
Un gruppo di ricercatori ha analizzato il concetto di felicità nella storia e nella psicologia moderna. Ha scoperto che probabilmente esiste una terza via, quella che hanno definito “vita ricca” e che, come puoi immaginare non c’entra con la ricchezza materiale ma con una ricchezza di esperienze. Questa terza via mi ha fatto pensare ad alcuni concetti che voglio condividere con te… perché in fondo tutti vogliamo essere felici!
Individualismo e collettivismo
Come spero tu abbia già ascoltato stiamo parlando di un concetto millenario che per molto tempo è stato visto tra due poli: quello dionisiaco, rivolto a massimizzare il piacere (qualcosa che qualcuno oggi chiamerebbe anche utilitarismo) ed invece uno sguardo rivolto all’impegno, quello che alcuni chiamerebbero stile apollineo. Entrambe queste vie sembarno aver portato un miglioramento nella vita dei nostri antenati, ma con modalità e tempistiche diverse. Infatti è spesso la cultura di base a decretare il nostro tipo di orientamento.
Se nascevamo a Sparta o ad Atene, in quel periodo storico, probabilmente avevamo due modi opposti di percepire il tema della felicità. Ancora oggi, nascere in un paese occidentale, rivolto all’individo oppure in uno orientale, maggiormente rivolto alla collettività, può fare una differenza interessante che però, gli autori dello studio non sembrano aver preso in considerazione. Cioè i legami che possono esistere tra la tematica di individualismo e collettivismo. Infatti nel primo mondo diventiamo felici perseguendo i nostri obiettivi e scopi mentre nel secondo perseguendo quelli delle persone che ci circondano.
In generale però possiamo dire che anche in quella differenza c’è “differenza”, anche tra collettivismo e individualismo possimao immaginare una parte che immagina la felicità come piacere o interruzione della sofferenza. Nel primo caso, quello dionisiaco la felicità viene vista come il cercare di soffrire il meno possibile, mentre nell’apollineo la felicità sembra più vicino al tema della soddisfazione personale. Non è dunque il tema della sofferenza o del piacere al centro ma di un altro tipo di appagamento. Un tipo del quale abbiamo molto bisogno in questo periodo storico.
Ho un po’ paura a dirlo, perché quando si parla di mettere da parte il tema del “piacere/dolore” sembra che si entri nel suo spauracchio: la produttività tossica. Cioè la tendenza a pensare che se ti impegni fino allo strenuo allora raggiungerai i tuoi risultati e solo allora sarai felice e soddisfatto. Non è esattamente questo il mio punto, come direbbero gli anglosassoni. Sono convinto che sia l’energia profusa verso un qualcosa, l’investimento emotivo a fare si che emerga la soddisfazione personale. Facciamo un esempio molto diretto legato alla intelligenza artificiale…
Immagina di chiedere alla tua intelligenza artificiale di scriverti un post per i social su un tema qualsiasi. L’IA si mette lì e scrive un bel post, tu lo pubblichi e dopo qualche giorno ricevi una bella mail: “caro tizio, abbiamo letto il suo post, ci ha colpito tantissimo, vorremmo che lei partecipasse al nostro festival tal dei tali”. Come ti sentiresti? Se sei intellettualmente onesto, ti sentiresti un po’ un impostore. Soprattutto se in realtà non ne sai davvero molto su quel tema. Se al contrario fossi già bravo in quell’ambito, ci avessi speso tempo ed energie, è possibile che tu possa accettare a cuor leggero.
Felicità, soddisfazione ed equilibrio tra le parti
Al contario immaginiamo che quel post l’abbia scritto tu, che tu l’abbia prodotto dopo numerose prove e rifiniture. Da mesi continui a ripensare al testo, alla formattazione, eccettera. Ecco che con l’arrivo di quella email non solo probabilmente accettersti l’invito ma ti sentiresti profondamente gratificato. E’ stato l’impegno profuso, l’investimento a ricoprire di senso quell’azione, quel post scritto. Come già accennato, se per caso tu avessi trascroso anni a fare qualcosa del genere, ma quel giorno avessi usato l’IA, comunque ti sentiresti soddisfatto dell’invito.
