
Smettila di cercare di crescere e migliorare, la maggior parte delle cose che fai non fanno altro che ricordarti quante cose ti mancano. Sembra una sparata ma sempre più persone stanno ripetendo qualcosa del genere, chi con toni maggiormente allarmistici e chi in modo più calmierato, ma sembra che il continuo ripetere di “migliorarsi” abbia rotto le scatole. Oggi vedremo insieme come mai questa faccenda ha molta verità, lo abbiamo visto in diverse salse negli anni, ma anche che potrebbe avere dei risvolti ancora peggiori. Quindi partiamo dall’inizio: cercare di migliorarci ci fa male? Buon ascolto…
Partiamo dal terribile marketing
E’ vero, oggi non si può aprire un social senza essere raggiunti da decine di contenuti che ti dicono: che dovresti dimagrire, mangiare in un certo modo, smetterla di fare alcune cose, alzarti ad un certo orario e perché no… dato che ci piace un sacco, dovresti meditare tutti i giorni. Ehi ma siamo impazziti? Quante cose dovremmo fare? Se a questo ci aggiungi che la maggior parte di chi parla di queste cose usa toni forti, polarizzanti e negativi, allora la frittata è fatta! Lascia che mi spieghi peggio: se voglio venderti una dieta la cosa migliore che posso fare non è iniziare dicendoti quante cose potrai fare se perdi peso ma è partire dal negativo: “Guarda quanto fai schifo” diceva Wanna Marchi!
Aveva capito che terrorizzando le persone vendeva molto di più e anche chi fa contenuti online lo ha capito. La crescita personale ormai è un mercato, in cui c’è ovviamente anche il sottoscritto, e nel quale molte persone cercano di attirare l’attenzione cercando si spararla nel modo più secco, polare e discutibile possibile. Sai perché? Perché funziona dannatamente bene! Non è un caso che oggi ci siano una valanga di contenuti fatti con l’IA solo per farci arrabbiare. Persone con disabilità trattate male, soprusi che non sono mai accaduti, ci fanno arrabbiare e reagire. E questo… purtroppo, vende terribilmente bene!
Potrà quindi sembrare strano iniziare un discorso sul tema della crescita personale partendo dal marketing, ma ti assicuro che c’entra tantissimo. Ovviamente uso una parola ombrello, anche chi non vende niente ma vuole visualizzazioni fa la stessa identica cosa, vede che funziona sui profili che vendono e lo replica. Questo tentativo di attirare l’attenzione non ha solo creato sparate sempre più alte, promesse roboanti e anche truffe disdicevoli ma ha rovinato il nostro modo di interpretare un messaggio che per quanto mi riguarda è positivo. Migliorarsi infatti, come vedremo tra poco, non è solo un gesto legato a venderti un prodotto ma è una tendenza umana!
Questo tipo di comunicazione sempre più markettara ha portato anche ad un impoverimento pesante dei temi trattati dalla crescita personale. Si è persa tutta la enorme complessità che ci sta dietro, i forum di una volta, i gruppi su Yahoo dove tutto è iniziato qui da noi in Italia, avevano un livello di approfondimento 100 volte superiore a qualsiasi social esista oggi (compreso Youtube). Perché l’intento era quello vero di scambiarsi opinioni, esperienze, consigli. Non era quello di vendere prodotti o di sparare la propria in merito a questioni delicate della vita. Magari sembrava un ambito più oscuro, era frequentato da pochi e anche lì c’erano gli imbonitori ma il livello era decisamente più alto.
Ultimo appunto da anziano, non sono io l’unico ad aver notato questa deriva. Ho la fortuna di essere parte di diversi gruppi di esperti del settore, si devo ammetterlo nessuno giovincello di primo pelo, ma tutte persone altamente esperte in questi ambiti. La sensazione è che tali semplificazioni markettose abbiano ridotto la nostra capacità di comprendere cosa sia realmente utile e cose sia invece solo fuffa. Ma questo è un altro tema di cui se vorrai parleremo in un altro momento. Torniamo alla nostra cara crescita personale.
