
Immagina se di colpo tu non dovessi più fare alcuno sforzo per guadagnarti la pagnotta, non sarebbe meraviglioso? Sicuramente moltissime persone sarebbero pronte a firmare immediatamente. Ma noi esseri umani siamo molto strani, per sentirci soddisfatti di qualcosa dobbiamo “guadagnarcela”. Questo non significa che ci piaccia faticare ma che, senza la sensazione di essere coinvolti in una certa dinamica, tendiamo a sperimentare sensazioni negative: come alienazione e apatia. Ecco perché oggi dobbiamo parlare di come l’intelligenza artificiale, supportandoci, potrebbe davvero farci molto molto male…
Effetto Ikea
Hai mai sentito parlare dell’effetto Ikea? E’ un fenomeno psicologico che tende a farti apprezzare maggiormente le cose che costruisci con le tue mani. Avremmo forse anche potuto chiamarlo effetto “fai da te”, ma con il famoso mobilificio svedese, siamo diventati tutti dei piccoli operai intenti nella costruzione di casa nostra. Questo effetto illustra perfettamente ciò che voglio spiegare oggi, perché così come sentirci più protagonisti in quello che facciamo, aumenta il suo valore, la cosa accade anche al contrario. Immagina di farti scrivere un libro dalla tua IA, che questo testo diventi super mega famoso, tutti ne parlano, come ti sentiresti? Non troppo bene… certo non saresti tristissimo ma…
Quando faccio questa domanda dal vivo la gente alza la mano e dice: “magari avessi un best seller già scritto che mi porta milioni di euro”. No, non sto parlando di soldi, sto parlando di soddisfazione personale. Io conosco una storia davvero simile, di un personaggio pubblico del quale non farò il nome a cui è capitato qualcosa di molto simile. Questa persona scrive libri da anni, ci ha provato in vari modi, poi un giorno prende un titolo che va molto all’estero e decide di farne una versione italiana. In pratica fa una specie di traduzione, rimodulata di quel famoso libro… e spacca letteralmente tutto. Vende centinaia di migliaia di copie, non solo nella nostra lingua ma in diversi Paesi nel mondo.
Ecco, tutte le volte che mi confronto con lui su questo tema la risposta è sempre la stessa: “certo che sono contento ma non così tanto, avrei preferito diventare famoso con il libro X!”. Ora potresti pensare cosa c’entri l’IA con questa storia, c’entra parecchio. Perché lui non solo ha preso spunto (diciamo al 90% dal testo straniero) ma si è anche fatto scrivere gran parte del libro. Sì, molto prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale c’erano dei personaggio che si chiamavano (e in realtà ci sono ancora oggi) “ghost writer”, persone che scrivono il libro al poso tuo. Ecco non aver scritto quel libro per intero, non averlo messo insieme pezzo per pezzo come un mobile Ikea, gli ha tolto molta soddisfazione per un testo che probabilmente resterà nei cuori di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo!
Non mi fraintendere, è chiaro che se uno fa l’imprenditore ed ha come scopo fare profitto, gli importa poco che quel testo sia stato scritto da lui o da Topolino. Ciò che conta è per l’appunto il profitto e non la soddisfazione personale. Purtroppo però, per la maggior parte delle persone, se non c’è l’aspetto di agency, cioè del sentirsi protagonisti di ciò che stiamo facendo, non c’è soddisfazione. E come sappiamo dalle molte puntate fatte su questo tema, senza agency c’è molto più stress, molta meno motivazione, insomma non si tratta solo del semplice sentirci soddisfatti perhcé lo abbiamo fatto noi. Si tratta del trarre senso da quella operazione di costruzione. Si tratta di “partorire” un libro (o un mobile ikea) e sentire e vedere di averlo fatto con le proprie mani (per questo io scrivo tutti i miei libri, anche quello che uscirà tra poco).
Ora il punto è che questo senso di fare le cose non vale solo per operazioni molto grandi come scrivere un libro, ma vale anche su cose molto più piccole, come ad esempio scrivere questo post. Immaginiamo per un istante una persona che come me pubblica un podcast alla settimana, scrivendo il copy per intero più questo post, più la newsletter. Scrive i contenuti per il canale Youtube, per i social e da poco tempo una enorme newsletter per Substak. Secondo te non ho provato a togliere alcuni di questi impegni? Ovviamente si, ma poi mi sono accorto che, quando facevo fare il 99% del lavoro all’IA io mi sentivo decisamente meno bene. E non sto parlando di soddisfazione nel prodotto finito, sto parlando del mio umore in generale.
Un lento logoramento
Vedi partiamo con il farci scrivere gli sms, qualche email e poi a chiederle qualsiasi cosa ogni volta che la questione diventa spinosa. E come possiamo facilmente immaginare questa situazione logora, passo passo, tutta la nostra sensazione di essere protagonisti di ciò che ci accade. Non si tratta quindi di perdere cose importanti tutte d’un colpo ma di perderne tante, senza rendercene conto e un giorno svegliarti diversamente, perché non ci sentiamo più attivi e utili. Come abbiamo visto nella puntata sulla Self-Determination Therory (che vi è piaciuta tantissimo), le sue tre variabili sono: autonomia, competenza e connessione.
L’IA agentica le elimina tutte in un sol colpo: non sei davvero autonomo perché se qualcuno toglie la spina tu non riesci più a fare tutta quella mole di lavoro. Non ti senti competente perché è la macchina che è competente per te. Ed infine, dato che non devi chiedere niente a nessuno è probabile che l’IA tolga anche queste semplici occasioni per entrare in relazione tra di noi. Tutto questo non accade di colpo ma come un lento logoramento che aiutandoci ci rende più deboli, proprio come un genitore esageratamente supportivo rende più fragile il proprio figlio. Sembra un po’ la famosa storia della rana bollita, che purtroppo però non è una analogia realistica, dato che la ricerca ha provato che dopo un po’ la rana salta fuori dalla pentola (si hai capito bene… è una specie di leggenda non un dato scientifico, le rane sono più intelligenti di quanto immaginassimo).
