Da qualche anno a questa parte inizio molti miei speech (soprattutto quelli di fronte a persone che non conoscono la psicologia) mostrando prima una foto di Sigmund Freud e poi una di William James. La maggior parte delle persone riconosce la prima e quasi nessuno la seconda. Sono convinto che se facessi questo gioco in Usa otterrei un risultati simile, anche se in realtà è stato proprio James il vero padre della psicologia statunitense e quella che oggi chiamiamo “crescita personale” ha al suo interno grandi parti del suo modo di vedere la mente umana.

Benvenuti (o bentornati) al nostro esperimento sulle monografiche: oggi tocca ad un altro padre sacro della nostra amata psicologia. Nonostante sia così noto pochi conoscono da dove arrivi davvero il suo pensiero… buon ascolto:

Il 1 Settembre esce il mio Nuovo Libro: se ti piace il Podcast lo adorerai. Clicca qui e prendi la tua copia!

Un’eredità enorme (che fa pensare)

L’eredità intellettuale di William James è enorme, ed essendo meno conosciuto di Freud (al di fuori degli addetti ai lavori) le sue intuizioni sono sorprendono ancora di più. Se chiediamo ad una persona per la strada di dirci cosa è la rimozione o addirittura la proiezione, è possibile non solo ricevere una risposta abbastanza corretta ma ci dirà probabilmente anche chi è l’autore. Il linguaggio della psicoanalisi è entrato pienamente nel nostro lessico, ma non solo viene anche studiato praticamente in tutte le scuole superiori (anche in diversi istituti tecnici). La stessa cosa non accade per James, eppure ti assicuro che moltissime sue idee ed intuizioni le usi ancora oggi.

Hai mai sentito parlare di autostima? Di flusso di coscienza? Pensavi che fosse solo una roba da poeti? No, sono entrambe intuizioni di James. L’idea che il pensiero e le abitudini potessero scolpire il cervello, un secolo prima che qualcuno osasse anche solo lontanamente parlare di neuroplasticità. Ci ha detto che il super potere della nostra mente è l’attenzione, la capacità di riportarla costantemente su ciò che ci interessa da forma al nostro giudizio. Insomma ragazzi stiamo parlando di un genio che chiaramente (come Freud e qualsiasi altro pensatore che si rispetti) si appoggia sulle spalle di chi lo ha preceduto. Ma il suo metodo di indagine è stato eterogeneo, i suoi interessi ancora di più… come ad esempio le lunghe analisi del comportamento religioso.

Ti ricordi la meravigliosa distinzione tra “Sè narrativo e Sè esperienziale”? Ecco potremmo dire che James ha anticipato anche questo, forse proprio in virtù degli studi sulla religione distingueva “l’Io dal Me”. Cos’è questa parte di me che può chiedersi chi sono? Questa sottile distinzione è alla base del funzionamento dei moderni interventi di terapia, i quali derivano proprio dall’arrivo delle pratiche di contemplazione, dalla mindfulness. Questo modo di non pensare più solo ai contenuti della mente ma al mio modo di rapportarmi con essi. Se ci pensiamo, solo in questo modo si può scorgere il flusso di coscienza, perché di solito ci siamo così immersi da non renderci conto.

Non è un caso che James, influenzato da Darwin, si chiedesse a cosa servissero i meccanismi mentali in quello che poi verrà definito: approccio funzionalista e poi funzionalista-contestuale. Che è una delle pietre miliari delle terapie più moderne ed efficaci oggi in circolazione. Ed è anche il modo con il quale parliamo spesso di questo tipo di psicologia, intendo quella evoluzionistica che non piace sempre a tutti. Ma se ci pensiamo è un ottima scorciatoia mentale per ragionare sul nostro comportamento ad un livello molto ampio. La domanda potrebbe suonare più o meno così: osservi un comportamento e ti chiedi “per quale motivo l’evoluzione avrebbe dovuto mantenere questo tipo di comportamento/atteggiamento?”.

