Dopo anni di ricerche e applicazioni di metodiche psicologiche per migliorare la vita delle persone sono convinto che TUTTI dovremmo provare a praticare la meditazione e oggi ti spiego perché. Se conosci il mio lavoro sai che da tempo giro intorno a questo argomento ma oggi ho deciso di riassumere i miei 4 più potenti “perchè” ognuno di noi dovrebbe cimentarsi nella pratica della meditazione di consapevolezza.

Un meta-esercizio

Se qualcuno mi chiedesse “a cosa serva la meditazione” avrei talmente tante risposte da sintetizzarla in un unico: “meditare non serve a niente ma allo stesso tempo serve a tutto”. Lascia che mi spieghi meglio, la pratica della meditazione è simile ad un esercizio come la corsa, a meno che tu non sia un atleta o non abbia deciso di rimetterti in forma, di per se “correre non serve a niente”.

Certo rafforza il tuo corpo, aumenta la tua motivazione, migliora il tuo umore, aumenta la tua autostima ma di per se non è un’abilità con una ricaduta diretta ed immediata nella nostra vita. Certo oggi possiamo monitorarci e sapere quanto abbiamo corso, quali sono stati i nostri parametri fisiologici, se stiamo migliorando i nostri tempi o meno ecc. Ma di per se, gli effetti diretti di questo esercizio non sono immediati.

La corsa è una sorta di meta-esercizio che fa bene a tante altre cose, non solo a tutte quelle che ho già accennato ma molte altre. Se per caso tu facessi un qualsiasi altro sport correre ti aiuterebbe a migliorare le tue prestazioni, anche se in quella disciplina specifica non si corre per niente. La meditazione è qualcosa di molto simile, allena gli aspetti di base della nostra attività mentale.

Allena la concentrazione, la capacità di analisi, la regolazione delle emozioni, la capacità di restare in relazione, di non farci trascinare via da pensieri nei momenti meno opportuni, ti consente di assaporare con maggiore intensità qualsiasi tipo di esperienza e di attraversare gli eventi peggiori della tua vita. Insomma è una sorta di meta-abilità che aiuta a raffinare qualsiasi altra abilità.

Lo so, vista in questo modo sembra una roba agonistica e sportiva, la mia è solo una analogia, in realtà la pratica della meditazione migliora tutto perché fa una semplice cosa: ti allena a restare a contatto con ciò che è presente e lasciare andare tutto ciò che in quel momento non ti serve davvero. Questo aumenta la prestazione (consentendoti di entrare nel flow e molto altro) ma non solo, rende la tua vita maggiormente piena, facendoti uscire dalle maglie di convinzioni limitanti, preconcetti e veri e propri bias.

E’ possibile sviluppare quella abilità in altro modo?

In questi anni di sperimentazione e divulgazione della meditazione una delle domande che mi vengono poste più di frequente suona proprio così: “ma se suono uno strumento non è come se stessi meditando?” oppure, “io corro e ho sentito dire che è come meditare” ecc. La risposta vera a questa domanda è: Ni… nel torniamo all’esempio dell’allenamento: è possibile diventare più forti senza andare in palestra?

La risposta è ovviamente sì, è possibile diventare forti senza allenarsi andando in palestra ma di certo richiederebbe sforzi prolungati in determinate fasce muscolari con una certa intensità. Se ad esempio nella vita fai traslochi e alzi dei mobili è possiblissimo che tu diventa più forte senza andare mai in palestra. Certo il tuo corpo non sarà come quello di una persona che si fa seguire, che alterna gli allenamenti ecc. ma diventeresti di certo più forte fisicamente.

Correre, leggere, suonare uno strumento, guardare opere d’arte ecc. sono tutte cose che possono migliorare la tua attenzione, darti abilità di discernimento e allenarti a restare nel presente. Ma come per chi fa i traslochi si tratta di addestramenti molto specifici che difficilmente riescono a trasferirsi ad altre abilità senza ulteriori passaggi. La meditazione è come se fosse l’esercizio base di ogni esercizio mentale, è come se fossero i fondamentali di ogni sport, i rudimenti di ogni strumento, la base di ogni consapevolezza.

