
Nel campo della psicologia ci sono stati moltissimi contributi da parte di discipline molto diverse, ma pochi sono stati eclettici quanto Gregory Bateson. Antropologo, biologo, filosofo e anche un pizzico psicologo, Bateson ha gettato le basi per un modo completamente nuovo di vedere la psiche, i rapporti umani e la psicoterapia. Il suo pensiero ha contribuito alla creazione dei modelli di interventi più moderni ed efficaci, l’impronta che ha lasciato nel campo della terapia e del pensiero sistemico è profonda e significativa. Finalmente possiamo parlare di quel genio di Gregory Bateson, che tu conosca o meno il suo lavoro ti invito ad ascoltare questo nuovo format del podcast… ho bisogno del tuo feedback.
Monografiche
Era davvero tanto tempo che volevo farlo, costruire delle piccole monografiche su autori che hanno contribuito alla nostra amata psicologia. Non i soliti autori, anche se passeremo anche da loro, ma alcuni che potremmo quasi definire “minori”. Negli ultimi anni di insegnamento mi sono accorto che anche i miei colleghi ignorano spesso il contributo di alcuni di questi incredibili pensatori. E nell’epoca dell’articolo scientifico, del paper, spesso perdiamo di vista la profondità che un singolo pensatore può aver generato nel passato. Questo non significa che abbandoneremo la mia passione principale: andare alla ricerca di letteratura che possa trasformarsi in consigli pratici. Ma significa che spesso nella vita di un singolo individuo, che ha passato l’esistenza dietro a specifici problemi, ci sono una valanga di idee, teorie e aneddoti che possono farci capire davvero moltissime cose.
Come hai sentito non ci concentriamo su aspetti biografici approfonditi, non ci frega tantissimo di sapere dove è nato e cresciuto un certo pensantore, ma raccontare a grandi linee la sua traiettoria intellettuale è più che interessante. Ad esempio, non tutti sanno che Freud studiava l’apparato riproduttivo delle anguille e che fece moltissimi di questi studi proprio da noi in Italia. Ecco questa è una piccola nota di colore divertente, ma anche interessante. Non tutti sanno che Freud e Jung non erano letteralmente maestro e allievo, certo avevano 10 anni di differenza, ma avevano punti di vista diversi sulla psichiatria sin dal principio (avevano avuto due maestri molto diversi). Non tutti sanno che gli studi di Jung sulle libere associazioni sono stati sbalorditivi e hanno addirittura anticipato un sacco di procedure sperimentali moderne.
Ecco a me, da grande appassionato di questo mondo, interessano tantissimo queste piccole chicche sconosciute che però, se osservate dal giusto punto di vista possono illuminare aspetti inesplorati. Non tutti sanno che in Italia abbiamo uno dei pochi allievi della scuola di Palo Alto (fondata da Bateson), affiancato dal mitico Paul Watzlawick, sto parlando del prof. Giorgio Nardone. Così come pochi sanno che Bowlby, l’autore della teoria dell’attaccamento aveva una corrispondenza fitta con diversi autori italiani, tra i quali il dott. Gianni Liotti. Oppure che, molto tempo prima, Roberto Assagioli, psichiatra italiano, fosse in contatto epistolare sia con Freud e soprattutto con Jung, rigorosamente in tedesco.
Questo non è (solo) gossip psicologico ma ci mostra come e quanto le persone hanno costruito e come sono arrivate a ciò che hanno generato. Chiaramente cercherò di farlo nel modo migliore possibile, selezionando aneddoti ed idee che possano realmente esserti utili nella vita di ogni giorno. La vita delle persone rilevanti per alcuni ambiti è davvero interessante, soprattutto quando si tratta di materie come la psicologia, a cavallo tra tante cose, compresa la nostra biografia. Inoltre questo mi consente di fare una cosa leggermente sottovalutata: raccontare storie. Lo so, se mi segui probabilmente adori l’aspetto scientifico della psicologia ma la verità è che, ogni dato se non viene raccontato adeguatamente si perde nel vuoto. Le storie fissano le idee nella nostra testa e danno forma ai nostri pensieri.