La verità però è più complessa, come sempre, e riguarda il fatto che, già oggi questo senso di autonomia e competenza è messo in pericolo, anzi sono un bel po’ di anni. E’ da tempo che gli esperti ci dicono che la nostra società è a “feedback ritardato”, in altre parole mentre solo poche decine di anni fa, se tu facevi qualcosa ne vedevi bene o male gli effetti, oggi le cose sono diverse. Anche se eri un agricoltore e passavi il tempo a preparare i campi, a seminare e poi raccogliere vedevi con i tuoi occhi ciò che facevi. Il senso di aver agito sul mondo era abbastanza diretto, anche se le piante impiegavano mesi a crescere, tu potevi osservare giorno dopo giorno ciò che avevi fatto. Oggi se sei un impiegato o un operaio in una grande azienda, fai delle azioni di cui non sai nemmeno lo scopo finale…
Marx avrebbe parlato di alienazione, ma non è questo il senso, non è il fatto che tu non sappia quello che fai per davvero. Se sei preparato e curioso sarà normale cercare di capire come mai fai certe cose, i tuoi datori di lavoro hanno tutto l’interesse a mostrarti a cosa stai prendendo parte ecc. Ma il problema, secondo molti studiosi, è che non avendo a disposizione un feedback diretto e puntale si possa perdere auto-efficacia e soprattutto anche competenza. Infatti noi miglioriamo quando possiamo avere feedback che ci aiutano ad aggiustare le nostre azioni in vista di un obiettivo preciso. Senza obiettivi precisi e senza feedback è davvero difficile migliorare e sentirsi sempre più competenti, capaci, autonomi e attori attivi delle proprie azioni.
Buone notizie
L’altro giorno sono stato ospite del Mediocarcy Podcast, abbiamo parlato di un sacco di cose e anche di IA. Mi è dispiaciuto però non avere il tempo di dare anche il punto di vista positivo, che mi piace moltissimo. Cioè l’idea che questa tecnologia potrà liberare la nostra fantasia, liberarci da tecnicismi inutili, burocrazia e probabilmente, scoprire anche modalità per darci quel feedback che ci serve per sentirci autonomi, competenti e connessi. La realtà non è mai bianca o nera ma è sempre sfumata, di certo è più facile polarizzarsi e dire che ci farà malissimo o benissimo, probabilmente ci saranno varie fasi ma io sono realmente fiducioso nel fatto che, possa arrivare quel famoso nuovo rinascimento di cui molti parlano.
Non tanto perché l’IA farà chissà che cosa, anche se ovviamente diventerà sempre più efficiente, ma perché potrà anche migliorare come interagiamo con lei. Il fato che ci tolga agency non è una mia semplice constatazione, se leggiamo Luciano Floridi vediamo che per lui non si tratta di una forma di intelligenza ma di una forma di agency. Tuttavia l’aspetto di intelligenza, strategia, visione, creatività, sarà sempre nelle nostre mani. Chiunque la stia utilizzando parecchio, come succede a me, si sarà accorto che di certo può essere pericolosa perché porta ad un adattamento verso la pigrizia ma anche che, stimola tantissimo la ricerca, l’esplorazione e molto altro. Ma non solo, è come avere una enorme officina dove dentro ci trovi un po’ di tutto: ogni strumento mai inventato, ogni libro, manuale di istruzioni, cultura antica e recente ecc.
Immagina di mettere un bambino dentro un posto del genere, cosa farà? Un bel niente, giocherà a caso con le cose, ma se ci metti un adulto in grado di usare quegli strumenti, di progettare qualcosa, di essere creativo per risolvere i problemi, ecco che quel luogo si trasforma in una fucina di cose interessanti. Se usi parecchio questi strumenti capisci che da soli non servono a molto, se gli chiedi di farti una ricerca generica su qualcosa farà un mezzo disastro. Ma se gli chiedi di fare una ricerca specifica, basata su una tua idea, e poi continui a fare domande mirate, di chi conosce l’argomento, allora ti da risposte davvero sorprendenti. La cosa pazzesca è che alla fine ti chiedi: ma questa risposta la data lei oppure siamo stati noi? Cioè tu e l’IA insieme?
Certo ci sono ancora 1000 pericoli da sventare, come ad esempio l’illusione della conoscenza. Il fatto che avere tra le mani un oggetto in grado di dirci un sacco di cose ci illuda che alla fine, conosciamo davvero quelle cose. Ma succede già oggi, vedo due video su un tema, leggo un bel post, e mi convinco di aver capito cose che in realtà non ho davvero afferrato appieno. Succedeva già decenni fa leggendo un bigniami, leggendo qualche articolo pop su un tema complesso, o semplicemente facendosi raccontare qualcosa al bar da un amico. Però il potenziale dello strumento che abbiamo davanti è davvero molto più vasto di ogni altra cosa abbiamo mai creato prima. Si tratta dell’artefatto più autonomo che abbiamo mai generato…
E quindi? Dobbiamo continuare a parlarne… lo so sembra banale ad alcuni e per altri una perdita di tempo. Ma quella famosa opinione pubblica che spinge per i cambiamenti siamo NOI.
A presto
Genna
Psicologo dell’opinione pubblica di Psinel 😀