Questo significa che chi non medita non è consapevole? No, ma di certo chi medita ha una consapevolezza decisamente diversa, più allargata e se lo fa con una certa intensità e da un certo numero di ore (ci sono studi specifici che lo dimostrano) il suo modo di essere consapevole sarà molto più profondo di chiunque non abbia mai provato la meditazione. Questo lo renderà automaticamente più saggio di chi non medita? No!

Sarebbe come dire che se uno va in palestra è automaticamente più forte e più in forma di una persona che fa una vita sana e lavora come traslocatore, non è detto che sia realmente più forte o più abile. Tuttavia se dovessi fare una scommessa di chi è più forte e informa tra chi si allena e chi non si allena, scommetteri di certo più sul primo che sul secondo. Diciamo a parità di condizioni chi si allena con una certa regolarità è mediamente più forte, elastico ecc.

Una allenamento particolare

Meditare è un allenamento molto particolare, si tratta di cose che fai costantemente ma senza rendertene conto, cioè ogni giorno cerchi di tenere a mente delle cose, cerchi di non farti distrarre, ti accorgi di quando non sei più sul pezzo, regoli le tue emozioni ecc. Ma come sappiamo dal concetto di “pratica deliberata” una cosa è dover svolgere un certo compito per necessità ed un’altra è decidere a tavolino di allenarsi in quel compito.

Come abbiamo visto più volte parlando del lavoro di Anders Ericsson non conta quanto tempo di alleni (le famose 10000 ore) ma conta come lo fai, cioè il fatto che sia una pratica deliberata. Chi è diventato davvero bravo in ciò che fa, non lo ha fatto solo perché doveva o perché qualcuno glielo ha chiesto, ma perché ci si è intenzionalmente messo anche al di là dei momenti di necessità. Mozart non suonava solo perché il padre lo costringeva, lo faceva perché gli piaceva suonare.

La meditazione è una sorta di pratica deliberata della gestione della nostra consapevolezza. Per questo funziona molto poco se dobbiamo usarla nei momenti di necessità, come quelli che ti ho descritto in questo episodio del podcast dedicato alla “meditazione come cura“. Questo concetto fa storcere il naso a molti, perché sono tante le persone che iniziano a meditare con l’obiettivo di stare meglio, cioè perché sentono di averne bisogno.

Ma dopo neanche 10 minuti di apprendimento si rendono conto che l’atteggiamento giusto per la pratica della meditazione non è quello di uno sportivo che si accinge ad una prestazione, cioè con un obiettivo ben chiaro in mente, ma è quello di chi osserva, di chi prova, di chi sa di non sapere ciò che sta per fare. Lo so sembra strano e più ti appare tale e più è probabile che tu non abbia mai provato a meditare.

Processi e contenuti

Via via che cresciamo diventiamo sempre più abili nella selezione e analisi dei nostri contenuti mentali, se ad esempio non sai niente di cucina ed inizi ad acquistare libri e corsi, nel tempo quel vocabolario, quei gesti e quelle rappresentazioni mentali diventano sempre più facili da maneggiare. Sia nella realtà fisica e sia nella tua testa, diventi cioè sempre più bravo a gestire nello specifico quei contenuti specifici a loro volta.

Come quando una persona inizia a studiare un qualsiasi ambito complesso che abbia anche un linguaggio tecnico, come la legge o la medicina. All’inizio si fa fatica a capire quei terminoni, ma a furia di leggerli, di pensarci, di analizzarli di “maneggiarli mentalmente” si diventa sempre più abili, al punto tale da poterli ricostruire, de-costruire, analizzare nei particolari ecc.