Però magari penseresti che quel post non è rappresentativo del tuo lavoro, ti hanno scelto perché da anni scrivi quei post. Insomma, è la solita storia, è la differenza tra farti portare sulla cima di una montagna con una funivia o un elicottero oppure andarci a piedi dopo ore di cammino. Certo, nel primo caso risparmi energia e arrivi subito all’obiettivo ma il secondo è un’esperienza irripetibile, che ti fa crescere, ti insegna un sacco di cose ed inoltre, ti rende più soddisfatto e felice. Per quanto mi riguarda anche qui possiamo trovare pezzi di dionisiaco e la vera soddisfazione è insita in una sorta di equilibrio tra queste parti.
Come ogni polarizzazione anche Apollineo e Dionisiaco non esistono nelle loro parti più pure. Non esiste chi vive solo di piaceri, non potrebbe sostenersi e soddisfare i bisogni primari. E anche esistesse avrebbe purtroppo una vita non troppo lunga. Allo stesso modo non può esistere una persona esclusivamente votata all’impegno e alla dedizione. Attenzione, certo che possono esserci momenti nei quali uno pensa solo al piacere o solo a costruire, ma se entrambi fossero fissi su quell’atteggiamento avrebbero entrambi una dura vita. Anche l’apollineo.
Gli autori dello studio ci dicono che esiste una terza via, una vita che non necessariamente è legata al piacere e neanche la dovere, ma semplicemente all’esplorazione, alla curiosità, al cercare di vivere esperienze diverse e variegate. Non so a te, ma a me sembra una variante ed un mix delle precedenti. Cioè per darci la possibilità di vivere una vita ricca dobbiamo avere la capacità accogliere il piacere, il nuovo ma anche muoverci e di conseguenza impegnarci. Gli autori sembrano eliminare la valenza affettiva dalla equazione, cioè il fatto che naturalmente siamo spinti verso qualcosa o scappiamo da qualcosa (ci piace o non ci piace).
Ora il problema in realtà è alla fonte, cosa significa davvero felicità? Ce lo chiediamo dalla notte dei tempi e fino ad ora abbiamo creato queste due distinzioni. Ma, secondo gli autori dello studio esiste questa terza, la quale però può assomigliare ad una specie di lavoro: perché per arricchire le nostre vite serve impegno. Per perderti in una Città sconosciuta, ci devi arrivare. Per conoscere nuove persone devi uscire di casa. Per arricchire le tue prospettive, come nell’esempio del pianista, devi studiare ed informarti. Insomma serve una dose di impegno, so che sembra strano ma lo stesso vale per la tua percezione.
Percezione, abitudini e la terza via
Per riuscire perderti serenamente in una nuova città devi avere un certo tipo di atteggiamento mentale. Il quale raramente emerge da solo, certo se ne abbiamo la stretta necessità accade. La terza soluzione avanzata dagli autori dello studio, che ti invito a leggere perché è fatto molto bene, a me non quadra totalmente. Per me avrebbero dovuto aggiungere un tema fondamentale, quello che nella pratica meditativa assume il nome di: mente del principiante (ce ne siamo già occupati in passato). Significa riuscire a guardarci intorno, osservando cose che vediamo tutti i giorni, come se fosse la prima volta.
Chi segue Psinel sa che ho iniziato a parlare di questo genere di esercizi ancora prima di parlare di meditazione. Perché avevo trovato un esercizio pazzesco di uno dei miei idoli del passato, cioè Alfred Korzybsky, per chi non lo sapesse il famoso autore della frase: la mappa non è il territorio. Secondo Korzybsky è possibile riuscire a mettere da parte (momentaneamente) le categorie mentali attraverso un semplice gioco che cercherò di spiegare. Tra poco guardati attorno, se vuoi puoi usare il dito indice della tua mano dominante, ed inizia a puntare gli oggetti intorno a te, saranno cose che vedi e forse usi ogni giorno.
Lo scopo del compito e cercare di notare il periodo di latenza tra occhi e dito che puntano ed emerseione della categorie linguistica. Sì hai capito bene, se lo fai cercando di essere consapevole, ti renderai conto che di tanto in tanto si crea proprio questo fenomeno: tu sai cosa stai guardando ma non gli hai ancora dato il nome giusto. Ecco osservare questa cosa ci consente, per qualche istante, di toccare con mano uno stato di “non conoscenza” profondo, tipico di pratica la meditazione da anni. Però ho una brutta notizia, da solo non basta, serve la pratica meditativa e un esercizio continuativo.
