
Per anni ci siamo chiesti come facesse il cervello a ripulirsi, poi nel 2012 ci siamo arrivati: durante il sonno avvengono sottili scambi tra il sistema arterioso e le strutture che contengono il liquido cerebrospinale. Un sistema del tutto analogo a quello linfatico del corpo, dato che utilizza le cellule della glia (quelle che creano la mielina e nutrono i neuroni) i ricercatori lo hanno battezzato sistema GliNfatico (esagero la N perché so di aver sbagliato più volte la pronuncia nell’episodio, più avanti ti spiego perché). Un recente lavoro ha dimostrato che questo stesso scambio, con una intensità del tutto simile, avviene anche mentre stiamo meditando… e la cosa straordinaria è capita SOLO se mediti e non se fai “finta di farlo”…
Fare finta di meditare?
In realtà nessuno ha fatto finta di meditare ma i ricercatori, incuriositi dai risultati ottenuti dai praticanti di lunga data (con circa 4000 ore di pratica alle spalle… decenni di pratica) si sono chiesti se potessero avere una situazione simile in base al respiro. Sappiamo tutti che il respiro e la sua frequenza hanno un effetto non solo fisiologico ma anche psicologico, di calma e di relax. Non a caso è uno dei consigli più dispensati, ma se segui il mio lavoro sai già che respirare meccanicamente in un certo modo non è la stessa cosa che meditare. Certo esistono pratiche che si fondano proprio su questo ma non si rivolgono allo stato di presenza e consapevolezza della meditazione di cui parliamo qui. Dunque i ricercatori hanno misurato la frequenza e la profondità del respiro degli esperti praticanti e hanno creato un breve esercizio per raggiungere parametri simili.
Hanno preso un gruppo di persone che non avevano mai meditato, hanno insegnato loro le pratiche di respiro fino a fargli raggiungere uno stato fisiologico del tutto simile. Stessa frequenza cardiaca, stesso ritmo respiratorio ma… non c’era alcun lavaggio del sistema Glinfatico! Sì hai capito bene, anche se da fuori queste persone sembravano fare la stessa cosa non la stavano facendo. Nella ricerca non vengono menzionate le frequenze del cervello ma ci scommetto che si trovavano in stati molto diversi. Probabilmente i non praticanti erano più attivati, nell’intento di mantenere quella frequenza cardiaca, anche perché non erano abituati a farlo (cosa che appunto andrebbe approfondita con persone più brave nella pratica del respiro) tuttavia tali dati confermano ciò che diciamo da anni: meditare è un esercizio della consapevolezza non solo del corpo.
Molti di voi sanno che io ho iniziato proprio con le pratiche di respiro, ho fatto corsi di Yoga, Training Autogeno e altre cose simili prima di approcciarmi alla meditazione di consapevolezza. Per quanto abbia addestrato corpo e mente al rilassamento, al respiro controllato, alla visualizzazione e all’auto-suggestione, nessuna di queste cose mi ha dato gli stessi risultati della semplice, secca e possiamo dirlo serenamente… noiosissima… mindfulness! Perdonatemi se dico “noiosissima” ma questo è il feedback più frequente soprattutto da chi, come me, arriva da altre discipline che sembrano inizialmente molto più efficaci. Infatti ti basta respirare con una certa frequenza per pochissimi minuti per renderti conto che ti rilassi e ti senti mediamente più tranquillo, senza aver svolto alcun tipo di training per farlo. Con la meditazione le cose non stanno così, le prime prove sono spesso difficili, noiose e per qualcuno, una vera e propria tortura.
La mia esperienza personale con la meditazione è che questa assomigli molto ad un esercizio, ed infatti condivide con l’allenamento praticamente tutto. Non puoi farla ogni tanto e sperare di avere dei risultati. Non puoi farla a bassa intensità per sempre e pretendere di avere grossi benefici. Per capirci: se tu non ti alleni mai ed inizi a camminare tutti i giorni per 3 chilometri, questo ti farà sicuramente bene, è un’ottima abitudine. Il tuo corpo non preparato risponderà migliorando le proprie prestazioni, probabilmente perderai peso, ti assottiglierai e le gambe diventeranno più forti. Ma solo fino ad un certo punto, ad un tratto arriverà l’adattamento. La camminata è infatti uno stimolo blando, ci adattiamo velocemente, il che significa che il tuo corpo dopo qualche settimana smetterà di migliorare, mantenendo una certa forma (se prosegui) ma rendendo quella pratica sempre meno efficace (sono adattamenti decrescenti tipici della fisiologia umana).