Un esempio interessante è quello legato al comportamento scaramantico, di cui però ci siamo occupati così tante volte che ti invito ad ascoltare questo episodio. Proviamoci insieme: per quale motivo l’evoluzione ha mantenuto comportamenti di tipo scaramantico? La risposta semplificata e sbagliata potrebbe essere: perché siamo rimasti animali preistorici e stupidi, creduloni. In realtà la cosa è molto più complessa, la capacità di credere in qualcosa che non è presente, di poter strutturare rituali (spesso di gruppo) e molto altro. In realtà possono avere un significato molto più profondo, di preparazione mentale, di mindset diremmo oggi, nei confronti di quella particolare situazione. Come lo sportivo con i suoi rituali pre-gara, per intenderci.

La visione dell’abisso e il pragmatismo

Come spero tu abbia ascoltato James ebbe diverse crisi (che oggi potremmo definire depressive) nell’arco della propria vita. Da tali esperienze viene si può addirittura intravedere il concetto che oggi chiamiamo: attivazione comportamentale. L’attivazione comportamentale o Behavioral Activation (per gli amici BA) è un intervento evidence-based (breve) strutturato che in pratica ti potrei riassumere nel nostro “nonostante” (anche se ci sono alcune sfumature che è bene non approfondire altrimenti sono certo, vado fuori tema). Non aspettare di sentirti motivato per fare una cosa, inizia a farla e l’azione stessa genererà la motivazione.

E’ famosa la visione sulle emozioni di James, antesignano anche qui dell’idea di una “cognizione incarnata”, quando affermava che non corriamo via da un pericolo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché corriamo via. Se non hai mai sentito queste cose forse ti sembreranno tanti giri di parole, ma la questione è molto più pratica di quanto sembri. Anzi direi che è stata fin da subito un modo molto pratico (e sarebbe meglio dire pragmatico) di affrontare gli stati emotivi e mentali. E per l’appunto James è ricordato come uno dei padri del pragmatismo, che possiamo riassumere così: la validità di una idea non sta nel fatto che sia vera o falsa, ma nel fatto se produce o meno un certo risultato.

Non conta che quel rituale magico che fa lo sportivo non sia “realmente magico” (non è vero) ciò che conta è che generi degli effetti reali, cioè faccia entrare l’atleta in uno stato mentale buono per la prestazione. Ma non solo il caro James anticiperà concetti come volontà e auto-regolazione, intesi proprio come costrutti del tutto simili al nostro modo attuale di descrivere: le funzioni esecutive del cervello. E la sua visione, lo ripeto è pragmatica, quindi vede l’attenzione come un muscolo che si può e anzi, si deve, esercitare! Ora so perfettamente che tutte queste cose oggi sono risapute, ma posso assicurarti che in quel periodo non lo erano per niente. Ancora oggi c’è chi crede che dopo i 20 anni si smetta di apprendere, chi pensa che se non è riuscito ad imparare una lingua entro i tot anni non ci riuscirà mai.

E’ il caso di dirlo, per riuscire a convincere le persone abbiamo dovuto mostrarglielo, in puro “San Tommaso Style”. Nel senso che fino a quando non abbiamo iniziato a mostrare il cervello con le tecnologie di imaging (risonanza magnetica ecc.) la sua presenza era nota ma sconosciuta. In realtà lo è ancora oggi, così come per la maggior parte della gente lo è il funzionamento degli organi, sappiamo di averli, abbiamo circa una infarinatura di dove siano e cosa facciano… ma non ne abbiamo esperienza diretta. Non è come la forma del tuo naso che vedi tutti i gironi allo specchio. Non puoi capire se stai imparando una nuova lingua dalle dimensioni della tua testa, lo capisci solo comprendendola. E dato che la gente ha imparato nuove lingue a tutte le età dalla notte dei tempi… sotto sotto, alcune di queste cose le sappiamo da sempre.

Pensa, la scienza fino a qualche decennio fa era convinta che il cervello smettesse di svilupparsi intorno ai 9-10 anni. Poi tutto un declino. I ricercatori erano sbalorditi, perché nella loro esperienza un bambino di 10 anni era appena all’inizio del proprio sviluppo. Poi abbiamo capito che la natura è strana, ci fa nascere con molti più neuroni che piano piano smaltiamo (li potiamo come rami di una pianta) ed è per questo che ci sembra che… ad un certo punto si inizi a perdere pezzi di cervello dopo quell’età. Ma la verità è ancora più sconvolgente, mentre moltissime cellule nervose vengono perdute se ne formano quotidianamente di nuove, compresi nuovi collegamenti. La cosa straordinaria è che accade a tutte le età… e dipende da una cosa sola: la stimolazione del cervello. Se lo usi funziona se non lo usi lo perdi! (legge fisiologica che vale per tutto, cervello compreso).

