Immaginando l’ansia come una sorta di mare che di tanto in tanto cresce sino a trasformarsi in onde grandi e potenti, mentre i corsi citati sopra tendono a farti fuggire dall’acqua, nasconderti sotto la sabbia o peggio cercare di fermare le ondate, la vera pratica fa esattamente il contrario.

Ti addestra a riconoscere a accettare il fatto che da quell’acqua non puoi scappare, che essa è lì per il tuo bene, che essa non può essere né controllata e né bloccata, ma può essere riconosciuta, accolta e nei casi più estremi “letteralmente surfata”!

In un percorso di psicoterapia, come quelli moderni che piacciono a noi, può essere tranquillamente utilizzata la meditazione (come tecnica di consapevolezza distaccata, ad esempio nella MCT) con profitto, il problema sorge quando la utilizziamo da soli, senza una vera guida, semplicemente perché abbiamo letto da qualche parte che potrebbe farci bene.

(Purtroppo un altro modo per utilizzare male la meditazione è quella di provare ad insegnarla senza praticarla. Che tu sia un appassionato, un collega, un medico o un operatore qualsiasi, cercare di trasmettere questa pratica senza conoscerla davvero ti condurrà solo a riempire la testa del tuo cliente di assurde convinzioni su come dovrebbero andare le cose).

Dato che la meditazione per l’ansia funziona bene se siamo guidati su PsiNel abbiamo due corsi diversi, certo hanno molti punti in contatto ma di per se, sono molto diversi. DAS o dall’Ansia alla Serenità si occupa proprio della gestione dell’Ansia, mentre MMA si occupa dell’apprendimento della meditazione.

Ok la smetto con la pubblicità e ti invito ad approfondire attraverso il QDE e con il Video che uscirà martedì sul nostro nuovo canale Youtube (che poi tanto nuovo non è perché ha ormai 1 anno). Inoltre se sei un vero psinellino e stai per lanciarti sul QdE che presto sposteremo la newsletter… che significa?

Che ti chiederò di iscriverti in un’altra newsletter, migliore, più curata e soprattutto più ordinata. Il che significa che NON ti arriveranno più email doppie e cose del genere. Se non risponderai a quell’email potrai sempre reiscriverti da qui, la vecchia maililing lista verra cancellata.

Genna