Quando la gente mi dice: ma io suono la chitarra non è come meditare? Ma io faccio lunghe passeggiate nel bosco in silenzio, non è come meditare? E’ come se qualcuno mi dicesse, ma io cammino tutti i giorni non è come correre? No! Correre è decisamente più impegnativo per il corpo. Attenzione, non significa che camminare faccia male o che non si possano avere enormi benefici camminando. Ma significa che per averli hai bisogno di alzare sempre di più l’asticella. Detta male: per mimare 30 minuti di corsa dovresti camminare per 3 ore, il che non è proprio sostenibile. Ecco lo stesso capita con la meditazione: certo che concentrarti a leggere è già un addestramento della tua attenzione ma è come camminare. Invece, sederti ogni giorno ad osservare la tua attenzione, cercare di tenerla in un punto, notare dove va a finire e riportarla gentilmente… è come correre con uno zaino zavorrato!
La difficoltà a meditare
Dato che è difficile, soprattutto all’inizio, molte persone propongono “pezzi di meditazione”. Tantissime pratiche che si trovano suggerite sui social sono a tutti gli effetti pratiche informali. Nella meditazione esistono due modi di praticare, appunto in modo formale ed in modo informale. Formale significa che decidi che tipo di pratica fare, la fai per un tempo circa prestabilito, solitamente ad un orario prestabilito e lo fai con continuità, solitamente ogni giorno. Informale significa portare quella qualità di attenzione nella quotidianità, mentre leggi queste parole, mentre lavi i piatti, mentre cammini ecc. Ora, la pratica nella vita quotidiana (informale) è chiaramente uno degli obiettivi di ogni metodo ma bisogna stare attenti a non confondere le cose.
Cioè a non fare il contrario, cioè credere che la consapevolezza nel quotidiano ti dia gli stessi benefici di quella formale. Non è così. Sarebbe come pensare che andare a piedi a lavoro, evitare l’ascensore e farsi delle camminate, ti possa dare gli stessi identici benefici di un allenamento strutturato in palestra. Ti da benefici di certo ma non gli stessi! Lo so che magari ti aspettavi una disamina sul paper ma in realtà, per chi non vuole fare il neuroscienziato non è poi così interessante. Il meccanismo è davvero bello e affascinante e qui puoi trovare tutto l’articolo (che, con questo metodo puoi capire in poco tempo) ma l’aspetto che più mi sta a cuore è: sottolineare i meccanismi biologici dei vantaggi della meditazione, per evidenziarne soprattutto la veridicità. Cioè non è che “ti senti meglio meditando”, stai davvero meglio!
E’ una differenza che amo ricordare: anche se ti auto-convinci che meditare non serva a nulla, ma per puro esperimento decidi di farlo come si deve per almeno 2 o 3 mesi tutti i giorni… inevitabilmente ne noterai i benefici. Da amante delle scienze non dovrei dirlo ma adoro le cose in cui “non devi credere, perché funzionano”. Tornando alla solita analogia: non hai bisogno di convincerti che andare in palestra ti faccia bene per avere risultati, se ci vai e fai le cose nel modo corretto, li otterrai comunque. Ora, è chiaro che se non credi di poter fare qualcosa neanche ti iscrivi in palestra! Tuttavia è evidente la differenza con altre pratiche, che solitamente si fondano più sul lato della convinzione momentanea che degli effetti a lungo termine.
Torniamo al lavaggio del cervello, che detta così richiama i vecchi film di spionaggio. Quando mediti da un po’ di tempo la sensazione è esattamente quella descritta nello studio: è come se all’inizio la mente fosse zeppa di pensieri, di idee, di sensazioni su cui cade la nostra attenzione. Poi a furia di osservare questo movimento e di tornare gentilmente al presente, questo flusso rallenta, diventa via via più limpido e la sensazione è proprio quella di aver fatto pulizia. Restando in metafora, la cosa da tenere a mente è che le prime volte che inizi a spolverare si può alzare talmente tanto caos da scoraggiare. Una delle affermazioni più comuni di chi inizia è: “non pensavo di essere così distratto” e in alcuni casi dicono: “da quando medito mi sento più distratto di prima”. Il motivo è semplice: ora ti accorgi di quanto sei distratto, prima non lo vedevi.