Dal come se alla crescita personale

Dato il punto di vista sulle emozioni e sugli stati interni è chiaro che James è stato anche il padre del concetto di “come se”. Che purtroppo però, nella crescita personale è stato male interpretato. Il “come se” (di cui ci siamo occupati molte volte) è una sorta di atteggiamento mentale che ci invita a comportarci “come se” avessimo già quella abilità, risorsa, ecc. Oppure a comportarci come se il problema fosse già risolto. Facciamo un esempio, ho bisogno di più fiducia in me stesso e mi chiedo: “come mi comporterei se avessi più fiducia in me stesso, come agirei, come parlerei?”. Così si prende uno di questi comportamenti e lo si mette in pratica, questo aumenta la probabilità che al termine del esperimento la fiducia sia aumentata per davvero. Perché? Perché ti consente di fare le cose “nonostante” e di vivere esperienze emozionali correttive.

Cioè non è la simulazione che ti fa migliorare, non è il credere forte forte che sei figo, ma è il fatto che queste convinzioni ti spingono a fare azioni nel mondo reale con feedback reali. Così entri al bar e saluti il barista e i presenti con grande fiducia nel tono di voce, magari perché hai appena letto un articolo come questo, e di colpo noti che la gente ti risponde a tono. Così inizi a pensare che forse sei più meritevole di attenzione di quanto credessi prima. Ed ecco il circolo virtuoso della profezia che si auto-avvera e del “come se”. Tuttavia dobbiamo stare attenti, come abbiamo visto più volte, quando mancano totalmente alcune abilità usare questa tecnica può peggiorare le cose. Facciamo prima il classico esempio: non sai suonare la chitarra ma io ti ipnotizzo e ti convinco che sei un grande chitarrista, tu sali su un palco con imbracciando lo strumento e fai una pessima figura.

Perché l’ipnosi non può insegnarti a suonare, se invece sai già suonare e io ti convinco che sei molto bravo, questo può davvero aiutarti. Non ti renderà il miglior chitarrista del mondo ma di certo toglierà un po’ di emotività data dal palco e aumenterà le tue abilità di base. Con il suonare uno strumento è facile da intuire lo è un po’ meno con abilità squisitamente psicologiche. Immaginiamo una persona con grosse difficoltà emotive sociali a cui viene detto di entrare in un bar e comportarsi come se fosse l’anima del gruppo. Anche qui rischierebbe grosso. Se al contrario, come il chitarrista, fosse già un pizzico abile socialmente, quel consiglio lo aiuterebbe. Quindi il “come se” funziona quando abbiamo una base di abilità, questo in realtà non preoccupava James, per lui era importante sottolineare il meccanismo.

Tuttavia questa idea, spinta anche da una visione cotruttivista (radicale in alcune scuole), ha fatto nascere idee strampalate su come funzionasse la nostra mente. Vendendo sempre quella idea magica del “se vuoi puoi”, “se ci credi forte forte succede”. Sono tutte cose che hanno un pizzico di verità ma che andrebbero riviste alla luce delle teorie moderne serie. Pochi esperti di crescita personale le mettono in discussione perché non hanno idea da dove arrivino… ora lo sai, arrivano in gran parte dalle idee di William James. Vedi nel campo della psicologia è un attimo trasformare un concetto affascinante in una marea di cavolate. Un esempio per tutti è il concetto di inconscio collettivo che per molti appassionati new age, è una sorta di mente allargata che ci collega tutti… eh si e no!