Un fenomeno biologico e umano
Ma è vero che dobbiamo migliorarci? Questa è la domanda che gira spesso nella nostra testa. La risposta è molto più complessa di quanto possa apparire, ma ovviamente si può cercare di spezzettarla per gradi. Partiamo dalla semplice regola della fisiologia che ci dice che se non usiamo qualcosa tendiamo a perderlo. Se non usiamo le gambe per troppo tempo perderemo forza, tono muscolare e avremo bisogno di una riabilitazione per tornare ad usarle adeguatamente. Questo non vale solo per i muscoli ma anche per le conoscenze, gli apprendimenti della nostra vita. Io non scio da circa 25 anni, anche se un tempo ero in grado di farlo, non sono affatto sicuro di saperlo ancora fare (anzi direi che dovrò ritornare per un periodo allo “spazza neve”).
Se non frequenti una certa cosa la perdi. Purtroppo però, come sappiamo dagli studi di Anders Ericcson sulla pratica deliberata, anche se continui a fare una certa cosa ma la fai “quel tanto che basta”, rischi di deteriorarla. Se cammini solo per raggiungere la tua auto, fai meno diciamo di 3000 passi al giorno, è molto probabile che una camminata di 2 chilometri possa essere decisamente impegnativa. Se al contrario hai l’abitudine di uscire e fare delle camminate, sicuramente fare alcuni chilometri non sarà un problema. Al di là di problematiche e patologie di vario genere, tutti sappiamo camminare ma è quanto tempo gli abbiamo dedicato a determinare quanto siamo in grado di farlo bene e agevolmente!
Questo vale con la guida, con la lettura, con qualsiasi capacità psicologica: comunicazione efficace, gestione dei conflitti, delle emozioni ecc. Purtroppo il training di base che facciamo durante gli anni di formazione non basta a garantire che quelle capacità restino intatte. Anche il semplice fatto di averle esercitate per un certo periodo non conta da solo, è necessario continuare ad esercitarle. Proprio come nell’esempio dello sci che ti dicevo precedentemente. Sì, anche abilità procedurali, come sciare e andare in bicicletta, quelle che notoriamente durano di più nel tempo, tendono a deteriorarsi. Questo non significa che non so stare sugli sci ma che di certo lo faccio 1000 volte peggio e con molta più fatica rispetto a decenni fa.
Ora detto questo la domanda successiva è: ma quanto si può migliorare? La risposta è “dipende” ancora una volta da molti fattori, ma una cosa è certa, la tendenza umana e biologica (che da il titolo a questo paragrafo) è quella alla omeostasi. Il che significa che se mangi molto bene ti fa bene, ma se mangi sempre bene alla fine ti farà male. Se vai in palestra e fai esercizio fisico ti fa bene, ma se esageri diventa un problema, potresti avere anche conseguenze molto gravi legati all’over reaching. Se mediti ti fa bene, ma se passi troppo tempo in meditazione potrebbe farti male (sotto molti punti di vista). Insomma come direbbe la saggezza popolare il troppo stroppia. Ma questo argomento non dovrebbe essere usato per giustificare il fatto che alcune persone non hanno affatto voglia di migliorare e neanche utilizzato per diventare dei fissati del miglioramento… le parole d’ordine sono equilibrio e flessibilità!
Ma non solo abbiamo anche un’altra simpatica tendenza che potremmo dire essere trasversale: l’adattamento. Tendiamo ad adattarci alle cose che abbiamo e che facciamo. Se domani sparisse tutto il cibo sano e tu dovessi mangiare solo cose non troppo sane, ti adatteresti. Lo stesso accadrebbe al contrario. Quando i miei colleghi hanno messo l’acqua invece delle bibite gasate nel bar di una scuola non si aspettavano che gli studenti le avrebbero consumate. Ed invece è bastato solo rendere molto più facile acquistare l’acqua rispetto al resto per aumentarne di molto le vendite. Ci adattiamo e l’ambiente intorno a noi ha un potere straordinario nel farlo. Questo vale nel male ma anche nel bene… per questo oggi che tutti sono “fit”, è possibile che il tuo feed sia zeppo di consigli per dimagrire, essere in forma, meditare, apprendere velocemente ecc.
