Ci ho messo un po’ ad abituarmi al titolo del mio nuovo libro “Magnetico come un cervo, seducente come un Pavona – I 7 Archetipi della comunicazione”… ma è questo! Te ne ho già parlato diverse volte ma oggi voglio mostrarti perché questa prospettiva è una ventata di freschezza per la divulgazione. Non è facile credere a chi promuove qualcosa, per cui ascolta la puntata con attenzione, vai alla ricerca di tutti i riferimenti e poi fammi sapere cosa ne pensi… non vedo l’ora!

Archetipi

Il primo titolo del mio nuovo libro era: “I 7 archetipi della comunicazione”, tuttavia il mio editor che ha molta più esperienza di me mi ha fatto notare che quello era un titolo più da saggio scientifico. Il mio invece è un saggio narrativo pop, dedicato a tutte le persone e non solo agli addetti ai lavori. Tuttavia è necessario che io spieghi cosa intendo per archetipo. Archetipo significa “modello esemplare antico”, cioè una forma antica che sembra ripresentarsi nel presente. Colui che ha reso nota questa parola è stato Carl Gustav Jung, che ci ha costruito attorno una teoria affascinante di cosa guida i nostri comportamenti. Essi farebbero parte di quello che Jung ha definito: inconscio collettivo. Collettivo non nel senso che siamo tutti magicamente collegati (come alcuni dicono) ma che sono meccanismi che appartengono a tutta la specie e si trasmettono nella nostra specie.

Jung (e altri prima di lui) notarono l’esistenza di simboli, immagini, miti e caratteristiche in comune in tutte le culture. Anche se queste non erano mai entrate in contatto tra di loro. La forma più semplice è quella legata ai vari miti: difficilmente le forze negative sono rappresentate con colori chiari pastello, in alto mentre volano leggiadre. Al contrario tutti i popoli hanno immagini oscure, pesanti, sotterranee, quasi ad indicare una matrice comune nell’identificazione delle forse del male. Secondo studiosi come Lakoff possiamo trovare queste tracce nelle metafore che utilizziamo: le cose positive sarebbero in alto, sarebbero leggere, chiare e lucenti. Le cose negative sarebbero in basso, pesanti, oscure e spesso nascoste ecc.

E’ lo stesso Jung, nel suo piccolo libretto “Gli archetipi dell’inconscio collettivo” ad affermare che questi non sono altro che residuati evolutivi della psiche, che hanno un forte carattere biologico e che sono ereditari. Sono aspetti che arrivano prima della cultura, diciamo quella convenzionale che apprendiamo, sono come dei “concetti sintetici a priori” per usare un linguaggio filosofico alla Kant. Cioè forma mentis che guidano la nostra percezione al di là dei nostri apprendimenti estemporanei. Ma rappresentano sedimentazioni di millenni di storia evolutiva dalla specie homo. La prima volta che mi sono trovato di fronte alla formulazione dei sistemi motivazionali interpersonali (SMI) ho pensato subito al collegamento con gli archetipi.

Attaccamento, accudimento, rango, seduzione ecc. sono tutte tendenze umane (e non) che scattano in automatico. Certo la cultura le modifica, l’esperienza può avere un impatto rilevante, come sappiamo ad esempio dai vari destini dell’attaccamento. Infatti bisogna ricordare che congenito NON significa immodificabile, ma significa che c’è dalla nascita. Altrimenti il libro e una enorme fetta della psicoterapia non avrebbe né risultati né senso, ed invece abbiamo diverse ricerche e sappiamo che lavorarci è importante. Ecco cosa ho cercato di fare con il mio libro, portare sprazzi di consapevolezza su questo punto. Dopo anni trascorsi a cercare le migliori tecniche di comunicazione, di interazione umana, ho capito che questi modi di relazionarci pre-verbali hanno una rilevanza particolare.

Ecco perché, anche se hai fatto tutti quei corsi continui ad incastrarti quando qualcuno piagnucola, e non è perché hai la sindrome della crocerossina è perché quella persona è capace di accendere in te il modulo dell’accudimento. La cosa davvero interessante è che anche chi usa in modo davvero spropositato alcuni di questi “moduli” non se ne rende conto. Certo uno può pensare di essere un “Don Giovanni” ed avere un debole per la sessualità, pensiamo a Silvio Berlusconi che sembrava proprio non riuscire a resistere al gentil sesso. Uno può pensare di essere una crocerossina ma in tutti questi casi difficilmente si penserà che si tratti di un modulo antico, che può essere anche migliorato ed utilizzato per il meglio.