Credo, per ora, che questo sia il semplice cuore della pratica: un allenamento della consapevolezza. Perché dire “attenzione” sembra troppo freddo ma in un certo qual senso, sono sinonimi. Sei davvero consapevole solo delle cose su cui porti attenzione, il fatto è che la maggior parte della gente non ha la minima idea di quanto profondo possa diventare questo sguardo. Non a caso il termine Vipassana da cui deriva la Mindfulness viene anche visto come “sguardo profondo”. E qui per profondo non s’intende che entri dentro te stesso, nel tuo profondo, ma entri nella profondità dei tuoi sensi e della tua consapevolezza. Diventi più sensibile a come si muove la tua consapevolezza, tale sensibilità si estende in modo meraviglioso alla vita quotidiana, diventa un modo per accorgersi e per fare pulizia.
Un altro pezzettino del puzzle
Secondo me sentiremo parlare parecchio degli effetti di questo studio, sperando anche che lo replichino e che vi siano buone notizie. Perché è un altro piccolo tassello di quella collezione di pezzi che da anni la ricerca sta mettendo insieme, confermando spesso ipotesi dei praticanti di tutti i tempi e a volte confutandole. In questo caso abbiamo davanti uno dei quei pezzi che sembrano mostrare l’aspetto inscindibile di mente e corpo. Dove una auto-regolazione intenzionale ha effetti concreti sul corpo ma a livelli davvero sottilissimi. Anche la regolazione del respiro ha evidenti effetti sul corpo ma come abbiamo visto non a quei livelli. E questo a me piace tantissimo, perché ci porta nel pezzo di puzzle che amo di più, quello che riguarda la mente, qualsiasi cosa essa sia…
Quando parliamo di “mente” o meglio di meccanismi la cosa mi piace ancora di più. Perché sono questi che possono trasformarsi in consigli pratici da portarci a casa, senza estremizzarli e cercando sempre di verificare anche attraverso la nostra esperienza. Evitando ad esempio di pensare che la meditazione possa sostituire il sonno. Avevamo già parlato degli studi rivolti ad evidenziare che, la pratica possa addirittura disturbare il sonno, motivo per il quale suggerisco di farla al mattino comunque lontana dalle fasi del sonno. E qui arriva il punto dolente, questo vale per tutti e per tutto? No, però dato che so di parlare ad un pubblico medio grande, in media è meglio praticare in questo modo.
Non ci posso fare niente, è la mia fissa di trovare quegli aspetti semplici e “scientifici” della pratica. Quel principio attivo che un tempo si credeva “magico” e che poi è stato scoperto ed utilizzato. Questo non significa rigettare la tradizione o snobbarla ma solo cercare di osservarla dal punto di vista dell’uomo attuale, perché noi siamo uomini di questo tempo ed è del tutto normale porci domande sul funzionamento delle cose che utilizziamo… anzi lo ritengo più che importante. Poi gli amanti della tradizione potranno godere del fatto che le loro ipotesi sono state confermate, per me l’importante è non scambiare il giusto rispetto verso queste pratiche, con rigide convinzioni.
“Se un’analisi scientifica dovesse dimostrare in modo definitivo che alcune affermazioni del buddhismo sono false, allora dobbiamo accettare i risultati della scienza e abbandonare quelle affermazioni“. Chi ha detto queste parole? Odifreddi? No, il 14° Dalai Lama (Tenzin Gyatso). Questo è anche uno dei motivi che mi fanno apprezzare tantissimo il Buddismo in generale, e come ogni praticante di lunga data ti confesso di aver più volte accarezzato l’idea di iniziare a frequentarlo seriamente. Poi ho cambiato idea ma ho continuato il suo studio, per quanto possibile, perché serve una vita per approfondire la quantità di materiale che queste discipline ci hanno lasciato.
Bene direi che ho divagato abbastanza anche oggi… buon lavaggio del cervello!
Genna