Il tema della mente del principiante però ci porta ad un altro dilemma della felicità. Tale problema sorge da una classica domanda: ma non è che se mi accontento invece di godere stallo? Cioè non è che a furia di non cercare di raggiungere, capire, soddisfare ciò che sento allora diventerò piatto e senza ambizioni? Non è un problema da poco ed effettivamente chi pratica da tanto la meditazione può trovarsi di fronte a questo tema. La verità è che la presenza non toglie motivazione ma ci libera da quella condizionata, lascia che mi spieghi meglio.
Il nostro cervello è disegnato affinché “nulla gli basti mai”. Perché se un nostro antenato si fosse accontentato di ciò che aveva cacciato ieri, senza fare scorta, sarebbe velocemente morto di fame. Lo so è sempre il solito discorso (per chi mi segue) ma è fondamentale tenerlo a mente. Questa tendenza non è stupida ma in un mondo costruito per farci comprare cose che non ci servono diventa difficile. No, non sto dicendo che il mondo è sporco e turbo capitalistico ma solo che gli stimoli artificiali che hanno creato per foraggiare il mercato ci fanno andare facilmente fuori di testa.
Una antica tendenza
Ogni pubblicità, messaggio di invito ad entrare in un locale, abbigliamento, arredamento, di un luogo che cerca di attirare la nostra attenzione si fonda su pochi assunti. Il principale è quello di farti sentire che quella risorsa è scarsa, che solo i migliori possono averla e se tu non la hai sei al fondo della gerarchia sociale. E queste sono solo alcune delle strategie utilizzate. Questo sistema ci spinge costantemente al confroto con il prossimo, dal nostro vicino di casa al tizio che vediamo sui social e che pensiamo non sia giusto abbia quella vita così patinata… la meritiamo anche noi.
E’ proprio queseta tendenza che ha fatto si che i nostri cervellini antichi andassero fuori giri. E’ proprio questa una delle leve più potenti del mercato, chiaramente non sto parlando di tutto il mercato ma di una enorme fetta. Il lusso, le auto, i cellulari, l’abbigliamento, le cucine, ti basta guardare 5 minuti di televisione o scrollare qualche social per sentirti: povero, da solo, sfigato e brutto. Ed è proprio ciò che vogliono, perché la sofferenza, il famoso “pin”, vende nettamente di più… purtroppo anche questa è una scoperta fatta dai miei colleghi psicologi.
Ovviamente questo non significa che puoi serenamente praticare la meditazione 8 ore al giorno. Ma significa che quel timore è spesso infondato, e solo chi non ha meditato a sufficienza può pensare una cosa del genere. Ci sono stati maestri di meditazione del passato che non si sono mai staccati dai propri desideri materiali, perché la pratica della meditazione non serve a quello o per lo meno non sempre serve a quello. Ma serve a diventare più consapevoli ed è questa consapevolezza che ti può liberare dalla corsa del criceto, ma non ti rende stupido.
Cioè liberarti dal costante desiderio di raggiungere qualcosa che non hai non significa smetterla di portare a casa il pane per i propri figli. Smetterla di perseguire i propri obiettivi o smetterla di avventurarsi perchè tanto è tutta questione di consapevolezza. Ti libera dalla necessità di farlo. Ogni tanto amo dire che la vera felicità dipende dalla tua capacità di desiderare ciò che già hai. Questa frase fa subito pensare che io abbia abbandonato qualsiasi ambizione ma non è vero.
Solo che ora sono consapevole delle mie ambizioni e sono più presente ai miei desideri mimetici, cioè quelli che non mi appartengono ma che mi vengono instillati dal mercato e dal vicino di casa. Lo so sono discorsi arizigogolati ma come spero di averti già detto diverse volte: non mi interessa. E penso che Psinel non serva per farti la lezioncina ma per attivare il tuo cervelllo. E oggi, di fronte ad un m are di contenuti superficiali e a volte generati dalla intelligenza artificiale, spero che questo si trasformi in vero e proprio cibo per la mente.
A presto
Genna



