Young man in casual teased by carrot hanging on rope

Ogni volta che sento parlare di “persuasione” mi si rizzano le antenne, e forse queste si “rizzano” ancora di più quando sento la parola “motivazione“. Immagino già il percorso con i carboni ardenti e la gente che urla.

Nel podcast di oggi scoprirai un metodo per motivare e persuadere… senza ustionarti i piedi!

 

Persuasione e motivazione sono fra le due parole più ricercate nel mondo della crescita personale. Da un lato ci sono i “temibili persuasori” intenti ad “infilarti in testa” cose che non desideri e…

…dall’altro lato ci sono i “motivatori” pronti anche loro, “ad infilarti in testa cose su cui sei poco motivato a fare.

Mi piace “scherzare” su questi due termini, non perché si tratta della stessa famiglia di cose e azioni che possiamo fare per migliorarci, ma perché la fuori è zeppo di “fuffa coach” pronti a vendertele.

Questo non è il caso di Michael Pantalon, un ricercatore e psicologo che si occupa di motivazione creando numerosi esercizi motivazionali come quello che hai appena ascoltato.

Mi sono imbattuto nel suo lavoro dopo aver visto questo video:

Quello che hai appena visto è Daniel H. Pink uno scrittore americano noto anche in Italia per i suoi libri legati alla motivazione ed al management. Il suo libro più famoso qui da noi si chiama Drive, un testo:

Semplice, efficace e soprattutto fondato su studi tratti dal mondo della psicologia e delle “scienze sociali”.

L’esercizio contiene tutti gli aspetti di una buona comunicazione:

A- Ti fa fare domande invece che affermazioni
B- Ti costringe ad aprire le orecchie invece che la bocca
C- Ti costringe a fare un uso oculato del linguaggio
D- Ti aiuta a capire le motivazioni delle altre persone

Chiaramente questi sono solo alcuni dei benefici, ma se hai già bazzicato nell’ambito della “comunicazione efficace” sai che sono aspetti fondanti della “buona comunicazione”.

Ed in effetti un buon metodo di persuasione si fonda sulla comunicazione e sul tuo modo di adeguarti alla comunicazione degli altri. Senza questi elementi, stai “costringendo” e/o manipolando.

Qui invece stai aiutando il tuo interlocutore a generare autonomamente delle motivazioni personali. E come dice Pink nel suo libro, esistono tre tipologie di motivazione:

Quella 1.0 dove le persone sono spinte da bisogni fondamentali, cioè guadagnare a sufficienza per sopravvivere. In pratica basta il denaro o un piatto di pasta.

Quella 2.0 dove si motivavano le persone attraverso “premi e punizioni”. Se fai bene il tuo lavoro vieni premiato mentre se lo fai male, vieni punito.

Ed infine, quella 3.0 caratterizzata dalla autonomia delle persone e dal fare leva sulle proprie auto-motivazioni.

Ovviamente le due precedenti versioni motivazionali non vanno in pensione, perché alcuni potrebbero essere spunti anche da bisogni primari, soprattutto in determinate circostanze.

Ci sono studi che dimostrano che quando la persona “non ha autonomia” spesso è più motivata da una modalità 2.0. Un modo prestazionale, più fai e più guadagni e viceversa.

Tuttavia, nel nostro mondo moderno è sempre più evidente che si debba puntare il dito sulla auto-motivazione. In un mondo che ci da sempre più “gradi di libertà” è difficile affidarsi ad una motivazione 2.0.

Questi aspetti sono importanti anche per il nostro caro auto-aiuto e non solo per motivare gli altri. Infatti puoi applicare su te stesso questa tecnica ricordandoti che stai andando alla ricerca di auto-motivazioni.

Il fenomeno psicologico più noto di auto-motivazione è quello che abbiamo più volte citato con il nome di “flow o stato di flusso“. Dove questo genere di esperienze vengono chiamate “autoteliche”.

Hai esperienze auto-teliche ogni volta che svolgi qualcosa che ti piace, per cui sei auto-motivato, qualcosa che sia alla tua portata ma non troppo facile ecc.

Chiaramente lo scopo dell’esercizio di oggi non è trasformare qualcosa che non ci va di fare in qualcosa di auto-telico, mi sembra una pretesa un po’ grandicella da mettere in pratica.

E’ quindi possibile generare delle auto-motivazioni che ci persuadano a svolgere un determinato compito.

Puoi utilizzare questo stesso modello su te stesso! Una volta compreso che le motivazioni più potenti sono quelle intrinseche, puoi usare questo modello per motivare e convincere te stesso. E se ci pensi bene è ciò che facciamo tutti i giorni.

Ad ogni nostra decisione corrisponde (nel migliore dei casi) la costruzione di auto-motivazioni, questo avviene sia prima per motivarci a perseguire i nostri obiettivi e sia “dopo” per limitare la dissonanza cognitiva insita in ogni scelta.

Ogni processo di persuasione e/o motivazione è necessariamente un processo di auto-motivazione e auto-persuasione. Troppo spesso siamo convinti di poter esercitare un “qualche potere sul prossimo” e troppo spesso questo pensiero genera “mostri”!

La “motivazione 3.0” è invece una modalità di collaborazione fra due persone: una che cerca di guidare l’altra verso un obiettivo comune. Non si tratta di “infilare nella testa delle gente” idee e convinzioni, ma di aiutarle a capire le loro stesse motivazioni.

“Quindi Genna vuoi dirmi che non si può persuadere in modo diverso?”

Certo che no! Puoi usare un’arma, il ricatto, fare leva sulle emozioni negative, giocare sul bisogno di affetto, imporre la tua idea attraverso l’autorità… ma tutte queste metodiche non sono solo discutibili (da molti punti di vista), ma non hanno effetto duraturo.

Se non sei abituato a negoziare con le persone potresti trovare difficile o addirittura assurdo cercare di persuadere e motivare come descritto da Pink. Poco importa, provaci lo stesso! Metti in discussione e prova questo “stupido consiglio”.

E mi raccomando, fammi sapere che cosa è successo… sentiti libero di dare la colpa a me se è il caso 😉 Fammi sapere se ti è pace con un bel mi piace!

A presto
Genna


Gennaro Romagnoli
Gennaro Romagnoli

Mi chiamo Gennaro Romagnoli e sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed esperto di Meditazione. Autore e divulgatore di PsiNel, il podcast di psicologia più ascoltato in Italia. Se desideri sapere di più clicca qui.