(Se Silvio avesse letto il mio libro probabilmente ci avrebbe lavorato sopra… fissato com’era per la prestazione relazionale e non solo…)

Gli animali

Sì nel titolo e nel libro ci sono un sacco di animali, perché? Sempre per esigenze di comunicazione, infatti parlare di attaccamento e accudimento è ancora un linguaggio abbastanza tecnico mentre parlare di “cervi e pavoni” rende la cosa più semplice da afferrare e soprattutto da ricordare. Io stesso a volte mi confondo tra attaccamento e accudimento, per tanto gli animali sono un’ottima scorciatoia mentale per tenerli a mente. Se invece ami l’aspetto tecnico, nel libro parlo anche di quello e spesso uso entrambi i modi di chiamare questi meccanismi ancestrali. Inoltre l’importa del mio testo è quella rivolta all’evoluzione, cioè all’idea che anche noi siamo animali e abbiamo molto in comune con tutti gli altri esseri viventi del pianeta.

Ricordarci che siamo animali non significa che siamo “poco evoluti” ma significa tenere a mente il nostro posto nel cerchio della vita che ci circonda. Certo che parliamo e siamo eccezionali ma non significa che esista una gerarchia dove noi siamo i migliori animali e gli altri sono i peggiori, quasi esistesse una classifica. Anche perché se prendiamo semplici caratteristiche come: anni di vita, resistenza, bene che facciamo all’ecosistema o meno, allora gli esseri più intelligenti non sono gli animali ma le piante (ma questo è un altro discorso legato a come gli esseri viventi usano e modellano l’energia). Sì noi abbiamo una peculiarità rispetto agli altri animali, possiamo spesso influenzare (più o meno) direttamente alcune nostre tendenze.

Ti faccio un esempio molto banale: sai che sei terribilmente attratto dalla cioccolata e allora non la compri. Questo è un comportamento di auto regolazione che per noi è fondamentale. Perché mentre noi, se non stiamo attenti alle nostre tendenze rischiamo grosso, gli animali hanno istinti al posto giusto. Anche se pure loro possono essere terribilmente ingannati dall’ambiente artificiale in cui spesso si ritrovano. Cioè esiste una specie di cioccolata anche per altri esseri viventi, gli etologi ne hanno trovate diverse. Colori strani che fanno riprodurre animali con pezzi di matite o con fondi di bottiglia, talmente pericolosi che in alcuni stati sono stati vietati, pena l’estinzione di una razza di insetti. ecc.

Conoscere i nostri archetipi è un po’ come riconoscere queste tendenze, riconoscere quali possono aiutarci o incastrarci nelle relazioni quotidiane. E soprattutto su quali lavorare… non si tratta di una classificazione di personalità ma della capacità di riconoscere che una posizione relazionale è cambiata, e che ora stiamo danzando un’altra musica. Come quando, conoscendo bene un nostro amico, dopo una semplice battuta lo vediamo alzare la voce e sappiamo che sta per arrabbiarsi, perchè riconosciamo quelle escaletion nel suo tono. Lo capiamo istintivamente, ed ecco una delle cose più affascinante di queste tematiche, il fatto che si possano riconosere ad istinto non è una mia idea ma è emersa da diversi studi davvero affascinanti.

Se mostro o racconto una situazione dove una persona soffre e l’altra gli presta aiuto, la gente non ha bisogno di aver studiato psicologia per capire che si tratta di una situazione di attaccamento/accudimento. Se mostro un tizio o una tizia che fanno gli occhi dolci per non farsi fare la multa, non abbiamo bisogno di essere dei fini osservatori del comportamento per capire che ci sono aspetti seduttivi in corso. Ed è proprio perché sono immediati ed istintivi che non li notiamo, o meglio che senza un adeguato esercizio facciamo fatica a notarli, soprattutto se nessuno ci ha mai spiegato cosa farcene di questo notare. Ecco a cosa serve il mio libro, a trasformare queste tendenze in punti di forza, in capacità di osservazioni più raffinate e sistemiche…

Nella stanza della terapia

Una delle cose che però mi ha convinto di più a scrivere il libro è stato leggere e assistere alla danza dei SMI nella stanza della terapia. In particolare c’è un libro tecnico che consiglio agli appassionati e addetti ai lavori (oltre ai classici su questo tema del dott. Giovanni Liotti) sto parlando del libro “Le parole tra noi – Il monitoraggio del dialogo terapeutico” di Fabio Monticelli. Il dott. Monticelli è uno psichiatra psicoterapeuta che ha contribuito, insieme a Liotti, alla formulazione di queste teorie e alla loro verifica sperimentale e clinica. In quel libro sono esaminate le sedute dei pazienti, si mostra come la danza dei SMI possa facilitare o ostacolare la relazione terapeutica ed in generale la connessione tra due esseri umani.

Certo essere in terapia non è la stessa cosa che chiacchierare con una persona al bar. Ma ha in comune moltissime dinamiche, molte più di quanto ci piaccia pensare. Non vorrei annoiarvi con certi dettagli ma esiste una vasta letteratura sulle fondamenta del mio nuovo libro, che infatti ha al suo termine una piccola bibliografia. E come sanno molti lettori, esistono tantissimi testi (anche divulgativi) su temi come l’attaccamento e le conseguenze nelle relazioni. Su come tendiamo a litigare, su come tendiamo ad unirci per collaborare ecc. Ma pochi hanno visto questi aspetti tutti insieme nelle relazioni quotidiane, per questo ho deciso di farci un libro e ho cercato di renderlo il più semplice e pratico possibile.

