Questa puntata nasce da una vostra domanda che diceva: “se leggo e studio ma poi mi dimentico tutto a cosa serve?”. Sembra una domanda semplice ma la risposta ci svela una delle chiavi per la nostra realizzazione personale.

Ecco diversi modi per promuovere la nostra RISERVA cognitiva…buon ascolto:

Allenare il cervello

Se mi segui sui social non ti sarà sfuggita la risposta di 60 secondi, all’interno della quale affermo una cosa molto semplice: “non studiamo per riempire la testa di informazioni ma per allenare il cervello/mente”.

Si tratta di una delle fisse di PsiNel, quella che cerca di dare maggiore importanza ai processi piuttosto che ai risultati, ti ricordi? Dunque non vado in palestra perché voglio i muscoli lo faccio perché amo l’esercizio fisico.

Non studio perché voglio voti alti ma per comprendere meglio il mondo. Non viaggio per arrivare da qualche parte ma per apprendere qualcosa lungo il percorso… ovviamente potrei andare avanti all’infinito con queste frasi che sembrano da “bacio” ma non lo sono!

Si tratta invece di VERITA’ scomode! Perché al nostro cervello non piace per niente l’idea di doversi sforzare per ottenere qualcosa o meglio, gli piace molto di più immaginare che esista un modo meno dispendioso (Belin è il cervello genovese).

Tuttavia c’è un’altra piccola “legge biologica” della quale purtroppo non si parla abbastanza, anche perché fa nascere dibattiti di natura politica ed etica… ed è che in natura nulla resta identico o qualcosa cresce o decade!

Crescita e decadenza

Nel mondo biologico le cose o nascono, crescono e maturano oppure invecchiano e periscono. Questo discorso come dicevamo è pericoloso, fa nascere ancora più ansie nelle persone in una società zeppa di prestazione!

Ma il tema qui per me è ancora più profondo, indica il fatto che la natura non è fatta per restare stazionaria, anche se ci piace pensare che sia così. Ci da una sorta di illusione di ciò perché la natura segue il principio dell’omeostasi, cioè il cercare di mantenere il nostro ambiente sempre identico.

La verità è che tale omeostasi varia sempre di un po’ e nulla si conserva in eterno, soprattutto per quanto riguarda la nostra biologia. Per fortuna esiste un altro aspetto meraviglioso della vita, il fatto che nulla sia davvero inutile.

Le piante che maturano e poi periscono, entrano a far parte di cicli di vita di altre piante e animali ecc. Ma ovviamente questo non è il punto della puntata di oggi, piuttosto lo è il fatto che in biologia, quando una certa facoltà viene esercitata questa tende a crescere e ad espandersi… e viceversa.

Nel corpo umano questo aspetto è evidente, soprattutto a chi ha subito un qualche incidente ed è stato costretto a letto a lungo. Non conta quanti anni avesse, se 18 o 50, al termine di una lunga degenza è difficile recuperare subito l’uso dei muscoli atrofizzati dalla inattività.

Velocità del corpo

Ovviamente il corpo di un dicottenne ci mette molto meno tempo a recuperare quella trofia degli arti, mentre il cinquantenne ci metterà probabilmente molto più tempo, ma la cosa interessante è che entrambi i corpi sono sottoposti più o meno allo stesso fenomeno.

Non solo, se il diciottenne non era per niente allenato mentre il cinquantenne lo era, non è detto che sia il primo a recuperare più velocemente del secondo. Anzi, dipende proprio da quante “risorse” erano state accumulate prima del trauma.

Invecchiando dunque cambia la velocità con il quale il corpo recupera ma la quantità di risorse costruite in precedenza (muscoli, fiato, cardio ecc.) determinano una sorta di punto di partenza da cui ripartire. Le risorse sono un po’ la chiave di questo discorso.

La cosa vale anche a livello intellettuale: se non hai mai imparato un’altra lingua e hai 18 anni, giovane ma non così tanto per apprendere inconsciamente e senza sforzo, ci metterai un tot di tempo. Se si fa a gara con un cinquantenne nelle stesse condizioni, è molto probabile sia il primo ad apprendere prima.

Ma se invece il cinquantenne conoscesse già un’altra lingua o più lingue allora è molto probabile il contrario, cioè che apprende lui prima del diciottenne quel nuovo idioma. Perché? Molto semplice, perché quella persona ha già le risorse, gli schemi mentali legati all’apprendimento di una nuova lingua.

Tradotto: se durante l’estate sei così bravo da mettere il grano in cascina non soffrirai la fame durante l’inverno. Quando sei giovane è molto più facile raccogliere questo grano e anche conservarlo, via via che il tempo passa tale abilità si deteriora e dunque serve un piccolo sforzo in più.

Muschio selvaggio

Se mi segui sui social sai che di tanto in tanto parlo del podcast di Muschio Selvaggio. Ci sono spesso ospiti interessanti e Fedez e Luis mi sono simpatici, così lo metto spesso in sottofondo quando svolgo lavori di routine. Ultimo ospite che ho visto è stato il ballerino Roberto Bolle.

Ad un certo punto Fedez dica una cosa del genere: “Wow quindi per te è stata tutta una vita di sacrifici, di stare attento e di allenamento” ed il ballerino invece di confermare afferma: “Sì ma oggi sono ancora più attento, mentre da ragazzo potevo sgarrare un po’ di più oggi non posso più permettermelo”.

Se anche tu hai guardato la puntata e anche tu non conoscevi l’età del ballerino, forse sei rimasto sorpreso quanto me (e anche Fedez), Bolle va oltre i 50 e li porta davvero bene. Questo è sicuramente il frutto di risorse accumulate da quando era bambino, una vita dedicata alla danza e alla “forma”.

Ok non hai bisogno di mangiare muschi e licheni per sempre, di allenarti notte e giorno o di leggere tomi di astrofisica dal mattino alla sera, hai solo bisogno di sapere che il fatto di poter coltivare queste risorse dipende solo da TE e non dalla tua cultura, posizione geografica o sociale.

Sì, neanche la posizione sociale oggi è più una scusa, dato che la cultura e la conoscenza sono praticamente alla portata di chiunque, ovviamente nei limiti. Cioè se vivi senza acqua e cibo hai voglia a metterti a studiare, spero di essermi spiegato adeguatamente.

Questo è un tema che adoro perché si sposa con molte altre cose, come il talento e la grinta e il fatto che quest’ultima valga il doppio rispetto a tutto il resto, lo trovo poetico e democratico. Mentre il fatto di nascere fortunati o sfortunati, per quanto sia realistico in molti casi, lo trovo vecchio e depotenziante.

Continuiamo questo discorso nel nostro Qde e nel Video approfondimento che trovi già qui sotto:

A presto
Genna