Scienza e salute
Non so se lo hai notato ma i temi più battuti non hanno tanto a che fare con il semplice “miglioramento” ma puntano quasi tutti alla salute. Devi mangiare bene per la tua salute, devi avere i muscoli per longevità, devi meditare per tenere giovane e in forma il tuo cervello. Ehi queste 3 cose che ho detto sono tra l’altro tutte vere! Uno dei problemi principali da questo punto di vista è che la maggior parte delle persone che ne parlano non sono sempre dei veri professionisti. Ma sono per così dire dei “wanna be” professionisti. Cioè persone che gravitano attorno al campo della salute e che per promuoversi rilanciano messaggi reali ma magari condendoli con pezzi di marketing spaventoso, come abbiamo visto all’inizio di questo post. Questo non significa che chi non è un medico o uno psicologo non possa parlare di questi temi. La scienza è del popolo!
Puntare alla salute è meraviglioso, sempre se puntiamo all’equilibrio e non alla perfezione. Sempre con flessibilità. La possibilità attuale poter parlare di stile di vita, su come mangiare, muoversi e vivere in salute è meravigliosa. Anche questa è diventata come parte del tema della crescita personale legata all’energia personale, aggiungerei giustissimamente! Tuttavia la capacità di stare dietro alla ricerca non è proprio da tutti. Anche qui vediamo facilmente esempi di rigidità che possono diventare disturbi del comportamento, come quelli alimentari e quelli legati all’immagine del proprio corpo. Possibilità di attingere a tante informazioni può cacciarci nel paradosso della scelta e paralizzarci invece che aiutarci a scegliere meglio.
Il discorso sulla omeostasi qui è ancora più importante. Infatti sappiamo tutti che il nostro corpo sta bene se mangia correttamente, ma cosa significa correttamente? Dipende dal tuo corpo, non significa non mangiare e neanche passare tutto il tempo a mangiare. Sappiamo che se ti alleni vivi meglio. Si ma quanto allenamento? Se ti alleni troppo soffri se ti alleni troppo poco anche… insomma è ancora una volta una questione di equilibrio. Tuttavia, come dicono molti esperti, primo tra tutti Peter Attia, noi pensiamo di muoverci molto ma difficilmente le cose stanno così. Certo esiste sempre chi esagera ma la maggior parte della gente fa giusto il minimo, altrimenti non si spiegherebbe come mai tra tante persone che vanno in palestra, mangiano bene, ecc. Ci siano fisici del genere! (questa ovviamente è una generalizzazione becera ma mi piace pensare che Attia abbia ragione).
Il problema anche qui è, oltre alla polarizzazione da social, è il fatto che la gente si è ormai convinta che scienza significhi: certezza. Lascia che te lo ripeta ancora una volta, la scienza è un metodo non è una cosa. E come metodo funziona proprio attraverso il dubbio, attraverso la inevitabile transitorietà di scoperte, idee, ipotesi e teorie. Sì, anche le teorie più forti che conosci un giorno potranno essere messe in discussione. Questo significa che allora non serva a niente? Assolutamente no, perché quando pensavamo di sapere tutto, che tutto fosse scritto nei libri sacri NON stavamo meglio! Anzi! Come dice Harari, la scienza non è stata una rivoluzione della conoscenza ma dell’ignoranza, ci ha mostrato quante cose non sappiamo non quante ne conosciamo!
Le scoperte della medicina, della psicologia e di qualsiasi altra disciplina che utilizzi il metodo scientifico, sono libere e di tutti. Non ci sono segreti, chiunque sappia leggere la letteratura scientifica (e oggi anche chi sa usare gli strumenti giusti, qui ti spiego come fare) può informarsi e farsi un’idea sulle più avanzate scoperte in questi ambiti. Qualche anno fa girava un video divertente dove un tizio continuava a cambiare idea sulle abitudini salutari, perché ogni volta veniva influenzato da notizie contrastanti. La verità è che “la scienza” funziona proprio in questo modo, da raramente certezze assolute. E anche quando sembrano leggi fondamentali della natura, vengono a loro volta messe in discussione. Se una teoria o una semplice ipotesi non può essere messa in discussione allora non è adatta alle analisi del metodo scientifico.