Questo è l’apprendimento classico, quello che potremmo chiamare concettuale o contenutistico, è chiaro che a furia di maneggiare certi concetti si diventi più bravi anche da un altro punto di vista: quella del processo con il quale pensiamo a quelle cose. Non sempre però questo passaggio è naturale e spontaneo, di certo studiare molte cose aumenta il nostro punto di vista, ci mostra la pluralità delle cose, ecc. Si ragazzi inutile che ve lo ripeta, ma studiare allarga la mente e gli orizzonti!

Tuttavia tale allenamento è quello che facciamo tutti, non include il processo con il quale sposti la tua attenzione, certo lo influenza ma non lo include. Il processo con il quale elabori il tuo mondo interiore non è la stessa cosa dei contenuti che lo abitano, lo so che detta così sembra banale ma per la maggior parte del tempo non ci rendiamo conto di tale differenza. Ed è proprio per questo che tendiamo a fissarci, tendiamo a cadere in meccanismi di framing (o priming) ecc.

Dunque per tutta la vita ci alleniamo ad analizzare, costruire e de-costruire contenuti mentali ma nessuno ci spiega come maneggiarli. Nessuno ci spiega che quelli sono nostri contenuti e non sono ciò che siamo ma che abbiamo tutti la tendenza a costruire generalizzazioni, distorsioni ecc. solo negli ultimi anni con il tema dei “bias” abbiamo iniziato a ragionare in tal modo, vedendo quei meccanismi come errori non nel contenuto ma in come esso viene gestito dalla mente.

Quindi se non medito non raggiungerò mai certe consapevolezze?

Purtroppo la risposta a questa domanda, per quanto mi riguarda è un bel “sì”, per quanto si possano capire a livello concettuale tutti questi passaggi una cosa è capirli ed un’altra è invece viverli. Certo puoi avere chiari stati di consapevolezza anche senza la pratica, ma non è la stessa cosa, sarebbe come se ti buttassero in acqua e tu scoprissi di colpo di saper galleggiare, questa singola esperienza ti darebbe fiducia ma non ti insegnerebbe a nuotare.

Per riuscire ad osservare il nostro mondo interiore, come dicevamo qualche anno fa: è necessario costruire un tipo speciale di occhiali che ti consentano di non essere trascinato via dai tuoi stessi contenuti mentali. Puoi costruirli anche solo praticando 5 minuti al giorno ma è necessario uno sforzo intenzionale, prolungato e deliberato affinché tu possa avere esperienze sempre più significative sul tuo mondo interiore.

Come fare a capire se si è sulla buona strada? Bè ci abbiamo dedicato una puntata tempo fa ma in linea di massima se oggi inizi praticando seriamente per 5 minuti al giorno, tale attività dovrebbe condurti in modo più che naturale a desiderare di prolungare la tua pratica sino a trovare il tuo tempo ideale. Questo non significa che arriverai spontaneamente a voler fare ritiri di giorni ma per lo meno capirai da subito quanto per te è complicato o meno.

Io ho fatto esattamente così, ho iniziato aggiungendo questa pratica a cose che già facevo, come rilassamenti e cose del genere per poi rendermi conto che questa metodica mi dava molti più risultati e spontaneamente mi è venuto il desiderio di prolungarla e di approfondire poi, fuori dalla stanza della meditazione, come funzionassero questi processi, frequentando corsi e leggendo libri sul tema.

Insomma è lì a nostra disposizione, uno strumento eccezionale che praticamente tutti possono utilizzare. Puoi impararlo in molti modi, ci sono corsi di Vipassana e di Mindfulness dal vivo in tutte le Città italiane, fidati probabilmente anche nel tuo paesino solo che non lo sai. Ovviamente anche noi abbiamo i nostri percorsi ma non sono qui per convincerti a seguire i miei sono qui a cercare di convincerti a sperimentare su te stesso, in qualsiasi modo tu voglia farlo.

Se per caso sei alle prime armi, prova per qualche tempo e poi torna a farci sapere cosa è successo dentro di te.

A presto
Genna