Sembra banale da dire ma i rimpianti non sono dati dagli errori che commettiamo ma dalle cose che non osiamo. Hai sempre sognato di fare una vacanza in Giappone ma nel farla hai fatto un sacco di errori? Allora è molto probabile che, tra qualche tempo quegli errori diventeranno parte della narrazione del tuo viaggio giapponese. Hai sempre voluto iscriverti ad ingegneria ma alla fine non hai avuto il coraggio? Allora è probabile che il fatto che tu non ci abbia neanche provato si possa trasformare in un rimpianto. Ecco di cosa parliamo oggi, di rimpianti e di come affrontarli…

Il punto di vista evoluzionistico

Se conosci la psicologia moderna (ed il mio lavoro) di certo saprai che ogni nostra emozione, cognizione e comportamento, possono essere spiegati (in parte) attraverso un punto di vista evoluzionistico. In altre parole cercare di capire come mai la natura ha selezionato quella specifica cosa. Se prendiamo le emozioni di base come esempio diventa chiaro che la rabbia serve a proteggere e ad eliminare gli ostacoli verso ciò che vogliamo o dobbiamo raggiungere. La tristezza serve per generare vicinanza, per segnalare che siamo deboli e vulnerabili (si conta anche quello per sopravvivere se siamo animali sociali), ecc. E quindi il rimpianto a cosa serve?

Secondo diversi studiosi il rimpianto serve per migliorare le nostre decisioni future. L’anno scorso non sono riuscito ad andare al concerto dei Metallica, ci sono rimasto male perché sarebbe stata una grande esperienza, allora mi organizzerò meglio per il prossimo anno! Ovviamente se ci pensiamo non è solo questo punto di vista a creare i rimpianti, cioè non è solo il fatto di non essere andato al concerto ma anche la qualità delle nostre scelte. Se ad esempio ho scelto di andare a vederli, ma l’evento per qualche motivo non mi è piaciuto, allora il prossimo anno non ci tornerò. In italiano potremmo dire che esistono due termini diversi, uno è rimpianto di non aver fatto qualcosa e l’altro è il rimorso per aver fatto qualcosa che non è andata come avremmo voluto.

Ebbene, la ricerca citata ci indica che c’è una grossa differenza tra rimpianto e rimorso, pare essere il primo quello che digeriamo meno. Non tanto il fatto quindi di essere andato al concerto e non esserti divertito ma il fatto di non andarci affatto, di aver in un qualche modo abdicato a quel desiderio. Di aver evitato per evitare qualcosa. E se mi segui sai che evitare è uno degli sport che facciamo maggiormente ed è uno degli sport peggiori per la nostra salute mentale. So che a molti lo studio avrà fatto ridere, per quale razza di motivo è così importante cercare di capire queste differenze? Dal punto di vista psicologico per me è molto importante spiegare alle persone il meccanismo dell’evitamento, del fatto che è meglio provare e sbagliare che non averci mai provato.

Questo ovviamente ricorderà a tutti il detto: “meglio aver amato e sofferto che non aver amato affatto”. Ed è proprio nel campo delle relazioni che l’evitamento dal il meglio di sè. Infatti è spesso in quell’ambito che le persone tendono ad evitare maggiormente, temono il giudizio, temono di fallire, temono di essere respinti. A quanto pare, oggi più che mai, io sono “anziano” ormai ma a quanto mi raccontano pazienti e conoscenti, pare che le nuove generazioni evitino di continuo di approcciarsi dal vivo. Questo ovviamente ha dato loro altre armi: social, app di incontri ecc. Ma la verità è che la gente di solito, tende a sentirsi attratta non solo dalle immagini su uno schermo ma dalle persone vere che le circondano. Dalle reali opportunità che, se non vengono mai colte, possono generare ferite durature.

Tutto ciò non significa che dobbiamo sempre lanciarci sulle cose, ma significa che troppo spesso evitiamo di farlo per ragioni emotive, non per mancate abilità, occasioni o altro. Lo studio non fa altro che ripetere ciò che sappiamo intuitivamente da molto tempo, che tendiamo a rimpiangere ciò che non abbiamo fatto non ciò che abbiamo commesso. Se a questo ci aggiungiamo che di recente le neuroscienze hanno stabilito che la neuroplasticità dipende dagli errori (cosa di cui ci occuperemo in un prossimo episodio) mi sembra chiaro che lo scappare dallo scomodo sta diventando una trappola molto pericolosa. Non solo mantiene i nostri stati di indecisione e di paura ma fa si che, nel lungo andare, ci troveremo sempre meno soddisfatti di ciò che abbiamo deciso nel nostro passato.

Cose importanti

Quando la nota Bronnie Ware, infermiera australiana, ha condotto le sue interviste per il famoso libro “vorrei averlo fatto” non si aspettava di sentire che la maggior parte delle cose fossero semplici, quasi piccole rispetto a quelle che solitamente immaginiamo. Cose come: vorrei aver lavorato di meno, passato più tempo con gli amici, espresso di più i miei sentimenti, non sono cose legate al tipico successo che immaginiamo. Anzi, se pensi ad un tuo amico che oggi sta lavorando poco, magari per passare tempo con gli amici ed esprime spesso i suoi sentimenti, scommetto che immagini uno sfigato di proporzioni immani. Il classico scansa fatiche che passa il giorno al bar e si lamenta di tutto, no?