Il bisogno di auto-realizzazione
Maslow la chiamava proprio così “auto-realizzazione” e la poneva al vertice dei bisogni umani. Come abbiamo visto di recente, la Self-Determination Theory parla di sensazione di autonomia e competenza, altre situazioni in cui l’essere umano è costretto a migliorare. Se proprio non piace il termine “miglioramento” o “crescita” o realizzazione come piace spesso ripetere… allora possiamo parlare di apprendimento. Un termine neutro, la nostra vita è necessariamente costellata di continui apprendimenti. Anche la perdita di abilità è in un certo senso un apprendimento, se non eserciti più una certa capacità la perdi, la disimpari. Per me il punto non è cercare di essere sempre impeccabili, precisi, intenti a migliorare… il punto è essere pronti ad apprendere e scegliere, di tanto in tanto, come farlo intenzionalmente!
Credo fermamente che l’essere umano abbia una spinta alla “buona organizzazione”, così come sembra averla tutta la natura che ci circonda. Forse accade per il semplice fatto che una migliore organizzazione aumenta la probabilità di sopravvivenza. Di certo, in quanto psicologo sono propenso verso questo argomento. Se segui il mio lavoro lo sai, anni fa parlavamo di un inconscio amico (quello di Milton Erickson per intenderci) poi siamo passati alla versione “mente saggia”, delle pratiche di meditazione. Ma il tema è sempre lo stesso, noi siamo esseri viventi in continuo cambiamento. Tale direzione però non è decisa dal nulla, abbiamo una piccola finestra di possibilità di influenzare il nostro cammino e i nostri apprendimenti. Certo dobbiamo stare attenti a non ossessionarci, abbiamo visto tutti gli ostacoli dell’adattamento dell’equilibrio.
Tuttavia affermare che la crescita personale faccia male di per se è come dire che “fare esercizio fisico faccia male di per se”, ed è sicuramente una cavolata. Penso che cercare di migliorarci, anche solo in piccolissime aree della nostra vita, anche solo perché siamo appassionati di “modellismo” (o qualsiasi altra cosa peculiare) abbia un effetto positivo non solo su noi stessi ma su tutto ciò che ci circonda. E’ un po’ la teoria della finestra rotta (ne parlavo l’altro giorno con l’amico e collega Flavio Cannistrà), è una teoria sociologica che ci dice qualcosa di molto semplice: se in un quartiere troviamo una finestra rotta questa può spingerci a tenere meno conto dell’ambiente intorno a noi. “Anche se rompiamo un’altra finestra non è poi così male”.
Questo accade anche al contrario, lo sappiamo dagli studi sul Nudge (la spinta gentile), i quali ci mostrano quanto potere abbia un ambiente ben costruito. E tale ambiente non è frutto del caso ma di una ingegneria delle decisioni, di scelte fatte a monte per avere precise risposte a valle. Lo so, è un tema spinoso dal punto di vista etico ma credo sia una valida analogia con il tema del miglioramento personale. Se il tuo collega invece di prendersela sempre con te cercasse di migliorare come gestisce le emozioni, facesse un corso di comunicazione, di certo lui ci guadagnerebbe e tutte le persone intorno a lui.
Da un po’ di tempo ti sto parlando di questa tematica, abbiamo anche fatto di recente un video su YouTube, perché credo sia importante. La polarizzazione dei social ci spinge a creare due fazioni, le quali ovviamente sono schierate: da un lato gli invasati, quasi religiosi fedeli di qualche dogma e dall’altro gli scettici assoluti, pronti a giurare che qualsiasi tentativo di miglioramento non sia altro che un fallimento umano e sociologico. Sono due posizioni che sicuramente esistono ma ne esistono molte altre e sicuramente più utili. Utili sia per ragionare e sia per trovare realmente pratiche e metodi per navigare meglio nel mare complesso della vita!.
Fammi sapere cosa ne pensi. Ci vediamo… purtroppo… sui social!
Genna
Ps. Nessuna riga di questo post è stata generata da una Intelligenza Artificiale… ah che bella sensazione!