Per questo adoriamo Alessandro Barbero, quando ci parla di storia non ci racconta semplici date e nomi di eventi a caso. Ci racconta storie, prende anche quelle che possono sembrare piccole e sullo sfondo, come l’analisi delle lettere che si mandavano alcuni parenti prima dello scoppio del primo conflitto mondiale. Insomma ci racconta delle storie, tratte da letteratura reale (gli archivi storici) e queste ci restano in testa. Non so quante volte ho letto, sotto un contenuto di Barbero frasi del genere: Ah quanto vorrei che il mio professore di storia parlasse come lei. Barbero dall’alto della sua bravura ci ripete spesso che lui, al contrario dei prof. del liceo, ha tutto il tempo di prepararsi e può parlare liberamente delle storie delle persone… ma in fondo ciò che sa fare davvero bene è proprio “narrare”.
Il doppio legame e la meta comunicazione
Se fermi uno studente di psicologia e gli chiedi chi era Gregory Bateson molto probabilmente ti dirà: “Forse è il padre del concetto di doppio legame?”. Oppure ti dicono che ha contribuito alla famosa pragmatica della comunicazione umana, citandone probabilmente gli ancora più noti assiomi. Tutto questo nasce prima dall’osservazione della natura, degli animali, delle popolazioni indigene (anche e soprattutto grazie alla moglie che era Margaret Mead, notissima antropologa), lo ha fatto partendo da cose apparentemente molto semplici. Ma le osservazioni più importanti, per la nostra amata psicologia, le ha svolte in un ospedale per veterani a Palo Alto, osservando come le madri si comportavano con i loro figli (diagnosticati all’ora come) schizofrenici.
Bateson raccolse diverse osservazioni sul modo di fare di alcune madri durante gli incontri con i figli. Questi si avvicinavano felici di rivederle, le abbracciavano e queste tendevano ad irrigidirsi. I ragazzi notavano tale irrigidimento e si ritraevano, al che le madri dicevano cose del tipo: “non vuoi più bene alla mamma? Su, abbracciamo, non avere paura dei tuoi sentimenti”. In altre parole, qualsiasi cosa facesse il figlio, era sbagliata. Questo è un doppio (e anche triplo) legame, quando siamo in una situazione nella quale, qualsiasi sia la nostra scelta, ci conduce sempre nello stesso posto. Secondo Bateson questo atteggiamento era generato da confusione tra livelli di comunicazione. Il più semplice da spiegare è quello tra verbale e non verbale: con la voce ti dico che ti voglio bene ma con poi quando ti abbraccio mi irrigidisco.
In realtà può avvenire anche su livelli differenti della comunicazione. E qui si parla di qualcosa di davvero affascinante. Bateson racconta che un giorno era allo zoo e stava guardando alcune lontre giocare. Si mordevano vicendevolmente. Ora non so se hai animali domestici ma i miei gatti lo fanno ogni giorno regolarmente. Giocano, si rincorrono, simulano agguati e acrobazie di ogni tipo. Il giovane Gregory guardando questi animali iniziò a chiedersi come facessero a capire, “che stavano solo giocando”, che quel morso non era come “quel tipo di morso che si da per difendersi o per aggredire”. Ci doveva essere un meta-messaggio che dicesse “ehi guarda che stiamo solo giocando”. Questo crea automaticamente due livelli distinti della comunicazione tra di loro, che non devono essere confusi.
L’ipotesi più forte di Bateson, dal punto di vista clinico, era che queste confusioni tra livelli di comunicazione tra madre e bambino potessero essere la causa della schizofrenia. Oggi sappiamo che questa ipotesi è sbagliata, la schizofrenia ha una forte componente genetica e biologica. Ma sicuramente una comunicazione di questo genere è iatrogena, cioè è capace di generare sofferenza e in alcuni casi mantenere e creare stati psicopatologici. Il nostro studioso era talmente bravo a giocare con i livelli della comunicazione che ci ha creato un’insieme di racconti per la figlia, che potete leggere nel libro “Verso un’ecologia della mente” nella parte introduttiva. E non solo, i suoi studenti spesso gli dicevano: “prof. ho capito che non ho capito se ho davvero capito”.