Questi schemi, una volta riconosciuti in se stessi e negli altri diventano come una sorta di “visore magico”. Quando ci accorgiamo di avere una certa tendenza, di fare sempre gli stessi errori con le stesse persone, iniziamo a notare che non si tratta di situazioni casuali. E che noi, abbiamo molto più potere di quello che pensiamo su queste dinamiche, le quali, la maggior parte delle volte sono suscettibili alla nostra consapevolezza. In altre parole, già sapere di aver attivato uno di questi schemi, mentre siamo in relazione, già cambia la nostra capacità di restare in quella dinamica, facile o difficile che sia.

Nel mio libro troverai un piccolo processo meta-cognitivo per fare esattamente questo, accorgerti e con varie strategie, apprendere come gestire al meglio i tuoi archetipi interiori. Che chiaramente non dipendono solo da te, ma dalle tue interazioni, dalle persone che incontri, dal sistema che si crea tra te e loro e non dentro di te o dentro di loro… ma tra di voi. Quando tutto questo funziona a dovere si trasforma in un piccolo super potere relazionale che, al contrario di molte tecniche comunicative, non serve per avere un vantaggio sleale nei confronti degli altri (anche se potrebbe diventarlo in alcuni contesti) ma serve per fare la cosa più difficile ed importante della nostra specie: relazionarci, inteargire, entrare in connessione.

Per me è molto importante far notare, a chi mi segue da tempo, che questo testo è la naturale prosecuzione di anni di divulgazione in questo campo. Da tempo siamo passati dalla meditazione alle pratiche di terza generazione della CBT, che dicono in soldoni che non è necessario cambiare i pensieri, o cercare di cambiare le sensazioni, ma ciò che serve è aumentare la meta-cognizione, cioè la capacità di osservarci con consapevolezza. Questa non è una resa, del tipo “ok possiamo solo osservare” ma nasce da anni di tentativi di cambiare le persone senza troppo successo. La consapevolezza sta alla base di ogni buon cambiamento, soprattutto quando lavoriamo da soli su noi stessi, il famoso self-help. Ma non solo, anche l’idea di una psicologia evoluzionistica, cioè che tragga spunto dagli aspetti antichi del nostro comportamento è abbastanza nuova.

Magnetico come un cervo… è strano ma funziona

Nel titolo di questo post c’era già ciò che intendevo. E’ strano immaginare che la consapevolezza di specifici meccanismi, unita ad altre tecniche meta-cognitive, possano realmente aiutarci a dirigere il nostro modo di agire sul mondo. Questo non significa che una volta letto il libro sarai perfettamente in grado di controllarti, no questo non accadrà quasi mai. Ma aumenterai così tanto la tua consapevolezza su tali movimenti (sia tuoi che quelli altrui) da darti uno spazio di libertà che prima non esisteva. Spazio che viene creato sia dalla consapevolezza del meccanismo e sia dalla consapevolezza stessa. Infatti, come probabilmente saprai se hai mai provato le nostre metodologie, ciò che fa la consapevolezza non è cambiarti ma è cambiare il tuo rapporto con gli stimoli che senti (interni o esterni che siano).

Dandoti quel famoso spazio tra stimolo e risposta. A furia di osservare, nella maniera corretta, diventiamo capaci di ricavarci uno spazio abbastanza largo da poter modificare il nostro comportamento. Cosa significa? Che ti accorgerai di essere entrato in una gara di rango, al che potrai decidere se portarla avanti, inetrromperla, renderla esplicita o semplicemente cambiare registro. Questi per me sono veri e propri piccoli super poteri. Che, come tutte le cose che funzionano richiedono impegno e dedizione. Certo leggere il libro già ti mostrerà il nostro comportamento sotto una lente mai vista prima, ma non basta. Sarà necessario mettere in pratica i vari esercizi che troverai lungo il testo.

Da lontano “sembrano sempre le stesse cose” vero? Consapevolezza, valori, gentilezza e azioni direzionate. Facile? No, sarebbe come dire: Guarda quello lì come è in forma, ma cosa fa di particolare? Niente, mangia bene, si allena con regolarità, cura il sonno, le relazioni e lo stress. Ti sembra facile? Non è facile per niente, solo che il fatto che sia così semplice (cioè esplicito e non complicato) lo rende apparentemente banale. La verità è che il 99% della gente che vedi con il fisico che vorresti fa quelle cose, non ci sono enormi segreti. Tuttavia sappiamo che non è facile per niente farle, portarle avanti nel tempo, curare ogni piccolo dettaglio dell’allenamento, dell’alimentazione ecc. Ecco per la psicologia è la stessa cosa, cerchiamo tutti la formula magica quando in realtà è più “semplice di quanto appare”… ricordando che semplice non significa facile!

Bene, non vedo l’ora che tu possa leggere il mio libro, applicarne le tecniche e venirmi a raccontare come sono cambiate le relazioni e il tuo modo di “entrarci e uscirci”… ti aspetto.

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.