Sarebbe un po’ come pensare che Bateson, protagonista della nostra precedente monografica, credesse in forze soprannaturali quando parlava della mente estesa nel bastone del non vedente. Di certo Bateson aveva anche convinzioni del suo tempo, forse anche molto più new age di quanto ci piaccia pensare, ma la sua spiegazione di una mente allargata e sistemica è accolta per la sua visione profonda come idea strampalata. Lo stesso vale per Jung e per molti altri che sono stati fraintesi o estremizzati, è come quando ti dico che la meditazione è per me lo strumento più utile di auto-aiuto che abbia mai incontrato. Di certo è vero che è davvero potente ma non è la panacea di tutti mali perché su di me ha avuto effetti molto buoni. O perché, come è accaduto nella realtà, ha sconvolto i miei paradigmi di base del periodo (di quando ho iniziato a praticarla seriamente).

Un discorso particolare

Fare questo lavoro di ricerca di affinità con il passato, di andare a vedere se James avesse o meno parlato prima di tutti di mente che vaga ecc. Per molti è qualcosa di pericoloso e in parte sono d’accordo. Perché è chiaro che quando James parlava di flusso di coscienza non intendeva che dentro di noi c’è una rete di default, anche se il meccanismo è del tutto identico. Ma non solo, la cosa che più infastidisce è che lo stesso James saltellasse troppo tra un sapere e l’altro senza un metodo preciso. Infatti a livello sia clinico che di conoscenza Freud è stato decisamente più medotico. Anche se pure Sigismondo ha fatto i suoi errori metodologici di ricerca, anzi ne ha fatti una marea. Però è stato più meticoloso (forse europeo potremmo dire) nel raccogliere i dati clinici a supporto delle proprie ipotesi.

Il discorso particolare è questo e l’ho messo apposta qui in fondo. Sia James che Freud scavavano nelle idee dei propri predecessori ma non avevano ancora ben chiaro un metodo per farlo, così si sono improvvisati con ciò che avevano in quel periodo. Ma non è una sorpresa che Freud attingesse ai miti antichi mentre James parlava di letteratura e di stati religiosi, pescando in testi non proprio scientifici. Entrambi sapevano di avere accesso ad un certo tipo di conoscenza spuria o addirittura sbagliata ma sapevano che la dentro ci avrebbero trovato qualcosa. Quando Freud studia come gli antichi interpretano i sogni non si aspetta di trovare una procedura rigorosa e scientifica ma di trovare alcuni spunti su cui ragionare. Ecco oggi questo discorso non si può più fare, o sei scientifico e ogni cosa che dici è iper supportata da dati oppure sei un ciarlatano… ebbene non sono d’accordo!

Certo che bisogna stare attenti a non farsi trascinare dal ciarpame di cose che ci sono in giro. Soprattutto da discorsi convincenti del passato che con la loro forza argomentativa possono convincerci di cose anche strampalate. Il problema oggi sembra essere centrato sul tema delle pseudo-scienze, quindi non tanto le conoscenze antiche quanto il cercare di convincerci che esistano cose scientifiche quando non lo sono. Il prendere pezzi della scienza vera ed usarli per giustificare pratiche senza ne capo ne coda. Tutto questo oggi è un ginepraio. Tuttavia non è che un tempo se la passassero troppo bene da questo punto di vista: non c’era ancora un metodo definito per tutti gli ambiti di ricerca (ci sono più “metodi scientifici”), le comunicazioni erano lente e prima che una cosa venisse sbugiardata passavano decenni.

Oggi invece in un lampo sappiamo tutto o quasi. Come ripete spesso il mio amico Andre Biasci: “oggi restare ignoranti è una scelta”. James è riuscito a collegare insieme mondi antichi e modernità, certo lo ha fatto a modo suo con gli strumenti del periodo, ma secondo me lo ha fatto molto bene. Devo ammettere di non aver mai completato la lettura di “principi di psicologia” (che ho iniziato quasi 15 anni fa) ma ho letto tantissimo sul suo pensiero. In modo particolare voglio segnalare un libro, per tutti gli appassionati di parallelismi, tra Milton Erickson e lo stesso James, si chiama: “William James e Milton Erickson la cura della coscienza” di Dan Short (ultra consigliato a tutti i miei colleghi di approccio Ericksoniano).

James è riuscito a non buttare via il bambino con l’acqua sporca, una cosa che oggi facciamo tremanda fatica a fare nel campo della divulgazione. Credo che questo sarà il tema di un prossimo episodio… come facciamo ad estrarre il valore da conoscenze “sporche” ma che potrebbero contentere invece pietre preziose? Come diceva De Andrè: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.