No questa me la sono invetata ma in diversi aneddoti gli studenti gli chiedevano praticamente: “sta scherzando oppure fa sul serio”, un po’ come le lontre descritte poco fa. Se vuoi un esempio particolare di qualcosa del genere qui in Italia, prendi la comicità paradossale di Nino Frassica. Con il quale non si capisce mai a che livello stiamo parlando, ed è proprio questo che genera ilarità. Tu ti aspetti una risposta, da brava macchina previsionale, ed invece ne ricevi un’altra. E’ il meccanismo naturale delle cose che ci fanno ridere, le quali hanno in comune lo stesso meccanismo dell’apprendimento e del cambiamento (come forse avrai visto in qualche mio ultimo video breve). La confusione più divertente ma anche più pericolosa, è tra i livelli della comunicazione.
In principio c’era l’informazione
Come sempre, anche le idee presentate non emergono nel vuoto ma in un certo contesto culturale ben preciso. In particolare stiamo parlando di quando è iniziata ad emergere la rivoluzione della informazione, un modo diverso di vedere sia i meccanismi che creiamo e sia le nostre interazioni. In quelle che fu definita cibernetica, l’idea che viviamo immersi in sistemi e che tali sistemi fungano attraverso continue retroazioni informative. L’esempio classico è il termostato di Winer: per me è ancora più facile spiegarlo con il frigorifero. Tutti sappiamo che i frighi sono tarati a funzionare entro un certo range di temperatura, non lo so con esattezza ma immagino intorno a 1/4 gradi. Per riuscire a mantenere questo range deve avere dei sistemi di auto-correzione che permettano al frigo di sapere quando è il caso di attivarsi per raffreddare di più o smetterla di farlo.
Quando scatta il termostato interno, un termometro che vede che la temperatura è andata a 6 gradi (spesso a causa dell’introduzione di altro cibo o per un prolungato spegnimento della serpentina refrigerante), questo scatta e attiva la serpentina che riposta la temperatura al posto giusto. Lo so, detta così sembra una cosa semplicissima ed infatti la è, ma come scoprirono i teorici della cibernetica (che sono gli stessi che hanno creato il termine “intelligenza artificiale” e fondato l’informatica attuale) questo è il modo più semplice con il quel funzionano la maggior parte dei sistemi (naturali e non). E’ da notare che non c’è stato solo un passaggio di energia: si alza la temperatura e proviamo ad abbassarla. Ma c’è stato uno scambio di informazioni che ha attivato il sistema refrigerante.
L’esempio naturale migliore in assoluto è un po’ truce ma efficace: se diamo un calcio ad una pietra, questa prenderà la nostra energia ed in base ad essa farà un certo numero di metri o centimetri di distanza. Anzi, sapendo esattamente la forza impressa, conoscendo la struttura della pietra e del mezzo in cui si muove (l’attrito del pavimento e dell’aria) potremmo quasi calcolare esattamente la sua traiettoria e dove si fermerà. Qui c’è un puro scambio di energia. Ma se diamo un calcio ad un cane, questo si gira e ci morde! Per inciso, questa era l’esempio truce, nessuno prende a cali i cani, serve per capire che quando abbiamo a che fare con sistemi più complessi (come quelli viventi) la spiegazione energetica non basta, ne serve una basata sull’informazione. Ciò che recepisce il cane non è solo energia ma è un messaggio… (non ti voglio qui) e reagisce di conseguenza.
La reazione del cane o del frigo non è basata solo sulla dinamica energetica in atto ma anche sul tipo di informazione che interessa a quel sistema. Applicando questo modo di vedere i sistemi emergerà un modo completamente diverso di vedere le dinamiche sociali e familiari, aprendo la porta a tutto il filone di psicoterapia sistemico familiare. Tale approccio aiuterà i miei colleghi a notare che, quando i sistemi sono complessi, è poco utile andare alla ricerca di cause ma bisogna capire cosa mantiene i problemi. Poi, in base al tipo di approccio si possono anche ricercare le cause ma prima capiamo perché, il frigo non riesce a mantenere più il suo equilibrio termico (e di solito non è una causa nel passato ma un evento che si ripete nel presente… anche se la sua nascita è chiaramente nel passato).