I rimpianti delle persone medie non sono cose gigantesche, certo potremmo metterci cose grandi come aver avuto figli (il mio personale rimpianto, di cui un giorno magari ti parlerò approfonditamente, questa è una parte della mia vita che conoscono solo gli amici cari) ma sono cose del tipo: avrei voluto provare a fare quella cosa, avrei voluto passare più tempo con quella persona. Sono spesso cose che riguardano lo svarione mentale di avere “tutto il tempo a disposizione”. Eh attenzione, perché non vorrei metterti l’ansia di non avere il tempo, ma purtroppo abbiamo la tendenza a pensare di essere immortali e che le persone intorno a noi lo siano. 10 anni fa non avrei mai pensato di perdere mia madre a 63 anni, così come non avrei mai pensato che alcune persone si comportassero come è andata ecc.

Ecco perché ti rompo sempre le scatole con la domanda valoriale: cosa è davvero importante per me in questo momento. Perché non esistono sfere di cristallo, non esistono capacità magiche di capire davvero cosa accadrà o se quella decisione mi farà sentire bene o male. L’unica cosa che puoi fare e chiederti se quella cosa è importante per te, ed eventualmente agire in quella direzione. Questa domanda funziona bene sia con le cose molto piccole e sia con le cose molto grandi. Sei al bar con un amico e state parlando delle solite cose, anzi ti stai quasi annoiando ma ad un certo punto ti poni la nostra domanda e come risposta ricevi un: “stare bene con il tuo amico”. Fidati che le cose cambiano, i discorsi cambiano e il tuo modo di vederlo cambia ecc.

Oppure immagina di non sapere cosa fare dopo le scuole superiori, così ti chiedi se per te sia rilevante fare l’università. Non per i tuoi genitori o per la società (tanto ormai sappiamo che le facoltà non servono a stabilire quali meccanismi della società sfornare) ma per te stesso: cosa è davvero importante per me? Così magari scopri che per te è davvero importante approfondire le dinamiche della mente e ti iscrivi a psicologia. Oppure al contrario scopri che per te non è affatto importante avere un pezzo di carta, perché nella vita vuoi fare tutt’altro. Allora, per quel momento, per quel contesto, per quella situazione, la risposta è “no” o per lo meno “non ancora”. Certo non sto affermando che questo possa essere l’unico criterio di scelta di cose delicate come gli anni della nostra formazione, ma di certo ti aiutano a darti una continua direzione.

Fare i primi passi

Di tanto in tanto qualcuno mi chiede cose del tipo: “come faccio a capire se preferisco fare psicologia? Se è davvero nelle mie corde?”. Tutti vorremmo sapere in anticipo cosa ci riserverà il futuro e purtroppo, non tutti sanno esattamente quali scelte fare nel momento situato in cui capitano. Come ad esempio alla fine delle scuole superiori. Ecco in quel caso, se psicologia ti piace, l’unica cosa che puoi fare è iniziare a farla. Non chiederti se sarai o meno in grado, ma iniziare fisicamente ad andare verso quell’idea, magari prendendo il bollettino della tua facoltà, guardando gli esami e magari prendendo qualche libro di testo (anche solo in prestito) per capire di cosa si parla. Non potrai mai saperlo prima di agire!

L’azione è l’unica vera forma di conoscenza, se non provi ad andare verso quella cosa, che resta solo un’idea nella tua testa, farai fatica a metterti in azione. Dunque prendi quella strada che vuoi intraprendere, spezzettala nei più piccoli passi possibili ed inizia con il primo. Si, dovrai fare i conti con il fatto che un percorso, anche se lo vuoi intraprendere da sempre, non è mai bianco o nero. Quando inizi a studiare psicologia pensi che tutto sia “Freud” o tutto “neuroscienze” e poi ad un certo punto si parla di statistica, di sociologia e filosofia. E potresti pensare che sia tutto sbagliato, e invece no, perché sei in formazione. Una volta formato potrai dedicarti al tuo amore per le materie che, ti assicuro, cambierà in base proprio al tuo studio, ai tuoi passi, alle tue azioni.

Certo anche questa è una descrizione semplificata, ci sono persone che non possono intraprendere determinate strade per diversi motivi. Ma il punto è, se puoi fare quei passi e senti che potrebbero essere quelli giusti: inizia! Poi, se la cosa proprio non ti piacerà, potrai sempre cambiare. Ma il punto è proprio quello sottolineato dai ricercatori: se senti di voler fare qualcosa, inizia ad agire per farla. Detta così sembra semplice, ma sappiamo tutti che la paura di non riuscire, il timore che non ci piaccia, le distanze, il tempo ecc. Vediamo tutto come una montagna insormontabile, ma qualsiasi vetta viene raggiunta proprio mettendo un piede davanti all’altro. E anche se non si arriva fino alla cima, per lo meno potremo sempre dire di averci provato.

Penso proprio che sia questo l’insegnamento dello studio che ha ispirato questo episodio. Fammi sapere cosa ne pensi. Commenta il nostro super podcast e sui nostri social.

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.