In quello stesso periodo emergono un sacco di teorie legate al tema dell’informazione e, per noi appassionati di comunicazione, emergeranno anche gli albori di pratiche che riguardano la nostra cara comunicazione efficace. Nella quale, non a caso, ancora oggi resta di fondamentale importanza la capacità di osservare e rimandare feedback nel modo migliore possibile. Cerchiamo di capire come il termostato possa dire nel modo migliore al frigo di accendersi o spegnersi.
L’ecologia della mente e lo zen
“la storia naturale dell’essere umano l’ontologia e l’epistemologia non possono essere separate; le sue convinzioni (di solito
non consapevoli) sul mondo che lo circonda determineranno il suo modo divederlo e di agirvi, e questo suo modo di sentire e di agire determinerà lesue convinzioni sulla natura del mondo. L’uomo vivente è quindiimprigionato in una trama di premesse epistemologiche ed ontologiche, chea prescindere dalla loro verità e falsità ultima assumono per lui carattere diparziale auto convalida” (Verso un’Ecologia della Mente, 1972)
Per Bateson non esistono dualismi, cosa che lo avvicina alle discipline orientali come lo Zen. E’ stato un pensatore olistico, ma non nel termine newage, ma nella sua accezione migliore: guardava il sistema non le sue parti, osservava come tali sistemi interagivano tra di loro. E’ un modo di osservare la realtà non facile per il nostro cervello, che è invece legato al tentativo di creare spiegazioni lineari, di causa ed effetto piuttosto che di osservazioni circolari. Nonostante abbia trascorso gli ultimi giorni, di propria volontà, nel centro Zen di San Francisco non era buddista e manteneva un profondo scetticismo nelle premesse formali di ogni religione (questo secondo la figlia).
Eh già, anche se a volte parlava come un illuminato, anche se le sue storielle sembravano più Koan Zen che racconti soliti, Bateson non sembrava avere un credo. Forse proprio perché comprendeva la impossibilità di venire a capo di una trama fittissima fatta sia di fatti umani che biologici, che chiaramente lui non distingueva ma vedeva insieme. Insomma non è facile riassumere in poche parole la vita di questo pensatore ma spero di essere riuscito a dare un rapido sguardo alla sua enorme opera. La quale, esattamente come l’uomo in sè, è difficile da collocare all’interno di una categoria della conoscenza. Esattamente come ogni grande mente del passato è stato filosofo, riconosciuto come maestro da molti ma per fortuna non sembra aver giocato a fare questo ruolo.
Spero di averti raccontato alcune cose che non conoscevi di questo pensatore. Spero che le sue idee ti abbiano acceso qualche lampadina interna, anche se magari già le conoscevi. Tenendo sempre a mente che la bellezza ed il carisma di un pensatore, per quanti premi abbia vinto (compreso il Nobel) non dovrebbero offuscare il giudizio su eventuali evidenze contrarie alle sue ipotesi. In altre parole, se per caso credi ancora che la aziopatogenesi della schizofrenia sia il doppio legame, perché magari ti piace tantissimo come viene esposto da Bateson, non stai facendo un buon servizio a come funziona l’avanzare della conoscenza. Dovresti invece ringraziare il maestro per la sua preziosa ipotesi, che non è sbagliata al 100%, ma iniziare a seguire fonti aggiornate su questo tema.
Se da un lato non voglio che queste monografiche creino mitologie in grado di modificare le nostre valutazioni sulle varie opere degli autori, dall’altro lato servono anche a generare forti narrazioni in grado di farci intravedere i processi di vita e di pensiero che hanno condotto a tali idee. Proprio come quando studiando la vita di un poeta possiamo comprendere meglio i suoi versi, come quando studiamo la storia e l’architettura di un luogo prima di visitarlo, le monografiche servono a qualcosa del genere. A rendere più tridimensionale le immagini spesso piatte dei vari autori che hanno fatto grande la nostra amata psicologia e, nel caso di Bateson possiamo ben dirlo, anche la crescita personale. (Nel bene e nel male).
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